Ricezione della letteratura italiana in Romania. Analisi, tendenze e proposte

La realizzazione del database Scrittori italiani tradotti in romeno: 1990-2022 ci offre lo spunto per una serie di studi sulla ricezione della letteratura italiana in Romania, attraverso un’analisi quantitativa delle traduzioni nell’ambito di quello che il romanista svizzero Joseph Jurt chiama intraduction (cioè «l’importation littéraire sous forme de traduction» di un autore o di un’opera), termine al quale viene contrapposto quello di extraduction, cioè l’esportazione sotto forma di traduzione. [1]
Il database, creato e a cura di Afrodita Carmen Cionchin, offre in prima assoluta un quadro d’insieme sugli autori italiani pubblicati in Romania nel periodo 1990-2022, con tutti i titoli del Catalogo della Biblioteca Nazionale romena e in tutti i settori culturali. Sono inoltre presentati i dati quantitativi e la distribuzione per anno di pubblicazione. All’aggiornamento costante del database contribuisce un gruppo di studenti delle università di Bucarest, Cluj-Napoca e Constanza, nell’ambito della pratica professionale coordinata dalla prof.ssa Smaranda Bratu Elian.

A partire dal 1990, anche la Romania si è affacciata al mercato libero, dopo la caduta del regime di Ceaușescu, cominciando a sincronizzarsi sempre di più con la realtà editoriale internazionale, soprattutto in materia di traduzioni dalle più diverse letterature, compresa quella italiana. I numeri lo confermano ampiamente: nel 2022, il libro italiano nella Romania postcomunista ha superato le 2.000 presenze, per un totale di ben 290 editori. Un dato di grande rilevanza per quello che riguarda la diffusione della cultura letteraria italiana in Romania. Possiamo quindi affermare che questo ricco periodo è contraddistinto da alcune principali caratteristiche:
1. La presenza di un numero molto elevato di editori, da grandi a medio-piccoli, alcuni usciti poi dal mercato, avendone però lasciato il segno, come nel caso della casa editrice Pontica di Costanza, fondata nel 1991 e diretta dal noto italianista, scrittore e critico letterario Marin Mincu (1944-2009).
2. L’apertura a tutti i generi e settori culturali, dalla letteratura all’arte (Giorgio Vasari, Stefano Zuffi, Antonio Forcellino, Piero Cattaneo), alla storia (Paolo Cammarosano, Giovanni Filoramo, Vittorio Vidotto, Roberto Bizocchi, Alessandro Barbero, Marcello Flores), alla filosofia (Norberto Bobbio, Enrico Berti, Giorgio Agamben, Vittorio Possenti, Gianni Vattimo, Luigi Alici, Giovanni Reale, Diego Fusaro) alla teologia e alla spiritualità (Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto, Papa Francesco, Gianfranco Ravasi, Giuseppe Forlai), alla psicologia (Aldo Carotenuto, Valerio Albisetti, Luigi Zoja), alla pedagogia (Maria Montessori), alla scienza (Carlo Rovelli, Luca Perri, Guido Tonelli, Piergiorgio Odifreddi, Pier Vincenzo Piazza, Marco Andreatta, Paolo Zellini, Paolo Rossi), come anche alle tematiche socio-economiche e politiche (Antonio Gramsci, Romano Prodi, Giovanni Sartori, Domenico Fisichella, Gianfranco Pasquino, Leonardo Morlino, Stefano Guzzini).
3. La prevalenza della narrativa, con il romanzo «genere aperto» che spazia tra giallo, rosa, storico, avventura, biografia e autobiografia, fantascienza.
4. Un forte interesse verso la letteratura per l’infanzia, dai grandi classici, Collodi, De Amicis, Salgari, a Gianni Rodari, Leo Lionni, Teresa Buongiorno, Mino Milani (scrittore e sceneggiatore di fumetti, sotto i pseudonimi Piero Selva e Stelio Martelli) e ai nomi più noti dei nostri giorni, Elisabetta Dami alias Geronimo Stilton, Roberta Rizzo alias Moony Witcher, Mario Pasqualotto alias Sir Steve Stevenson, Sabina Colloredo e Daniele Aristarco.
5. Il ‘recupero’ delle traduzioni più importanti pubblicate prima dell’89 e dedicate ai grandi classici del passato, attraverso numerose e varie edizioni;
6. La nuova produzione traduttiva, con un altissimo numero di traduttori e uno spiccato orientamento verso la letteratura contemporanea del Novecento fino ai nostri giorni e verso i premi letterari italiani, in primis lo Strega.


La classifica degli editori. Ai primi posti, Humanitas, Polirom e RAO

Nella classifica degli editori con il numero più alto di libri italiani, al primo posto si colloca il gruppo Humanitas (Ed. Humanitas, Ed. Humanitas Fiction, Humanitas Junior), con ben 208 presenze editoriali ad oggi. Va qui segnalata la prestigiosa collana bilingue «Biblioteca Italiana» coordinata da Smaranda Bratu Elian e Nuccio Ordine, che dal 2006, anno della sua inaugurazione, fino ai nostri giorni, conta ben 48 presenze editoriali. Vi si possono ritrovare i grandi classici della letteratura italiana, in buona parte tradotti per la prima volta in romeno, da Jacopone Da Todi, Guido Cavalcanti, Dante (4 presenze), Petrarca, Boccaccio, Leon Battista Alberti, Machiavelli (8 presenze), Pietro Bembo, Michelangelo, Francesco Guicciardini, Giovanni Botero, Torquato Tasso (2 presenze), Tommaso Campanella, Galilei (2 presenze), a Goldoni (4 presenze), Cesare Beccaria, Ugo Foscolo, Leopardi. Il Novecento è rappresentato da Pirandello, Umberto Saba, Dino Campana, Alberto Savinio, Eugenio Montale, Sandro Penna, Cesare Pavese, Giorgio Caproni, Mario Luzi, Leonardo Sciascia e Italo Calvino. Le opere sono in edizione bilingue, ad eccezione di alcune opere narrative, soprattutto del Novecento, introdotte nella collana più recentemente e pubblicate solo in romeno. Vi sono inoltre delle importanti antologie dedicate al sonetto italiano, alla novellistica e alla commedia del Rinascimento e una ricca antologia di poeti contemporanei.
La Humanitas Fiction, nella nota collana «Raftul Denisei», con 31 presenze editoriali italiane, offre ai lettori romeni la serie Alessandro Baricco (8 presenze) alla quale si aggiungono gli scrittori Lorenzo Marone, Matteo Strukul e Tomasi Di Lampedusa – ciascuno con 3 presenze, Dario Fo e Giovanni Arpino – ognuno con 2 presenze, e ancora Simona Lo Iacono, Laura Imai Messina, Giuseppe Berto e Italo Svevo.  
La Humanitas Junior propone, nell’ambito della letteratura per l’infanzia, Gianni Rodari (3 presenze), Leo Lionni (4 presenze), Teresa Buongiorno e Daniele Aristarco – con 2 presenze ciascuno.
In primo piano per la filosofia, la serie Giordano Bruno (12 presenze) accanto a Julius Evola (6 presenze) e Giorgio Agamben (5 presenze), per la scienza, Carlo Rovelli (5 presenze), e per la sociologia, Giovanni Sartori (3 presenze).

Al secondo posto, Polirom di Iaşi, che ad oggi conta 193 pubblicazioni che coprono soprattutto la letteratura italiana contemporanea. Lo scrittore più presente in assoluto è Umberto Eco, vincitore del Premio Strega nel 1981, con ben 46 presenze. Sono inoltre pubblicati altri illustri vincitori del Premio Strega lungo il tempo: da Alberto Moravia (4 presenze), Cesare Pavese (5 presenze), Dino Buzzati (12 presenze), Primo Levi (2 presenze), ai più recenti Margaret Mazzantini (6 presenze), Melania Mazzucco (2 presenze), Paolo Giordano (3 presenze), Paolo Cognetti (4 presenze).
Vi si possono incontrare anche Italo Calvino (5 presenze), Giovanni Papini, Antonio Tabucchi e Alessandro Baricco – con 4 presenze ciascuno, Pasolini, Michele Mari e Mauro Raccasi – con 3 presenze ciascuno, Donatella di Pietrantonio e Giulio Leoni – con 2 presenze ciascuno, e ancora Erri de Luca, Nadia Terranova e Gianfranco Calligarich.
Nell’ambito della letteratura per l’infanzia ci sono Carlo Collodi, Emilio Salgari e Valentina Camerini, scrittrice e sceneggiatrice di Topolino.
In primo piano per la storia c’è Giovanni Filoramo e, per la filologia classica, Claudio Moreschini – con 6 presenze ciascuno.

Al terzo posto c’è la RAO di Bucarest, con 147 presenze editoriali ad oggi. Spicca anche qui Umberto Eco, con 10 presenze, seguito da Sandro Veronesi, due volte vincitore del Premio Strega, nel 2006 e nel 2020, con 4 presenze, e dallo scrittore e germanista Claudio Magris, uno dei più notevoli saggisti contemporanei, con 2 presenze.
La produzione più ricca della RAO riguarda però la letteratura per l’infanzia.  Segnaliamo, in primis, la collana dedicata a Geronimo Stilton, un personaggio immaginario protagonista di una serie di libri per ragazzi scritti dall’omonimo autore (in realtà pseudonimo di Elisabetta Dami) e ambientati nell’immaginaria città di Topazia, con ben 21 presenze.  Come si può leggere sul website ufficiale, i libri di Geronimo Stilton, lanciati in Italia nel 2000 da Edizioni Piemme – il maggiore editore italiano di letteratura per ragazzi – hanno dato vita a uno dei fenomeni editoriali di maggior successo nell’editoria per il target 5-12 anni.
C’è poi la serie dedicata a Beatrice Masini, giornalista e traduttrice nota per aver tradotto i libri della saga di Harry Potter dal terzo al settimo, ma anche come scrittrice, qui con ben 14 presenze editoriali.
Vi si aggiungono le serie dedicate a Sir Steve Stevenson, pseudonimo di Mario Pasqualotto, un altro noto autore di libri per ragazzi, con 6 presenze, a Moony Witcher, pseudonimo di Roberta Rizzo, giornalista e scrittrice di libri per ragazzi, sempre con 6 presenze, a Sabina Colloredo, con 4 presenze.

Il gruppo editoriale ALL (Ed. ALL, Ed. ALLFA), che conta 105 presenze ad oggi, annovera tra i suoi autori lo scrittore e storico Valerio Massimo Manfredi (22 presenze), Federica Bosco (8 presenze), Italo Calvino (5 presenze), Cesare Pavese e Gianna Schelotto – con 4 presenze ciascuno, Rosa Ventrella (2 presenze).
La Nemira di Bucarest, con 70 presenze editoriali, porta ai lettori le serie di Andrea Camilleri (13 presenze) e Sveva Casati Modignani, pseudonimo della scrittrice Bice Cairati e del marito Nullo Cantaroni (1928-2004), con 7  presenze, nonché Roberto Quaglia (3 presenze), Stefania Auci, caso letterario del 2019 in Italia (2 presenze).
La Galaxia Gutenberg di Târgu Lăuş, con 65 presenze editoriali, pubblica soprattutto filosofia e spiritualità, con teologi quali Bruno Ferrero (13 presenze), Renzo Lavatori (5 presenze), Enzo Bianchi (2 presenze), e filosofi quali Giovanni Reale (12 presenze) e Luigi Alici (2 presenze).
La casa editrice Litera di Bucarest, con 52 presenze, annovera tra i suoi autori Luca Novelli, autore di una serie di libri di scienze per ragazzi  (7 presenze), Tony Wolf, pseudonimo dell’illustratore Antonio Lupatelli (6 presenze), e Domenico Starnone, vincitore del Premio Strega 2001 (3 presenze).
La Paralela 45 di Piteşti, con 49 presenze editoriali, pubblica i grandi classici, da Dante, Boccaccio, Petrarca, Edmondo De Amicis, fino a Moravia e Umberto Eco e alla poesia di Umberto Saba, Ungaretti, Montale, Quasimodo.
La Sapientia di Iaşi, con 44 presenze editoriali, pubblica libri di spiritualità, teologia e filosofia, con Papa Benedetto XVI (2 presenze), i cardinali Gianfranco Ravasi (3 presenze) e Angelo Scola, il teologo Cesare Giovanni Pagazzi, il vaticanista Orazio La Rocca e il filosofo Vittorio Possenti.
Il gruppo editoriale Corint di Bucarest (Ed. Corint Books, Corint Junior e Corint Educațional), con 39 presenze, è noto soprattutto per la letteratura per l’infanzia, con Carlo Collodi (4 presenze), Edmondo De Amicis (3 presenze) e le serie Gabriella Santini e Fabio Geda – con 6 presenze ciascuna.
La casa editrice Univers di Bucarest, con 38 presenze, annovera fra i suoi autori Italo Calvino (4 presenze), Alessandro Baricco (3 presenze), Giorgio Bassani, Dino Buzzati, Susanna Tamaro, Claudio Magris – ciascuno con 2 presenze, accanto a Rosetta Loy, Antonio Tabucchi e Roberto Saviano.
La Eikon di Bucarest, con 32 presenze, si distingue per le raccolte poetiche bilingui, tra cui Daniele Cavicchia (3 presenze), Amedeo Anelli e Fabrizio DallAglio – con 2 presenze ciascuno, Valerio Magrelli, Umberto Piersanti, Mia Lecomte, Franco Manzoni e quattro importanti antologie di poesia italiana di oggi.  
Il gruppo editoriale ART di Bucarest (Ed. ART, Ed. Arthur) conta 32 presenze. La ART vede tra i suoi autori Primo Levi (4 presenze), Alberto Moravia (3 presenze), Roberto Saviano (2 presenze) e Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega 2018. La Arthur pubblica letteratura per l’infanzia, con Gianni Rodari (4 presenze) e Vamba, pseudonimo dello scrittore Luigi Bertelli.
La Cartex di Bucarest, con 30 presenze, è nota per le numerose edizioni di Carlo Collodi, Edmondo De Amicis e Machiavelli.
La Pontica di Costanza, che ha poi chiuso, lascia un’eredità di 26 presenze editoriali, tra cui spiccano Umberto Eco (10 presenze) e Gianni Vattimo (6 presenze).
Le edizioni Pauline, con 25 presenze, propongono al pubblico romeno nomi quali Valerio Albisetti, uno dei rappresentanti più significativi della psicoanalisi contemporanea (5 presenze) e il teologo Giuseppe Forlai (3 presenze).
La Pandora M, con 20 presenze editoriali, è quella che pubblica Elena Ferrante in Romania (12 presenze).
La Eduard di Costanza, con 20 presenze, si riconosce per le riedizioni di Collodi e De Amicis.
La casa editrice Trei di Bucarest, con 19 presenze, è attenta agli autori dei nostri giorni, in diversi settori, tra cui Marilù Oliva, Fausto Brizzi, Aldo Carotenuto, Guido Tonelli e Papa Francesco.
La casa editrice Aius di Craiova, con 17 presenze, dedica una serie a Emilio Salgari (5 presenze), accanto a Verga,  Sciascia e Aldo Onorati (2 presenze).
La Signatura di Floreşti, con 17 presenze, pubblica soprattutto illustratori quali Marco Somà (5 presenze), Beatrice Alemagna (3 presenze), Daniela Iride Murgia e Davide Cali – con 2 presenze ciascuno.
La Serafica di Roman, con 15 presenze, pubblica libri di teologia e spiritualità, come anche la casa editrice del Vescovato romano-cattolico, con 12 presenze.
La Unicart di Bucarest, con 15 presenze, si divide tra Collodi e De Amicis.
La casa editrice Institutul European di Iaşi, con 15 presenze, spazia tra letteratura, filosofia e politologia, con Petrarca, Dante Maffia, Paolo Ruffilli, Renzo Ricchi, accanto a Leonardo Morlino, Gianfranco Pasquino, Stefano Guzzini e il noto classicista di origine romena Demetrio Marin, docente per oltre trent’anni all’Università di Bari (2 presenze). 
La Curtea Veche Publishing, con 13 presenze editoriali, pubblica nella collana «Cărţile copilăriei» (I Libri dell’infanzia) i grandi classici raccontati da scrittori contemporanei: La storia de I promessi sposi raccontata da Umberto Eco, La storia de Il naso raccontata da Andrea Camilleri, La storia di Cyrano de Bergerac raccontata da Stefano Benni, La storia di Don Giovanni raccontata da Alessandro Baricco, La storia di Re Lear raccontata da Melania G. Mazzucco.
La Adevărul Holding di Bucarest, con 13 presenze, propone i libri di Mino Milani sia sotto lo pseudonimo Piero Selva, sia come Stelio Martelli (in tutto, 5 presenze).
La IDC Press di Cluj-Napoca, con 12 presenze, si distingue per le antologie poetiche bilingui che vanno da Isabella Morra e Gaspara Stampa a Margherita Faustini, Guido Zavanone, Carla Rugger, Alessandro Cabianca, Severino Bacchin.
La casa editrice Prietenii Cărţii di Bucarest, con 11 presenze, dedica a Dante 9 presenze.
La casa editrice Seneca di Bucarest, con 10 presenze, dedica una serie a Tiziano Terzani (5 presenze).
La Leda di Bucarest, con 10 presenze, propone classici accanto a nomi dei nostri giorni tra cui Roberto Pazzi (2 presenze), Gianrico Carofiglio e Andrea Vitali.
La casa editrice Adenium di Iaşi, con 10 presenze, ha pubblicato tra il 2015 e il 2020 la collana «Biblioteca Gramsciana» (9 presenze), ulteriormente edita dalla Meridiane Publishing di Iaşi.
La nuova casa editrice Cosmopoli di Bacău, fondata di recente, registra nel 2021 ben 8 presenze italiane nella collana di poesia, con 2 antologie poetiche dei nostri giorni e le raccolte di Maria Rita Bozzetti, Milo de Angelis, Guido Mattia Gallerani, Paride Mercurio, Luca Nicoletti, Maria Antonietta Viero.
La casa editrice Lebăda Neagră di Iaşi, fondata nel 2019, conta già 7 presenze italiane, con una serie dedicata a Orianna Fallaci (5 presenze).

In un quadro d’insieme, le 34 case editrici sopra citate contano 1.399 presenze e rappresentano quasi 70% delle pubblicazioni italiane, mentre il restante 30%, con 605 presenze, se lo dividono ben 256 editori medio-piccoli: 3 editori con 9 presenze, 5 editori con 8 presenze, 7 editori con 7 presenze, 13 editori con 6 presenze, 12 editori con 5 presenze, 18 editori con 4 presenze, 23 editori con 3 presenze, 45 editori con 2 presenze e addirittura 130 editori con una sola presenza italiana (tavola sinottica).
Questo ampio quadro dimostra le due principali tendenze dell’attività editoriale e traduttiva, da una parte un rinnovato interesse per i grandi classici del passato e, dall’altra, un’apertura sempre maggiore alla contemporaneità nei più diversi settori culturali. La narrativa domina il catalogo della maggior parte degli editori, mentre la poesia è prediletta da alcuni di loro: Humanitas con la collana bilingue «Biblioteca Italiana», Eikon, Cosmopoli, IDC Press. Oltre alla letteratura, è molto ben rappresentato il settore della teologia e della spiritualità cattolica, grazie ad alcuni editori specializzati (Galaxia Gutenberg, Sapientia, Serafica, Pauline e, ovviamente, la casa editrice del Vescovato romano-cattolico). 



I libri più tradotti. Primo in classifica, Pinocchio

Nella nostra classifica abbiamo preso in considerazione i libri con più di dieci presenze nel periodo 1990-2022 e ne sono risultati sei che vi presentiamo qui di seguito.
La letteratura per ragazzi domina le prime posizioni della classifica dei libri italiani più tradotti in Romania. Ad aggiudicarsi il primo posto, con il numero più elevato di traduzioni diverse, edizioni diverse e riedizioni, è decisamente Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, 1826-1890), un classico della letteratura per ragazzi, con ben 89 presenze editoriali.
La celeberrima storia che l’autore stesso ha definito una «bambinata» venne pubblicata per la prima volta il 7 luglio 1881 sul «Giornale per i bambini», un periodico settimanale supplemento del quotidiano «Il Fanfulla», con il titolo La storia di un burattino, poi, dal 16 febbraio 1882, con quello di Le avventure di Pinocchio e ivi continuò ad apparire per altri 25 episodi, illustrata per la prima volta da Ugo Fleres, fino al 25 gennaio 1883, con una breve interruzione nel mezzo dovuta a una conclusione della storia – Pinocchio impiccato alla «quercia grande» – che aveva scontentato parecchio i giovani lettori affezionati a quell’insolito personaggio, costringendo lo scrittore a portare avanti la narrazione. Poi, nello stesso 1883, la Libreria Editrice Felice Paggi di Firenze propose a Collodi di pubblicare un unico volume illustrato da Enrico Mazzanti e dedicato ai più piccoli.
Da quel momento le case editrici iniziarono a pubblicare numerose edizioni arricchite da illustrazioni, sancendo definitivamente l’enorme successo di Collodi e di Pinocchio, che continuò a crescere in maniera esponenziale in tutto il mondo.  Questo, infatti, è stato il maggior successo editoriale nella storia d’Italia, tanto da arrivare nel primo Novecento al secondo milione di copie vendute, come riportato nell’edizione Bemporad (successori di Paggi) del 1921. Come scrive il critico letterario Alberto Asor Rosa su «Repubblica» del 4 gennaio 2005, in un articolo dal titolo L’ambiguità di Pinocchio: «Il destino di un libro come Le avventure di Pinocchio è d’esser nato come un fantastico libro per bambini, per diventare poi, cammin facendo, un grande libro per grandi, senza smettere mai d’essere un fantastico libro per bambini. In questa duplicità, a tal punto ricorrente da divenire, se così si può dire, permanente, stanno il suo fascino, la sua illimitata disponibilità alla lettura, la sua capacità di parlare a popoli e generazioni diversi e di rivestire, al di là della versione originaria, altre forme e altri linguaggi in movimento (dai balocchi ai cartoons, dai films di animazione, celebre una reinterpretazione disneyana, ai films veri e propri)».

Per quello che riguarda la Romania, si può notare che le traduzioni pubblicate dal 1990 ad oggi presentano due titoli: Pinocchio e Aventurile lui Pinocchio, mantenendo quindi il nome italiano delburattino collodiano, mentre le prime traduzioni uscite agli inizi del Novecento ci fanno vedere i nomi romeni attribuiti a Pinocchio, ossia Ţăndărică e Vasilache.
La prima edizione romena del romanzo collodiano risale al 1911 sotto il titolo di Păţaniile lui Ţăndărică. Povestea unei păpuşi de lemn, con 56 illustrazioni, tradotta da Al. Buzescu (Bucarest, Editura Librăriei C. Sfetea). La seconda traduzione, realizzata da Niculaie Şerban, è apparsa nel 1914 sotto il titolo di Păţaniile lui Vasilache sau Istoria unei Păiaţe (Bucarest, Editura Librăriei Leon Alcalay, nella fortunata collana «Biblioteca pentru toţi»).
Le successive traduzioni vengono poi pubblicate con il nome originale del burattino nel titolo: Pinocchio în împărăţia jucăriilor, trad. di Constantin Adrian (Bucarest, Ed. Gorjan, 1943); Aventurile lui Pinocchio: povestea unui prichindel de lemn, trad. di Romulus Alexandrescu (Bucarest, Ed. Tineretului, 1958); Nemaipomenitele aventuri ale lui Pinocchio, năzdrăvanul prichindel de lemn, trad. di Al. Mitru (Iaşi, Ed. Junimea, 1976); Pinocchio: povestea unei păpuşi de lemn, trad. di Dumitru D. Panaitescu (Bucarest, Ed. Ion Creangă, 1980).
Anche se le traduzioni romene del nome del burattino collodiano non si sono poi imposte, bisogna notare che la scelta del primo traduttore è stata molto fortunata per un altro aspetto. Prima però ci soffermiamo al nome scelto dallo scrittore per il suo personaggio, ricordando, sulla scia di Dieter Richter, che pinocchio, nella lingua toscana in usoai tempi di Collodi, era voce comuneche significava pinolo, seme del pino. [2] È da qui che è poi stata evidenziata l’intenzione di Collodi di collegare ‘pino’ e ‘pinocchio’, anche per suggerire un primo tratto caratteriale del burattino. Nel Commento a Le avventure di Pinocchio, a cura di Monica Marchi, si può leggere: «da un legno di poco pregio non può che essere intagliato un burattino il cui nome evoca un frutto tipico della cucina povera: il ‘pinocchio’ o ‘pinolo’, contenuto nelle ‘pigne’ o ‘pine’, alle quali sono legati modi di dire poco lusinghieri come ‘essere duro come le pine’ o ‘essere avaro – o anche cocciuto – come una pigna verde’». [3]
In maniera simile, Al. Buzescu traduce Pinocchio con Ţăndărică, un diminutivo di ţándără ‘scheggia’, per il senso proprio che rimanda a quello italiano (legno), ma anche per il senso figurato del termine, riscontrabile nell’espressione romena a-i sări ţandăra, che sta per ‘infuriarsi’, facendo così riferimento a un elemento caratteriale di Pinocchio, cioè l’irrequietezza e anche l’irascibilità. Ora, il personaggio al quale Buzescu ha dato il nome di Ţăndărică diventerà così famoso da essere scelto come nome del più importante teatro di burattini di Romania, Teatrul Ţăndărică di Bucarest, fondato nel 1945.
La seconda scelta traduttiva, quella di Niculaie Şerban, si sofferma su Vasilache, diminutivo di Vasile Basilio’, un nome strettamente legato alla tradizione romena del teatro delle marionette. Vasilache è il protagonista scaltro e attaccabrighe che negli spettacoli popolari appare sempre in coppia alla moglie Marioara.
Per quello che riguarda i traduttori, va notato che ai ‘traduttori storici’, A. Buzescu, Niculaie Şerban, Constantin Adrian, Romulus Alexandrescu, Al. Mitru, Dumitru D. Panaitescu, si sono poi uniti molti altri, specie dopo il 1989: Marilena Alexandrescu-Munteanu, Adelina Carmina Amza, Aura Brais, Alexandru Bugariu, Aurelia Câmpean, Rodica Chiriacescu, Nicoleta Constantinescu, Anca Dăscăliuc, Cristiana Dima, Măriuca Dinu, Cristian Ferentz-Flatz, Gelu Georgescu, Livia Mărcan, Anca Pioara e Loredana Ştefan, Luana Schidu, Alina Sichitiu, Luciana Sabina Tcaciuc, Eugen Uricaru, Elena Zamfir.

Riguardo alla nostra classifica, il dato romeno coincide con quello a livello internazionale: il libro italiano più noto e tradotto di sempre è Pinocchio, con un totale di 260 lingue e dialetti in tutto il mondo, come risulta dal recente volume Qual è il libro italiano più tradotto al mondo? Tre italiani a confronto, a cura di Noemi Veneziani [4], consultabile anche online.
Sin dagli anni Settanta lo scrittore Luigi Santucci, in base a una sua ricerca, conferì a Pinocchio il primato per il libro italiano più conosciuto e tradotto nella storia della letteratura italiana, con un totale di 220 lingue all’epoca, mentre alla fine degli anni Novanta, una ricerca condotta dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi e basata su fonti UNESCO, contava 240 lingue e dialetti del mondo, dato riportato nel volume di Giovanni Gasparini, La corsa di Pinocchio [5]. Fonti meno ufficiali parlano addirittura di 384 idiomi in cui si può leggere la storia del burattino di legno, come si evince dal libro di Giorgio Cusatelli del 2002, Pinocchio d’esportazione [6].
Di grande interesse sono anche le riscritture di Pinocchio, in Italia e nel mondo, le cosiddette ‘pinocchiate’. Il caso forse più celebre è quello di Tolstoj il quale, nel 1936, scrisse una versione alternativa al Pinocchio collodiano intitolata Il compagno Pinocchio: la piccola chiave d’oro, o Le avventure di Burattino, pubblicata nel 1984 per la casa editrice Stampa Alternativa di Roma. Il libro di Tolstoj è stato tradotto anche in romeno con il titolo Aventurile lui Buratino sau Cheiţa de aur (trad. di Roland Schenn, Bucarest, Corint Junior, 2004).



Cuore, al secondo posto

La letteratura per ragazzi rimane quella maggiormente tradotta. Dopo Pinocchio, infatti, ad aggiudicarsi il secondo posto è un altro classico di questo genere letterario, Cuore di Edmondo de Amicis (1846-1908), con ben 59 presenze editoriali.
Il libro, pubblicato dalla casa editrice milanese Treves, uscì il 17 ottobre 1886, data di inizio dell’anno scolastico e del romanzo, nelle librerie di tutta Italia, e nacque quindi come testo di lettura per le scuole, un romanzo formativo per la vita, fatto di buoni sentimenti e basato sui valori della scuola, della famiglia e della patria. Cuore è stato uno strepitoso successo editoriale dell’Italia Unita. Due mesi dopo l’uscita si era già arrivati alla quarantunesima edizione e diciotto richieste di traduzione. Nel 1901 tocca le 250.000 copienel 1910 le 500.000, nel 1916 le 750.000 e nel 1923 il milione di copie. Lo supera solo Pinocchio, che nel 1921 è a due milioni di copie. Cuore ha continuato a essere ristampato da Treves fino al 1938 e poi da Garzanti dal 1939, quando questi gli subentrò nell’attività editoriale. E più passa il tempo, più il libro si vende, a conferma del fatto che è ormai diffusamente entrato nel tessuto sociale, educativo e culturale di tante generazioni.
Lo dimostra anche il numero molto elevato di edizioni romene lungo il tempo. La prima traduzione romena risale al 1893, realizzata da Clelia Bruzzesi (1836-1903) e pubblicata con il titolo Cuore. Ce simte inima copiilor. Carte pentru copii, con la prefazione dello scrittore e Direttore delle Scuole Pubbliche di allora, Alexandru Odobescu (Bucarest, Libr. Socecu e C-nie). Il libro riporta la seguente specificazione, qui tradotta in italiano: «Libro di lettura approvato per tutte le Scuole Elementari d’Italia, Francia, Spagna, Svizzera e Germania e a ragione chiamato Tesoro dei bambini». [7] Un’ulteriore edizione è uscita nel 1898 presso lo stesso editore.
La seconda traduzione è Cuore (Inimă de copil), realizzata nel 1908 da Traian G. Stoenescu (Bucarest, Edit. Libr. Leon Alcalay), con la successiva edizione del 1917.
La terza traduzione è uscita nel 1916 con il titolo Cuore (Inimă). Carte pentru tineri, realizzata da Sofia Nădejde (1856-1946) (Bucarest, H. Steinberg & Fiu, Editori [Atelierele Facla]).
La quarta traduzioneesce nel 1936 con il titolo Cuore, trad. di Mia Frollo (Maria Buzoianu, 1885-1962) (Bucarest, Editura Tipografiile Române Unite).
Alla fortunata traduzione di Clelia Bruzzesi, ristampata numerose volte, si è ulteriormente aggiunta quella altrettanto fortunata realizzata dagli italianisti Adriana Lăzărescu e George Lăzărescu, Cuore, inimă de copil, pubblicata nel 1971 (Bucarest, Ed. Ion Creangă), con numerose ripubblicazioni fino ai giorni nostri. Una precedente edizione era uscita nel 1957, Povestiri din volumul Cuore, trad. di Alina Mirea e George Lăzărescu (Bucarest, Ed. Tineretului), riedita nel 1967.
Altre traduzioni saranno poi firmate da Geta Popescu e da Florin Savu.



Divina commedia, al terzo posto

Al terzo posto, con 44 presenze editoriali, la Divina commedia,che gli studiosi ritengono sia stata composta da Dante durante l’esilio (forse a partire dal 1304 o dal 1307). Quanto al titolo, l’aggettivo divina, usato per primo da Giovanni Boccaccio, ne divenne parte stabile dopo la sua apparizione sul frontespizio dell’edizione veneziana del 1555.
Per quello che riguarda le traduzioni, va detto che la Romania vanta ben cinque versioni integrali della Divina Commedia, pubblicate lungo il Novecento.
La ricezione di Dante in Romania risale però alla seconda metà dell’Ottocento, con le prime traduzioni di Canti della Divina commedia, realizzate da Gheorghe Asachi (1865, Canti XXXI-XXXIII dell’Inferno), Aron Densusianu (1865, Canto III dell’Inferno, Canto XXVIII del Purgatorio e Canto XXIII del Paradiso), Ion Heliade Rădulescu (1870 – Canto VII dell’Inferno, 1893 – Canti I-V dell’Inferno), Grigore H. Grandea (1870 – traduzione in prosa dei Canti I e XXVIII del Purgatorio, 1976 – traduzione in prosa dei Canti XXXII e XXIII dell’Inferno), Ioan C. Drăgescu (1877, Canto III dell’Inferno), Gr. Sc. Grădișteanu (1881, traduzione in prosa dei Canti I-V dell’Inferno), Nicolae Gane (1882, Canti I-VII dell’Inferno), Maria P. Chițu (1882, Canto I dell’Inferno), Ion Heliade Rădulescu (1893, Canti I-V dell’Inferno), G. Boteanu (1893-1894, Canti I-XII dell’Inferno).

La prima edizione integrale della Divina commedia è stata pubblicata tra il 1925 e il 1932 presso la casa editrice «Cartea Româneascã» di Bucarest, nell'eccellente traduzione in metro dantesco realizzata dal poeta George Coșbuc (1866-1918), in un’edizione a cura del noto filologo e critico letterario Ramiro Ortiz (1879-1947), fondatore della prima cattedra di italiano presso l’Università di Bucarest (1909), della rivista «Roma» (1921) e dell’Istituto di Cultura Italiana di Bucarest (1924). La traduzione di Coşbuc è stata pubblicata postuma in un’edizione integrale grazie proprio a Ortiz il quale, per completare le parti dell’ultima cantica non tradotte dal poeta romeno, i canti XXVII-XXXIV, si è avvalso della collaborazione degli scrittori Emanoil Bucuţa e Dumitru Panaitescu-Perpessicius. [8] I tre volumi sono quindi usciti nel 1925, l’Inferno, con un’ampia introduzione del curatore Ramiro Ortiz, seguito dal Purgatorio nel 1927 e dal Paradiso nel 1932.
Poi, tra il 1932 e il 1934 è stata pubblicata la pregevole traduzione in prosa ritmata di Alexandru Marcu (1894-1955), allievo di Ramiro Ortiz, presso la casa editrice «Scrisul Românesc» di Craiova.         
Le successive traduzioni, quella dell'italiano Giuseppe Cifarelli, buon conoscitore della lingua romena, e quella del medico Ion. A. Țundrea, hanno avuto un destino travagliato: furono realizzate tra il 1943 e il 1944, nel pieno della Seconda guerra mondiale, ma sono state pubblicate solo dopo il 1989: Divina Comedie, trad. in versi di Giuseppe Cifarelli, edizione a cura del dantista Titus Pîrvulescu, con la prefazione di Alexandru Ciorănescu e illustrazioni di Marcel Chirnoagă (Craiova, Editura Europa, 1993, ristampato 1998, Cluj-Napoca, Editura Dacia), rispettivamente Divina Comedie. Infernul. Purgatoriul. Paradisul, traduzione in versi di Ioan A. Țundrea, prefazione di Nicolae Iorga (Bucarest, Editura Medicală, 1999).
La quinta traduzione integrale della Divina commedia si deve all’eminente italianista e poetessa Eta Boeriu (1923-1984) ed è stata pubblicata nel 1965 presso la celebre Editura pentru Literatură Universală di Bucarest, con note e commenti di Alexandru Duţu e Titel Pîrvulescu.

L’Inferno ha conosciuto un numero maggiore di traduzioni, ben 11. Infatti, la prima traduzione in volume è quella dell’Inferno e risale al 1883, dovuta a Maria Chițu (traduzione non rimata, Craiova, Libraio-Editore S. Samitca, 1883), seguita da Purgatoriul (Craiova, 1888).
La seconda traduzione dell’Inferno è quella di N. Gane (traduzione in versi, Editura Librăriei Nouă Iliescu, Grossu & Comp., Iaşi, 1906). Seguono poi le cinque traduzioni dei sopra citati Coșbuc, Al. Marcu, Cifarelli, Țundrea ed Eta Boeriu, alle quali si aggiunge poi quella di George Buznea (Bucarest, Editura  Univers, 1975).
La traduzione del noto italianista Marian Papahagi (1948-1999) è stata pubblicata postumo nel 2012 in un’edizione bilingue con la prefazione della figlia, Irina Papahagi, e a cura di Mira Mocan (Bucarest, Humanitas, nella collana «Biblioteca Italiana»).
La traduzione del poeta e saggista Răzvan Codrescu (1959-2021) è stata pubblicata con testo bilingue, note, commenti e postfazione presso la casa editrice Christiana di Bucarest nel 2006.
L’ultima in ordine di tempo è uscita nel 2021, anno Dante 700, realizzata da Cristian Bădiliță in prosa ritmata, presso la casa editrice Vremea di Bucarest.
A questi volumi si aggiunge la traduzione romena dell’Inferno realizzata dal critico letterario George Pruteanu (1947-2008) in oltre due decenni, consultabile solo online, in edizione digitale bilingue.
Le più fortunate sono state le traduzioni di George Coşbuc e di Eta Boeriu, ristampate numerose volte fino ai giorni nostri.
Poi, tra le varie versioni della Divina commedia riscritta per i ragazzi, segnaliamo quelle di Roberto Mussapi e di Piero Selva (pseudonimo di Mino Milani) tradotte in romeno, come anche quelle autoctone di Corina Anton, con le illustrazioni di Mihail Coșulețu (Bucarest, Humanitas Junior, 2021) e di Dumitru Trancă (Bucarest, Editura Atlas, 1992).



Al quarto posto, Il Principe di Machiavelli

L’opera più famosa di Niccolò Machiavelli (1469-1527), il breve trattato De principatibus, universalmente noto con il titolo che gli applicò la stampa romana del 1532, Il Principe, occupa il quarto posto con 20 presenze editoriali. 
Pensato da Machiavelli come un manuale a uso del buon regnante 500 anni fa, il libro appartiene al genere dei capolavori postumi. Fu infatti pubblicato a stampa postumo, 5 anni dopo la morte del suo autore, nel 1532 appunto. Ricordiamo qui che per il cinquecentennale della nascita del Principe – nascita annunciata dallo stesso Machiavelli il 10 dicembre 1513 all’amico e corrispondente Francesco Vettori, con una missiva che rimane tra le più belle della letteratura italiana – l’editore Donzelli ha pubblicato una raffinata edizione del testo del grande «segretario» fiorentino con una traduzione a fronte dall’italiano del Cinquecento a quello contemporaneo, realizzata da Carmine Donzelli stesso, con introduzione e commento di Gabriele Pedullà.
La ricezione di Machiavelli in Romania risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando furono pubblicate alcune traduzioni parziali del Principe (1864 – traduzione anonima, nella rivista «Dîmboviţa» di Bucarest; 1884, traduzione di Georgiu Popa). Ci sono anche due grandi scrittori romeni che hanno tradotto dall’opera di Machiavelli: Mihai Eminescu, che tradusse i capitoli XVIII e XIX de Il Principe, probabilmente tra il 1877 e il 1883, nel periodo della sua attività giornalistica alla pubblicazione «Timpul» di Bucarest; e Ion Luca Caragiale, che tradusse dalla stessa opera, mostrandosi anche un buon conoscitore del pensiero di Machiavelli e ispirandosi per la sua novella Kir Ianulea alla novella Belfagor Arcidiavolo dell’autore fiorentino. [9]
La prima traduzione romena integrale è realizzata dal francese da Grigore Handoca, un militare di carriera, e pubblicata con il titolo Arta de a guverna şi armatele naţionale,con un commento di C. Ferrari(Bucarest, Editura Librariei Universala Alcalay & Co), senza anno. L’edizione successiva riporta l’anno 1910 e appare con il titolo originale del libro, Principele (Ploieşti, Tipografia «Democratul»). Essa comprende, come la precedente edizione uscita con un altro titolo, la stessa prefazione del traduttore, una nota preliminare degli editori del testo francese e, in fine, Machiavelli şi opera sa di C. Ferrari; e, in una nota sulla prima pagina, in Epistola dedicatorie, viene specificato che la traduzione francese riprende l’edizione italiana «de d. Monier», Firenze, 1857.
Nel 1943 esce la prima traduzione dall’italiano, realizzata dall’insigne italianista Nina Façon (1909-1974) che si firma con lo pseudonimo Sorin Ionescu (Bucarest, Institutul Italian de Filosofie, Societatea Română de Filosofie). La Façon segue l’edizione di Angelo Pernice (Il Principe, introd. di Angelo Pernice, Firenze, Raccolta nazionale dei Classici della Società editrice Rinascimento del libro, 1939). Questa traduzione sarà ristampata nel 1960 (Bucarest, Editura Ştiinţifică), con successive riedizioni.
Dopo il 1989, la traduzione della Façon vedrà 8 riedizioni alle quali si aggiungerà, nel 2006, l’edizione bilingue a cura di Monica Fekete, con la prefazione di Gian Mario Anselmi, nella collana «Biblioteca Italiana» della Humanitas (ristampata nel 2014), e successivamente la traduzione rivista e annotata da Monica Fekete, pubblicata in romeno nella stessa collana nel 2017 e ristampata nel 2019.
Un’altra traduzione è quella di Nicolae Luca, pubblicata nel 1994 dalla Minerva di Bucarest e ristampata nel 1995. C’è poi la traduzione di Alina Loredana Brebeanu, pubblicata nel 2014 dalla MondoRo di Bucarest.
A queste versioni segue infine quella uscita nel 2016 di Lucian Pricop, traduttore, critico e storico letterario, capo redattore della casa editrice Cartex, dove il libro viene pubblicato e ristampato ben 5 volte.
È del 2022 la traduzione di Smaranda Bratu Elian, prefazione di Carlo Varotti, nella collana «Biblioteca Italiana» della Humanitas.



Al quinto posto, il Decameron di Boccaccio

Quinta in classifica, la celeberrima raccolta di cento novelle di Giovanni Boccaccio (1313-1375), il Decameron, con 13 presenze editoriali.
La stesura dell'opera iniziò con ogni probabilità nel 1348, divulgato in un primo tempo nelle prime tre giornate, e finì nel 1353, mentre l'edizione principe uscì a Venezia nel 1470. Il nome di Decameron ha origine greca, come quello di molte opere giovanili di Boccaccio, provenendo da δἐκα ἡμέρα (déka hēméra), che significa ‘dieci giorni’, e modellandosi, con finalità parodica, sul titolo di un’opera di Sant’Ambrogio, l’Hexameron, che racconta i sei giorni della creazione della Terra da parte di Dio.
La ricezione di Boccaccio in Romania inizia nel secondo Ottocento, con la traduzione di singole novelle pubblicate sulle riviste del tempo da Aron Densusianu (1863), S. Popetiu (1880), J. G. Bariţiu (1884), I. S. Spartali (1894), D. Caselli (1896), N. Petra-Petrescu (1897). Se ne aggiungono i primi opuscoli, nella traduzione di León Wolff, anche con lo pseudonimo Noel (1880, 1894), Stag (1895), P. Vipper (1898).
Nella prima metà del Novecento si registrano tre traduzioni parziali in volume, quella di Miron Nicolescu, Decameronul sau Zece zile de petreceri, con 40 illustrazioni (Bucarest, Edit. Librăriei H. Steinberg & Fiu, 1916), Haralamb G. Lecca, Poveşti din Decameron (Bucarest, Ed. Universala Alcalay&Co, 1926), che ha visto 3 ristampe dopo il 1989, e quella di Alexandru Marcu, Decameronul (Bucarest, Cartea Românească, 1932 – primo volume, 1933 – secondo volume, e 1936 – terzo volume).
La prima e unica traduzione integrale del Decameron arriva nel 1957 e reca la firma della prolifica traduttrice Eta Boeriu, Decameron, 2 voll. (Bucarest, ESPLA, 1957), con numerose ristampe fino ai nostri giorni, 10 dopo il 1989.



Al sesto posto, Il nome della rosa di Umberto Eco

Nella classifica dei libri più tradotti in Romania c’è un solo libro del Novecento, Il nome della rosa, il capolavoro con il quale Umberto Eco vinse il premio Strega nel 1981, con 11 presenze editoriali in romeno.  
Apparso nelle librerie di tutta Italia nel mese di settembre del 1980 per la casa editrice Bompiani di Milano, in una tiratura di 50.000 esemplari, Il nome della rosa è il primo romanzo scritto dal semiologo dopo una lunga carriera da saggista. Il titolo scelto dopo la stesura del romanzo fu L’abbazia del delitto,poi convertito nel celebre Il nome della rosa. In un saggio intitolato Postille a «Il nome della rosa», pubblicato inizialmente sulla rivista «Alfabeta»n. 49, giugno 1983, Eco spiega brevemente la ragione che lo indirizzòverso la scelta del titolo che tutti conosciamo: «L’idea del Nome della rosa mi venne quasi per caso e mi piacque perche la rosa è una figurasimbolica così densa di significati da non averne quasi più nessuno[...]. Il lettore ne risultava giustamente depistato, non poteva scegliereun’interpretazione; e anche se avesse colto le possibili letture nominalistedel verso finale ci arrivava appunto alla fine, quando già aveva fattochissà quali altre scelte. Un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle».
Come risulta dal volume già citato Qual è il libro italiano più tradotto al mondo? Tre italiani a confronto, a cura di Noemi Veneziani, Il nome della rosa è il terzo in classifica, con 51 lingue, dopo Pinocchio, con ben 260 lingue, e Mondo Piccolo. Don Camillo di Giovannino Guareschi, con 59 lingue.
La prima e l’unica traduzione romena è stata pubblicata nel 1984 dalla casa editrice Dacia di Cluj-Napoca, realizzata da Florin Chiriţescu. Dopo il 1989, il libro ha avuto 9 ripubblicazioni dalla Polirom di Iaşi, una da Adevărul Holding di Bucarest e una dalla Hyperion di Chişinău.



Traduzione e tradizione. Segnalazioni e proposte

Il periodo dopo l’89, accanto alle nuove traduzioni, valorizza e reinserisce nel circuito culturale le ‘traduzioni storiche’ della letteratura italiana in Romania, come ce lo dimostrano i numeri. Per Pinocchio, 10 ripubblicazioni della prima traduzione realizzata da A. Buzescu e 6 ripubblicazioni della traduzione realizzata da Romulus Alexandrescu. Per Cuore, 23 ripubblicazioni della prima traduzione realizzata da Clelia Bruzzesi e 5 ripubblicazioni della traduzione realizzata da Adriana e George Lăzărescu.
Per la Divina commedia, 24 ripubblicazioni della prima traduzione integrale realizzata dal poeta George Coşbuc e 9 ripubblicazioni della traduzione integrale realizzata dall’italianista e poetessa Eta Boeriu, alla quale il Comune di Firenze conferì nel 1970 una medaglia d’oro per la sua impresa traduttiva. Sempre a Eta Boeriu si deve la prima e unica traduzione integrale del Decameron di Boccaccio, con 10 riedizioni dopo il 1989.
Nel caso di Macchiavelli, la prima traduzione dall’italiano, realizzata dall’italianista Nina Façon, ha visto 12 pubblicazioni dopo il 1989, tra ristampe ed edizioni riviste.

La ricca produzione editoriale del periodo 1990-2022 in Romania, con oltre 2.000 presenze, testimonia l’ampia diffusione dei libri più importanti della tradizione letteraria italiana. Tuttavia, segnaliamo l’assenza in questo periodo di alcuni imprescindibili classici già tradotti in precedenza. In primis, Il cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione pubblicato in romeno nel 1967, sotto Baldesar Castiglione, Curteanul, trad. di Eta Boeriu, Bucarest, Editura Pentru Literatură Universală.
Poi, Gerusalemme liberata (1581) di Torquato Tasso. La prima traduzione romena risale al 1852: Ierusalimul liberat, trad. di Atanasie N. Pâcleanu (Bucarest, Tipografia luǐ Iosef Kopaǐnig). [10] La seconda traduzione romena è del 1969: Ierusalimul liberat, trad. di Aurel Covaci, pref. di Ovidiu Drimba, Bucarest, Editura pentru Literatură.
La terza grande assenza è quella de I promessi sposi (prima edizione 1825-1827, detta ventisettana, seconda edizione riveduta e definitiva, 1840-1842, detta la quarantana) di Alessandro Manzoni, di cui c’è soltanto la storia raccontata da Umberto Eco (trad. di Diana Calangea, Bucarest, Curtea Veche Publishing, 2014). La traduzione del romanzo di Manzoni, con il titolo Logodnicii, è stata pubblicata nel 1941, trad. di Al. Iacobescu (Bucarest, Editura Cugetarea), con varie ristampe tra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso.
Il quarto libro assente è I Malavoglia (1881) di Giovanni Verga. L’edizione romena è stata pubblicata nel 1955 con il titolo Familia Malavoglia, tradotta da Nina Façon e Dumitru Panaitescu (Bucarest, Editura De Stat pentru Literatură şi Artă). Sempre di Verga c'è Mastro don Gesualdo (1889), tradotto in romeno da Eta Boeriu: Mastro-don Gesualdo, Bucarest, Editura pentru Literatură Universală, 1964.
Manca anche I Viceré (1894) di Federico De Roberto, tradotto in romeno da Ştefan Crudu con il titolo Viceregii e pubblicato nel 1971, in due volumi, dalla casa editrice Minerva di Bucarest.      
Un altro grande assente del periodo dopo l’89 è Il fu Mattia Pascal (1904) di Luigi Pirandello. Il libro romeno, Răposatul Mattia Pascal, è stato pubblicato nel 1968 dalla Editura pentru Literatură Universală di Bucarest, nella traduzione di Tașcu Gheorghiu (1910-1981), con la prefazione del critico letterario Edgar Papu.
Aggiungiamo Paolo Volponi, due volte vincitore del Premio Strega, nel 1965 con il romanzo La macchina mondiale e nel 1991 con La strada per Roma. Il primo è stato tradotto anche in romeno: Maşinăria universului, trad. di Andrei Benedek, pref. di Cornel Mihai Ionescu, Bucarest, Editura pentru Literatură Universală, 1966.
Per la rappresentatività delle scrittrici del Novecento, segnaliamo l’assenza di Natalia Ginzburg, il cui Lessico famigliare, vincitore del Premio Strega nel 1963, è stato tradotto in romeno da Elga Mayer con il titolo Lexic de familie, Bucarest, Editura Univers, 1981.
Poi, Lalla Romano con Le parole tra noi leggere, vincitore del Premio Strega nel 1969, romanzo pubblicato in romeno con il titolo Cuvintele de toate zilele, trad. e pref. di Constanţa Tănăsescu, Bucarest, Univers, 1974.
Queste potrebbero essere delle buone proposte per gli editori romeni, nella stessa ottica del recupero delle ‘traduzioni storiche’.

Afrodita Carmen Cionchin
(n. 9, settembre 2022, anno XII)



Le prime traduzioni. Tavole sinottiche


Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

Păţaniile lui Ţăndărică. Povestea unei păpuşi de lemn, cu 56 ilustraţii, trad. de Al. Buzescu, Bucureşti, Editura Librăriei C. Sfetea, 1911.
Păţaniile lui Vasilache sau Istoria unei Păiaţe, trad. de Niculaie Şerban, Bucureşti, Editura Librăriei Leon Alcalay, colecţia «Biblioteca pentru toţi», 1914.
Pinocchio în împărăţia jucăriilor, trad. de Constantin Adrian, Bucureşti, Ed. Gorjan, 1943.
Aventurile lui Pinocchio: povestea unui prichindel de lemn, trad. de Romulus Alexandrescu, Bucureşti, Ed. Tineretului, 1958.
Nemaipomenitele aventuri ale lui Pinocchio, năzdrăvanul prichindel de lemn, trad. de Al. Mitru, Iaşi, Ed. Junimea, 1976.
Pinocchio: povestea unei păpuşi de lemn, trad. de Dumitru D. Panaitescu, Bucureşti, Ed. Ion Creangă, 1980.


Edmondo de Amicis, Cuore


Cuore. Ce simte Inima Copiilor! Carte pentru copii
, [de] Edmund de Amicis. Tradusă românesce de Clelia Bruzesi. Cu o precuvîntare de A. I. Odobescu. Carte de citire aprobată pentru tote Scólele Primare din Italia, Francia, Spania, Elveţia şi Germania şi cu drept cuvînt numită Comora copiilor. XII ilustraţiuni. Bucuresci, Libr. Socecu şi C-nie (Imprimeria Statului), 1893.
Idem, Ed. II, Bucuresci, Libr. Socec şi C-nie (Imprimeria Statului), 1898.
Cuore (Inimă de copil), [de] Edmondo De Amicis. Tradusă după ed. 351-a italienească de Traian G. Stoenescu. Bucureşti, Edit. Libr. Leon Alcalay, 1908.
Idem, Bucureşti, Edit. Librăriei Universale, Leon Alcalay, Alcalay & Co. (Tip. Grossmann), [1917].
Cuore (Inimă). Carte pentru tineri, [de] Edmondo De Amicis. Trad. de Sofia Nădejde. Bucureşti, H. Steinberg & Fiu, Editori (Atelierele Facla), 1916, 364 p. cu il. 3 lei.
Idem, Bucureşti, H. Steinberg & Fiu, Editori (Atel. Facla), 1916, 364 p. cu il. 2 lei [preţul modificat].
Cuore, trad. de Mia Frollo, Bucureşti, Editura Tipografiile Române Unite, 1936. Volum autorizat de Onor. Minister al Instrucţiunii Publice cu ord. nr. 11 din 18 ianuarie 1936 ca lectură particulară pentru clasele I, II şi III.
Povestiri din volumul Cuore, în româneşte de Alina Mirea şi George Lăzărescu, Bucureşti, Ed. Tineretului, 1957 şi 1967.
Cuore, inimă de copil, traducere de Adriana Lăzărescu şi George Lăzărescu, Bucureşti, Ed. Ion Creangă, 1971.

 

Dante Alighieri, Divina commedia

Traduzioni su riviste del secondo Ottocento
Divina Comedie, traducere de Gh. Asachi, „Icoana Lumei” (Iassy), I, 1865, p. 10-11. Traducere fragmentară a cânturilor XXXI-XXXIII din Infern.
Divina Comedie, traducere de Aron Densusianu, „Concordia” (Pesta), V, 1865, nr. 32, p. 125-127: Foişioara. Traducere fragmentară a cântului III din Infern cu note explicative.
Divina Comedie, traducere de Aron Densusianu, „Concordia” (Pesta), V, 1865, nr. 33, p. 130-131: Foişioara. Traducere fragmentară a cântului XXVIII din Purgatoriu cu note explicative.
Divina Comedie, traducere de Aron Densusianu, „Concordia” (Pesta), V, 1865, nr. 34, p. 134-135: Foişioara. Traducere fragmentară a cântului XXIII din Paradis cu note explicative.
Divina Comedie, traducere de Ion Heliade Rădulescu, „Tipograful roman” (Bucuresci), VI, 1870, nr. 18-19, p. 73-74. Traducerea cântului VII din Infern.
Divina Comedie, traducere de Grigore H. Grandea, „Albina Pindului” (Bucureşti, Craiova), II, 1870, nr. 9, p. 15. Traducere fragmentară în proză a cânturilor I şi XXVIII din Purgatoriu.
Divina Comedie, traducere de Grigore H. Grandea, „Albina Pindului” (Bucureşti, Craiova), IV, 1876, nr. 1, p. 15-16. Traducere fragmentară în proză a cânturilor XXXII şi XXIII din Infern, însoţită de o notă introductivă.
Divina Comedie, traducere de Ioan C. Drăgescu, „Familia” (Pesta, Oradea-Mare), XIII, 1877, nr. 15, p. 169-170. Traducerea cântului III din Infern.
Divina Comedie, traducere de Gr. Sc. Grădişteanu, „Observatoriulu” (Sibiu), IV, 1881, nr. 88-92. Traducere în proză a cânturilor I-V din Infern.
Divina Comedie, traducere de Nicolae Gane, „Convorbiri literare” (Iaşi, Bucureşti), XVI, 1882, nr. 2-4 şi 6-9. Traducerea cânturilor I-VII din Infern.
Divina Comedie, traducere de Maria P. Chiţu, „Columna lui Traianu” (Bucureşti), III, 1882, nr. 2, p. 103-107. Traducerea cântului I din Infern, textul însoţit de note.
Divina Comedie, traducere de Ion Heliade Rădulescu, „Noul curier de ambe sexe” (Bucuresci), VI, 1893, nr. 5-6, p. 175-190. Traducerea cânturilor I-V din Infern.
Divina Comedie, traducere de G. Boteanu, „Revista literară (şi politică)” (Bucureşti), XIV, 1893, nr. 3-7; nr. 9-11; XV, 1894, nr. 1; nr. 3-4; nr. 6. Traducerea primelor 12 cânturi însoţită de note şi comentarii.

Traduzioni integrali della Divina Commedia

Divina Comedie, traducere de G. Coşbuc, ediţie îngrijită şi comentată de Ramiro Ortiz, I-III, Bucureşti, Editura Cartea Românească: Infernul (1925), Purgatoriul (1927) şi Paradisul (1932).
Divina comedie, traducere de Alexandru Marcu, ilustraţii de Mac Constantinescu, Craiova, Scrisul Românesc: Infernul (1932), Purgatoriul (1933), Paradisul (1934), traducere în proză.
Divina Comedie, în româneşte de Eta Boeriu, note şi comentarii de Alexandru Duţu şi Titel Pîrvulescu, Bucureşti, Editura pentru Literatură Universală, 1965.
Divina Comedie, trad. de Giuseppe Cifarelli, ediţie îngrijită de Titus Pîrvulescu, prefaţă de Alexandru Ciorănescu, Craiova, Editura Europa, 1993.
Divina Comedie. Infernul. Purgatoriul. Paradisul, traducere în versuri de Ioan A. Țundrea, prefaţă de Nicolae Iorga, Bucureşti, Editura Medicală, 1999.

Traduzioni integrali dell’Inferno
Divina Comedie. Infernulŭ, traducţiune depre originalŭ de Dómna Maria P. Chiţu, Craiova, Librarŭ-Editorŭ S. Samitca, 1883, 448 p. Cu portretulŭ lui Dante după Giotto, textulŭ originalŭ, note şi notitie din diferiţi comentatori.
Infernul, traducere în versuri de N. Gane, Iaşi, Editura Librăriei Nouă Iliescu, Grossu & Comp., 1906.
Infernul, traducere de G. Coşbuc, ediţie îngrijită şi comentată de Ramiro Ortiz, I-III, Bucureşti, Editura Cartea Românească, 1925.
Infernul, tradus de Alexandru Marcu, ilustrat de Mac Constantinescu, Craiova, Scrisul Românesc, 1932 (traducere în proză).
Infernul, în româneşte de Eta Boeriu, note şi comentarii de Alexandru Duţu şi Titel Pîrvulescu, Editura pentru Literatură Universală, Bucureşti, 1965.
Infernul, interpretare românească, note şi un cuvînt înainte de George Buznea, Bucureşti, Editura Univers, 1975.
Infernul, în româneşte de Giuseppe Cifarelli, ediţie îngrijită de Titus Pîrvulescu şi prefaţată de Alexandru Ciorănescu, cu ilustraţii de Marcel Chirnoagă, Craiova, Editura Europa, Craiova, 1993.
Infernul, traducere în versuri de Ioan A. Țundrea, prefaţă de Nicolae Iorga, Bucureşti, Editura Medicală, 1999.
Infernul, text bilingv, cu versiune românească, note, comentarii, posfaţă şi repere bibliografice de Răzvan Codrescu, Editura Christiana, Bucureşti, 2006.
Inferno / Infernul, traducere din italiană şi comentarii de Marian Papahagi, cu o prefaţă de Irina Papahagi, ediţie îngrijită, introducere şi completarea comentariilor de Mira Mocan, Bucureşti, Editura Humanitas, 2012.
Infernul, traducere și note de Cristian Bădiliță, Bucureşti, Editura Vremea, 2021 (traducere în proză ritmată).

 

Niccolò Machiavelli, Il Principe

Traduzioni su riviste del secondo Ottocento
Cum trebue a scăpa de linguşitori, traducere anonimă, „Dîmboviţa” (Bucureşti), VI, 1864, nr. 60, p. 238-239: Foileton. În cuprinsul unui articol mai amplu despre Machiavalli este tradus capitolul XXIII din Prinţul.
Principele, traducere „din italiană”, „Luminatoriul” (Timişoara), V, 1884, nr. 2-17; nr. 19-25: Partea Literară, traducere precedată de o amplă prezentare a scriitorului italian.
Principele, traducere anonimă, „Epoca Literară” (Bucureşti), I, 1896, nr. 5, p. 3-4; nr. 7, p 3. Fragmente capitolele XV, XVI şi XXIII.

Traduzioni integrali
Arta de a guverna şi armatele naţionale, de N. Machiavelli. Traducere, [după] G. Ferrari, de Gr. Handoca Locot.-Colonel în retragere. Fost prefect de Prahova şi de Putna Bucureşti, Edit. Librăriei Alcalay & Co., f. a. 60 bani. (col. Biblioteca pentru toţi). Cuprinde şi: Machiavelli şi opera sa, de G. Ferrari, traducătorul francez al acestei lucrări (p. 9-54).
Principele, [de] Nicolae Machiavelli. Traducţiune din franţuzeşte după C. Ferrari, de Locot.-Colonel Grigore Handoca, Fost Prefect la Putna şi Prahova şi Preşedinte al Consiliului Judeţean din Prahova. Ploieşti, Tip. Democratul, 1910. 1,50 lei.
Principele, traducere din limba italiană cu o introducere de Sorin Ionescu (Nina Façon), Institutul Italian de Filosofie, Societatea Română de Filosofie, Bucureşti, 1943.

 

Giovanni Boccaccio, Decameron

Traduzioni su riviste del secondo Ottocento
Fiica regelui ca abate, traducere de Aron Densusianu, „Aurora Română” (Pesta), I, 1863, nr. 1, p. 7; nr. 2, p. 19-20; nr. 3 p. 32-33. Nuvela din Decameron.
Ospitalitatea remunerată sau Nunta risipită, traducere de Aron Densusianu, „Aurora Română” (Pesta), I, 1863, nr. 8, p. 98; nr. 9, p. 110-111; nr. 10, p. 122-124. Nuvelă din Decameron cu o scurtă notă despre autor.
Federigo şi fazanul, traducere de S. Popetiu, „Luminatoriul” (Timişoara), I, 1880, nr. 80, p. 1-2: Foişoara. Nuvela din Decameron.
Petru de Aragonia şi fiica farmacistului, traducere de J. G. Bariţiu, „Observatoriulu”(Sibiu), VII, 1884, nr. 87, p. 349-350: Foişioara Observatoriului. Nuvelă din Decameron.
Griselidis mut, traducere de I. S. Spartali, „Ţara” (Bucureşti), II, 1894, nr. 235, p. 2; nr. 236, p. 2; nr. 237, p. 2: Foiţa ziarului „Ţara”. Nuvela din Decameron.
Bărbatul gelos şi crud, traducere anonimă, „Ţara” (Bucureşti), III, 1895, nr. 627, p. 2-3. Nuvela din Decameron, numele autorului apare sub forma: Jean Boccace.
La o femee zgârcită, un escroc galant, traducere anonimă, „Ţara” (Bucureşti), III, 1895, nr. 626, p. 2-3. Nuvelă din Decameron, numele autorului apare sub forma: Jean Boccace.
Calandrino prostul, traducere de D. Caselli, „Liga ortodoxă” (Bucureşti), I, 1896, nr. 5, p. 3. Nuvelă din Decameron.
Cei doi prieteni, traducere de Moşul [= N. Petra-Petrescu], „Gazeta Transilvaniei” (Braşov), LX, 1897, nr. 142, p. 1-4: Foiletonul Gaz. Trans. Nuvela din Decameron.

Traduzioni in opuscoli nel secondo Ottocento
Griselidis séu Femeia pusă la încercare, traducere anonimă, Bucurescĭi, Editura Tipografiei Dor. P. Cucu, [1879?].
Pelerinul, traducere anonimă, Bucuresci, Editura Typ. Dorothea P. Cucu, 1879. Nuvelă.
Soţia după mórte, traducere anonimă, Bucuresci, Editura Tipografia Dor. P. Cucu, [1879?].
A dracului muiere. Nuveleta, traducere anonimă, Bucuresci, Editor Alphonse Pierremont, Tipografia Dor. P. Cucu, 1880.
Colecţiune de Istorii şi nuvelete, trad. de Leon Wolff [Noel; M. C. P.], Bucuresci, 1880.
Unǔ rândaşǔ amorezatǔ de o regina, trad. de Noel [Leon Wolff], Bucuresci, 1880.
Naraţiuni după Boccaccio de Leon Wolff; Bărbatul păcălit. Calendrino prostul. Cele trei inele. Federiga şi şoimul séu. Inchisitorul dat de ruşine. Lupul în pădure. Nălucirea. Nouă Călugăriţe, Bucureşti, EdituraH. Steinberg, [1894].
Povestiri, traduse de Stag, Iaşi, Editura Librăriei Fraţii Saraga, [1895].
Pedepsirea diavolului, trad. de P. Vipper, Bucuresci, 1898.

Traduzioni parziali nel Novecento
Decameronul sau Zece zile de petreceri, cu 40 de ilustraţii, trad. de Miron Nicolescu, Bucureşti, Edit. Librăriei H. Steinberg & Fiu, 1916.
Poveşti din Decameron, trad. de Haralamb G. Lecca, Bucureşti, Ed. Universala Alcalay & Co, 1926.
Decameronul, trad. de Alexandru Marcu, Bucureşti, Cartea Românească, 1932 – vol. I, 1933 – vol. II, 1936 – vol. III.

Traduzione integrale del Decameron
 Decameron, trad. de Eta Boeriu, 2 voll., Bucureşti, ESPLA, 1957.

 

NOTE

1. Joseph Jurt, L’intraduction de la littérature française en Allemagne, in Actes de la recherche en sciences sociales, n. 130, décembre 1999, pp. 86-89.
2. Dieter Richter, Pinocchio, o Il romanzo d’infanzia. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002, p. 54.
3. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, a cura di Monica Marchi, con una prefazione di Giovani Belardelli, Milano, Rizzoli, 2011.
4. Qual è il libro italiano più tradotto al mondo? Tre italiani a confronto, a cura di Noemi Veneziani, 144 pp., Maremagnum.com, Milano 2021, tiratura limitata in 50 esemplari.
5. Giovanni Gasparini, La corsa di Pinocchio, Milano, Vita e Pensiero, 1997, p. 117.
6. Giorgio Cusatelli, Pinocchio d’esportazione, Roma, Armando, 2002, p. 117.
7. Cuore. Ce simte Inima Copiilor! Carte pentru copii, [de] Edmund de Amicis Tradusă românesce de Clelia Bruzesi. Cu o precuvîntare de A. I. Odobescu. Carte de citire aprobată pentru tote Scólele Primare din Italia, Francia, Spania, Elveţia şi Germania şi cu drept cuvînt numită Comora copiilor. XII ilustraţiuni. Bucuresci, Libr. Socecu şi C-nie (Imprimeria Statului), 1893.
8. Ramiro Ortiz nell'Introduzione a Inferno, trad. di George Coşbuc, Bucarest, Ed. Cartea Românească, 1925.
9. Cf. Nina Façon nell’introduzione a Principele, traducere din limba italiană cu o introducere de Sorin Ionescu, Institutul Italian de Filosofie, Societatea Română de Filosofie, Bucureşti, 1943, p. 39.
10. Ierusalimul liberat: poemă epikă în doă volume: tradukţie în proză, precedată, de o notiţie ezaktă asupra vieţeǐ famosuluǐ eǐ autor Torkuato Tasso, adornată ku portretul săŭ şi ku doă zecǐ gravure împărţite pe kânturǐ; de Atanasie N. Pâcleanu; Bukureşti [i. e. Bucureşti], Tipografia luǐ Iosef Kopaǐnig, 1852.


Bibliografia e sitografia

*** Bibliografia românească modernă (1831-1918): https://biblacad.ro/bnr/brm.php
*** Repertoriul traducãtorilor români de limbã francezã, italianã, spaniolã (secolele al XVIII-lea şi al XIX-lea). Studii de istorie a traducerii (I), coord. Georgiana Lungu Badea, Timişoara, Editura Universităţii de Vest, 2006.
*** Repertoriul traducerilor româneşti din limbile franceză, italiană, spaniolă (secolele al XVIII-lea şi al XIX-lea. Studii de istorie a traducerii (II), coord. Georgiana Lungu Badea, Timişoara, Editura Universităţii de Vest, 2006.
CĂRCĂLEANU, Eleonora, Omagiu lui Dante Alighieri, Bucureşti, Editura Universităţii Titu Maiorescu, 2021.
CONDREA DERER, Doina, Ramiro Ortiz, Nina Façon, Giuseppe Petronio, Rosa Del Conte. Universitari în România şi în Italia, Bucureşti, Editura Institutului Cultural Român, 2018.
GIOCONDI Michele, Breve storia dell’editoria italiana con 110 schede monografiche delle case editrici di ieri e di oggi dai fratelli Treves a Jeff Bezos, goWare, 2018-2019.