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«La donna che rubò il tempo». Poesie di Alina Aldea
Alina Aldea ha conseguito la laurea in Scultura presso l’Università Nazionale delle Arti di Bucarest e, dal 2011, è dottoressa di ricerca in Arti Visive.
Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è concentrata principalmente sulle installazioni site-specific e sul disegno. Ha partecipato con continuità a importanti manifestazioni internazionali, tra cui la Biennale d'Arte Contemporanea di Mdina, Malta (2020), l’Arte Laguna Prize di Venezia (2018), la Biennale di Firenze (2017) e il Festival Internazionale di Arte Sperimentale di Venezia (2016).
Nel 2023 è stata insignita del Premio per la Scultura conferito dall’Unione degli Artisti Plastici della Romania. Dal 2019 è rappresentata da Anaid Art Gallery, promotrice e organizzatrice delle sue numerose mostre personali: Il sogno della Grande Farfalla Nera, Museo d'Arte di Craiova, Centro «Constantin Brâncuși» (2024); State – Inside/Out, Museo delle Età, Bucarest (2023); Butterfly Effect, Anaid Art Gallery, Berlino (2022); Alter Reality, Anaid Art Gallery, Bucarest (2022); Cells, Anaid Art Gallery, Bucarest (2020); Secret Garden, Centro Culturale «Palatele Brâncovenești» – Galleria Cuhnia, Mogoșoaia (2019); Out of the Black – Experiment X, Kube Musette Gallery, Bucarest (2019), oltre a numerose altre esposizioni.
Le sue opere fanno parte della collezione permanente del Museo Nazionale d'Arte Contemporanea della Romania (MNAC) e sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, in Romania e all'estero.
La sua ricerca artistica attraversa un ampio spettro di linguaggi visivi, dalla scultura all'installazione, dalla grafica al design d'interni, esplorando con rigorosa sensibilità le profonde interconnessioni che legano questi diversi ambiti espressivi.
Femeia care a furat timp (La donna che rubò il tempo) è il suo volume d’esordio in poesia. L’opera rappresenta una naturale declinazione delle sue ricerche artistiche in un altro linguaggio, quello della parola, attraverso il quale l'autrice continua il proprio percorso di esplorazione.
La selezione qui presentata è tratta dal volume d’esordio Femeia care a furat timp (La donna che rubò il tempo) di Alina Aldea (Vinea, 2025). L’autrice è stata insignita del Premio Opera Prima, nell’ambito del Festival Internazionale di Letteratura «Tudor Arghezi», svoltosi a Târgu Cărbunești, nel distretto di Gorj.
Giunto alla sua XLVI edizione, il Festival si è svolto dal 22 al 24 maggio 2026 ed è stato organizzato dal Centro per la Conservazione e la Promozione della Cultura Tradizionale Gorj, in collaborazione con l’Unione degli Scrittori di Romania, l’Istituto Culturale Romeno, il Comune di Târgu Cărbunești, la Biblioteca «Christian Tell» e il Complesso Artistico Professionale «Doina Gorjului».
una donna che rubò il tempo tre volte
non parlava molto
si sentiva esposta
davanti ai ladri di parole
aveva trovato il proprio modo
di esprimere
effimere epifanie o grandi idee
le lasciava colare con raffinata cura
su superfici umide
diventavano irradianti
più di una volta
le è accaduto
di entrare in contatto con elementi estranei
li ha assimilati
come i farmaci
ingeriti con obbedienza,
prescritti dal medico di guardia
dell'Ospedale Floreasca,
oppure come l'adrenalina
iniettata in tutta fretta
prima che la linea sul monitor
delle apparecchiature mediche
diventasse continua.
In un'altra epoca
sarebbe morta.
Sapendo questo,
potremmo formulare
un verdetto:
ha rubato il tempo.
Surrealismo
notte senza stelle
senza nemmeno una luna
che mi facesse compagnia,
mi sono rifugiata in me stessa.
Solo anfratti,
spazi privi di prospettiva,
senza alcun centro d'interesse,
ora chiusi,
ora aperti,
pareti di pergamena.
Quando vi introduco una mano,
questa riemerge di lato,
perpendicolare a me,
afferra l'altra
e la tira con forza.
Mi risveglio.
È successo anche a un piede,
perfino a un seno.
Più strana di Dora,
quella dipinta da Picasso,
mi sono vista,
semplicemente,
schiacciata.
La farfalla
in un solo battito
d'ali di una farfalla,
in meno di un secondo,
non faccio nemmeno in tempo
a espirare.
Un battito d'ali
di una farfalla
può influenzare eventi
capaci di generare
un uragano
dall'altra parte del mondo.
Come può
un soffio così lieve
provocare
un simile disastro?
Mi preoccupo
per i miei simili.
Cerco di avvertirli
che la farfalla,
in tutto il suo splendore,
può essere l'artefice
di una calamità.
Ho escogitato
un piano ingegnoso.
Ho costruito nell'aria
una fortezza
con le mie piccole mani.
Da lontano
ricordava
ricordava da lontano la fortezza Sforza
di Firenze
Lì ho ammirato
la Pietà,
scolpita magistralmente
da Michelangelo:
non una figura scolpita,
ma una diafana
pietra sepolcrale.
Al centro
ho progettato
un cubo di cristallo
per la farfalla,
per contemplarla
in solitudine,
salvando così
il mondo da lei.
Architetto,
costruttore,
ingegnere strutturale,
muratore
e imbianchino,
tutto insieme,
in perfetto accordo
tra i miei molti io.
Masse imponenti
poggiavano
su aste di ferro.
Un vecchio,
curvo
sotto il peso dei secoli,
mi insegnò il mestiere
con il fuoco
e il mantice.
Innumerevoli schizzi,
innumerevoli progetti
furono disegnati.
Migliaia di quote,
sezioni
longitudinali
e trasversali
riempirono
il laboratorio sferico
di poliuretano
e di elio.
Una vocina sottile
risuonava in eco,
insieme
alla mia risata.
La farfalla
sbatteva lieta le ali.
- Per te,
piccolina,
faccio tutto questo!
Salvo l'universo
da te.
L'ho letto nei libri:
tu puoi cambiarlo.
Prevengo
le circostanze
che potrebbero degenerare
a causa
dei tuoi refoli di vento,
così delicati,
così innocenti.
Un prisma perfetto,
con spigoli
tagliati dal laser.
Quando ebbi finito,
la rinchiusi dentro.
E morì
di nostalgia.
Nel mio viaggio,
quando ero
un corpuscolo,
un altro
mi disse
di aver visto il cubo.
Era pieno
di farfalle.
Un’esistenza unidimensionale
Mi sono immaginata un'esistenza unidimensionale: piccole sfere disposte come su un filo inesistente, dunque puramente concettuale.
In questa rappresentazione, una sfera avrebbe avuto valore zero? Nelle convenzioni matematiche ogni progressione prende avvio da lì e si estende verso l'infinito. Non posso collocare lo zero a un'estremità, perché un'estremità non esiste. Dunque, in qualche punto, diciamo nello zero, la nostra distribuzione ha inizio in entrambe le direzioni. Con lo zero, tuttavia, continuo ad avere un problema. Eppure non posso eliminarlo dall'equazione, perché l'intero sistema collasserebbe. Bisogna accettarlo come punto di riferimento. Un paradosso.
Se le mie minuscole entità possedessero una qualche forma di autocoscienza, nel corso della loro evoluzione sarebbero giunte a interrogarsi sulla propria origine, sulla loro natura duale e, al tempo stesso, sulla loro distribuzione. dunque, nemmeno loro sarebbero riuscite a sottrarsi allo zero. Sono certa che una di esse avrebbe esclamato: è un'astrazione. Tutto deve essere cominciato da lì!
P.S. Non era Leibniz ad averlo postulato...
la passeggiata
Ho deciso di fare una passeggiata oggi
insieme al nero,
su due linee parallele immaginarie.
Mi ha detto cose incomprensibili:
che il bianco non esiste,
e neppure il colore;
che io sono
un'apparizione contingente.
Ho ribattuto,
gli ho detto che si sbagliava,
che vedeva il mondo
in modo errato.
- Ma non è né bene né male,
disse,
sicuro di sé.
Non mi piace ciò che dice
e lo rimprovero.
È davvero troppo.
- Nel mio mondo
devi comprendere
la dicotomia.
Senza di essa
qui non puoi esistere.
Qui c'è qualcosa
nell'oscurità.
Rimango pensierosa.
Vedo un punto di luce
che sembra lontano.
Mi osserva,
accorgendosi
che lo fisso,
e mi chiede,
incuriosito:
- Com'è quel punto?
Lo sai definire?
È grande?
È piccolo?
È bello oppure brutto?
È tutto
o è niente?
Guardai il nero,
confusa,
e gli dissi:
- Credo di capire
quello che vuoi dirmi,
ma temo
che lo dimenticherò
quando tornerò.
A cura di Carmen Teodora Făgețeanu
(n. 7-8, luglio-agosto 2026, anno XVI) |
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