Polemica tra professori

Introduzione

Abbiamo mostrato nel numero precedente del dossier come la polemica tra i professori Constantin Rădulescu-Motru e Nae Ionescu abbia avuto il suo «prologo in cielo» nel 1926, quando Motru pubblicava su «Gândirea» l’articolo Lo spirito mistico, nel quale esprimeva un punto di vista riduzionista sul fenomeno in oggetto, suscitando la pronta replica di Ionescu su «Cuvântul».
Nell’ottobre del 1930, in apertura al suo corso di psicologia, Rădulescu-Motru tornava a criticare la «direzione malata», «mistica» della filosofia romena, con particolare riferimento a Nae Ionescu.
Per tutta risposta, nel dicembre 1930, con l’articolo Il discorso di Brăneanu, Ionescu attaccava pubblicamente Motru, sulle colonne di «Cuvântul», mettendo in discussione la sua condotta di uomo politico e personalità culturale nella Romania interbellica. A Motru, che era allora senatore, Ionescu rimprovera l’incoerenza dottrinale (in quanto si era fatto portavoce, in tempi successivi, di correnti politiche tra loro diverse) e l’inconsistenza dei suoi discorsi al messaggio della Corona – il messaggio che la Corona rivolgeva alle camere il 15 ottobre di ogni anno, in occasione dell’inaugurazione dell’anno parlamentare, in apertura dei lavori assembleari, come previsto dall’articolo 90 della Costituzione promulgata nel 1923.
Sotto il profilo culturale, Ionescu minimizza l’importanza della sua produzione scientifica (che assomma soltanto a qualche opuscolo e articolo di rivista), ironizzando altresì sul carattere «sperimentale» della sua indagine psicologica, tutta risolta in speculazioni puramente teoriche “a tavolino”, e sottolineandone la sterilità del pensiero, data la manifesta incapacità di fare scuola e avere dei discepoli. Non da ultimo, Ionescu insiste sul carattere “d’importazione” delle idee filosofiche abbracciate da Motru, fatta eccezione per una breve parentesi, quando cioè aveva perorato sulla rivista «Ideea europeană» le tesi contadiniste circa la necessità dell’integrazione delle masse rurali nella vita politica romena – a detta di Ionescu l’unica traccia di vitalità nel suo pensiero.
Il botta e risposta tra i due, in cui si intrecciano prese di posizione filosofiche e rancori personali, continuava per via epistolare, su due binari paralleli: presso l’allora Preside della Facoltà di Lettere, il sociologo Dimitrie Gusti, e sulle pagine dei giornali. (Anche il Corso di storia della metafisica che Ionescu inaugura alla fine del 1930 reca traccia della polemica, il professore non risparmiando frecce avvelenate all’indirizzo dei filosofi «scientifici» e «razionalisti».)
All’attacco di Ionescu, Rădulescu-Motru replicava dunque intervenendo presso la Facoltà di Lettere per esigere la produzione del diploma di dottorato – sostenuto da Nae Ionescu all’Università di Monaco di Baviera nel 1919, ma mai esibito presso le autorità accademiche, nemmeno al tempo dell’esame di idoneità all’insegnamento –, e, contemporaneamente, inviando una lettera aperta ai quotidiani «Dimineața» e «Dreptatea» – il primo di orientamento socialista, il secondo organo ufficiale del Partito Nazionale Contadinista – in cui affermava di riservarsi una risposta, sul piano delle idee, solo quando il proprio interlocutore avesse finalmente licenziato alle stampe un’opera. Motru considerava Ionescu a lui debitore per ciò che di filosoficamente valido conteneva il suo pensiero, mentre liquidava il suo ortodossismo autoctonista come una pura «nevrosi post-bellica».
L’anziano professore non nascondeva poi il proprio rammarico per il fatto di essersi lasciato «ingannare» dal suo ex-allievo, avendo garantito per lui – al cospetto alla commissione che lo esaminava per il conseguimento della licenza alla docenza – circa il conseguimento del dottorato. Facendosi cassa di risonanza di varie dicerie, Rădulescu-Motru arrivava perfino a insinuare che Ionescu fosse un «falso dottore», biasimandone, per di più, la condotta didattica. In particolare, Ionescu avrebbe trascurato a tal punto l’insegnamento della Logica da determinare gli scarsi risultati conseguiti dai laureati bucarestini agli esami di abilitazione all’insegnamento. Nella sua replica, Ionescu contesta a Motru l’inopportunità delle considerazioni rilasciate a mezzo stampa: le questioni interne all’Università vanno affrontate nelle sedi opportune, e contro la calunnia di essere un falso dottore egli dichiara di voler adire le vie legali.
Nella successiva risposta, Motru sorvola sui rivolti giuridici, rinviando alle disposizioni prese dalla Facoltà, che nel frattempo sollecitava Ionescu a depositare il diploma. È quest’ultimo ad avere l’ultima parola, richiamando la mancanza di consequenzialità logica del preopinante. Se la questione è di esclusiva pertinenza della Facoltà non si capisce, afferma Ionescu, perché Motru abbia inteso sottoporla al pubblico, e di questo risponderà in tribunale.

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Il discorso di Brăneanu [1]

 

«Alla fossa comune anche questo Maccabeo!»
Al. Kirițescu [2]

Una volta, viveva a Târgoviște un certo Brăneanu, o qualcosa del genere. Non mi ricordo bene. So però che era ingegnere ed era responsabile dell’ufficio tecnico del dipartimento. Gli abitanti di Târgoviște si ricordano di lui come di un uomo di valore. La pietra difronte alla deviazione di Bulevardul Gării ne perpetua ancora oggi la memoria. La pietra, il ponte sulla Ialomița, verso Mănăstirea Dealu, e le vie del distretto di Dâmbovița che, a sentir tutti, erano al suo tempo come la pelle. Anche Brăneanu aveva però, come si dice, una mania: doveva tenere un discorso il 10 maggio [3]. Tutto l’anno correva, si agitava, lavorava; non lo vedeva nessuno se non al lavoro. E il lavoro era portato a termine. Non chiedeva nulla in più del suo stipendio da ingegnere. Il 10 maggio però era suo: nel programma del giorno non poteva mancare il suo discorso.
Il «discorso» era però invariabilmente lo stesso; costruito in modo semplice e convincente. Tutto quello che era successo nella storia della nazione romena, Brăneanu lo datava categoricamente: 10 maggio. «Signori, il 10 maggio del 101, Traiano ha attraversato il Danubio a Turnu-Severin; il 10 maggio del 102, Traiano ha sconfitto Decebalo a Sarmizegetusa; il 10 maggio…”, e così via. Il 10 maggio Mircea il Vecchio; il 10 maggio, Vlad Țepeș; il 10 maggio, Stefano il Grande, Mihai Viteazul, Neagoe Basarab… l’Unione dei Principati etc. etc., finché “…il 10 maggio 188… Signori, il re Carol I… Gridiamo perciò a una sola voce: viva…» ecc. ecc.
Verso mezzanotte, allo spegnersi delle ultime acclamazioni e degli ultimi urrà!, si concludeva per un anno anche la missione oratoria di Brăneanu. Il giorno dopo, riprendeva daccapo la sua routine lavorativa, tornando a essere lo stesso uomo meticoloso, scrupoloso, e di valore – come se niente fosse successo. Gli abitanti di Târgoviște erano abituati a lui e al suo discorso: «Lasciatelo in pace, signori! Se il male è tutto questo, lasciatelo fare!».
…A questi avvenimenti pensavo, qualche giorno fa, ascoltando, al Senato, il discorso tenuto dal professor Rădulescu-Motru. Da tanti anni, da quando è in parlamento, Rădulescu-Motru non manca mai una discussione al messaggio, senza che pronunci un discorso. Nel resto del tempo, lo si vede coscienziosamente all’opera: istruisce con libri e riviste, tiene corsi, scrive e pubblica. Ed è, per tutto questo, come tutti sanno, filosofo. Come giunge però il momento della discussione al messaggio, il buon vecchio è preso dalla riflessione politica – e deve fare per forza un discorso. La sua specialità è l’ideologia. Ha fatto, perciò, nell’ordine, l’ideologia del Partito Conservatore, del takismo [4], del marghilomanismo [5], del contadinismo, del nazional-contandinismo [6]; e quest’anno, avendo concluso con i singoli partiti, li ha presi tutti in blocco; e ha fatto, perciò, l’ideologia e l’apologia dei partiti politici in generale. Non ne ho compreso il perché, né lo scopo.
E nemmeno ha importanza. Da ritenere è solo il fatto che Rădulescu-Motru non ha mai fatto un discorso al messaggio. Lo seguo da molto tempo e non si può dire che mi sia mancata, nei confronti di quest’uomo, la benevolenza: resto perciò stupito; ho soppesato le sue «idee», che non mancano; come mai, però, nell’opinione pubblica il suo pensiero non riesce a dare frutto?
Forse, quando anche da noi si farà l’anatomia della cultura romena nell’ultima metà del secolo, qualcuno dovrà soffermarsi anche su quest’uomo, l’esistenza più inutile tra quante hanno dissodato i campi della nostra spiritualità. Mi ci sono voluti vent’anni per capirlo; e se le circostanze personali non mi avessero concesso un’obiettività più severa, estenuati, come siamo, dalla troppa voglia di identificare e valorizzare non soltanto furfanti, buffoni e nullità, non lo avrei capito nemmeno adesso.
Oggi lo so: ci troviamo, da quasi trent’anni, di fronte a un uomo superfluo. Pensatore persuasivo, quest’uomo, serio di temperamento è l’esemplare meno serio della cultura romena. Autore di un opuscolo – estrapolato da una serie di articoli di rivista – su Nietzsche, del libro Cultura română și politicianismul [1904]e di un volumetto sul valore del sillogismo [7], è stato nominato professore di… psicologia sperimentale. Questa disciplina non l’ha mai conosciuta. Ha fatto per tutta la sua vita psicologia sperimentale… nei libri. Lettore diligente e coscienzioso, il nostro «filosofo» non è che uno sradicato che ha perso contatto con la realtà, a motivo della parola stampata che non ha saputo dominare, ma che, al contrario, ha finito per schiacciarlo. È così riuscito a realizzare un esemplare di un’ibridazione unica: un uomo aggiornato – e partigiano! – dell’ultima teoria, eppure inattuale! Nutrendosi non dalla realtà, ma dalle opere straniere, capace di imparare, ma incapace di assimilare, il professor Rădulescu-Motru ha sempre importato l’ultimo prodotto scientifico dall’estero, senza però domandarsi mai se la nostra vita possa reagire a simili preoccupazioni. Una sola volta ha pensato in modo vivo: quando, dietro pressione dei giovani di «Ideea europeană», scrisse quegli articoli sul contadinismo. [8] Tutto qui. Rădulescu-Motru? Lavora da venticinque anni all’Università; non ha «lanciato» nessuna idea e non ha nemmeno un discepolo! C’est tout dire! Ci meravigliamo ancora che i suoi discorsi al messaggio sono senza alcun domani, dal momento che non hanno alcun tipo di contatto con la realtà?
…Fatto autentico: dal discorso del 10 maggio di Brăneanu, Caragiale ha tratto il grande discorso di Cațavencu in Una lettera smarrita [9]. Cosa resterà del discorso al messaggio di Rădulescu-Motru?

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Polemica tra professori

Una lettera di C. Rădulescu-Motru [10]

Il professor C. Rădulescu-Motru ha inviato al giornale «Cuvântul» la seguente lettera che prega anche noi di pubblicare:

Egregio Direttore,

Nae Ionescu, conferenziere di Metafisica presso la Facoltà di Lettere [dell’Università] di Bucarest, ha scritto alcuni giorni fa un articolo pieno di giudizi ingiuriosi al mio indirizzo, a cui molti amici mi esortano a rispondere.
Mi permetto di far sapere a questi amici che risponderò a Ionescu in seguito, quando costui avrà dato alla luce il suo primo scritto filosofico che, immagino fin d’ora, in quel che conterrà di valido andrà nella direzione delle idee filosofiche che io diffondo da trent’anni dalla cattedra, e per quel che concerne la sua parte originale, sull’ortodossismo autoctono e mistico, si dimostrerà facilmente una pura farsa uscita dalla nevrosi post-bellica.
Gli apprezzamenti ingiuriosi di Nae Ionescu non hanno alcuna importanza per me. Non posso rispondere a un uomo che dichiara di conoscermi unicamente attraverso alcuni inserti di rivista e opuscoli. (Lui, che aveva preso l’iniziativa di realizzare, insieme ad altri, un volume in mio omaggio!).
Ma quel che è importante per me è il dispiacere che provo oggi a seguito della condotta di Nae Ionescu.
Mi rincresce constatare che da vent’anni mi sia lasciato ingannare dalle lusinghe di quest’uomo. E l’inganno è andato un po’ troppo oltre. Mi sono fatto carico dell’assicurazione che costui aveva dato alla commissione che lo esaminò per la docenza, di avere un diploma di dottorato, rilasciato dall’Università di Monaco, e oggi debbo constatare che nemmeno dopo dieci anni dalla docenza, questo diploma è stato prodotto per essere valutato. Tutti sapevano che il signor Nae Ionescu era un falso dottore di ricerca, soltanto io no.
Ho poi trascurato di supervisionare le lezioni di logica, di cui lo avevo incaricato al mio posto, e il signore, al posto della logica, faceva delle sue lezioni un’occasione di incontro, il che ha avuto come risultato che all’esame di abilitazione [11], i laureati [all’Università] di Bucarest sono arrivati ultimi. Mi vedo costretto ora ad aggiungere, alle mie già numerose occupazioni, anche il lavoro di rimediare ai danni del signor Nae Ionescu.
Per il momento mi tengono occupato soltanto le conseguenze di ordine morale della condotta del sig. Ionescu.
Più avanti, semmai sarà necessario, prenderò in considerazione anche le sue idee filosofiche. [12]
Con tutta la mia stima

C. Rădulescu-Motru
Bucarest, 18 dicembre 1930

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Risposta a una lettera di Rădulescu-Motru [13]

I giornali «Dimineața» e «Dreptatea» pubblicano una lettera del signor C. Rădulescu-Motru, che egli considera una «risposta» all’articolo apparso a mia firma sul quotidiano «Cuvântul» e intitolato Discursul lui Brăneanu. Faccio notare: 1) che il quotidiano «Dimineaţa» sbaglia quando ritiene che questa lettera sia stata indirizzata anche al nostro giornale. Se così fosse stato, l’avrei pubblicata. Il nostro collega lo ammetta: l’incoerenza stilistica e di pensiero di questa contestazione è la migliore conferma del mio articolo.
2) La lettera del signor Motru non può essere considerata una risposta. In logica, questo si definisce ignoratio elenchi. Nel mio articolo, mi sono occupato del politico e della personalità culturale pubblica che porta il nome di C. Rădulescu-Motru. Il mio «preopinante» solleva la questione della mia attività universitaria. Mi rifiuto di seguirlo su questo punto. Ritengo che le questioni universitarie vadano discusse in Università; specialmente quando sono di carattere così personale come quelle sollevate dal signore.
3) Una sola questione può interessare l’opinione pubblica e la mia qualità di giornalista: l’accusa di impostore che il signor Motru mi rivolge. Egli sostiene che io sia un «falso dottore» e che non abbia un «diploma di dottorato conseguito presso la facoltà di Monaco». Poiché l’accusa è troppo grave, informo gli interessati che proprio oggi mi sono rivolto alla giustizia, dinanzi alla quale il signor Motru dovrà rispondere di questa calunnia.
Questa è la mia risposta alla lettera in questione. Ho un concetto diverso da quello del signor Motru sulla disciplina e la dignità universitaria, e distinguo tra questioni universitarie, per le quali mi rivolgerò alla gerarchia accademica, e questioni politiche o politico-culturali, per le quali il signor Motru continuerà a restare a mia disposizione.
Prego i miei colleghi della direzione dei giornali «Dimineața» e «Dreptatea» di prender nota di questa risposta.

Nae Ionescu

*

Un’ultima risposta [14]

Signor direttore,

Nonostante lo stile offensivo della risposta del signor Nae Ionescu alla mia lettera, sono comunque lieto di vedere in questa risposta un inizio di impegno nel chiarire la «questione del dottorato».
Il sig. Nae Ionescu avrebbe dovuto consegnare il suo diploma di dottorato a me, prima che a chiunque altro, perché ero il presidente della commissione per l’esame di abilitazione all’insegnamento. Non lo ha fatto; inoltre, a tutt’oggi, non ha presentato il diploma al Consiglio della Facoltà di Lettere di Bucarest ai fini dell’equipollenza, come richiesto dalla legge sull’insegnamento universitario. Secondo la legge, un diploma non equipollente è inesistente per l’autorità scolastica.
Nae Ionescu annuncia ora che porterà la prova del suo dottorato in tribunale. Non c’è bisogno di tanta attesa e tanti raggiri. Il Consiglio della Facoltà di Lettere, nella riunione del 27 corrente mese, ha deciso di invitarlo a presentare il suo diploma di dottorato. Che venga a presentarlo, e sarò il primo a congratularmi con lui. Questo servirebbe a tranquillizzare la mia coscienza.
Gli resta una sola cosa da spiegarmi: perché questa farsa di non mostrare il diploma che afferma di possedere?
Con questo, signor Direttore, chiudo la polemica con Nae Ionescu su questo argomento.

Con ogni stima,
C. Rădulescu-Motru

*
La seconda risposta di C. R.-Motru [15]

Riceviamo:
[segue il testo della lettera di C. Rădulescu Motru sopra riportata]

A questo rispondo:
Il signor Motru ritiene che io non abbia bisogno di dimostrare il mio «dottorato» in sede giudiziaria; piuttosto, che sia sufficiente presentare il diploma alla Facoltà di Lettere. Non confondiamo: quel che farò davanti al Consiglio di Facoltà sono affari miei e della Facoltà. Non del pubblico, che non ha alcun interesse a essere introdotto negli affari interni dell’Università.
Il signor Motru, tuttavia, mi ha lanciato l’accusa di impostura dinanzi al pubblico: e per questo non sono io a dover dimostrare in tribunale che sono dottore, ma il signor Motru che non lo sono.
Questo è ciò che esige la logica, quella che io non conosco e il signor Motru sì, giusto?

N.I.


Traduzione, introduzione e note a cura di Igor Tavilla
(n. 4, aprile 2026, anno XVI)



NOTE

[1] Nae Ionescu, Discursul lui Brăneanu, in «Cuvântul», 14 dic. 1930, p. 1, ora in Nae Ionescu, Opere, a cura di Marin Diaconu e Dora Mezdrea, vol. XIII, EMLR, București 2016, pp. 79-80.
[2] Alexandru Kirițescu (1888-1961), drammaturgo e giornalista romeno, noto soprattutto per la pièce Gaițele (“Le gazze”), del 1932.
[3] Tra il 1866 e il 1947, la Giornata nazionale della Romania veniva celebrata il 10 maggio, giorno in cui Carol I Hohenzollern-Sigmaringen aveva prestato giuramento di fronte all’Assemblea del Principato di Romania, e nel 1877 il Parlamento aveva proclamato l’indipendenza della Romania.
[4] Il termine “takismo” [takismul] indica il fenomeno per il quale molti giovani arrivisti aderirono al partito fondato da Take Ionescu nella speranza di ottenerne posizioni e vantaggi materiali. Take Ionescu (1858-1922), uomo politico romeno, esponente del Partito Nazional Liberale poi passato al Partito Conservatore e infine presidente del Partito Conservator-Democratico, ministro dell’Istruzione e fautore della prima legge sull’istruzione primaria in Romania. In seguito, divenuto ministro degli Esteri, partecipò alla Conferenza di Versailles. Ricoprì da ultimo la carica di presidente del Consiglio.
[5] Termine derivato da Alexandru Marghiloman (1854-1925), esponente del Partito Conservatore, fu Primo ministro dal 15 marzo al 24 ottobre 1918 e negoziò il Trattato di Bucarest stipulato con gli Imperi centrali. Il suo gabinetto cadde dopo la firma dell’armistizio di Compiègne e fu sostituito dal governo filo-alleato presieduto dal generale Constantin Coandă.
[6] Il Partito Nazionale Contadino (Partidul Național Țărănesc), formazione politica di centro, che rappresentava soprattutto gli interessi del mondo agrario e rurale (e, come tale, alternativa al Partito Liberale, legato alla grande finanza e al capitale industriale), si costituì nel 1926, dalla fusione di due soggetti politici: il Partito Nazionale Romeno (Partidul Național Român) della Transilvania, guidato da Iuliu Maniu, e il Partito Contadino (Partidul Țărănesc), attivo nella vecchia Romania, di Ion Mihalache.
[7] Cf. C. Rădulescu-Motru, F.W. Nietzsche. Viața și filosofia, Librăria Socecu, București 1897; Id., Cultura română și politicianismul,București, Librăria Socec & Co. 1904; Id., Valoarea silogismului, studiu de logică generală, in «Studii filosofice», a. I, 1897.
[8] Cf. C. Rădulescu-Motru, Adevăruri pentru România Mare. Scrisori din mijlocul țăranilor, in «Ideea europeană», a. V, n. 124, 29 iulie-5 august 1923, pp. 1-2; Idem, Țărănimea și partidele politice (Adevăruri pentru România Mare. Scrisoarea a II-a), in «Ideea europeană», a. V, n. 125, 12-19 august 1923, pp. 2-3; Idem, Politica țărănească (Adevăruri pentru România Mare. Scrisoarea a III-a), in «Ideea europeană», a. V, n. 126, 26 august-2 septembrie 1923, pp. 1-2; Idem, Țăranii și democrație (Scrisoarea a IV-a), in «Ideea europeană», a. V, n. 129, 7-14 octombrie 1923, pp. 1-2.
[9] O scrisoare pierdută, commedia politica (1884) dello scrittore romeno Ion Luca Caragiale (1852-1912), considerata il suo capolavoro; disponibile in varie traduzioni italiane.
[10] Polemică între profesori. O scrisoare a d-lui Rădulescu-Motru, in «Dimineața», a. XXIV, n. 8622, 21 decembrie 1930, p. 5.
[11] L’examen de capacitate era l’esame per il reclutamento del corpo insegnante secondario. Erano previste prove scritte, orali e pratiche, aventi per oggetto da un minimo di due a un massimo di tre specialità. Gli esami si tenevano ogni tre anni, alternativamente, a Bucarest e Iași.
[12] Nella versione uscita su «Dreptatea»(O scrisoare a d-lui C. Rădulescu-Motru, in «Dreptatea», a. IV, n. 964, 20 decembrie 1930, p. 4)l’ultima frase risulta così riformulata:«Se in futuro, costui rientrerà ancora nel novero degli uomini con i quali si può avere una discussione, verrò a discutere le sue idee filosofiche. Prima di essere filosofo, bisogna essere un uomo».
[13] Răspuns la o scrisoare a d-lui Rădulescu-Motru, in «Cuvântul», 21 dic. 1930, p. 5, ora in Nae Ionescu, Opere, vol. XIII, cit., p. 89.
[14] Un ultim răspuns, in «Dreptatea», a. IV, n. 966, 22 decembrie 1930, p. 3, preceduta dal seguente occhiello redazionale: «Il sig. prof. C. Rădulescu-Motru ci invia questa lettera, con la cui pubblicazione poniamo termine a questa polemica nelle nostre colonne». La lettera comparve anche sul quotidiano «Dimineața» (a. XXIV, n. 8624, 23 decembrie 1930, p. 4), col titolo Polemică între profesori. O noua scrisoare a d-lui Rădulescu-Motru.
[15] Al doilea răspuns al d-lui C.R. Motru, in «Cuvântul», a. VII, n. 2038, 22 decembrie 1930, p. 4.