Antonio Catalfamo: il poeta ultrafilosofo al di là del mito

Con Il poeta ultrafilosofo al di là del mito (Pendagron, Bologna 2026), Antonio Catalfamo conferma una poetica che si distingue per la capacità di intrecciare mito, memoria storica e impegno civile. La raccolta si inserisce in un percorso coerente, nel quale la riflessione sul passato non assume mai la forma di un esercizio nostalgico, ma diventa uno strumento per interrogare il presente e comprenderne le contraddizioni. Uno degli aspetti più interessanti del volume è il ruolo attribuito al mito. Le figure della tradizione greca e magno-greca non appaiono come semplici richiami culturali, né come elementi decorativi destinati ad arricchire il tessuto poetico. Al contrario, Catalfamo le riporta costantemente dentro la storia, facendole dialogare con le vicende degli uomini e delle donne che popolano le sue poesie. I personaggi dell’immaginario classico diventano presenze vive, capaci di illuminare esperienze contemporanee e di suggerire continuità profonde tra passato e presente.
In questo percorso la Sicilia occupa una posizione centrale e costituisce il vero orizzonte culturale della raccolta. Nelle poesie di Catalfamo confluiscono tradizioni popolari, memoria contadina, eredità magno-greca e storia delle lotte sociali. Il territorio siciliano diventa così uno spazio complesso e stratificato, nel quale convivono dimensione locale e apertura universale. Ciò che colpisce è la capacità dell’autore di evitare sia il folklore sia l’idealizzazione nostalgica del passato; la Sicilia emerge come una realtà viva, attraversata da conflitti, trasformazioni e permanenze culturali che continuano a interrogare il presente.
Uno degli elementi più originali della raccolta è inoltre il dialogo tra cultura classica e visione della storia influenzata dalla tradizione marxista. Nelle stesse pagine convivono personaggi mitologici, braccianti, sindacalisti, militanti antifascisti e protagonisti delle vicende popolari del Novecento. Il passato classico non viene celebrato come patrimonio immobile, ma viene continuamente reinterpretato alla luce delle esperienze delle classi lavoratrici e delle loro lotte per l’emancipazione. La storia occupa infatti un posto centrale nell’intera opera. Attraverso il recupero di episodi legati alla Resistenza, alle lotte sindacali e alla vita delle comunità rurali, l’autore restituisce voce a uomini e donne che raramente trovano spazio nelle grandi narrazioni ufficiali. È forse proprio in queste pagine che emerge con maggiore forza la dimensione umana della sua poesia. I personaggi evocati non vengono trasformati in eroi monumentali, ma conservano fragilità, dubbi e contraddizioni. La memoria storica assume così un volto concreto e quotidiano, lontano dalla retorica celebrativa e vicino all’esperienza reale delle persone comuni.
Dal punto di vista formale, Il poeta ultrafilosofo al di là del mito privilegia una scrittura chiara e comunicativa. Il verso assume spesso un andamento narrativo, sostenuto da rime, ripetizioni e ritmi che richiamano la tradizione orale e popolare. A ciò si aggiunge l’uso di espressioni dialettali e riferimenti linguistici locali, elementi che rafforzano il legame tra la parola poetica e il contesto culturale da cui nasce. Nel panorama della poesia italiana contemporanea, la voce di Antonio Catalfamo si distingue per la capacità di tenere insieme storia, identità culturale e responsabilità civile. È forse proprio questa fedeltà ai luoghi, alla memoria e alle persone a rendere la sua poesia immediatamente riconoscibile.



Mirela Boloban
(n. 7-8, luglio-agosto 2026, anno XVI)