Le nozze coi fichi secchi di Goffredo Fofi

Scomparso l’11 luglio scorso, all’età di 88 anni, Goffredo Fofi è senza dubbio una delle personalità più singolari della cultura italiana contemporanea. Dopo Arcipelago Sud, Feltrinelli manda in libreria la ristampa di Le nozze coi fichi secchi. Storie di un’altra Italia (pp. 320, Euro 19,00), che rispecchia a tutti gli effetti il suo stile di vita e il suo impegno politico e sociale. «Ogni uomo è responsabile del proprio tempo» ha scritto Corrado Alvaro, un’affermazione che Goffredo Fofi ha fatto sua e l’ha posta alla base della sua complessa e multiforme attività intellettuale.
Lui non guidava e non possedeva l’automobile, e quindi nel corso della sua vita ha percorso l’Italia in lungo e in largo con il treno. E infatti Storie di treno s’intitola la parte più direttamente autobiografica del suo bellissimo libro, dalla nascita a Gubbio in una famiglia tribù sino al 1977, cioè all’abbandono di Lotta continua a cui si era avvicinato sin dalla sua fondazione. Fofi inizia il suo racconto con una nota di ottimismo: dice di sentirsi una persona «fortunata, che continua a incontrare e conoscere individui di valore anche là dove uno non se lo aspetta, […] e per il fatto di vivere in un Paese […], dove nonostante tutto, nonostante il conformismo e l’omologazione, l’arroganza degli arricchiti e la vacuità dei leader, esiste una varietà di situazioni possibili nelle quali si reagisce e si inventa e si costruisce».
Con questo libro Fofi ha inteso rievocare e ripensare le fasi più salienti della sua autobiografia e della sua attività di «organizzatore di cultura», di pedagogista e di «operatore sociale» (come lui stesso ama definirsi), testimoniando questo continuo sforzo di andare oltre i vecchi orizzonti politici e culturali, questa faticosa ricerca di nuovi punti di riferimento e di nuove certezze di carattere teorico e ideale. Ne viene fuori una sorta di autoritratto dai contorni ben definiti e che non lascia adito a mezze misure. Infatti, l'immagine che emerge dalle pagine di questo libro è quella di una sorta di «francescano» che ha fatto e fa della critica e della denuncia il cardine della sua attività intellettuale e della sua passione politica e morale.
Fofi non ha amato l'Italia di oggi, come non ha amato l'Italia di ieri, e ha fatto di tutto per dimostrarlo. Secondo lui il nostro paese è governato da un ceto dirigente rampante, corrotto, arrogante e mediocre, moralmente, politicamente e culturalmente. Eppure, sono ormai in pochi che si impegnano per modificare, per rovesciare questa situazione, e quei pochi vengono continuamente isolati, emarginati, denigrati da una «classe media» ormai legata ai valori del successo e del potere. Il discorso di Fofi è sempre ispirato da un'intensa passione civile e da un'acre polemica, ma non è una polemica fine a se stessa. Egli ci disegna un quadro sociale e politico abbastanza pessimistico, tuttavia sarebbe sbagliato considerarlo un pessimista rinunciatario, un apocalittico di sinistra. In realtà, Fofi deve essere considerato un moralista radicale, una sorta di operatore sociale abbastanza lontano dalla figura di intellettuale in voga oggi, cioè completamente estraneo alla cultura accademica e specialistica e avverso ai giochi, ai compromessi e agli intrighi del potere (partitico, massmediatico, accademico ecc.) e al malcostume tipico della corporazione e delle tribù degli intellettuali.
I suoi modelli ideali provengono dalla sinistra eretica e libertaria; il suo punto di partenza è sempre stato ed è tuttora una militanza di tipo pedagogico, animata dal bisogno e dalla passione di conoscere, di capire e di operare con la prospettiva di cambiare il mondo, la società contemporanea. È una scelta minoritaria e movimentista e il suo instancabile attivismo ha come principale obiettivo l'aggregazione e la formazione di una rete di operatori culturali e sociali capaci di intervenire sulla realtà concreta. «La sinistra è in crisi, viva la sinistra!»: questo è il motto che lui amava ripetere; e in questa battuta si condensa tutto il suo programma politico, il cui principale obiettivo è stato quello di rigenerare, di rinnovare i modi e le forme dell'agire politico, della pratica sociale e culturale, partendo dal basso.
A ben vedere, Le nozze coi fichi secchi è per molti versi un libro esemplare, che con Pasqua di Maggio forma una sorta di dittico, ed è l'opera che, a mio modesto parere, meglio condensa e definisce la multiforme attività politico-culturale di Fofi. A prima vista può sembrare semplicemente un'autobiografia, ma non è solo un'autobiografia: è qualcosa di più. Infatti, insieme alla parte di carattere prettamente autobiografico, vi sono pagine in cui Fofi riesce a descrivere, davvero con rara efficacia e in maniera incisiva, una serie di ritratti di alcuni «maestri» e «compagni»: da Ghandi a Capitini, da Victor Serge a Camus, da Carlo Levi a Danilo Dolci, da Manlio Rossi-Doria a Silone, da Nicola Chiaromonte a Elsa Morante, da Federico Fellini a Pier Paolo Pasolini, da Franco Fortini a Raniero Panzieri, da Danilo Montaldi a Giovanni Pirelli, da Grazia Cherchi a Volponi, da Fachinelli a Alexander Langer, da Marco-Lombardo Radice a Camilla Cederna ecc. Figure esemplari che nel corso del tempo hanno segnato la sua esistenza e la cultura italiana contemporanea.

Giuseppe Muraca
(n. 5, maggio 2026, anno XVI)