Anna Maria Flonta, la vincitrice del Concorso FestLettura 2026

Anna Maria Flonta è la vincitrice di FestLettura 2026, un concorso rivolto agli studenti di italianistica delle principali università romene, in cui i partecipanti devono scegliere e leggere un testo di letteratura italiana, commentarlo e tradurne un estratto. Il libro che ha suscitato l’interesse della studentessa dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj è La disobbediente di Mavie Da Ponte, che racconta la storia di Monda, «una donna che dice “no”»: non vuole avere figli. Una scelta ‘contronatura’ in apparenza, ma che cela una personalità gelosa della propria libertà.

L’esperienza del premio a Siena

Non avrei mai immaginato che la partecipazione a un concorso potesse portarmi così lontano. Qualche mese fa ho partecipato al concorso FestLettura, rivolto agli studenti di italianistica delle principali università della Romania, che mi ha dato la possibilità di unire due cose che fanno parte del mio percorso: la lettura e la traduzione. Il concorso propone ogni anno diversi testi tra cui scegliere e, dopo averne letto uno, bisogna scrivere un commento personale sull’opera e tradurne una parte. Grazie al primo premio che ho avuto la fortuna di vincere, mi sono ritrovata a Siena per due settimane, con la possibilità di frequentare l’Università per Stranieri e di vivere, questa volta da vicino, una parte dell’Italia che avevo conosciuto soprattutto attraverso i libri. Quando sono arrivata a Siena non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Sapevo che sarei rimasta solo due settimane, quindi pensavo che sarebbe stata un’esperienza breve e forse un po’ difficile da vivere pienamente. Invece, già dai primi giorni, ho iniziato a sentirmi sempre più a mio agio.
La prima cosa che mi ha colpita è stata la città. Siena è piccola, ma sembra quasi di entrare in un’altra epoca, soprattutto nel periodo del Palio. Passeggiando per le strade si incontrano le bandiere delle contrade, i colori, gli stemmi e i simboli che sembrano essere ovunque. Mi ha affascinato soprattutto vedere quanto il Palio non sia semplicemente un evento per turisti, ma qualcosa che appartiene profondamente ai senesi da secoli. Le contrade sembrano quasi dei piccoli mondi all’interno della città, con le proprie tradizioni, i propri luoghi e una storia che viene tramandata di generazione in generazione. Anche le preparazioni per il Palio mi hanno dato l’impressione di vivere Siena in un momento particolare. Una delle immagini che porterò con me è quella delle persone sedute insieme per strada durante le cene di contrada. Mi ha colpito vedere bambini, ragazzi e anziani condividere lo stesso spazio e la stessa tradizione. In quel momento ho capito che il Palio non appartiene soltanto a due giornate dell’anno: appartiene alla memoria della città.
Naturalmente, conoscere una città significa anche assaggiarla. A Siena ho scoperto alcuni piatti e dolci tipici che non potevano mancare nel mio piccolo viaggio. Ho provato i pici, soprattutto quelli all’aglione e quelli al ragù, e ho scoperto quanto una pasta apparentemente semplice possa essere diversa da quella a cui sono abituata. Tra i dolci, invece, mi hanno conquistata i cantucci, il panforte e i ricciarelli. In particolare, i ricciarelli sono diventati quasi una tappa obbligatoria ogni volta che passavo davanti a una pasticceria.
Anche l’esperienza all’Università per Stranieri di Siena è stata diversa da quello che immaginavo. Una delle cose che ho apprezzato di più è stata la possibilità di incontrare persone provenienti da Paesi diversi. In classe non eravamo semplicemente studenti che imparavano l’italiano: ognuno portava con sé una lingua, una cultura e delle esperienze diverse. È stato interessante scoprire quanto si possa imparare dagli altri anche al di fuori delle lezioni. È curioso pensare che una lingua possa essere il punto d’incontro tra persone che, altrimenti, probabilmente non si sarebbero mai incontrate.
Le giornate sono passate velocemente tra lezioni, passeggiate, piccoli viaggi, caffè, gelati e tante conversazioni in italiano. Ho avuto anche la possibilità di visitare altri posti e di vedere un lato dell’Italia che, pur conoscendo già abbastanza bene il Paese, non avevo mai vissuto nello stesso modo.
Torno a casa con tante fotografie, nuovi ricordi, nuove persone conosciute e, soprattutto, con la sensazione che anche un’esperienza breve possa diventare importante. E forse questa è proprio la cosa più bella dei viaggi: non importa quanto tempo rimani in un posto, ma quanto riesci a viverlo. Due settimane non sono abbastanza per conoscere davvero una città, ma sono certamente abbastanza per iniziare ad affezionarsi. E pensando a com'è iniziato tutto, mi fa sorridere sapere che una storia cominciata tra le pagine di un libro mi ha portata fino a Siena.
Per questo sento di dover ringraziare sinceramente gli organizzatori e gli sponsor di FestLettura, non solo per il premio ricevuto, ma soprattutto per aver trasformato quel premio in un’esperienza che porterò con me molto più a lungo di quanto dureranno queste due settimane.
Agli studenti di italianistica vorrei quindi dire di partecipare, anche se magari all’inizio pensano di non essere abbastanza preparati o di non avere nulla di speciale da dire. Scegliere un libro, leggerlo con attenzione, provare a interpretarlo e poi cercare di restituirlo attraverso la propria lingua può essere una sfida, ma può anche portarci verso esperienze che non avremmo mai immaginato. Nel mio caso, mi ha portata proprio qui, a Siena. E, sinceramente, non avrei potuto desiderare un premio più bello!


La disobbediente di Mavie Da Ponte. Commento


Il romanzo La disobbediente di Mavie Da Ponte si inserisce pienamente nella narrativa contemporanea italiana, affrontando con originalità e coraggio uno dei temi più discussi del nostro tempo: la maternità e il diritto di rifiutarla. Pubblicato da Marsilio Editori, il romanzo rappresenta un’evoluzione nel percorso dell’autrice, che dopo l’esordio con Fine di un matrimonio torna a esplorare l’universo femminile, questa volta da una prospettiva ancora più radicale e controcorrente.
La storia ruota attorno a Raimonda, detta Monda, una donna di trentacinque anni che prende una decisione netta: non vuole avere figli. Monda non rifiuta la maternità per ragioni economiche o sociali, ma per un’esigenza profondamente personale, legata alla sua storia, ai suoi vuoti affettivi e al bisogno di preservare la propria libertà. La sua è una disobbedienza consapevole, costruita nel tempo, che la porta a scontrarsi non solo con la società, ma anche con le persone che ama, come il compagno Delio, incapace di accettare fino in fondo questa decisione.
Il romanzo racconta quindi una frattura: quella tra ciò che ci si aspetta da una donna e ciò che una donna sceglie di essere. Quando la relazione con Delio si rompe, Monda entra in una fase di instabilità, fatta di lavori precari, relazioni incerte e continui spostamenti, come se la sua vita riflettesse il caos interiore che sta attraversando. Tuttavia, proprio in questa precarietà si sviluppa il cuore del romanzo: un percorso di ridefinizione del concetto stesso di maternità. Infatti, pur rifiutando la maternità biologica, Monda si trova costantemente circondata da forme alternative di cura e legame. Il rapporto con l’amica Anna, che dopo aver desiderato un figlio si scopre incapace di amarlo, mette in crisi l’idea romantica e «naturale» della maternità. Allo stesso tempo, l’incontro con uomini già padri o la presenza di bambini nella sua vita aprono interrogativi profondi: è possibile essere madri senza generare? È possibile amare senza possedere? Il romanzo suggerisce così che la maternità non coincida necessariamente con la generazione biologica, ma possa manifestarsi nella capacità di prendersi cura dell’altro, di costruire legami e di imparare a pensare a un noi che vada oltre l’io. In questo senso, il romanzo non è solo una negazione, ma anche una ricerca.
Dal punto di vista culturale e letterario, La disobbediente si colloca nella linea della narrativa intimista contemporanea, con influenze che richiamano autrici come Elena Ferrante o Goliarda Sapienza, capaci di indagare l’interiorità femminile senza filtri. Tuttavia, Da Ponte costruisce una voce propria, caratterizzata da uno stile diretto, a tratti ironico, che alterna momenti di leggerezza a passaggi più drammatici. Questo equilibrio tra tragico e comico rende il romanzo estremamente attuale, perché riflette la complessità della vita reale, dove le scelte più difficili convivono con situazioni paradossali e contraddittorie. L’autrice evita inoltre di fornire risposte semplicistiche, preferendo mostrare le contraddizioni dei suoi personaggi e lasciando al lettore il compito di interrogarsi sul significato della libertà.
L’importanza del libro sta proprio nella sua capacità di aprire un dibattito. In una società che si dichiara libera ma continua a imporre modelli impliciti, la figura di Monda diventa simbolica: rappresenta tutte quelle donne che sentono il bisogno di giustificare le proprie scelte, come se la libertà dovesse sempre essere spiegata. Il romanzo mette in discussione l’idea che esista un unico modo giusto di essere donna, mostrando invece una pluralità di percorsi possibili. Allo stesso tempo, ciò che rende la storia particolarmente significativa è la sua dimensione profondamente umana. Monda non è un’eroina perfetta: è contraddittoria, a tratti fragile, talvolta persino incoerente. Ma è proprio questa imperfezione a renderla autentica. La sua disobbedienza non è mai assoluta o semplice: è un processo, fatto di dubbi, ripensamenti e solitudine. Per questo è facile sentirsi coinvolti e riconoscersi in lei. Non tanto nella scelta di non avere figli, quanto nel bisogno di affermare sé stessi contro le aspettative esterne. Monda incarna quella sensazione di essere fuori posto rispetto a ciò che gli altri considerano normale, e il suo percorso diventa così una metafora più ampia della ricerca di identità.
Per concludere, La disobbediente è un romanzo che riesce a essere allo stesso tempo personale e universale. Attraverso la storia di una donna che dice «no», Mavie Da Ponte racconta la difficoltà di scegliere chi essere davvero. Non offre risposte definitive, ma apre domande, e proprio per questo si rivela un’opera significativa nel panorama contemporaneo. Come suggerisce il titolo stesso, la disobbedienza non è presentata come un semplice atto di ribellione, ma come il coraggio di vivere in modo autentico, anche quando questo significa andare contro le convenzioni e mettere in discussione ciò che la società considera normale.


Anna Maria Flonta
(n. 9, settembre 2026, anno XVI)