În nume marea di Lorenzo Ciufo: una raccolta poetica che intreccia nuovi legami italo-romeni

Una bella novità editoriale di queste ultime settimane è l’uscita presso la casa editrice Cosmopoli di Bacău di una plaquette di poesie intitolata În nume marea, Nel nome il mare, del poeta Lorenzo Ciufo, tradotte in romeno da Alexandru Macadan.
Lorenzo Ciufo, originario di Tufo di Minturno in provincia di Latina, docente di materie letterarie presso il Liceo Enrico Fermi di Gaeta, si è fatto conoscere e apprezzare come raffinato poeta fin dalla sua opera di esordio, La casa nuova [1], e oramai da diversi anni si dedica alla poesia con costanza e passione.
În nume marea
è una raccolta di 15 liriche che include 12 poesie scelte da Come se tutto bianco [2] e tre componimenti inediti; tutte le poesie sono tradotte in romeno con testo italiano a fronte. Il titolo è preso dall’ultimo verso di una poesia inclusa nel volume: Forse tu, che nel nome porti il mare.
Si tratta di un opuscolo di poche pagine ma che incuriosisce già per la veste grafica molto curata, impreziosita da una foto di copertina di un’opera del pittore Gelu Costea [3], e che, come un piccolo scrigno, contiene versi raffinati ed eleganti,doni preziosi che Lorenzo Ciufo ha voluto condividere con i lettori romeni. Fin dai primi versi l’opera rileva la sua essenza profonda presentandosi come una memoria autentica del poeta, capace di rivelare i sentimenti e gli stati d’animo più intimi, attraverso parole e suoni che schiudono il suo mondo interiore, ricco di emozioni e riflessioni, un universo poetico fatto di sfumature e suggestioni. Le poesie fluiscono in un discorso lirico in divenire, si susseguono, pagina dopo pagina, in un continuum nel quale il ricordo rappresenta il filo conduttore, un leitmotiv tematico. Il poeta in queste liriche sembra oscillare tra il desiderio di fare memoria degli affetti profondi e vitali, ma anche fragili e soggetti al passare del tempo, e il dolore che scaturisce dal ricordo, un’ombra costante, che induce auna intima e sofferta riflessione personale.
Dotato di estrema delicatezza e sensibilità, Lorenzo Ciufo con le sue poesie riesce a comunicare allo stesso tempo intensità e leggerezza, attraverso il susseguirsi di ricordi e frammenti di vita che rimandano a un mondo magico, ricco di immagini e incanto, grazie all’utilizzo di un linguaggio evocativo, nel solco della grande tradizione poetica italiana, che egli padroneggia sapientemente sia nei mezzi espressivi sia in quelli stilistici. Ne risulta un verso intenso, viscerale e autentico ma anche lieve, delicato e aggraziato, nel quale la musicalità dell’esperta costruzione metrica e retorica riesce a tratteggiare, in modo vivido e coinvolgente, i sentimenti personali del poeta che diventano espressione di un sentire universale.
Immagini potenti sono create attraverso l’utilizzo delle figure retoriche: enjambement, ossimori, assonanze, allitterazioni, così che il verso si trasforma in materia plastica, modellata perfettamente dal poeta:

Posato ho la tua voce sul cuscino.
Mi terrà compagnia in questa notte
scura. La tua voce roca, severa.
Emanava decreti, ma leggeva
poesia. E amava. A modo suo, ma amava

Un altro aspetto affascinante di queste liriche è il costante riferimento ai grandi autori della poesia italiana, echi che richiamano immagini e temi di un mondo letterario che Lorenzo Ciufo ama profondamente perché parte della sua vita, come ad esempio quello di Ulisse e Penelope, un motivo antico, che nasce dal mito greco, da quel passato che si respira nelle cittadine del Golfo di Gaeta, la Riviera di Ulisse, dalla quale il poeta proviene:

[…]
Ulisse, già a Itaca, è perplesso:
è quella la sua terra?
Quelle le bianche pietre, quelle
le sabbie, asciutte, calde, nelle unghie,
a grani nella congiuntiva?

E io non so che fare,
se non restare muto
al cospetto tuo, o Penelope,
al dolore, ch’io non so declinare.

Forse tu, che nel nome porti il mare.

Forti sono i riferimenti a Montale, a Ungaretti e ai poeti Crepuscolari; in un’altra lirica troviamo invece una citazione di Leopardi, rievocato, però, attraverso una pregevole litote:

Ci sarà una ragione
in questa primavera senza voglia,
in questo maggio che non è odoroso,
che porta via speranze e reca in dono
col vento di levante nubi e pioggia.

e poi ancora il poeta scrive:

Di nuovo è l’ora che volge al desìo
e che m’accora. Nelle cose
trovo un appiglio al disvolere,
la volontà paziente a differire.

Un’allusione al Purgatorio di Dante Alighieri che ci mostra come, con garbo e quasi in punta di piedi, il poeta voglia evocare la sua devozione alla grande poesia italiana, filtrandola attraverso la memoria individuale e il presente, l’hic et nunc, che si concretizza in una sorta di sincretismo poetico assolutamente personale.

La lettura di În nume marea di Lorenzo Ciufo è un’esperienza intensa ed emozionante che si consiglia a tutti coloro che amano la letteratura e la poesia in particolare, poiché offre la possibilità di esplorare uno spazio lirico unico e raffinato che si apre a una riflessione profonda, uno specchio dell’anima che offre un luogo intimo e segreto dove ognuno può ritrovarsi.

Anna Maria Pignatiello
(n. 3, marzo 2026, anno XVI)




NOTE

[1] Milano, Lampi di Stampa, 2011.
[2] Formia, Ghenomena, 2016.
[3] L’opera si ritrova a tutta pagina nella quarta di copertina.