«Sulla strada di Morandi». L’universo poetico di Marco Vitale

Marco Vitale è un poeta contemporaneo dalla voce lirica distinta, stabilitosi dal 1989 a Milano, dove affianca alla traduzione letteraria diverse collaborazioni editoriali.
La sua opera riflette un’introspezione meditativa e un’attenzione sottile al tempo, alla memoria e alla presenza del mondo, espresse in un linguaggio limpido e denso.
Ha esordito poeticamente con Monte Cavo (Edizione del Giano, 1993) e ha pubblicato raccolte importanti quali: L’invocazione del cammello (Amadeus, 1998), insignita del Premio Alpi Apuane; Il sonno del maggiore (Il Bulino, 2004); Canone semplice (Jaca Book, 2007), finalista ai premi Lago di Orta e Frascati; e Diversorium (Il Labirinto, 2016), volume introdotto dal critico e storico della letteratura Giancarlo Pontiggia.
Nel 2018 è uscito Gli anni (Nino Aragno Editore), un’antologia che riunisce le poesie pubblicate nei volumi precedenti e segna un bilancio essenziale del suo percorso lirico.
È stato tradotto in tedesco da Maja Pflug (Ein Winter, Josef Weiss Editore, Mendrisio, 2008), in inglese da Barbara Carle (Emblems of Sleep, Gradiva, New York, 2020), nonché in lingua romena, nella rivista Ramuri, n. 9/2019. Collabora con Cenobio e Succedeoggi ed è membro della redazione di Edizioni di poesia Il Labirinto.
Il volume più recente è La strada di Morandi (Passigli Editori, 2024), con una prefazione di Gabriella Palli Baroninel, quale l’immagine evocativa della strada bianca, legata all’artista Morandi, diventa motivo poetico centrale.
Gli anni è stato insignito di premi importanti: Luciana Notari e Dino Campana (2019), nonché del Premio internazionale Gradiva (2020), come riconoscimento critico di un’opera solida.
La strada di Morandi è stato inserito tra le proposte per il Premio Strega, entrando nella lista delle opere valutate nella fase iniziale di questo prestigioso premio italiano dedicato alla poesia.
Il titolo del volume indica una chiave interpretativa che supera il riferimento puntuale e si colloca nell’ambito di una dichiarazione poetica. La «strada» non indica qui uno spazio urbano concreto, identificabile topograficamente, ma un itinerario interiore, un modo di guardare e di abitare il reale. Suggerisce il cammino lento, ripetitivo, la fedeltà agli stessi luoghi e agli stessi oggetti, assunti non come semplice sfondo, ma come forma di conoscenza. Il riferimento a Giorgio Morandi attiva un’intera tradizione della discrezione e del rigore. È il pittore che ha rifiutato il sensazionale, tornando sulle medesime bottiglie, sui medesimi vasi e interni, finché essi hanno cessato di essere semplici oggetti per farsi forme della durata.
In questo senso, «la strada di Morandi» non è una via che conduce altrove, ma un percorso che si approfondisce, che si ripete e si affina attraverso il ritorno. Per Marco Vitale essa diventa un punto di riferimento etico ed estetico. Il volume non costruisce un discorso ecfrastico in senso classico, non descrive quadri e non commenta biograficamente l’opera del pittore, bensì assume il metodo morandiano: riduzione del reale all’essenziale, concentrazione sugli oggetti modesti, rifiuto del rumore e dell’effetto immediato.
La poesia funziona come un esercizio di attenzione, nel quale le piccole cose sono lasciate esistere nel silenzio finché non acquistano densità simbolica. Il titolo può essere letto, così, come l’assunzione di una filiazione: percorrere «la strada di Morandi» significa accettare una poesia del limite, della ripetizione e della pazienza, in cui il senso non si afferma attraverso rivelazioni improvvise, ma si accumula lentamente, per sedimentazione. È il cammino di una maturità poetica che non cerca la novità come valore in sé, bensì la profondità e il rigore dello sguardo.

 

Natale 1914

Natale! Trema il bimbo, l’asino
Fa lo spiritoso
- Ah, dice, il vostro Gesù Cristo
Non è che un sanculotto.

Ma il bue col suo respiro scalda
Da par suo la mangiatoia
E gli angeli lassù cantano: - Gloria
Sulla terra e nei cieli.

Laggiù i bravi fanti di Joffre
Gelano nei pastrani
Dicono: Grazie per i dolci
Crucchi, che buone cialde!

E Saint Michel si china su di loro
E nella notte nera dice:
Natale ai figli della Francia e gloria
Sulla terra o nei cieli.

 

Ritornerà la neve

Ritornerà la neve la rivedo
con te; la prima volta era a Milano,
a un così tutto bianco Piazzale Libia.
C’era ancora il poeta
che immaginavo timoroso oltre le tende,
al primo piano della casa;
c’era, quel giorno, un silenzio
velato d’allegria, l’ombrello rosso
poi perduto e un incanto che forse

non fu mai ritrovato.

 

Una croda di anemoni

Una croda di anemoni di cardi
di silene, sassifraghe
e poi l’azzurro di Novalis, tutto
brilla per questo tratto così chiaro
di giugno e già una candida
teoria di cirri muove
nell’aperto e pare una ghirlanda
e brillano anche i nomi e si ricordano
anche i nomi e la luce

 

Non pensavo a Persefone scrivendo

Non pensavo a Persefone scrivendo
di un melograno e ai suoi semi
sei di numero
per risalire ai vivi.
Forse non pensavo nemmeno
e quel colore melograno era un mantello
di caducità ma così spesso
così avvolgente che ancora
ne ho ricordo.

 

Così come scrivevi ora non scrive (a Roberto Deidier*)

Così come scrivevi ora non scrive
forse più nessuno, era incongrua
quella teoria di immagini tagliate
non si sa come ma strette
in teoriche francesi, emblemi
luccicanti, serissimi
convegni.
Oh amico, quanto poco ne resta
e perché mai mi chiedo s’ebbe
a passare di lì la tua ventura
d’intelligenza buona e la malinconia
velata d’un sorriso che forse già sapeva.
Sì, le parole impossibili
da te disposte come aculei e quel sorriso
come confliggono alla luce
del solo mio remoto ricordare.

 

Sì, forse soltanto nei romanzi

Sì, forse soltanto nei romanzi
se durarono e giunsero
per le luci prospettiche
un prima e un dopo
stabilirono un tempo
che non fu mio ma sale
come la vecchia strada di Morandi
il tratto lieve opaco della polvere.


A cura di Carmen Teodora Făgețeanu
(n. 1, gennaio 2026, anno XVI)


*  Poeta e saggista italiano (Roma, 31 agosto 1965).