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Nicolae Bălcescu e Palermo
Introduzione
Per anni e anni ho percorso quotidianamente il suggestivo corso Vittorio Emanuele a Palermo, partendo da piazza Marina, caratterizzata dagli incantevoli e imponenti alberi secolari, passando davanti all’edificio dell’ex Agenzia delle Entrate, sempre affollato di persone, per arrivare poi agli apparati decorativi dei Quattro Canti sormontati dagli stemmi (in marmo bianco) reale senatorio e viceregio e alle cui basi fuoriescono orgogliosamente quattro fontane rappresentanti i fiumi della città antica. Da lì proseguivo il mio cammino, dopo una breve sosta nella chiesa di San Giuseppe dei Teatini, passando davanti alla Biblioteca Nazionale per poi entrare in quello che allora era il freddo e per me spaventoso Liceo-Ginnasio di Stato Vittorio Emanuele, una delle istituzioni scolastiche più antiche della città, dove mi attendevano spiegazioni interessanti e coinvolgenti di professori più o meno illustri, alternate a verifiche periodiche orali e scritte con cui venivamo scrupolosamente e matematicamente giudicati. Per ben cinque anni ero solito percorrere questo tragitto due volte al giorno ma, ahimè, mai feci caso ad un particolare di cui sarei venuto a conoscenza a distanza di quasi quarant’anni.
Nell’anno scolastico 2024/2025, in seguito al superamento di un alquanto articolato e complesso concorso, seppi, dopo il mancato Nulla Osta da parte dell’U.S.R. nel 2007, poiché impegnato quale esperto in corsi di formazione per docenti, di avere la possibilità di fare il lettore di lingua italiana all’estero per conto del MAECI e per la precisione presso la Facoltà di Lettere dell’UBB di Cluj Napoca in Romania. Dopo un attimo di esitazione dovuto al timore del cambiamento in un’età che era nel frattempo avanzata, decisi di accettare l’incarico e così il primo aprile del 2025 iniziai questa nuova avventura. Fu proprio allora, alla fine di quella che mi sembrava essere stata una interessante lezione di semantica, che fui timidamente approcciato da una studentessa che con voce traballante mi chiese se avessi mai visto a Palermo la statua in marmo di Nicolae Balcescu. Sorpreso e meravigliato per i modi e l’educazione con cui mi era stata posta la domanda, riflettei subito sulla risposta e certo di non aver mai sentito il nome e tantomeno di avere mai visto la statua in questione chiesi con disinvoltura dove mai si trovasse. Con la velocità che contraddistingue i giovani appartenenti alla generazione 2.0, in un batter d’occhio mi fu mostrato un busto in marmo che mi sembrava di Carrara riportante la scritta Nicolae Balcescu, GRANDE STORICO E PATRIOTA ROMENO MORTO A PALERMO 28 APRILE 1819-28 NOVEMBRE 1852. Certo di non aver mai visto tale statua, chiesi alla studentessa dove mai si trovasse e mentre mi raccontava che era sua ferma intenzione recarsi a Palermo per vedere le meraviglie dove il personaggio raffigurato nella statua trascorse la fine della sua vita, mi fu mostrato quello che la medesima studentessa aveva trovato in romeno sul web e tradotto quasi simultaneamente con Google traduttore ovvero «Busto di Bălcescu presente nel giardino Garibaldi di piazza Marina a Palermo». Provai un sentimento di stupore misto a vergogna per il fatto che, nonostante nella mia adolescenza fossi passato davanti al giardino Garibaldi milioni, forse miliardi di volte, non avevo mai fatto caso a quella statua che con grande orgoglio e ammirazione mi era stata mostrata. Fu così che venni a conoscenza dell’esistenza di Nicolae Bălcescu, della sua venuta e permanenza a Palermo e fu così che fui colto dal desiderio di conoscerlo, di sapere chi era stato e cosa avesse fatto ma soprattutto di capire il perché era venuto a Palermo, cosa avesse rappresentato per lui la mia città, quale ruolo così importante avesse mai avuto, tanto da dedicargli una statua a cui, nonostante tutto, non avevo mai prestato la dovuta e meritata attenzione. Sono stati questi interrogativi, dettati da una innocente costatazione di una mia studentessa, che hanno dato l’input alla mia modestissima ricerca e di conseguenza a scrivere questo breve e altrettanto modesto articolo.

Statua in marmo nel giardino Garibaldi in piazza Marina, Palermo
Cenni biografici
Nicolae Bălcescu, chiamato anche nei documenti ufficiali del Regno delle Due Sicilie Balusco o Bollesco, nasce a Bucarest nel 1819. Fu carbonaro ed ebbe contatti con Giuseppe Mazzini. Dopo brevi soggiorni in Francia a Parigi e in Italia a Roma, dove condusse delle ricerche storiche, in patria prese parte ai moti rivoluzionari degli anni ’30 e ’40 convinto che solo attraverso l’unificazione dell’antica Dacia dei romani, allora divisa in varie entità politiche sotto il dominio dell’Impero Turco e dell’Impero Austro-Ungarico – Valacchia, Moldavia, Dobrugia, Bessarabia, Bucovina e Transilvania – la sua amata patria avrebbe potuto progredire e avere un vero e proprio futuro.
Fu nel 1847 che Nicolae Bălcescu si reca a Palermo per soggiornarvi in uno spirito di scoperta e di studio. In quell’occasione percorse le coste marine e visitò i giardini della città ma il suo soggiorno lo vide trascorrere ore e ore a condurre ricerche negli archivi della Biblioteca finalizzate all’opera Istoria Românilor e all’incompiuta Românii supt Mihai – Voievod Viteazul.
Il n. 265 del 1° dicembre 1852 del Giornale Officiale di Sicilia dà notizia del suo ritorno a Palermo all’età di 31 anni gravemente malato di tisi. In tale occasione soggiornò in un noto albergo di allora, l’albergo Trinacria di via Butera, 24, gestito dal genovese Salvatore Ragusa. Fu proprio in quell’albergo che Bălcescu trascorse gli ultimi giorni della sua vita e fu lì che il 29 novembre del 1852 si spense senza il conforto di parenti o amici, assistito solo da un sacerdote cattolico. A ricordo del suo soggiorno presso l’albergo Trinacria Palermo oggi conserva una grande lapide, posta nella facciata del palazzo, che così recita:
In questa casa morì
In esilio
Solo e sconosciuto
Il 29 novembre 1852
NICOLA BALCESCU
Insigne storico e fervido
Patriotta, combattente
per il risveglio della
Romania moderna

Lapide sulla facciata del palazzo che ospitava l’albergo Trinacria in via Butera, Palermo
Benché il corpo di Balcescu sia andato perduto nelle fosse comuni dei cimiteri palermitani dell'epoca, il suo ricordo ufficiale è custodito dal monumento al Cimitero dei Rotoli. Realizzato nel 1935 in marmo di Carrara, opera dell’architetto George Ionescu e dello scultore Antonino Alessi, esso si erge su un basamento a due gradini in Billiemi e la scultura commemorativa è formata da tre blocchi: il primo è leggermente sporgente e reca l’epigrafe in italiano:
NICOLAE
BALCESCU
MDCCCLII
Il secondo è un alto parallelepipedo dove è incisa una citazione in romeno che assieme al nome del defunto e all’anno del decesso racchiude il messaggio centrale del monumento: la memoria di un uomo che, pur lontano dalla propria terra, non smise di nutrire amore e dedizione per il suo paese.
CEL DIN URMA AL MEU
CUVANT VA FI INCA UN
IMN TIE TARA MEA MULT
DRAGA
(L’ultima mia parola sarà ancora un inno a te, il mio paese carissimo)
Ritornando ai tre blocchi, il terzo è svuotato agli angoli in modo da formare quattro croci greche e riporta quanto segue:
NELLA FOSSA COMUNE N. 15
GIACE NICOLA BALCESCU
STORICO E PATRIOTTA ROMENO
MORTO IN ESILIO A PALERMO
IL 29 NOVEMBRE MDCCCLII
Bălcescu incarnò il modello del patriota intellettuale, capace di coniugare teoria e pratica, analisi storica e azione politica, lasciando un’eredità di pensiero ed impegno che avrebbe influenzato le generazioni future e la sua figura è fondamentale sia per la storia della Romania sia per il contesto europeo del XIX secolo. Il simbolismo del busto del Cimitero dei Rotoli si estende infatti oltre la figura di Bălcescu: esso rappresenta la continuità tra cultura, storia e impegno politico, elementi che superano confini geografici e nazionali.

Monumento in memoria di Balcescu nel cimitero dei Rotoli, Palermo
Il monumento a Piazza Marina
Come accennato nell’introduzione, nel cuore di Palermo, all’interno del Giardino Garibaldi in Piazza Marina, si erge un busto dello scultore M. Wagner dedicato a Nicolae Bălcescu. Il monumento vi fu sistemato nel 1961 a cura dell’Accademia della Repubblica popolare romena in occasione dell’anniversario dell’Unità dei Principati Romeni e delle celebrazioni del primo centenario dell’Unità d’Italia e si presenta come un busto classico, collocato su un basamento recante la seguente iscrizione:
GRANDE STORICO
E
PATRIOTA ROMENO
MORTO A PALERMO
28 APRILE 1819-28 NOVEMBRE 1852
L’opera raffigura Bălcescu con uno sguardo fiero e meditativo, simbolo della sua dedizione agli ideali di libertà e progresso. Il marmo bianco, scelto per la sua durevolezza e purezza, conferisce al busto una presenza solenne, quasi monumentale, che si inserisce armoniosamente nel contesto verde del giardino, trasformandolo in un luogo di memoria e riflessione.
Il busto a Piazza Marina svolge un ruolo culturale e simbolico rilevante e rappresenta un tributo all’impegno politico e culturale di Bălcescu, ma anche un simbolo dell’amicizia storica tra due popoli legati dagli ideali di libertà e unità. Infatti, il monumento in primo luogo ricorda un uomo che lottò per la libertà del proprio paese e che visse in esilio in una città straniera, testimoniando il valore universale della memoria storica. In secondo luogo, costituisce un ponte tra Italia e Romania, evidenziando come le vicende di un singolo individuo possano intrecciarsi con la storia europea più ampia. Inoltre il monumento invita a riflettere sul ruolo dei patrioti esiliati nel XIX secolo, figure spesso dimenticate che, pur lontane dalla patria, continuarono a diffondere le proprie idee e a influenzare le generazioni future e invita cittadini e visitatori a riflettere su temi universali: l’esilio, la lotta per la libertà, il valore della memoria storica ed evidenzia come un singolo individuo possa influenzare la storia e il pensiero di più nazioni, rafforzando il concetto di Europa come spazio culturale condiviso.
A supporto dell’affetto dei palermitani nei confronti del patriota è opportuno inoltre ricordare che nella seduta del 26 marzo 1953 il Comitato palermitano dell’Istituto di Storia del Risorgimento italiano deliberò all’unanimità di pubblicare il discorso tenuto presso la Società siciliana di Storia patria il 29 novembre 1952, da Mons. Luigi Tautu: lo studio del Prof. Pietro Iroaie dell’Università di Palermo sui documenti palermitani intorno a Bălcescu e «la licenza di sepoltura» del patriota romeno scoperta dal Prof. Gaetano Falzone e ancora intorno agli anni ‘60 la via Nicolae Bălcescu (che collega via Giovanni Evangelista Di Blasi a via Nazario Sauro) è stata ufficialmente intitolata al rivoluzionario romeno. Questi atti rientravano in una serie di iniziative per consolidare i rapporti culturali tra l'Italia e la Romania, nazione che vede in Bălcescu uno dei suoi padri fondatori.
La presunta lettera di Nicolae Bălcescu da Monte Pellegrino
Negli ultimi giorni della sua vita, Nicolae Bălcescu, malato di tubercolosi, si rifugiò ai piedi di Monte Pellegrino, nei pressi di Palermo, dove sperava che l’aria del mare potesse alleviare le sue sofferenze. Durante la sua breve vita scrisse opere importanti che includono studi storici, scritti politici e sociali ma si dice che in quelle settimane il patriota romeno abbia scritto alcune lettere toccanti ai suoi amici e compagni d’esilio. Tra queste ve n’è una della cui paternità di Balcescu non sono state rinvenute prove ma per la sensibilità che vi si rinviene e l’intensità del contenuto, se davvero fosse frutto del pugno di Bălcescu, testimonierebbe la lucidità e la serenità con cui affrontò la morte, restando fedele fino all’ultimo agli ideali di libertà e di patria.
La lettera, presumibilmente redatta nel dicembre del 1852 e indirizzata probabilmente a un compagno di lotta (molti studiosi ritengono si trattasse di Cezar Bolliac), così recita:
Amico mio,
Scrivo queste righe mentre il vento del mare porta con sé il profumo della terra siciliana. Palermo mi appare dolce e luminosa anche ora che le forze mi abbandonano. Sento che la mia vita si spegne, ma il mio spirito resta desto, rivolto verso la nostra patria lontana.
Non temo la morte, perché so che la libertà dei popoli non muore mai. Ogni sacrificio, anche il più piccolo, diventa una pietra nel grande edificio della giustizia.
Non ho rimpianti: ho amato il mio paese, ho creduto nella forza della verità e della conoscenza. L’ultima mia parola sarà ancora un inno a te, o patria carissima.
Saluta i nostri fratelli e di’ loro che non si scoraggino. La Romania vivrà, anche se noi non vedremo la sua rinascita.
Addio, amico mio. Che la tua fede sia più forte del dolore.
Tuo per sempre,
Nicolae Bălcescu
Si ritiene che il destinatario possa essere Bolliac per diversi motivi storici. Innanzitutto, Bălcescu e Bolliac furono tra i fondatori della società segreta Frăția (Fratellanza). Essi condivisero non solo le barricate a Bucarest, ma anche il duro periodo del carcere nel monastero di Mărgineni (1840) e il successivo esilio. Bolliac era il poeta della rivoluzione, colui che metteva in versi gli ideali che Bălcescu teorizzava come storico. Inoltre, durante gli anni errabondi dopo il fallimento della rivoluzione, i due lavorarono a stretto contatto per mantenere viva la causa romena in Europa. A Parigi, infatti, collaborarono alla redazione di riviste per sensibilizzare l'opinione pubblica occidentale e in Ungheria cercarono insieme di negoziare con Lajos Kossuth un progetto di pacificazione tra rivoluzionari romeni e ungheresi per unire le forze contro l'Impero Austriaco e la Russia. Infine, è noto che Bălcescu, nei suoi ultimi mesi a Palermo, scrisse febbrilmente ai suoi compagni più cari (Ion Ghica, Vasile Alecsandri e, appunto, Cezar Bolliac) per informarli del suo stato di salute e per lasciare loro le sue ultime volontà politiche. Bolliac era uno dei pochi che poteva comprendere appieno il senso di «sacrificio per la giustizia» citato nel testo, avendo vissuto le stesse persecuzioni.
Ritornando alla lettera, probabilmente l’ultima scritta prima della morte, essa riassume con straordinaria intensità la sua visione morale e politica. Monte Pellegrino, luogo simbolico per i palermitani e punto di osservazione sul mare, diventa metafora della solitudine dell’esilio, ma anche dell’apertura verso l’infinito, dove la speranza per la patria non si estingue.
Di certo trattasi di un documento di straordinaria intensità emotiva e valore storico. Sebbene il tono sia intriso del lirismo tipico del Romanticismo ottocentesco, essa cattura perfettamente gli ultimi istanti della vita di Nicolae Bălcescu a Palermo.
Il riferimento al «vento del mare» e al «profumo della terra siciliana» contestualizza geograficamente il suo ultimo rifugio, Palermo, che per lui rappresenta un luogo di pace forzata, un contrasto stridente tra la bellezza della natura e il declino fisico dell'uomo.
Uno dei passaggi più significativi è l'idea che ogni sacrificio sia una «pietra nel grande edificio della giustizia». Qui emerge la visione politica di Bălcescu: la rivoluzione non è solo un atto violento, ma un processo di costruzione morale e sociale. Nonostante il fallimento dei moti del 1848, egli vede la storia con ottimismo teleologico: la libertà è inevitabile.
La frase «L’ultima mia parola sarà ancora un inno a te, o patria carissima» risuona dolcemente come una promessa eterna di amore per la libertà e la Romania.
E ancora nella lettera si legge: La Romania vivrà, anche se noi non vedremo la sua rinascita. Questa frase è cruciale perché rivela il suo disinteresse personale: la causa è più importante dell'individuo e sembra anticipare l'unificazione dei principati romeni (che avverrà pochi anni dopo, nel 1859).
Il tono è quello di una sorta di testamento spirituale. Non è solo una lettera a un amico, ma un messaggio rivolto a tutti i «fratelli» (i compagni rivoluzionari) che eleva la lotta politica a una dimensione quasi religiosa (fede, spirito, inno), tipica dei padri fondatori delle nazioni moderne.
Ma perché si pensa sia stata scritta da Bălcescu?
Il testo riflette perfettamente lo spirito e le circostanze degli ultimi giorni di Bălcescu per diverse ragioni storiche e stilistiche:
- Il contesto dell'esilio: il riferimento a Palermo e al «profumo della terra siciliana» coincide esattamente con il suo ultimo rifugio. Bălcescu trascorse i suoi ultimi mesi guardando il mare, consapevole che non sarebbe mai tornato in Romania.
- L'ideale patriottico: il tema centrale della lettera — il sacrificio individuale per la rinascita della nazione — è il pilastro di tutta la sua opera letteraria e politica (come in L'istoria dei romeni sotto il regno di Michele il Bravo). La sua certezza che «la Romania vivrà» nonostante la sua morte è un tema ricorrente nei suoi scritti autografi.
- Il legame con gli amici: Bălcescu mantenne una fitta corrispondenza con altri rivoluzionari in esilio (come Ion Ghica e Giuseppe Mazzini). Molte delle sue lettere autentiche dell'epoca hanno questo tono malinconico ma risoluto, in cui l'addio personale si fonde con il testamento politico.
- La «leggenda» romantica: sebbene alcuni testi circolanti possano essere versioni romanzate o traduzioni poetiche basate sui suoi ultimi messaggi reali, essi incarnano la figura di Bălcescu come «martire della nazione». Gli storici riconoscono in queste parole il nucleo del suo pensiero: l'idea che la libertà è un processo inarrestabile, anche di fronte alla sconfitta militare o alla morte fisica.
In conclusione, attraverso le sue parole, Nicolae Bălcescu trasforma la propria sofferenza individuale e l'amarezza dell'esilio in un atto di speranza collettiva; la lettera non è solo un addio privato, ma un manifesto del Romanticismo politico, dove il sacrificio personale diventa il seme della futura libertà nazionale. In un momento di estrema fragilità fisica, Bălcescu riafferma la superiorità dell'ideale sulla morte, lasciando ai posteri un'eredità fatta di fede incrollabile nella giustizia e nell'unità dei popoli.
Vito Pilade
(n. 3, marzo 2026, anno XVI)
Sitografia:
https://cimiteripalermo.com/2016/06/03/monumento-a-nicolae-balcescu/
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/07/20/il-capolinea-di-due-patrioti.html
https://www.sellerio.it/it/catalogo/Viaggiatori-Romeni-Sicilia/Dumitrescu/1966
https://turismo.comune.palermo.it/luogo-dettaglio.php?id=160
https://www.fondazionepietrobarbaro.org/
https://www.salvarepalermo.it/
https://www.treccani.it/enciclopedia/nicolae-balcescu/
https://www.palermoviva.it/una-via-al-giorno-via-nicola-balcescu/
https://historia.ro/sectiune/general/misterul-osemintelor-lui-nicolae-balcescu-trupul-565307.html
http://www.conaculbalcescu.ro/
https://www.youtube.com/watch?v=7rECMVZYbl8
https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000036918/2/a-palermo-viene-inaugurato-busto-eroe-rumeno-balcescu.html&jsonVal=
Bibliografia:
Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Nicola Balcescu a Palermo: con documenti inediti, Comitato di Palermo, 1953. (È la fonte italiana più autorevole per ricostruire i dettagli del suo alloggio e della sua morte).
Manuela Capece, Nicolae Bălcescu: l'eroe risorgimentale tra Romania e Palermo, in «Fluttuando sulle Linee», 2019.
G. Zane, N. Bălcescu: Opera, Omul, Epoca, Bucarest, Editura Eminescu, 1975.
Nicolae Bălcescu, Corespondență: scrisori, memorii, adrese, note, extrase, a cura di G. Zane, Bucarest, Editura Academiei, 1964.
Nicolae Bălcescu, Românii supt Mihai-Voievod Viteazul
Dan Berindei, Nicolae Bălcescu, Bucarest, Editura Științifică și Enciclopedică, 1982. (Analizza le relazioni diplomatiche di Bălcescu in Italia).
Horia Nestorescu-Bălcești, Nicolae Bălcescu: Contribuții bibliografice, Bucarest, Editura Militară, 1971.
Biagio De Giovanni (a cura di), Italia e Romania: Il Risorgimento e l'Unità Nazionale.
Associazione Salvare Palermo, Nicolae Balcescu, patriota rumeno a Palermo, in «PER», n. 31.
Cimiteri di Palermo, Monumento a Nicolae Balcescu – Sezione 99 nel cimitero di Santa Maria dei Rotoli, scheda tecnica descrittiva del cenotafio.
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