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Il Novecento filosofico-religioso italiano
Al pari di altre discipline umanistiche, la filosofia della religione non è nata in un momento preciso, ma si è evoluta gradualmente, negli ultimi tre secoli, imponendosi in modo decisivo come campo specifico dell’indagine filosofica nei primi decenni del ventesimo secolo. Per quanto, fin dall’antichità, filosofia e religione siano state interconnesse, sia nello spazio culturale europeo sia, soprattutto, in quello asiatico (dove ai concetti occidentali di “filosofia” e “religione” corrispondono solo di rado termini semanticamente equivalenti), la ricerca metodica sull’“essenza” della religione si è affermata solo in un’epoca relativamente recente, nel XVIII secolo [1]. Più precisamente, gli inizi della filosofia della religione sono collegati al processo illuminista di emancipazione della ragione, in particolare all’approccio critico storico-filologico nel campo dell’esegesi biblica e all’autonomia della metafisica dalla teologia cristiana. Questo, nel contesto dei conflitti religiosi che imperversavano nell’Europa cristiana, mentre, a loro volta, i progressi scientifici, la rivoluzione industriale e la formazione degli stati moderni ponevano nuove sfide al pensiero filosofico.
Così, la nascita della filosofia della religione è in genere associata ad autori come Spinoza, con il suo Trattato Teologico-Politico (1670) e la sua Ethica (1677), Locke (Lettera sulla tolleranza, 1689; La ragionevolezza del cristianesimo, 1695), Hume, nelle opere La storia naturale della religione (1757), Ricerca sull’intelletto umano (1751) e Dialoghi sulla religione naturale (1779), G.E. Lessing, L’educazione del genere umano (1780), ma soprattutto a Kant, Hegel, Schelling e Schleiermacher. Nel saggio La religione entro i limiti della sola ragione (1793) [2], in cui si occupa del male radicale della natura umana, della lotta tra il principio del bene e del male, della Chiesa cristiana (distinguendo tra istituzionale ed etico) e del “vero” culto dovuto a Dio, Kant cerca di trovare il ponte, l’elemento di compatibilità tra ragione e fede, individuando nella moralità l’aspetto razionale della religione rivelata. Anche Hegel, nell’affrontare la questione della compatibilità tra filosofia – che esprime la verità assoluta attraverso “concetti razionali” – e religione – che lo fa mediante “rappresentazioni”: immagini, miti, simboli –, ma superando gradualmente la concezione kantiana, offre un contributo importante allo sviluppo della filosofia della religione, da lui inserita nel proprio sistema filosofico. Schelling, da parte sua, va oltre la questione della razionalità della religione, attribuendo un ruolo importante al mito, alla vera rivelazione del divino nella storia e, allo stesso tempo, al suo lato “nascosto”, che fa sì che le possibilità di auto-rivelazione del divino non si esauriscano nella rivelazione “storica”. Così, insieme a J.G. Herder e soprattutto a Friedrich Schleiermacher, Schelling pone le basi della filosofia moderna della religione. Nei suoi Discorsi sulla religione (1799), Schleiermacher respinge la riduzione della religione a una conoscenza di tipo metafisico o morale, sottolineandone invece l’autonomia. La religione è ora definita come “intuizione e sentimento dell’infinito”, e implica il senso di assoluta dipendenza dell’uomo religioso da quell’Infinito che gli si manifesta nell’esperienza vissuta del finito.
La visione romantica di Schleiermacher ebbe una grande influenza non solo sulla filosofia della religione e sulla filosofia della storia dei secoli XIX e XX, ma anche, attraverso Rudolph Otto (Das Heilige, 1917), sulla storia delle religioni, specie sul suo versante fenomenologico e morfologico (G. Van der Leeuw, 1890-1950; M. Eliade, 1907-1986). In relazione a quest’ultimo aspetto, vale la pena ricordare che le due discipline – la filosofia della religione e la storia delle religioni (o lo studio scientifico delle religioni) – hanno origini, presupposti e obiettivi diversi. A differenza della storia delle religioni, che parte da una ricerca “empirica”, storico-filologica e comparativa dei fatti considerati “religiosi”, in stretto collegamento con gli studi demo-etno-antropologici (partendo dall’assunto del condizionamento culturale del ricercatore), la filosofia della religione si è avvalsa degli strumenti specifici della ricerca filosofica e ha mantenuto come oggetto di ricerca la religione nella sua generalità teorica, indagata però, di fatto, a partire dalla rivelazione e dalla tradizione ebraico-cristiana. In altre parole, tanto il soggetto quanto l’oggetto della ricerca rimangono, a grandi linee, “occidentali”. (D’altronde, la differenza plurale-singolare nel nome delle due discipline – storia delle religioni in un caso, filosofia della religione nell’altro – è, in questo senso, quanto mai eloquente).
Così, la tematica religiosa ha assunto, sotto varie forme e approcci, un rilievo notevole in pensatori dei secoli XIX e XX – Marx, Engels, Feuerbach, Stirner, Nietzsche, Kierkegaard, Dilthey, Comte, Scheler, Bergson, Freud, ecc. –, che con le loro opere hanno contribuito al consolidamento della filosofia della religione quale disciplina autonoma nonché materia di insegnamento nelle università di vari Paesi.
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In tale percorso culturale e istituzionale si è venuta a trovare anche l’Italia, le cui università pubbliche si son dovute confrontare, fin dalla formazione dello stato italiano moderno (1861), con la “competizione” di quelle subordinate alla Chiesa cattolica. Una polarità, quella fra Stato (italiano) e Chiesa, che riaffiora spesso nelle oltre mille pagine del Dizionario Biobliografico della Filosofia della Religione Italiana, e che ci permette di comprendere il passaggio dai primi corsi universitari di filosofia della religione, nel periodo tra le due guerre mondiali, alle prime cattedre della disciplina, create negli anni Sessanta. Pubblicato come numero monografico del periodico ufficiale dell’Associazione Italiana di Filosofia della Religione, Il pensiero filosofico-religioso italiano del Novecento. Dizionario bio-bibliografico, a cura di Omar Brino e Claudio Belloni («Nuovo Giornale di Filosofia della Religione», nuova serie, n. 4/2024, pp. 1034) è consultabile liberamente sul sito web dell’Università di Urbino [3].
Nonostante la sua ingente mole, l’opera – che ha richiesto quasi dieci anni di lavoro e il contributo di sessantacinque autori –, viene presentata con umiltà come “un” dizionario, nella misura in cui non pretende di essere esaustivo, precisano i due curatori nella loro prefazione, e tanto meno definitivo, trattandosi invece di un’opera aperta a nuovi contributi e aggiornamenti [4].
Il dizionario comprende, ordinati alfabeticamente, centoventuno filosofi italiani della religione e altri studiosi che nelle loro opere abbiano affrontato temi filosofico-religiosi. Credo che uno dei principali meriti di questo volume risieda proprio nell’aver seguito un approccio particolarmente inclusivo: se avesse raccolto soltanto i “veri” filosofi della religione, l’opera sarebbe stata molto più limitata, escludendo autori meno conosciuti, o comunque meno frequentati dai filosofi della religione odierni, autori che possono invece essere riscoperti e valorizzati – soprattutto in una prospettiva non rigidamente settoriale – per aver fattivamente contribuito allo sviluppo della filosofia della religione. A tal proposito, vale la pena notare che a ogni autore inserito nel Dizionario viene dato lo stesso spazio: con il vantaggio di offrire maggiori informazioni su quelli meno celebri. Ogni scheda d’autore, suddivisa in una sezione biografica e un’altra riguardante l’opera/il pensiero, è preceduta, da un breve abstract in inglese e integrata da una bibliografia oculata.
Quest’approccio transdisciplinarmente inclusivo è visibile, in primis,per quel che concerne gli autori oggetto della ricerca. Così, a filosofi veri e propri come Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio, Benedetto Croce, Augusto Del Noce, Giovanni Gentile, Piero Martinetti, Enzo Paci, Luigi Pareyson, Ugo Spirito, Gianni Vattimo o Franco Volpi (per ricordare solo alcuni dei più noti), si affiancano antropologi, orientalisti, storici delle religioni o del cristianesimo, tra cui Ugo Bianchi, Ernesto Buonaiuti [5], Ernesto De Martino, Giuseppe Tucci, Raffaele Pettazzoni, Alfonso Maria Di Nola. Sono compresi anche vari scrittori (tra cui Giovanni Papini, Primo Levi, Pier Paolo Pasolini), storici, archeologi, filologi, pedagogisti come Maria Montessori, professori universitari di vari settori, critici letterari, intellettuali più o meno eclettici (Elémire Zolla) e così via.
Analoga apertura si riscontra riguardo a coloro che hanno contribuito, per naturali ragioni professionali o personali, alla stesura di questo Dizionario. Ad esempio, il testo su Ugo Bianchi è scritto da una sua ex studentessa, Maria Vittoria Cerutti, oggi ordinaria di storia delle religioni presso l’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Milano [6]. E quello su uno studioso “poliedrico” come Pier Cesare Bori (1937-2012), biblista, orientalista, professore di storia del cristianesimo all’Università di Bologna, appassionato animatore del dialogo interreligioso, è firmato dalla sua collega più giovane della stessa università, Amina Crisma, sinologa di formazione.
Sono soltanto alcuni esempi che riflettono l’unicità di questo Dizionario, che appare ispirato, come spiega Perfrancesco Stagi nella sua Presentazione, alla riflessione di Gianni Vattimo circa il compito del pensiero europeo «di far venire meno le barriere che si frappongono tra le tradizioni religiose», di coltivare la propria tradizione religiosa in modo critico, ritrovando nel dialogo «il suo più peculiare modo di essere».
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Infine, tra i molti spunti interessanti di quest’opera, meritevoli senz’altro di essere approfonditi, ci limitiamo qui, per questioni di spazio, a ricordare alcune delle figure femminili della filosofia della religione in Italia.
Già nel 1934, Emilia Nobile (1889-1963), specialista di dualismo e di filosofia tedesca (soprattutto Böhme e Schelling), partecipava al concorso per la cattedra di filosofia della religione presso l’università del “Sacro Cuore”. Si classificò terza, dietro a Umberto Antonio Padovani (1902–1968), vincitore del posto, e a Enrico Castelli (1900–1977); avrebbe tuttavia insegnato, dal 1937 al 1960, all’Università “Federico II” di Napoli, la sua città, presso la cattedra di filosofia morale [7].
Tina Mirella Manferdini (1927-2005) tenne, dal 1959, corsi di filosofia della religione, diventando la prima donna a vincere una cattedra di filosofia della religione nelle università pubbliche italiane, dopo che le prime due erano state assegnate rispettivamente a Alberto Caracciolo (1918-1990) presso l’Università di Genova (1965) e Italo Mancini (1925-1993); quest’ultimo, originario di Urbino, nel 1965 insegnò filosofia presso l’ateneo della sua città, dove fece ritorno, in seguito all’ordinariato ottenuto al “Sacro Cuore” nel 1973, come docente di filosofia teoretica presso la Facoltà di Magistero e, per incarico, di filosofia del diritto nella Facoltà di Giurisprudenza [8].
Tra le altre personalità femminili che incontriamo in questo Dizionario c’è anche Cecilia Dentice di Accadia (1893-1981), originaria di Napoli e detentrice di un singolare primato. Distintasi fin da giovane per i suoi contributi filosofici (tra cui una monografia su Campanella e una sulla filosofia della religione in Kant), le fu assegnata nel 1924, presso l’Università di Cagliari, la cattedra di storia della filosofia – la prima cattedra di storia della filosofia conferita in Italia a una donna.
Una specialista in filosofia kantiana fu anche Ada Lamacchia (1927-2008), originaria di Bari, dove fu docente, dal 1975, di storia della filosofia.
Adriana Zarri (1919-2010), originaria dell’Emilia, ha intrapreso invece un percorso differente, optando fin da giovane per la vita religiosa, nella Compagnia di San Paolo (1942), che lasciò dopo sette anni per dedicarsi alla ricerca spirituale individuale, sempre però nell’alveo del cattolicesimo. Affermatasi anche come scrittrice ed esponente di una teologia femminista (Impazienza di Adamo. Ontologia della sessualità, 1964), negli anni Settanta è tornata infine alla vita monastica, optando, a partire dal 1984, per una vita eremitica, che non le ha comunque impedito di continuare a scrivere e pubblicare.
Infine, occorre menzionare qui la figura di Maria Montessori (1870-1952), celeberrima a livello mondiale per i suoi originali contributi nell’ambito della pedagogia. La sua presenza in questo Dizionario è giustificata dal ruolo della religione nell’educazione e nelle opere dell’autrice, ivi comprese quelle scritte nell’India britannica, durante la Seconda Guerra Mondiale.
In conclusione, per queste e altre ragioni, su cui non possiamo soffermarci in questa sede, salutiamo l’apparizione di questo notevole lavoro collettivo, un prezioso riferimento per gli addetti ai lavori nonché per il pubblico generale, italiano e straniero.
Horia Corneliu Cicortaș
(n. 7-8, luglio-agosto 2026, anno XVI)
Avvertenza: il testo presente è uscito, in romeno, in «Orizonturi culturale italo-române», n. 2, febbraio 2026.
NOTE
[1] La prima attestazione documentaria dell’espressione “philosophy of religion” risale a Ralph Cudworth (1617-1688), rappresentante di spicco della cosiddetta Scuola Platonica di Cambridge, che la utilizza nel 1678 nella prefazione della sua opera The True Intellectual System of the Universe.
[2] Com’è accaduto anche per altre lingue, in italiano Die Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft ha conosciuto varie versioni, con titoli diversi.
[3] https://journals.uniurb.it/index.php/NGFR/issue/view/4_4_2024 (data di pubblicazione: ottobre 2025).
[4] O. Brino, C. Belloni, Premessa (Il pensiero filosofico-religioso italiano del Novecento, p. 13). «Pensata come un’enciclopedia con aggiornamenti periodici, al momento non è prevista una sua versione cartacea» (comunicazione personale del prof. Stagi, 13 luglio 2026).
[5] La voce «Buonaiuti» del Dizionario è stata pubblicata, nella traduzione romena di Gabriel Badea, nel novembre 2025.
[6] Nella stessa università, dal 1973 al 1976, studiò e fu assistente di Bianchi il giovane storico delle religioni Ioan Petru Culianu (1950-1991). Maria V. Cerutti, tra l’altro, ha curato il numero monografico 6/2013 della rivista «Annali di scienze religiose», dedicato a Bianchi e Culianu: U. Bianchi e I.P. Culianu. Una stagione “milanese” nella Storia delle Religioni.
[7] La bibliografia di Emilia Nobile, assai interessante (Il pensiero filosofico-religioso, p. 670), comprende anche il volume Presupposti filosofici per una storia delle religioni (Napoli, 1938).
[8] Tra i promotori della filosofia della religione in Italia, merita di essere menzionato il padre gesuita Albino Babolin (1922-2006), titolare della prima cattedra di filosofia della religione (1970) presso l’Università di Urbino, il quale fu poi chiamato a occupare la cattedra di questo insegnamento a Parma e Perugia (Il pensiero filosofico-religioso, p. 26).
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