Il rito della maschera e il furore dell’eretico

Dieci anni di sinergia transculturale tra Cristian Izzo, Skepsis e l’APOLLO - International Festival for Youth & Independent Theater (2016-2025)

Introduzione: Il teatro indipendente come spazio geopolitico e transculturale

Nel dibattito teorico contemporaneo sulle arti performative, il concetto di «teatro transculturale» viene, non poche volte, ridotto a una categoria estetica astratta o a una mera strategia di programmazione istituzionale. Tuttavia, quando l’indagine si sposta verso le realtà indipendenti europee, la transculturalità riacquista la sua natura originaria di rito d’incontro, di sconfinamento geografico e di ibridazione metodologica. Un caso di interesse, giunto nel 2025 al compimento di un cruciale decennale, è rappresentato dal sodalizio artistico tra il drammaturgo, regista e attore italiano Cristian Izzo – con il suo «marchio» Il Luogo in Buio – e la compagnia romena Teatrul Skepsis di Alba Iulia, fulcro pulsante dell’APOLLO - Festival internațional de teatru de tineret (in inglese APOLLO - International Festival for Youth & Independent Theater).
Nato e formatosi nel solco secolare della tradizione performativa campana, Izzo si fa portatore di una poetica radicata, in parte ma non solo, nella filologia e nella pratica della Commedia dell’Arte, ma costantemente tesa verso una decostruzione filosofica ed esistenziale della parola e del corpo. Teatrul Skepsis, insediato nella storica città di Alba Iulia, ha sviluppato negli anni un modello di resistenza culturale e di ricerca antropologica basato sull’azione di un nucleo stabile e sulla profonda ricettività della comunità locale. L’intersezione tra queste due traiettorie, inaugurata ufficialmente nella primavera del 2016, ha generato un ecosistema artistico unico: un decennio di co-produzioni, pedagogia dell’attore e riscritture classiche che ha ridefinito le coordinate dello scambio teatrale italo-rumeno.
Il presente saggio si propone di mappare e analizzare criticamente le tappe fondamentali di questa collaborazione, evidenziando come la convergenza tra la cultura teatrale dell’Italia meridionale e lo spazio scenico transilvano abbia superato le barriere linguistiche per attingere a un linguaggio teatrale universale. Attraverso una narrazione rigorosamente discorsiva, si esaminerà l’evoluzione di un sodalizio che ha saputo trasformare l’isolamento delle periferie culturali in un centro nevralgico di sperimentazione europea.

1. La maschera decostruita: dalle tipologie fisse al «Servitore di nessun padrone».

Il primo triennio del sodalizio, compreso tra il 2016 e il 2018, si configura storicamente come una fase di innesto metodologico del teatro di Izzo all’interno del contesto scenico di Skepsis. L’esordio di Izzo alla III Edizione dell’APOLLO, svoltasi nell’aprile del 2016, avviene con il monologo Ultimo primo giorno di re Ferdinando VIII. Quest’opera chiarisce immediatamente la natura dell’operazione intrapresa dall’artista italiano: non una riproposizione museale o folkloristica del patrimonio barocco, bensì un’indagine archetipica sul potere, sulla solitudine e sulla decadenza, in cui una fitta coralità di personaggi viene interamente racchiusa e risolta nel corpo dell’attore-creatore.
La successiva e sistematica conduzione di workshop sulla Commedia dell’Arte, iniziata nel novembre del 2016 su esplicito invito di Skepsis e reiterata regolarmente negli anni successivi, non risponde a finalità puramente didattiche o accademiche. Al contrario, essa si inserisce in un progetto di trasmissione antropologica del sapere scenico. Izzo trasmette agli artisti romeni presenti i codici della recitazione all’improvviso, l’uso pre-espressivo dell’energia e la scomposizione geometrica del movimento nello spazio. Questa semina teorico-pratica si traduce in una prima, concreta espressione performativa nel maggio del 2017, in occasione della IV Edizione del festival, con il debutto della co-produzione intitolata Pulcinella contro Apollo. In questa pièce, il conflitto tra l’elemento dionisiaco, tellurico e destrutturante della maschera napoletana e l’ordine geometrico e apollineo diventa una stringente metafora dello stesso atto teatrale. Nello stesso periodo, Izzo consolida la sua presenza in Transilvania presentando lo spettacolo solista Ascesa e caduta d’un D’Io, opera che viene esportata con successo anche presso il Festival Experiment di Deva.
La ricerca sulla maschera e sulla sua valenza mitopoietica subisce un’ulteriore radicalizzazione nell’estate del 2017 durante il Festival Zilele lui Bălgrad (Le Giornate di Bălgrad). La co-produzione Pulcinella contro Dracula opera una rischiosa ma felicissima contaminazione transculturale, facendo dialogare l’universo grottesco e carnale dei vicoli napoletani con l’immaginario gotico e vampiresco della Transilvania. Parallelamente, la partecipazione attiva di Izzo alla messinscena de Le ultime parole di Socrate, per la regia del direttore di Skepsis Viorel Cioflica, avvia quel filone di profonda indagine filosofico-politica che caratterizzerà gli anni centrali del decennio.
Nel 2018, infatti, in occasione della V Edizione dell’Apollo Festival, Izzo presenta Sulla semidivinità – opera anch’essa replicata al Festival Experiment di Deva – e, successivamente, durante il Festival Sighișoara Medievală, il provocatorio lavoro Servant for no master (Servitore di nessun padrone). In quest’ultimo testo, lo statuto classico del Servitore, storicamente riconducibile alla figura di Arlecchino o dello Zanni, viene filosoficamente rovesciato: la maschera rifiuta categoricamente il padrone e la logica del servilismo, trasformando l’istanza originariamente comica in un urlo di emancipazione politica ed esistenziale che risuona profondamente nel contesto sociale e storico dell’Europa dell’Est.

2. Il Furore Filosofico e l’Arte Totale: De l’Eroico furore (2019)

La maturazione intellettuale ed estetica del rapporto tra Cristian Izzo e l’asse culturale di Alba Iulia tocca il suo apice nel 2019, in occasione della VI Edizione dell’Apollo Festival, con il debutto dell’opera De l’Eroico furore di colui che arde. Questo spettacolo rappresenta un momento di fondamentale importanza critica nella storiografia della compagnia, in quanto espande i confini della co-produzione teatrale verso la dimensione della contaminazione con l’opera d’arte visiva.
Il testo, incentrato sulla figura eretica, filosofica e fiammeggiante di Giordano Bruno, viene strutturato ed eseguito attraverso una complessa sinergia tripartita. Questa vede la cooperazione ravvisabile tra la compagnia indipendente italiana Il luogo in buio, il nucleo attoriale di Skepsis e l’universo visivo e plastico della fondazione InterArt Aiud, coordinata dallo scultore e artista visivo Ștefan Balog.
La messinscena supera radicalmente la logica tradizionale della recitazione frontale e della scenografia illustrativa. La parola filosofica bruniana, densa di richiami ermetici e cosmologici, si fa materia plastica, dialogando direttamente con le installazioni e le sculture metalliche e materiche presenti sul palco. Il corpo di Izzo e degli attori coinvolti diventa a sua volta un monumento semovente, un frammento di materia vivente che «arde» nel fuoco del pensiero logico-magico. Dal punto di vista teorico, lo spettacolo dimostra come la figura del filosofo rinascimentale italiano possa essere riletta come un archetipo universale della libertà di pensiero, superando la specificità storica della Controriforma per farsi manifesto transculturale di resistenza intellettuale e artistica.

3. La resilienza post-pandemica, la ricerca vocale e le riscritture shakespeariane (2021-2023)

Dopo la sospensione globale delle attività performative in presenza causata dalla crisi pandemica del COVID-19, la ripresa delle attività nel 2021, coincidente con la VII Edizione del festival, è segnata da una profonda e dolorosa riflessione sulla vulnerabilità dell’attore e sulla necessità di riscoprire la ritualità teatrale come strumento di guarigione e coesione collettiva. In questo clima di ripartenza, Izzo presenta due lavori speculari e complementari: Arrivo e partenza, una lucida riscrittura d’attore condotta a partire dalle pagine del romanzo Opinioni di un clown di Heinrich Böll, e Comedians During the Plague. Quest’ultimo spettacolo viene interpretato con Giuseppe Borrelli, una figura che da questo momento in poi si strutturerà come partner scenico costante, alter ego interpretativo e colonna portante nell’economia estetica e drammaturgica del decennale.
La dimensione vocale viene indagata non come mero veicolo di significati logico-verbali o veicolo del testo, ma come emissione pre-verbale, vibrazione sacra, risonanza profonda e presenza corporea estesa nello spazio scenico.
I frutti maturi di questa radicale ricerca si manifestano compiutamente nel 2022, durante l’VIII Edizione dell’APOLLO con lo spettacolo Pulcinella felice alla fine del mondo. In questa produzione scritta e diretta come abitudine da Izzo, questi e Borrelli dividono stabilmente la scena con Viorel Cioflica, formalizzando sul palco un bilinguismo scenico totale. Le battute in lingua italiana e in lingua romena si incastrano in un perfetto meccanismo ritmico e sonoro che annulla la distanza linguistica e linguistica del pubblico, a favore di una partitura acustica universale accessibile a prescindere dall’idioma natio.
L’internazionalizzazione e il riconoscimento del valore politico e culturale del sodalizio ricevono una definitiva consacrazione istituzionale nell’estate del 2023 attraverso il progetto denominato C.R.E.A.T.E., un’iniziativa di ampio respiro interamente finanziata dalla Comunità Europea. Questo programma di mobilità transnazionale permette a Izzo di dirigere ad Alba Iulia un workshop intensivo della durata di dieci giorni, che culmina nella creazione della performance collettiva itinerante Streets of Hope e nel raffinato studio intitolato A Love Letter from a Shy Lover.
Nell’ottobre dello stesso anno, la IX Edizione dell’APOLLO raccoglie i frutti di questa straordinaria accelerazione produttiva con il debutto di Hamlet, una riscrittura viscerale di Izzo, ridotta per soli due attori (Izzo e Borrelli) del capolavoro di William Shakespeare. Lo spettacolo, spogliato di ogni orpello scenografico o filologico per concentrarsi esclusivamente sulla dialettica coreutica, fisica e spirituale tra i personaggi, viene successivamente selezionato ed esibito presso il prestigioso Festival Internazionale di Teatro di Cluj-Napoca. Questo traguardo inserisce di fatto le co-produzioni nate sull’asse Alba Iulia-Napoli all’interno del circuito maggiore della critica teatrale e della storiografia performativa romena contemporanea.

4. Il compimento del decennio: Coralità, eclettismo e l’epopea vivianea (2024-2025)

Gli ultimi due anni del decennio preso in esame evidenziano un vistoso e consapevole mutamento di scala formale: dall’assolo interpretativo o dal duo attoriale si passa alla paratassi strutturale di grandi cast corali. Questa evoluzione permette di importare e far risiedere ad Alba Iulia un’intera carovana di professionisti, attori e musicisti della scena italiana, a testimonianza della stabilità strutturale, logistica ed economica del ponte culturale edificato nel corso del tempo.
Nel settembre del 2024, in occasione della storica X Edizione del festival, lo spettacolo Ecletticamente si configura come un vero e proprio manifesto metodologico di questa nuova fase corale. Izzo schiera sul palco un ensemble eterogeneo composto da Giuseppe Borrelli, Serena Cascone, Maria Giovanna Danise, Renato Marrazzo, Arturo Ruggiero e Riccardo Somma. La performance frantuma deliberatamente la linearità narrativa aristotelica per proporre una partitura frammentata di stili, canti e linguaggi eterogenei, celebrando i dieci anni di permanenza ideale dell’estetica italiana in Transilvania attraverso un consapevole cortocircuito di generi performativi che spazia dal grottesco al dramma lirico.
Il coronamento poetico, scientifico e umano dell’intero decennale si compie infine nell’ottobre del 2025, durante l’XI Edizione, con il debutto dell’opera Life. Stage. Fight!. Si tratta di un complesso reading concerto per voci, pianoforte e chitarra, interamente concepito e dedicato alla figura monumentale del drammaturgo stabiese Raffaele Viviani, in occasione del settantacinquesimo anniversario della sua scomparsa. La straordinaria complessità dell’operazione risiede nel trapianto antropologico e linguistico operato sul testo: Izzo, affiancato in scena da Serena Cascone, Maria D’Amora, Renato Marrazzo, Arturo Ruggiero e Imma Sorrentino, con il supporto musicale di Giuseppe Avenia alla chitarra e di Maria Giovanna Danise al pianoforte, porta la lingua ferita, la ritmica spietata, la fame e la dignità plebea del teatro di Viviani di fronte a una platea internazionale nel cuore della Romania.
Viviani, storico esponente di un teatro muscolare, violentemente sociale e intimamente musicale (Viviani 1994), trova nello spazio scenico di Alba Iulia una cassa di risonanza del tutto inaspettata. La messinscena di Life. Stage. Fight! dimostra empiricamente la tesi centrale dell’intero percorso decennale: la specificità linguistica estrema – il dialetto stabiese e napoletano del primo Novecento, le melodie identitarie dei venditori ambulanti e degli emarginati – non costituisce affatto un limite o una barriera alla ricezione estera. Al contrario, se veicolata da un rigore tecnico assoluto, da una partitura corporea precisa e da una radice antropologica condivisa, la specificità locale si trasmuta magicamente in un archetipo universale del dramma e della sofferenza umana.

Conclusioni: Izzo-Skepsis come resistenza teatrale

La lunga e fruttuosa collaborazione tra Cristian Izzo, Skepsis e l’APOLLO non si è mai configurata come una mera e saltuaria successione di tournée commerciali, né come uno scambio di cortesi ospitalità accademiche. Al contrario, essa ha assunto i tratti di una vera e propria residenza artistica permanente, esistenziale, continuativa e militante.
Il successo e la longevità di questo specifico modello culturale risiedono primariamente in tre fattori epistemologici interconnessi:
In primo luogo, si rileva la profonda reciprocità del dono culturale. Izzo ha innestato nel tessuto teatrale transilvano la carne, il ritmo, la vocalità e la rigorosa tecnica della Commedia dell’Arte e della grande tradizione dialettale campana; di contro, Skepsis ha offerto a Izzo uno spazio di totale e incondizionata libertà creativa, un territorio protetto dalle logiche puramente commerciali del mercato distributivo e dai condizionamenti burocratici.
In secondo luogo, emerge l’efficacia di una transculturalità fondata sul corpo. Spettacoli cruciali come Pulcinella felice alla fine del mondo o la riscrittura di Hamlet hanno ampiamente dimostrato che il corpo dell’attore, l’azione fisica e la partitura ritmico-muscolare della voce sanno farsi carico del senso profondo del dramma ben prima e ben oltre la comprensione puramente semantica o letterale del testo verbale da parte dello spettatore.
Infine, si deve sottolineare la continuità formativa operata sul pubblico. La comunità degli spettatori dell’APOLLO e della città di Alba Iulia è letteralmente cresciuta dal punto di vista culturale ed estetico insieme all’artista italiano, compiendo un percorso formativo lineare che l’ha portata dalla fruizione iniziale della maschera codificata e della Commedia dell’Arte nel 2016, fino alla ricezione matura della complessa e stratificata drammaturgia musicale di Raffaele Viviani nel 2025.
Il decennale Izzo-Skepsis si pone nel panorama contemporaneo come un esempio luminoso e riproducibile di come il teatro di ricerca indipendente possa ancora edificare ponti geopolitici e spirituali permanenti. Esso dimostra con assoluta chiarezza che le periferie geografiche e culturali della provincia europea possono trasformarsi, attraverso il rigore inflessibile dell’arte, la dedizione pedagogica e la fedeltà politica dell’incontro, nel centro nevralgico di una nuova e rivoluzionaria mappa dell’immaginario teatrale di oggi.



Armando Rotondi

(n. 9, settembre 2026, anno XVI)