Nadia Terranova: «La scrittura, l’arma più potente per esprimere una libertà assoluta»

Nell’ambito degli «Incontri tra scrittori italiani e romeni» organizzati dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, il 18 gennaio scorso si è svolto l’incontro trasmesso in live streaming tra la scrittrice italiana Nadia Terranova, selezionata nella cinquina del Premio Strega 2019, e lo scrittore romeno Claudiu M. Florian, vincitore del Premio Europeo per la Letteratura nel 2016.
L’evento, moderato dal prof. Roberto Merlo dell’Università di Torino, con la traduzione di Mauro Barindi, ha avuto come punto di partenza i libri Addio fantasmi di Nadia Terranova, pubblicato in romeno dalla casa editrice Polirom nel 2020, nella traduzione di Cerasela Barbone, e L’età dei giochi. Un’infanzia in Transilvania di Claudiu M. Florian, uscito in Italia presso l’editrice Voland nel 2019, nella traduzione di Mauro Barindi. Il dialogo molto ricco e stimolante ha messo in evidenza i punti di convergenza tra i due volumi, accomunati dalla sensibilità con la quale i due scrittori narrano la propria infanzia vissuta in due regioni, la Sicilia e la Transilvania, che per storia, costumi e tradizioni costituiscono un unicum all’interno dei loro rispettivi Paesi.
Del rapporto interiore con il luogo d’origine e di come è stato influenzato dalla trasposizione nella fiction, della letteratura esperita da donne e di altri aspetti di interesse riguardanti la funzione della scrittura ai nostri giorni, nell’intervista a Nadia Terranova realizzata da Afrodita Cionchin.


Quali sono gli aspetti che l’hanno colpita di più nel confronto con Claudiu M. Florian?

Le nostre osservazioni sono state molto simili, a dimostrazione del fatto che la nostra cultura letteraria si somiglia molto. Questo mi ha colpito, però un po’ me lo aspettavo.


La letteratura romena è costantemente tradotta in Italia. In che misura pensa sia oggi conosciuta?

Mircea Cărtărescu sicuramente è il nome più conosciuto e forse grazie a lui si sta aprendo uno spiraglio di popolarità anche per gli altri. 


Messina è un luogo ricorrente nelle sue storie. Qual è il suo rapporto interiore con il luogo d’origine e come è stato eventualmente influenzato da questa trasposizione nella letteratura?

Messina c’è sempre, c’è nella mia memoria presente, passata e in quella futura. Mi ispiro sempre al luogo in cui sono nata. Non a caso il mio prossimo romanzo, in uscita a febbraio 2022, sarà ambientato proprio a Messina. In un’altra epoca ma lì. 


Per continuare a parlare di sicilianità, a quale scrittore/scrittrice di questo spazio si sente più vicina?

Sono legata a tantissimi scrittori siciliani e scrittrici più conosciute e meno conosciute come Maria Messina, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, ma anche viventi come Maria Attanasio.


Da Messina a Roma, anche come luoghi della scrittura. Come si rapporta alla Città eterna, tra storia personale e quella delle donne dei suoi racconti di Come una storia d’amore?

Oggi vivo a Roma e a Roma nascerà la mia bambina. Questa città rappresenta il mio presente e la vita adulta. Sono molto legata al quartiere in cui ho deciso di mettere le mie radici, che è il Pigneto, ma Roma la amo tutta, nei suoi pregi e nei suoi difetti. 


Lei ha anche parlato dell’idea di «identità mobile». Che significato ha per lei?

L’identità mobile ti permette di essere qualcosa in questo momento che domani scegli di non essere. Rappresenta la massima espressione di libertà per me, sia letteraria che culturale. 


Che ruolo assume l’autobiografia nelle sue fiction?

Scrivere di sé trovando la chiave giusta è la scrittura perfetta, un giusto mix di ciò che si conosce e ciò che si esplora.


Dalla sua angolatura, come viene vista oggigiorno in Italia la letteratura scritta da donne?

Resta sicuramente, per le donne, un problema di riconoscimento legato per esempio ai premi. Le donne scrivono romanzi di assoluto valore e spesso di avanguardia, negli ultimi anni mi sono molto concentrata sulla letteratura scritta dalle donne sia in Italia che all’estero e sarebbe errato ricondurla a un solo contenitore «al femminile» perché è davvero composita e varia.


Quale potrebbe essere, secondo lei, la funzione più importante della scrittura nel frangente storico che stiamo vivendo?

La scrittura è l’arma più potente che abbiamo a disposizione per esprimere, almeno sulla pagina, una libertà assoluta. 

 






A cura di Afrodita Carmen Cionchin
(n. 2, febbraio 2022, anno XII)