DICEMBRE 2017, anno VII

Norman Manea: la lingua romena è per me casa e madre

La lingua romena come casa e come madre per colui che è forzato all'esilio. È la prospettiva di base dalla quale Donato Cerbasi analizza il rapporto di Norman Manea con la propria lingua d'origine. Nato in Bucovina, regione all’epoca fortemente plurilingue (vi si parlavano romeno, tedesco, yiddish, ucraino, polacco, ruteno), Manea trova nel legame con la propria madrelingua un riferimento fisso nelle vicende tribolate della sua vita e una garanzia per il suo senso di identità, testimoniato anche dal fatto di aver scritto tutte le sue opere in romeno. Di sicuro interesse il raffronto con Cioran.



«Tra inquietudine e fede»: l'epistolario di Emil Cioran e George Bălan

Si intitola Tra inquietudine e fede. Corrispondenza (1967-1992) il carteggio tra Emil Cioran e George Bălan pubblicato da Mimesis a cura di Antonio Di Gennaro. A Bălan che si chiede come «uno degli spiriti più religiosi del secolo» possa attaccare in maniera così forte il cielo, Cioran risponde: «Tutta la mia vita è stata una ricerca frenetica, accresciuta dalla paura di trovare. Sono certo di aver cercato Dio, ma sono ancora più certo di aver fatto di tutto per non incontrarlo. Un amico francese un giorno mi ha detto che sono come un Pascal che inventerebbe qualsiasi ragione per non credere».



Bookcity Milano 2017, quando il libro ama la città

Lo scorso novembre si è tenuta a Milano la sesta edizione di Bookcity 2017, grande evento culturale dedicato al libro e alla lettura. Smaranda Bratu Elian presenta in generale e nel dettaglio contenuti e portata della manifestazione, volta anche a incoraggiare il sentimento di appartenenza alla città e alla sua tradizione culturale. La costellazione degli eventi in programma ha dato ospitalità a voci provenienti da vari Paesi europei, Romania inclusa e presente con la performance Il figlio di Aram di Sînziana Popescu, autrice de Il viaggio di Vlad nel Mondo-di-là da cui il testo è stato tratto.




Mihai Mircea Butcovan: scrivo anche in dialetto il mio no all'intolleranza

Mihai Mircea Butcovan è uno dei più noti scrittori e poeti romeni contemporanei che vivono in Italia e scrivono in italiano. Stabilitosi da molti anni in Lombardia, affianca alla sua attività letteraria quella professionale di educatore, nell’ambito delle tossicodipendenze e dell’interculturalità. Il suo interesse e impegno per le problematiche sociali figurano in maniera rilevante nelle sue opere, anche dal punto di vista del linguaggio, spesso aperto a contaminazioni dialettali. Lo studio di Donato Cerbasi ne studia presenza e incidenza, analizzandone alcuni romanzi.


Costache Negruzzi, l'«Alexandru Lăpușneanu» in nuova traduzione (II)

A circa un secolo dalla prima resa in italiano di uno dei capolavori della letteratura romantica romena, Alexandru Lăpușneanu di Constantin (Costache) Negruzzi (1808-1868), Mauro Barindi propone una nuova traduzione di questa novella a fondo storico. Espressione delle teorie letterarie della generazione cosiddetta pascioptista, Alexandru Lăpușneanu comparve nel 1840, a Iaşi, nel primo numero della rivista «Dacia Literară». La prima parte della traduzione di Barindi è stata pubblicata nel numero di ottobre della nostra rivista; ora segue la seconda e ultima parte.


Pirandello a 150 anni dalla nascita: in romeno «Le novelle per un anno»

In occasione dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, l’editrice Humanitas di Bucarest pubblica un volume di ventisei novelle dello scrittore siculo, con traduzione in romeno di Mihai Banciu e Florin Chiriţescu. Miruna Bulumete, curatrice dell’edizione e autrice della prefazione, presenta origine e profilo delle novelle pirandelliane, seguendone le varie fasi creative. Da un primo momento di ispirazione verista, si passa a una moderata apertura verso le avanguardie letterarie di inizio Novecento, per giungere, negli ultimi anni della vita dello scrittore, ad atmosfere e tonalità surreali.



Otto Kruch, un'arte che brucia e trasforma

Tra settembre e ottobre, si è tenuta a Venezia una mostra personale di Otto Kruch, artista romeno di origini tedesche. Scultore poliedrico e innovatore, Kruch dà vita ad un’arte che trova la sua massima espressione nella fusione e trasformazione del bronzo. «Il bronzo e il fuoco, la materia e lo spirito – segnala Claudia Mandi, nella presentazione che pubblichiamo – rappresentano due fasi della stessa sostanza che l’artista utilizza per le sue opere. Dal bronzo all’oggetto, dal disegno all’incisione, dalla pittura al collage, queste ambivalenze ci portano a comprendere l’arte di Otto Kruch».




Rivista online edita
dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

Promuove
il dialogo interculturale,
con particolare interesse
verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.





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