Poesie di Vasile Dan
Vasile Dan, nato l'8 maggio 1948, è poeta, saggista, caporedattore e fondatore della rivista «Arca» di Arad, febbraio 1990. Ha debuttato sulla stampa, con la poesia Clopote (Campane), sulla rivista «Steaua» di Cluj, n. 6/1967. In volume: Priveliștile (Panorami, poesie, 1977), premio per l'opera prima della casa editrice Facla. Collabora con le più importanti riviste letterarie della Romania.
Premi: Premio «Opera Omnia» (2007) della Sezione di Arad dell'Unione degli Scrittori della Romania; «Cununa cu lauri» (La corona d'alloro), Barcellona, in qualità di vincitore del Torneo di Poesia (2014), organizzato dell'Unione degli Scrittori della Romania; Premio dell’Unione degli Scrittori della Romania per il libro di poesie Lentila de contact (Lente a contatto, 2015); Premio Letterario Nazionale «Tudor Arghezi», 2017, alla carriera «Opera Omnia» (poesia); Premio «Scriitorul Anului» (Scrittore dell’anno) assegnato dalla rivista «România literară» (2018); vincitore del Premio Nazionale di Poesia «Mihai Eminescu», «Opera Omnia», per l’anno 2020, il più importante premio per la poesia in Romania.
È presidente della Sezione di Arad dell’Unione degli Scrittori della Romania.
Poeme nescrise (Poesie non scritte) è l’ultimo libro di Vasile Dan, pubblicato dalla casa editrice Cartea Românească nel 2026.
I.
In fin dei conti non esistono che poesie non scritte.
Quelle vere.
Quelle scritte, poche, sono soltanto un iceberg
delle altre occulte che ognuno porta con sé
sul petto sotto il braccio sinistro
come un codice numerico personale
che nemmeno lui conosce con certezza
con il quale può fuggire liberamente da casa
senza farvi mai più ritorno.
II.
Per negligenza o semplicemente per spreco
per disgusto oppure per dimenticanza di sé
pure lui ne smarrisce qualcuno lungo il cammino
che gli altri però calpestano subito
come foglie sonore d'autunno
seducenti fruscianti.
III.
Ma i primi ad aver vinto la morte sono i Greci
nelle città oggi in rovina sulla riva del Mare Nuovo
sulle sponde del mare da loro sempre rinnovato.
Poi la via del ritorno sull'acqua si cancella del tutto
come quella dello stesso Ulisse
come quella dell'uccello nell'aria
del pesce nell'acqua
di chi cammina scalzo sulla sabbia
di un giorno disperso dal vento.
IV.
Ho cantato tutto questo in una lingua mai udita
che si scrive soltanto con lettere arse
nei forni dei nostri corpi
di adesso
di oggi e di domani.
V.
Un ricordo soltanto come un esile filo
d’erba spuntato da sotto un muro cinese.
Non è stato un sogno
solo la Cina era irreale nel
Giardino Yunnan - lo testimonio:
è metafisica.
È l’unica al mondo.
Custodisce l’Albero Sensitivo che
non appena sfiori con la punta smussata
dell’indice
trema da solo, tutto intero, con la sua corona
intera
di piccole foglie
che fanno risuonare un tintinnio di campanellino vegetale
fatto di terra
che ti chiama.
VI.
Lì accanto non lontano nascosto nel folto dei cespugli
sta l’altro quello che se gli canti
in qualunque lingua della terra
di oggi o di un tempo remoto,
danza da solo oscillando con tutti i suoi ramoscelli
nell’aria immobile.
Al suono della voce cristallina nei suoi acuti
in mandarino
della ragazza che ci accompagna
i suoi ramoscelli cullavano qualcosa nell’aria
imponderabile
proprio sotto i nostri occhi:
Che ti culli, bosco mio,
senza pioggia, senza vento,
rami in terra, in un lamento?
VII.
Non lontano dalla sentinella
c’è l’Albero Assassino,
di cui chiunque dovrebbe aver paura.
Basta la sua corteccia
a ucciderti in pochi istanti
solo sfiorandola.
VIII.
Eravamo tutti e cinque presenti.
Ne sono testimoni:
Cornel il finto apatico
Alex sempre in fermento
Eugen il cerebrale
Bruno l’estatico
io stesso perduto sommerso
in vesti leggere e fradice
nell’aria densa acquosa
di un monsone sconosciuto lassù
smarrito sempre su un altro
e poi un altro meridiano.
IX.
Ora lego
con un filo
la nuvola la fascio
al suolo.
Quando scrivi sei sepolto nella carta.
In ginocchio sepolto.
Nella terra bianca
come è stato detto
un batuffolo di carta
che prende fuoco da solo
ogni volta proprio quando
arrivi
al punto.
Al mattino solleva la nebbia
da una scrittura a inchiostro simpatico.
Alberi in fiamme dolci torce
d’acacia.
La terra che hai battuto
scalzo e libero.
Un ricordo:
tempo fa esercitavo
anch’io insonnie.
Un bambino impara per sillabe
una lingua nuova.
Sfuggito dalle braccia
corre a quattro zampe.
Traduzione a cura di Viorel Boldiş
(n. 10, ottobre 2026, anno XVI) |