GIUGNO 2017, anno VII

Il modernismo di Mircea Eliade. In dialogo con Sorin Alexandrescu

«Il postmodernismo era molto sarcastico con il passato, era decisamente offensivo; ho l’impressione che oggi questi due aspetti non esistano più, ovvero il modernismo viene semplicemente ignorato, ma non viene più attaccato (…). Quelli che si rivoltarono contro il modernismo, negli anni '80 e '90, sono oggi la generazione al potere, e ovviamente, chi è giovane oggi, non può seguirla». In occasione della XXXa edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, Sorin Alexandrescu, nipote del grande storico delle religioni Mircea Eliade, ci ha concesso l’ampia intervista che pubblichiamo.



Pierpaolo Pasolini e il linguaggio del potere

Nella serie «Libri e autori da ricordare», Smaranda Bratu Elian passa da Sciascia a Pier Paolo Pasolini. Prendendo spunto dalla scomparsa delle lucciole. Pasolini, sensibile come pochi ai problemi del linguaggio, scrive un articolo in cui analizza la svolta avvenuta, insieme alla scomparsa delle lucciole, nel linguaggio del Potere: quando è apparso un linguaggio completamente nuovo, oscuro e incomprensibile, intento a eludere non a esprimere i problemi e che in sostanza non comunicava niente. L’esempio più clamoroso e ripetutamente fatto da Pasolini era il linguaggio di Aldo Moro.



Gesuiti in Transilvania: come passa (e non) l’iconografia veneziana

Il barocco transilvano è una continuazione del barocco austriaco che, a sua volta, è la metamorfosi di idee estetiche provenienti dallo spazio veneto innestato su elementi locali e transnazionali. I gesuiti si ritrovarono a essere i propagatori non solo della teologia ma anche di una cultura più ampia, che si materializzò negli influssi sulle chiese dell’Ordine in Transilvania. Questa era una delle armi che i gesuiti possedevano e sfruttavano al meglio, creando strutture architettoniche e pitturali complesse, interpretate o riprese in scala nei vari luoghi di diffusione della fede. Di Cristian Damian.


«La casa dai vetri arancioni» di Ion Minulescu è ora tradotta in italiano

Il 1908 è un anno cruciale per l’allora quasi trentenne Ion Minulescu (1881-1944), poeta e scrittore, esponente del «rinnovato» simbolismo romeno: è l’anno del suo doppio esordio editoriale, con le raccolte liriche Romanțe pentru mai tîrziu e Liturghii profane, composizioni apparse tra il 1906 e il 1908 in varie pubblicazioni, cui fa seguito il volume di novelle che comprende, oltre a Casa cu geamurile portocalii, proposta qui in traduzione italiana per la prima volta, anche Spovedania unui om putred, În grădina prietenului meu e Manuscrise găsite. A cura di Mauro Barindi.



Cioran/1. Tra scetticismo e nichilismo: tutte le sfumature del nulla

«Non sono molto sicuro di essere un nichilista. Sono piuttosto uno scettico che sperimenta, a volte, qualcosa di diverso dal dubbio». È nichilista Cioran? Di là dalle controversie ermeneutiche, la chiave del nichilismo, pur non definitiva, appare ineludibile ma equivoca. Più pregnante la prospettiva dello scetticismo, estraneo a ogni dogmatismo, tanto più che nel pensiero di Cioran, alieno da classificazioni, si mescolano razionalità secolare e aspirazione metafisico-teologica, ateismo e misticismo. È la tesi dell'ampio studio che pubblichiamo, firmato da Rodrigo Inácio Ribeiro Sá Menezes.



Cioran/2. Pensare in prima persona: i paradossi del paradosso

Un pensiero del paradosso, dunque un pensiero paradossale. È uno dei tratti più evidenti dell’opera di Emil Cioran, ribadito anche nell’intervista che il pensatore di Raşinari concesse nella primavera del 1974, a Parigi, al giornalista tedesco Leonhard Reinisch. L'intervista, ora pubblicata anche in Italia con il titolo I miei paradossi, ribadisce ulteriormente come in Cioran il filosofare avvenga sempre in prima persona. Paradosso e mistica, fallimento e liberazione: un'acutissima esplorazione dell’esistenza individuale, sempre irriducibile al sistema. Recensione di Ionuț Marius Chelariu.




Rivista online edita
dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

Promuove
il dialogo interculturale,
con particolare interesse
verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.





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