Alla memoria del dottore italo-romeno Livio Zanolini

L’11 febbraio 2026 abbiamo accompagnato per l’ultimo viaggio Rosy (Rosa Maria) Baraldi-Zanolini che è venuta a mancare il 7 febbraio all’età di 85 anni. Era la terza e ultima moglie di Livio Zanolini, l’amore della sua vita. I due sono stati un porto sicuro per i romeni che approdavano in Italia, in Veneto, nelle prossimità di Padova.
Rosy era una donna moderna nei pensieri e tradizionale nell’ospitalità. Ho sempre detto e avevo dichiarato anche a lei che la considero la mia zia italiana. Mi ha abbracciata quando le ho detto con il suo sorriso solare accompagnato dal suo dolce «tesoro». La famiglia del cuore non ha nulla a che fare con il lignaggio sanguineo, ma con le scelte della vita e il viaggio che ognuno di noi fa attraverso il tempo che ci è concesso.
Rosy era solare, affabile, una impeccabile amica che ospitava chiunque passava per la dimora di Livio a Torreglia sui Colli Euganei, oppure dopo, a casa sua a Cervignano dei Friuli, dove ha vissuto gli ultimi anni della vita vicino ai figli e ai compagni del sindacato pensionati italiani della CGIL.
Era di fede politica socialista, come simboleggiano anche i garofani offerti in dono alla fine della cerimonia nella sala del commiato che ne sono la testimonianza.
Era amica di grandissimi artisti romeni, primo fra di tutti di Marcel Chirnoagă. Come pronunciava lei «Marcel» (o alla italiana «Marcello») non lo faceva nessuno. Quando scandiva il suo nome, le sue labbra si aprivano in una specie di sorriso e ammirazione per il suo ospite gradito di tanti e lunghissimi anni, anche in gioventù, quando lei, da brava e coraggiosa sessantottina, aveva deciso di divorziare, cosa assai poco frequente nell’Italia degli anni ’60 e di andare insieme ai suoi due figli a vivere e lavorare in una piccola località vicino a Milano, Cinisello Balsamo. Lì ha continuato il suo impegno politico e sociale, lì ha diviso la sua faticata pagnotta con tutti i suoi ospiti romeni e italiani, ma primo fra tutti Marcel Chirnoagă.
Era una fervente ammiratrice di Nelu Pascu, l’artista ormai padovano che dipinge all’aperto presso il ponte della Specola a Padova e che, per un po’ di anni, ha convissuto con la coppia Baraldi-Zanolini, a Torreglia, nella villa immersa nella natura incontaminata dove la strada, nell’ultimo tratto, addirittura selciata nella colina e coperta solamente dalla ghiaia, finiva proprio davanti alla loro porta. Era come una metafora: qui finisce il mondo!
Quando nel 2022 la famiglia di Silvano Zatti, importante imprenditore veneto, ha donato il busto di Dante, opera di Eugen Ciucă, che era appartenuta al loro padre, al comune di Pontelongo, comune dove Livio Zanolini fu medico di base o «della mutua», Rosy Baraldi-Zanolini mandò un commovente messaggio ai partecipanti all’inaugurazione dell’opera. Rosy parlava nel messaggio di quel tempo quando artisti come Eugen Ciucă, importante scultore romeno, erano i benvenuti in casa del dottor Zanolini e hanno fatto diventare singolare questo comune del padovano nella mappa dell’emigrazione di moltissimi artisti e intellettuali romeni che scappavano dalla dittatura ceauşista e che erano arrivati alla Biennale di Venezia, da dove Livio Zanolini li “pescava” e li aiutava perché potessero rimanere in Italia, offrendo loro un tetto e un pasto. Molti sono rimasti per anni, come è il caso del pittore e professore dell’Accademia di Belle Arti di Bucarest Henry Mavrodin (per dettagli guardate anche il mio articolo Alla memoria del medico italo-romeno Livio Zanolini, sempre nella nostra rivista Orizzonti culturali italo-romeni, numero 1 del gennaio 2023).
Sono rimasti da Livio, ma fare da padrona di casa è stata sempre Rosy. Lei dava quel tocco di classe, quel calore umano che ricorderò per tutta la vita. Abbiamo pranzato da Rosy e Livio almeno una volta noi tutti quelli che siamo «rimasti» in Italia, oppure quelli che hanno fatto le funzioni di direttori dell’Istituto Romeno di Cultura a Venezia, dove i coniugi Zanolini erano sempre presenti alle manifestazioni culturali, ma soprattutto ai vernisaj (l’inaugurazione delle mostre). Dallo storico Ion Bulei a Ioan-Aurel Pop, l’attuale presidente dell’Accademia Romena nonché vicedirettore per anni dell’importante istituzione culturale romena a Venezia, sono stati gli ospiti graditi della coppia. Professori dell’Università di Padova come Roberto Scagno, artisti romeni come Ion Atanasiu-Delamare o Petru Alexandru Galai («Momi») hanno soggiornato da Rosy e Livio e avevano lasciato come testimonianza del suo passaggio delle opere come, per esempio, uno dei mostriciattoli con sembianze medievali che Rosy usava come ferma porta perché maneggiabile, essendo di dimensioni ridotte, realizzato in un bellissimo bronzo, opera di un vero alchimista che era Momi. Molti altri ancora che non ricordo e per cui mi scuso di non poter menzionare tutti sono stati ospiti graditi a Torreglia e Cervignano del Friuli. Non meno importante era il fatto che la casa di Torreglia e l’appartamento di Cervignano del Friuli erano delle vere e preziose collezioni d’arte, in preponderanza d’arte romena.
Una coppia con la quale Rosy e Livio avevano un legame stretto era quella del dottor Gustavo Baron e la moglie Natalia. Lui è un ex-dirigente di una importante impresa della Riviera del Brenta e anche un appassionato collezionista d’arte, spesso d’arte romena. Tutto quello che era il mondo di Rosy e Livio era legato all’arte e implicitamente, ai romeni, alla cultura e alla civiltà romena. Fino all’ultimo Rosy è stata una sostenitrice delle iniziative culturali romene, ha partecipato, finché le è stato possibile, a tutte le mostre, incontri culturali all’Università di Padova e all’Istituto Culturale Romeno di Venezia che il professor Cristian Luca organizza con grande professionalità. Ha sempre ammirato ed è stata una fedele lettrice della rivista Orizzonti culturali italo-romeni e della direttrice Afrodita Cionchin che Rosy apprezzava in special modo per il contributo all’incontro tra le due culture.  I romeni hanno perso con la scomparsa di Rosy Baraldi-Zanolini una loro devota e grandissima sostenitrice.
Ma Rosy era anche più di tutto questo. Devota ai suoi ideali della sinistra italiana, è stata umanitaria in tutto, persino nell’ultimo desiderio dove ha messo il suo marchio di sobrietà e umanità. Non ha voluto che le si portassero i fiori, ma se qualcuno desiderava, poteva fare un’offerta a Emergency, l’associazione italiana fondata da Gino Strada a Milano nel 1994 che soccorre i bisognosi per le cure mediche sui teatri di guerra, i bambini di Gaza e tutti coloro che hanno bisogno di assistenza medica gratuita. Ecco chi era Rosy Baraldi -Zanolini! Prima gli altri.
Alla cerimonia di ieri 11 febbraio ha parlato la nipote – Denise Khouri Chalouhi, figlia di Daniela Tripiciano, amata figlia di Rosy, Daniela Tripiciano, che aveva sposato e seguito nel matrimonio il marito, un medico libanese che studiava in Italia. Daniela ha lasciato da pochi anni il Libano con tristezza dopo la morte del marito e anche con nostalgia per i suoi studenti del Conservatorio di Beirut dove lei insegnava italiano alla scuola di Bel canto. Denise è una giovane dottoranda all’Università di Trieste, l’orgoglio della Rosy che chiamava «Didi». Era presente anche il figlio di Rosy, Alessandro Tripiciano con la famiglia, commosso e addolorato e i compagni del sindacato e di fede politica. Il rappresentante della sezione pensionati della CGIL ha parlato di questa donna «piccola, ma forte come una quercia», che si è subito data da fare per la comunità appena arrivata a Cervignano del Friuli. Erano presenti circa un centinaio di persone a dare l’addio a Rosy. Io ero emozionatissima e non sono riuscita a parlare, anche se so che a Rosy sarebbe piaciuto molto. Le lacrime di Denise hanno scatenato le mie e il lungo viaggio di ritorno verso Venezia dove mi aspettavano cinque ore di corso all’Istituto «Carlo Zuccante», dove insegno da qualche anno, mi hanno fermata. Ma voglio «sdebitarmi» con Rosy nel mio addio e ho voluto scrivere questo articolo per far conoscere a chi è interessato il fatto che in Italia ci sono state e ci sono tuttora, persone che hanno amato e amano la Romania, la sua arte e la sua cultura, persone che sono frutto di una cultura di sinistra come Rosy, ma che hanno ben poco a che fare con quello che per «sinistra» si spaccia nell’Est Europa, gente buona e gentile che  ha aperto la porta ai romeni in transito o che si sono fermati in Italia, oppure a quelli che vivono in Romania tuttora ma che conservano nel cuore un’immagine di una amica italiana dei romeni come è stata Rosy Baraldi-Zanolini.
Finisco con questo romantico ed emozionante ultimo desiderio di Rosy. Le sue ceneri ha voluto che fossero disperse nel mare e ha invitato tutti noi, quando guarderemo il mare, dovunque saremo, di pensare che dentro c’è anche lei, Rosy, adesso passata oltre, ma che rimarrà nei nostri cuori per sempre. E con lei ci saranno sempre gli altri due uomini della foto – il dottore italo-romeno Livio Zanolino e «Marcello», il caro amico di Rosy, il grandissimo grafico romeno Marcel Chirnoagă.




Liana Corina Țucu
(n. 3, marzo 2026, anno XVI)