Da When the Rain Stops a oggi: l'evoluzione artistica di Robert Spooner

Rovistando tra i grandi cassoni dell’usato (bins) a Denver, in Colorado, l’occhio di chi costantemente cerca la bellezza è stato catturato da un olio su tavola del 2001, intitolato sul retro When the Rain Stops, codice di catalogo UFD 222. Il dipinto raffigura una ragazza dal volto non finito, accovacciata su una sedia con una lunga gonna violacea dalla quale spunta un paio di scarpe da ginnastica scure con la suola e i lacci bianchi. Quel contrasto tra l’abito classico e le scarpe moderne posizionate al centro della composizione è un colpo di genio spontaneo, così come la mancanza di lineamenti del volto della ragazza, che crea un’atmosfera universale intima e malinconica nella quale potersi rispecchiare. La firma dell’autore è quella di Robert Spooner, uno dei pittori contemporanei più stimati e quotati del Colorado. Non c'era alcuna conoscenza pregressa dell’artista, solo la curiosità di capire chi si nascondesse dietro quella firma. Questa curiosità ha portato a rintracciarlo e a proporgli un incontro. La risposta del pittore è stata generosa: mi ha permesso di accedere al suo atelier che si trova in un vecchio hub post-industriale al 999 di Vallejo Street a Denver. Lo spazio dove lavora ricorda molto da vicino realtà europee come il Nod Makerspace di Bucarest. È un luogo suggestivo, un centro creativo dove operano centinaia di artisti tra scultori, pittori e designer locali ma con i giorni contati: tra due anni verrà abbattuto per fare spazio al nuovo stadio di football americano, e molti artisti stanno già traslocando.

La chiacchierata con Spooner tra quelle pareti è stata una lezione su come il tempo possa cambiare radicalmente il modo di pensare e di dipingere. Oggi il lavoro di Spooner non ha più nulla a che vedere con la pittura tradizionale degli esordi. Lavora principalmente su grandi superfici, persino su vecchie porte di legno assemblate. La sua tecnica attuale è quasi scultorea: mi mostra da dove parte tutto il processo creativo che prevede l'applicazione sulla tavola di reti tessili, quelle che si usano in cucina per legare le verdure da bollire, utilizzate come base strutturale per la stesura dello stucco veneziano. Su questa superficie l'artista inizia a dipingere, alternando da venti a trenta strati di colore che poi rimuove con carta vetrata e scalpelli da falegname, con cui scheggia e scava la materia in un processo infinito di costruzione e distruzione. Secondo la visione di Spooner, ogni dipinto ha il suo viaggio e «a contare non è la destinazione, ma il viaggio», perché, anche se le tecniche e i soggetti si somigliano, nessun quadro è uguale all’altro a causa dei continui strati di colore e gesso veneziano che vengono prima stesi e poi grattati via, tanto da far riemergere il gesso bianco sottostante. Egli si definisce un semplice intermediario, uno strumento, tra la tavolozza e la tela; l'unica vera influenza è la propria spinta interna. Ogni opera richiede da tre mesi a un anno di continuo lavoro. Osservando un suo lavoro in corso d’opera dove si intravede una tenda indiana (teepee), Spooner spiega: «Incollo la rete sul pannello, poi stendo lo stucco veneziano e ci dipingo sopra. In questa fase cerco la bellezza della texture. Questa specifica opera è in una fase già avanzata, ma non ho ancora deciso come rifinire il soggetto finale. C'erano una tenda indiana e dei nativi americani, ma amo così tanto la trama materica che si è creata che preferisco aspettare prima di decidere, per non distruggere questa bellissima texture. Mi piace molto dipingere i cieli in questo modo». Infatti, guardando alcune delle sue opere esposte, si possono vedere paesaggi di canyon del sud, dello Utah, del nord del Messico e scenari iconici come Monument Valley: «In questi dipinti ho voluto focalizzare l'intera opera sul cielo, dipinto da una distanza molto, molto remota», visione che ricorre anche in altri paesaggi ambientati nei pressi di Taos, nel New Mexico, in Normandia e in Francia. Questa ossessione per la consistenza del colore, questa dedizione estrema è scritta chiaramente sulle pareti dello studio, nelle sue massime di vita. Per lui la riuscita di un quadro è solo una questione di testa: «Non è talento, è solo curiosità ossessiva.» Si tratta di un approccio privo di presunzione: «Un pittore ha solo il potenziale dell'artista che lo crea. Con le mie capacità non potrei mai creare un capolavoro italiano, dove su una tela erano in tanti a lavorarci. Tutto quello che è qui invece è fatto solo da me, un individuo singolo».

Il suo racconto prosegue e afferma che solo negli ultimi cinque anni si è dedicato maggiormente a dipingere soggetti legati al Western americano e ciò è dovuto alle sue radici familiari statunitensi che risalgono a più di 250 anni fa e allo studio della storia americana, completamente diversa da quella che possiamo trovare in Europa e in luoghi come l’Italia o la Romania ricchi di antichi edifici storici e con un passato che l’America non conosce. Spooner precisa che egli non rappresenta il tipico western da cartolina abitato da cowboy, vitelli, bambini e cani; il suo pubblico apprezza le dimensioni, la dedizione e la bravura tecnica dell’opera, non solo il soggetto nostalgico.

Con il dipinto del 2001 su gatorfoam da un lato e i suoi lavori attuali dall’altro è evidente come l'uso del dettaglio sia cambiato, Spooner ricorda: «È un'opera giovanile, di quando frequentavo i corsi serali alla Art Students League of Denver e lavoravo come grafico per la nota azienda di tè Celestial Seasonings a Boulder. Eravamo una quindicina di studenti in classe, l'insegnante fece sedere la modella davanti alla finestra e noi dipingemmo quello che c'era. Lei aveva quelle scarpe quel giorno e io ho semplicemente dipinto la realtà». Anche il volto, lasciato morbido e senza lineamenti, fu una conseguenza pratica: «L'ho lasciato indefinito per il poco tempo che avevamo durante la sessione dal vivo. Stavo solo cercando di capire come andava steso il colore». Oggi, invece, eliminare o introdurre i dettagli del viso è una scelta narrativa precisa. Nei quadri delle nuotatrici con le cuffie colorate o dei contadini nei campi, Spooner non si sofferma sui lineamenti perché non sta facendo ritratti, gli interessa l'effetto d'insieme della storia collettiva: «La maggior parte delle mie opere non riguarda un individuo, non sono ritratti. Sono storie.»

Diversamente accade nella commovente opera Forever fields, che racconta il dramma della schiavitù minorile nei campi di cotone degli anni Trenta, il volto della bambina afroamericana in primo piano è nitido e curato nei minimi dettagli. «In questo caso dovevo mostrare quella espressione di tristezza» spiega l'artista «è una parte dolorosa della nostra storia e voglio che il pubblico veda il dolore e pensi come il genere umano possa essere così crudele da portare schiavi dall’Africa negli Stati Uniti, per farli lavorare gratis. Non si può ignorare ciò. Oggi c'è un movimento politico in America che prova a nascondere queste informazioni, ma io ho dipinto questo quadro perché non voglio che la gente dimentichi il passato.»

La biografia di Spooner nasconde un legame inaspettato con l'Europa: tra il 1989 e il 1993 ha vissuto a Helsinki per conseguire un MBA. Vivere in Europa non ha cambiato il suo stile ma gli ha aperto la mente: «Mi ha insegnato ad apprezzare le altre culture e mi ha permesso di visitare i musei di Parigi, l’Italia, vedendo dal vivo i capolavori che avevo studiato solo sui libri alla Louisiana Tech». Al rientro in America ha continuato a dipingere mosso dal desiderio di fare sempre meglio. Questo carattere deciso nasce da un'infanzia non facile, Spooner racconta di una madre costretta a fare tre lavori per andare avanti: «Da bambino ho cambiato otto diverse scuole elementari, anche tre nello stesso anno. La scuola per me era solo un parcheggio mentre mia madre lavorava». All'università Spooner avrebbe voluto studiare scienze, ma senza basi solide ha dovuto ripiegare sulla grafica pubblicitaria. È lì che si è scoperto un «visual learner», uno che impara solo guardando.

Ma uno dei momenti di svolta della sua carriera artistica è avvenuto circa dodici anni fa, durante un viaggio in New Mexico, con la visita alla casa e allo studio di Nicolai Fechin. Rimasto colpito dalle trame stupende dei dipinti originali dell'autore, Spooner ha lavorato a una ricerca per ottenere una simile bellezza della texture senza limitarsi a riprodurre lo stile di Fechin: «Se copri parte di un quadro di Fechin, vedi solo una pittura astratta; ma appena togli la copertura appare il volto, l'opera diventa figurativa. Mi dissi che dovevo imparare a inserire questa complessità nel mio lavoro senza copiare. Così ho letteralmente posato il pennello e ho preso in mano una spatola e ho iniziato a dipingere con quella. L'uso della spatola è come una sorta di "spada a due mani" (broad sword): rompe il controllo tipico del pennello e dona fluidità all'esecuzione.»

Oggi Spooner critica la freddezza dell'arte astratta commerciale e delle mode e dichiara apertamente che l’indipendenza creativa non si ottiene copiando gli altri, ma guardandosi dentro e attingendo alla propria storia personale ed emotiva: «L'influenza più importante per me sono io. Se rimango dentro me stesso, posso lavorare a un quadro per sei mesi spinto dal solo desiderio interno di creare bellezza.» Quando gli chiedono chi sia il suo artista preferito o la sua influenza principale, lui risponde: «Sono io.»

Questa evoluzione ha portato Spooner verso una totale autonomia gestionale, spingendolo a cambiare i rapporti con le gallerie d'arte tradizionali limitanti dal punto di vista umano ed economico: «Le gallerie trattengono una percentuale elevata per esporre e vendere le mie opere. Spedirle in Texas o altrove mi costerebbe migliaia di dollari. Inoltre, se un quadro viene venduto in galleria, ne perdo il controllo, non mi è concesso sapere chi lo ha acquistato e la galleria può applicare sconti a propria discrezione. Preferisco che il pubblico venga direttamente nel mio atelier durante le giornate di apertura per vedere un numero maggiore di pezzi e scegliere da qui. Oggi la mia attività si concentra su grandi mostre temporanee e rassegne museali che attirano molte persone in un fine settimana, come il festival di Cheyenne in Wyoming o il Trinidad History Museum».

Invitato a riflettere sul legame tra i suoi soggetti e il pubblico europeo, in particolare italiano e romeno, Spooner dice: «Io dipingo ciò che è interessante e personale per me, e se qualcuno lo apprezza, significa che l'arte ha creato una connessione» evidenziando come i temi della terra e del mondo rurale parlino una lingua universale che scavalca i confini del West americano per toccare anche la sensibilità di paesi come l'Italia o la Romania: «Se questi quadri con i carri o le falci per il fieno fossero appesi in un museo europeo, la gente ci si ritroverebbe subito. Molti direbbero: Mia nonna faceva questo, mio padre aveva un carro uguale. La memoria delle proprie radici familiari funziona ovunque».  

E infine, un invito, il suo, che rivolge a tutti gli appassionati e ai collezionisti d'arte, a non fermarsi al mercato ufficiale ma a frequentare gli studi d'arte dal vivo, in Europa come nel Colorado, perché non possiamo più parlare con Monet o Degas, ma possiamo andare negli studi degli artisti viventi: «Ci sono artisti bravissimi ovunque che realizzano opere originali splendide. Andate a trovarli nei loro atelier, cercate di capire perché dipingono. Se si acquista un'opera originale dopo aver conosciuto l'autore si crea un legame unico, si porta a casa un ricordo vivo. Tra duecento anni quel quadro sarà appeso nella casa della terza o quarta generazione della vostra famiglia, alla domanda su come sia arrivato fin lì, si potrà rispondere: Ha incontrato quell'artista nel suo studio a Denver e gli ha raccontato la sua storia.»


Biografia dell'autore

Robert Spooner è nato a Roswell, New Mexico nel 1956, è un pittore americano contemporaneo di spicco con base a Denver, Colorado. Dopo una formazione in Graphic Arts e Advertising Design alla Louisiana Tech e una carriera come illustratore pubblicitario e progettista visivo, ha conseguito un MBA presso la Helsinki School of Economics in Finlandia. Alla fine degli anni Novanta ha intrapreso lo studio della pittura a olio presso la Art Students League of Denver, perfezionandosi sotto la guida di Quang Ho. Le sue opere, incentrate sulla memoria storica e la vita rurale americana, sono state esposte in importanti rassegne del West statunitense, tra cui Abend, Saks ed Evergreen Fine Art e selezionate per prestigiose mostre istituzion
ali come il Governor’s Art Show. Oggi lavora in modo indipendente nel suo studio privato e le sue opere sono stabilmente inserite nelle celebri esposizioni Cheyenne Frontier Days Old West Museum in Wyoming e Trinidad History Museum.
Sito web: www.spoonerfineart.com





Landscapes


Forever fields


When the rain stops (Robert Spooner e Serafina Pastore)



Gathering the harvest




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A cura di Serafina Pastore
(n. 9, settembre 2026, anno XVI)