Quando le acque si smuovono: le «emersioni sceniche» del teatro romeno

Il volume Emersioni sceniche. Teatro romeno contemporaneo, curato da Horia Corneliu Cicortaș e Letteria Giuffrè Pagano e pubblicato nel 2024 dalla casa editrice ETS di Pisa, rappresenta un contributo significativo alla diffusione della drammaturgia romena contemporanea in Italia. L’opera nasce con l’intento di colmare una profonda lacuna culturale: la scarsa conoscenza del teatro di quel paese nel panorama editoriale italiano.
Come sottolinea Emilia David nella sua prefazione al volume, il libro risponde alla necessità impellente di offrire ai lettori italiani una selezione rappresentativa di autori e testi significativi: «La raccolta di teatro romeno contemporaneo Emersioni sceniche nasce come esito di un progetto editoriale organico, che coglie l’urgenza di presentare ai lettori una scelta oculata di testi e di autori drammatici di primo piano della Romania». Il volume inaugura inoltre la collana “L’Altra Europa”, dedicata alla diffusione della letteratura romena purtroppo meno conosciuta nel contesto italiano rispetto alle altre, collana ormai già al suo terzo volume. Questo progetto editoriale risulta essere un necessario e utile tentativo di ampliare l’orizzonte culturale del pubblico italiano, introducendo alcune opere teatrali provenienti da una ricca tradizione artistica che è ancora poco esplorata qui da noi.
L’antologia raccoglie in totale sette testi teatrali, tra cui quattro opere originali e tre adattamenti, offrendo così una panoramica significativa delle tematiche e delle forme espressive che caratterizzano il teatro romeno del Novecento e dei primi anni Duemila.
Il volume trova la propria origine nel festival teatrale “teatROmania_emersioni sceniche”, svoltosi a Roma tra il 2010 e il 2015 [1]. Questo evento culturale ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del teatro romeno in Italia e ha rappresentato uno spazio di dialogo tra diverse tradizioni artistiche.
Nell’introduzione, la co-curatrice del volume, l’artista visiva e regista teatrale Letteria Giuffrè Pagano, spiega chiaramente l’obiettivo della manifestazione: «“TeatROmania_emersioni sceniche” è nato con l’intento di portare una prospettiva aperta e innovativa sulla scena contemporanea, alla luce delle drammaturgie di oggi». Gli spazi dell’Accademia di Romania a Roma hanno accolto questo festival teatrale che ha coinvolto artisti provenienti da diverse culture. Non si è trattato semplicemente di presentare spettacoli teatrali: l’evento ha avuto l’intenzione manifesta di creare un luogo di confronto tra linguaggi artistici e tradizioni culturali differenti.
Secondo Letteria Giuffrè Pagano: «Il dialogo tra culture e linguaggi ha costituito l’elemento cardine delle proposte artistiche del Festival». Il progetto ha assunto così una valenza che non si limita alla semplice presentazione di testi teatrali: il volume diventa infatti una vera e propria testimonianza di un’esperienza artistica e culturale più ampia, basata sullo scambio tra diverse tradizioni europee.
L’antologia è interessante anche per la sua varietà di opere. Queste affrontano questioni politiche, filosofiche e sociali, riflettendo le trasformazioni della società romena nel corso dell’ultimo ottantennio.
Come evidenziato nei testi introduttivi, il volume offre uno sguardo complessivo sulla ricchezza della drammaturgia romena. Tra i temi più ricorrenti emergono: il rapporto tra individuo e potere, la memoria storica, le trasformazioni sociali dell’Europa contemporanea e la crisi dell’identità individuale e collettiva. Il teatro romeno contemporaneo appare così profondamente legato alla storia recente del paese, segnata da decenni di dittatura e da una difficile transizione verso la democrazia. La centralità dell’individuo all’interno dei grandi processi storici è uno dei comuni denominatori dell’antologia: la drammaturgia romena contemporanea tende, infatti, a rappresentare i conflitti tra esperienza personale e le trasformazioni politiche che hanno popolato la sua storia, recente e antica. In questo senso, le opere teatrali diventano strumenti di riflessione sulla condizione umana all’interno della storia. Un esempio significativo è rappresentato dal monodramma Amalia respira profondamente di Alina Nelega (traduzione di Gabriella Molcsan e Igor Tavilla) in cui la vita della protagonista attraversa l’intero periodo della dittatura comunista. Il testo racconta infatti la storia di una donna che vive le trasformazioni politiche della Romania dalla Seconda guerra mondiale fino alla caduta del regime. Attraverso la storia individuale della protagonista, la pièce riesce a rappresentare un’intera epoca storica.
Altri esempi affascinanti sul rapporto tra individuo e storia si ritrovano nel monodramma Il decalogo secondo Hess della stessa Nelega (tradotto da Horia Corneliu Cicortaș) dove il famoso gerarca nazista Rudolf Hess (1894-1987), rinchiuso nel carcere di Spandau, tira le somme sulla propria vita e sulle proprie convinzioni, e in Verso un’altra fiamma di Vlad Scolari, adattamento teatrale del reportage di viaggio nell’URSS di Panait Istrati (1884-1935), intitolato per l’appunto Vers l’autre flamme, che si caratterizza come un originalissimo radiodramma.
Molte opere incluse nell’antologia affrontano più o meno direttamente il tema della censura, del controllo politico durante il regime comunista e delle ferite della memoria storica. Un esempio particolarmente significativo è offerto da Sempre insieme di Anca Visdei (autrice che ho avuto il piacere di conoscere in occasione della presentazione del volume al Pisa Book Festival 2024), in cui le protagoniste – due sorelle separate dall’espatrio di una di esse – discutono dei metodi utilizzati per eludere la censura nelle lettere private: «Per le lettere ci vuole un codice, altrimenti non passeranno la censura» [2]. Nel dialogo successivo, infatti, entra in gioco il suggerimento, tra le due sorelle, di utilizzare pseudonimi per indicare le istituzioni del regime: «“Zia Prudenzia” per la Securitate» (la polizia segreta della Romania comunista). Queste strategie linguistiche rivelano con chiarezza allarmante la pressione esercitata dal controllo politico sulla vita quotidiana degli individui. Il teatro diventa quindi uno spazio simbolico in cui la memoria della dittatura può essere rielaborata e reinterpretata, stavolta al di fuori del contesto comunista, permettendo di svelare i codici segreti che al tempo erano parte integrante della vita privata del cittadino.
Accanto alla dimensione storica e politica, il volume presenta anche opere caratterizzate da una forte componente simbolica e filosofica. Un esempio significativo è il testo La colonna infinita, adattamento di Letteria Giuffrè Pagano per un solo attore, tratto dall’omonima pièce di Mircea Eliade, ispirata alla figura dello scultore Constantin Brâncuși. In questo testo il simbolo della colonna assume un valore metaforico legato alla condizione umana, come testimoniato in questo passaggio: «Io vi ho fatto la Colonna perché vi ricordi che la strada verso il Cielo è difficile, è faticosa». La colonna diventa quindi una rappresentazione simbolica dell’aspirazione umana verso una dimensione spirituale superiore. Questo tipo di riflessione dimostra come il teatro di Eliade, prendendo spunto da eventi storici, sia focalizzato soprattutto su questioni esistenziali profonde e universali.
Lo stesso sembra avvenire ne Il decalogo secondo Hess di Alina Nelega, dove i dieci comandamenti biblici vengono stravolti dai sofismi viziosi e altamente problematici del gerarca nazista. Essi, tuttavia, presentano spunti interessanti di riflessione su una visione del mondo pervertita alla maniera del marchese de Sade, dove tutto ciò che viene in genere percepito come buono e santo diventa una degenerazione costante, rivolta all’egotismo del monologante e alla giustificazione delle sue tare. Esempio magistrale è questa citazione poetica sul comandamento che ordina di non uccidere:

Non ho ucciso più del pescatore
che lancia impassibile la sua rete,
non diversamente del cacciatore che,
con sangue freddo,
ripulisce il bosco di animali malati,
o del giardiniere che strappa,
con cura,
dalla terra le erbacce,
in autunno,
non più del medico che col suo vaccino
uccide i piccoli batteri,
o i virus che – è stato scoperto di recente –
sono intelligenti.

Un altro elemento caratteristico di tutte le opere presenti nell’antologia è la sperimentazione formale. Molti testi utilizzano strutture drammaturgiche non convenzionali, come il monodramma, il radiodramma o il dialogo. Tali scelte permettono di approfondire la dimensione psicologica dei protagonisti e di creare una maggiore intensità emotiva concentrando il focus degli spettatori proprio su quell’aspetto.
Ad esempio, nel caso della già menzionata pièce Sempre insieme di Anca Visdei, la relazione tra le due protagoniste diventa il centro dell’intera struttura narrativa, permettendo di porre in evidenza la capacità del teatro di evocare mondi complessi anche attraverso una struttura scenica minimale. Anzi, soprattutto grazie a quella si permette di costruire personaggi estremamente complessi che compensano ampiamente con la loro psicologia lo scenario minimalista in cui si trovano, che anzi risulta un efficace contraltare alle luci e alle ombre dei personaggi.
Dal punto di vista editoriale e letterario, Emersioni sceniche rappresenta un importante strumento di diffusione della cultura romena in Italia. Il volume non è infatti una semplice galleria di testi teatrali, ma offre un ricco corredo di apparati critici, note introduttive e schede biografiche che aiutano il lettore a comprendere il contesto storico e culturale delle opere, spesso e volentieri accomunate dalla centralità dei temi fondativi del libro. È pertanto un’opera di grande valore per gli studi teatrali e per la letteratura comparata, in quanto si offre una panoramica ricca e articolata della drammaturgia romena contemporanea, mettendo in luce la varietà tematica e la complessità stilistica delle opere selezionate.
Questo obiettivo culturale appare particolarmente importante in un’epoca in cui il dialogo tra
tradizioni artistiche europee assume un valore sempre più rilevante.
Attraverso i testi presentati, il lettore può comprendere come il teatro romeno affronti questioni fondamentali della storia europea recente, con un occhio forse anche più acuto che nel cosiddetto Occidente: la memoria della dittatura, la crisi dell’identità individuale e le trasformazioni della società contemporanea.
Allo stesso tempo, l’antologia dimostra come il teatro possa diventare uno spazio privilegiato di dialogo culturale tra paesi diversi. In questo senso, il volume non rappresenta soltanto una raccolta di testi drammaturgici, ma anche un importante progetto di mediazione culturale tra Romania e Italia che merita di essere conosciuto, approfondito e messo in scena quanto più possibile.



Edoardo Giorgi
(n. 6, giugno 2026, anno XVI)



* Dal 2006, l’Istituto Culturale Romeno di Bucarest finanzia gli editori stranieri per tradurre e pubblicare libri di autori romeni, attraverso il programma Translation & Publication Support Programme.

NOTE

[1] Il festival “teatROmania_emersioni sceniche”, tenutosi ogni anno tra il 2010 e il 2015, è stato promosso dall’associazione Telluris Associati di Pontedera con la collaborazione del Forum Intellettuali Romeni d’Italia e il sostegno finanziario dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest. Ideato anche grazie al lavoro artistico di Letteria Giuffrè Pagano, nasce dall’esperienza della stessa con la regia dello spettacolo La colonna infinita (2008), con Tazio Torrini in scena. Il festival ha messo in dialogo registi, attori e compagnie teatrali di vari Paesi, tra cui gruppi indipendenti italiani come Wasabi, Scenari Armonici, Progetto Miniera o la stessa Telluris. L’obiettivo è favorire il confronto tra diverse tradizioni sceniche e valorizzare la drammaturgia contemporanea dell’Est europeo, con autori come Alina Nelega, Matei Vișniec o Vlad Zografi. Nel tempo, “teatROmania” si è affermato come una stimolante piattaforma internazionale di scambio culturale e sperimentazione teatrale.
[2] Il testo teatrale di Anca Visdei, scritto originariamente in francese (Toujours ensemble) e posto in apertura del volume, è tradotto da Mariella Fenoglio e Roberta Della Casa.