Database «Scrittori romeni in italiano»: le uscite editoriali nel 2025

Anche il 2025 è giunto al termine ed è arrivato il momento dei bilanci facendo il punto su ciò che riguarda le pubblicazioni editoriali uscite nel corso dell’anno appena concluso e registrate nel database Scrittori romeni in italiano, a cura di Afrodita Cionchin e Mauro Barindi.

Nel 2025, il panorama editoriale italiano registra 16 nuove traduzioni di opere romene (o legate all’universo culturale romeno), un numero inferiore a quello del 2024 (in cui erano state registrate 19 pubblicazioni), che confermano comunque la costante attenzione verso questo spazio letterario.

La distribuzione dei titoli evidenzia per il 2025 una predominanza della narrativa (6 volumi), affiancata da una presenza significativa della poesia (5), e poi il teatro (2), la memorialistica (2) e la saggistica (1).

La narrativa si distingue per ampiezza e varietà: si passa dalla riscoperta di autori del Novecento, come Sidonia Drăgușanu (La strana amica, trad. di Luisa Valmarin, Elliot) e Ilarie Voronca (Confessioni di un'anima falsa, trad. dal francese di Paolo Bellomo e Luca Bondiolo, Bordeaux edizioni), a voci contemporanee quali Simona Sora (Compiacenza, trad. di Sara Salone, Besa Muci editore), Tatiana Niculescu (Il santo numero 6, trad. di Horia C. Cicortaș e Igor Tavilla, Castelvecchi) e Ana Maria Patrașcu (Marenuca e i dieci panettoni mordicchiati, trad. di Alina Monica Țurlea, Rediviva). Colpisce anche la presenza di autori romeni attivi in altre lingue, come Eugène (Meiltz), Lettera al mio dittatore (trad. dal francese di Francesca Cosi e Alessandra Repossi, Bottega Errante), oggi cittadino svizzero ma nato a Bucarest, dove ha trascorso l’infanzia, che contribuiscono a dare un’immagine più complessa della diaspora culturale romena. Sono scelte editoriali che rivelano un interesse per testi che uniscono introspezione, tensione etica e attenzione ai rapporti tra individuo e storia.

La poesia, pur numericamente più contenuta, assume un ruolo di rilievo simbolico: ai due volumi poetici di Ana Blandiana – l’antologia Raccolto d’angeli (trad. di Mauro Barindi, Bompiani) e la silloge Si fa silenzio in me (trad. di Bruno Mazzoni, Elliot) – si affiancano un’antologia, AA.VV., Su dolci corde di silenzio. Florilegio di poesia romena (trad. di Valentina Negrițescu, a cura di Armando Santarelli), dell’editrice Rediviva, che amplia la conoscenza del canone lirico romeno, e i volumi di Ofelia Prodan e Daniel D. Marin, Epistole sarde (trad. di Irina Țurcanu, cura di Paola Sini, Il Convivio), rappresentativo delle tendenze poetiche più recenti, e di Magda Cârneci (Transneuronale, trad. di Giovanni Magliocco, Raffaelli editore).

Nel teatro, la presenza simultanea di Ion Luca Caragiale (Teatro. Una lettera perduta; Una notte burrascosa; Come a Carnevale, a cura di Nicoleta Sofroni, Cue Press) e Matei Vișniec (Vecchio clown cercasi. La storia degli orsi panda raccontata da un sassofonista che ha una ragazza a Francoforte, a cura di Emilia David, trad. di Emilia David, Pascale Aiguier, Giuseppe Salidu, Davide Piludu, Edizioni ETS) mette in dialogo la tradizione e la contemporaneità della drammaturgia romena. Da un lato, l’ironia sociale e il realismo di fine Ottocento; dall’altro, il teatro poetico e metafisico di una delle voci europee più riconoscibili degli ultimi decenni.

La memorialistica restituisce prospettive biografiche che gettano luce sulla storia recente della Romania: la biografia dedicata all’attivista dei diritti umani, Margareta David, curata da Aurora Martin (Il grido delle ferite. Biografia di Margareta David, trad. e prefazione di Nicoleta Silvia Ioana, Rediviva) e il volume autobiografico familiare attraverso le vicende della nonna (Una vita romena, trad. di Anita Bernacchia, La nave di Teseo) di Cristian Mungiu, il noto regista cinematografico, testimoniano l’interesse crescente per percorsi personali che raccontano, attraverso le vite individuali, il contesto più ampio del Paese.

La saggistica, rappresentata da L’oblio di Roma. Studi di archeologia dell'immaginario (trad. di Igor Tavilla, Mimesis) della studiosa Laura Mesina, offre un contributo raffinato agli studi sull’immaginario e sui rapporti simbolici tra culture, ampliando il ventaglio dei settori in cui la ricerca romena viene tradotta e recepita.

Nel complesso, il quadro del 2025 fornito dal database «Scrittori romeni in italiano» evidenzia una produzione ricca, articolata e bilanciata, in cui convivono classici e contemporanei, autori affermati ed emergenti, progetti editoriali di grandi case editrici e iniziative curate da editori medi e piccoli, spesso decisivi per la continuità della presenza romena in Italia. Anche il ruolo dei traduttori si conferma centrale: un gruppo eterogeneo ma solido, capace di garantire qualità e continuità nel dialogo letterario tra i due Paesi. Queste uscite delineano un anno che consolida ulteriormente la vitalità della letteratura romena nel contesto italiano e suggeriscono un interesse sempre più diversificato da parte dell’editoria e dei lettori.

Va inoltre menzionato il contributo dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest che finanzia gli editori stranieri per tradurre e pubblicare libri di autori romeni, attraverso il programma Translation & Publication Support Programme.



Mauro Barindi
(n. 1, gennaio 2026, anno XVI)