MAGGIO 2018, anno VIII

Salone del Libro, la Romania rammemora la Grande Guerra e l'Unità

Dal 10 al 14 maggio si svolge a Torino la XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro. Partecipe come di consueto, la Romania dedica i numerosi eventi in programma presso lo stand nazionale a una speciale memoria alla Grande Guerra e all’Unità del Paese. Numerosi e prestigiosi gli invitati, sia romeni che italiani, che hanno confermato la loro partecipazione: tra questi, Ana Blandiana, Andrei Pleşu, Ioan Aurel Pop, Antonio Di Gennaro, Bruno Mazzoni, Roberto Scagno, Natale Spineto. La nostra rivista si pregia di essere media partner.



Ioan P. Culianu/1. Iocari serio, i tanti geroglifici di un gioco cosmico

Il mistero della creazione risiede nel suo carattere ludico e gratuito, e tale gratuità è sempre presente nel gioco metafisico della ricerca della verità: per svelare l’essere bisogna essere disposti a giocare con esso. È questo il presupposto storico e filosofico di Iocari serio, opera di Ioan Petru Culianu, di cui è prevista la presentazione al Salone di Torino. La modernità ha relegato il sapere magico nella sfera dell’irrazionale, irrilevante allo sguardo dei moderni. Non così nel Rinascimento, dove la metafora del gioco è relazionata alla maestria nelle discipline più serie. Uno studio di Paolo Vanini.



Ioan P. Culianu/2. Rievocazione di un omicidio (opera della Securitate?)

Il 21 maggio 1991 Ioan Petru Culianu viene rinvenuto senza vita nella toilette della Swift Hall dell’Università di Chicago, dove insegnava Storia delle religioni e Storia del cristianesimo. L’assassinio, accuratamente preparato e professionalmente eseguito, ha come sua esplicazione più plausibile un’azione punitiva pianificata ed eseguita da elementi dell’apparentemente disciolta Securitate. Mauro Barindi ripropone i dati salienti di questo tragico evento e del contesto ideologico in cui maturò, includendo un racconto emblematico tratto da Arta fugii, dello stesso Culianu.



L'esodo delle madri: quando il romanzo urla la tragedia di chi emigra

Storie di esilio e di separazione, dove la povertà totale diventa preferibile all’assenza della madre. È uno dei tanti volti, troppo poco conosciuti e considerati, dell’emigrazione delle madri, storie di dolore che toccano anche molte donne romene emigrate in Italia e altrettanti figlie famiglie che restano in Romania. Ce lo raccontano, con la forza della denuncia e della testimonianza in prima persona, due romanzi di Liliana Nechita e Dan Lungu, qui presentati da Smaranda Bratu Elian. Storie dove l’emigrazione è vissuta come un fallimento, per quelli che partono e per quelli che restano a casa.



E l'immigrato diventò scrittore. Il caso dell'Albania

Le produzioni letterarie di scrittori immigrati in Italia rappresentano un caso di notevole interesse nella scena culturale italiana. Al di là del loro valore letterario, tali opere incidono in modo rilevante nell’immagine che gli italiani si fanno degli immigrati. Frosina Londo Qyrdeti, dell'Università di Valona, esamina la produzione letteraria di autori albanesi da anni stabilitisi in Italia e in altri Paesi, articolando nei suoi vari aspetti un fenomeno letterario cresciuto e maturato in un breve arco di tempo, ma certamente destinato a produrre esiti inediti e nuovi fermenti, in gran parte da scoprire e porre in valore.



Anche Dracula teneva il diario. Il romanzo di Marin Mincu

Demolire il cliché del vampiro cui Bram Stoker e i suoi epigoni ridussero Vlad III, detto l’Impalatore. È il 1992 e Marin Mincu, all’epoca professore universitario in Italia, scrive direttamente in italiano Il diario di Dracula, romanzo in cui tenta di ricostruire un ritratto del voivoda quale fu e avrebbe voluto essere. Nel 2004 il romanzo viene tradotto in romeno e più recentemente in francese. In occasione della presentazione di questa nuova traduzione al Salone del Libro di Parigi 2018, ne pubblichiamo la prefazione di Anca-Domnica Ilea, traduttrice, insieme ad una selezione di testi.



Romeni in Italia: i dati, le analisi e i percorsi del Dossier Statistico 2017

Tra romenofobia nel Paese che dovrebbe accogliere, cioè l’Italia, e disintegrazione della famiglia nel Paese da cui si è partiti, cioè la Romania. Si presenta così la situazione di buona parte dei romeni emigrati in Italia. Non pochi chiaroscuri di cui riferisce l’ultimo Dossier Statistico Immigrazione 2017, presentato a Bucarest e qui ripreso da Smaranda Bratu Elian, con le rilevazioni di maggior significato e i nuclei tematici di più seria problematicità. Dati occupazionali, regioni preferite, settori di maggior impiego, seconda generazione: un fenomeno ancora in evoluzione e su cui continuare a riflettere.


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dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

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il dialogo interculturale,
con particolare interesse
verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.





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