STUDI

Ungaretti, la vergine semplicità della parola che parla

«Ogni colore si espande e si adagia / negli altri colori / Per essere più solo se lo guardi». Il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro l’Austria e Giuseppe Ungaretti si arruolava volontario. Trincea e massacri gli impediranno per sempre le magniloquenze stilistiche proprie di una certa poesia, per ritrovare piuttosto nella semplicità del vocabolo un nucleo capace di trasmettere significati inconsueti. Ungaretti abbandona i vecchi schemi retorico-stilistici e impone i propri codici di comunicazione poetica, realizzando così un raccordo con la grande poesia europea. Analisi di Hanibal Stănciulescu.



Urmuz e il compito (im)possibile della traduzione

L’opera di Urmuz ha esercitato una notevole influenza, per molti versi paradossale, su intere generazioni di scrittori che vanno dal padre del Dadaismo, Tristan Tzara, alle avanguardie e al surrealismo romeni, da Eugène Ionesco a Paul Celan e Gherasim Luca, da Nichita Stănescu fino ai poeti postmoderni e testualisti come Mircea Cărtărescu. Analizzando la natura del «romanzo familiare» che si gioca nelle Pagine bizzarre di Urmuz, Giovanni Rotiroti ci propone una riflessione sul transfert e sulla traduzione nel contesto dell’espropriazione dal nome proprio nella scrittura.



Arturo Graf, mediatore culturale ante litteram della Romania

L’intensificarsi delle relazioni e lo sviluppo delle attività economiche degli Italiani nei porti franchi romeni di Braila e Galați nell'Ottocento portarono anche i semi più fertili della cultura. All’interno di questa realtà è presente anche Arturo Graf, uno dei poeti e critici letterari più in vista tra il XIX e il XX secolo. Nato ad Atene da padre tedesco e da madre italiana di Ancona, ma di antica famiglia fiorentina, Graf si trasferisce con la famiglia a Trieste e, dopo la morte prematura del padre, va a vivere presso la casa dello zio materno che risiedeva a Braila, dove pubblica i suoi primi scritti. Studio di Corina Ţucu.



Transiti e confini: modernità multiculturale dell'Europa Centro-Orientale

Ci sono zone di transito dove le ambivalenze diventano feconde sul piano della comunicazione intracomunitaria, della coscienza collettiva e delle creazioni culturali. Accade ad esempio in Boemia e Moravia, ma anche in Banato e Transilvania, che attirano l'attenzione per questa loro collocazione. Victor Neumann propone un’analisi della modernità nell'Europa Centrale e Orientale sulla base del concetto di liminalità, specifico di tali zone: «La concettualizzazione della modernità – segnala – si può realizzare in funzione della geografia del luogo, cioè dei risultati della coabitazione di comunità diverse».



Una lingua dispersa: l’istroromeno

L’istroromeno (chiamato vlwaški da coloro che lo parlano) è una lingua romanza legata alla famiglia dei «dialetti» romeni, ancora in uso in alcuni villaggi nel nord-est dell’Istria ma in via di rapida estinzione, specie dopo l'esodo di istriani e dalmati dai territori occupati da Tito sul finire della guerra mondiale. Il professor Antonio Dianich delinea alcuni tratti di questo universo linguistico-culturale («Preferisco considerare il vlwaški una lingua, e non un dialetto romeno», precisa) e riporta poi alcune interessanti testimonianze di prima mano provenienti dall’Istria e da New York.



Il poeta amato da Ionesco: Ilarie Voronca e lo splendore della vita

Poeta romeno d’origine ebraica, Ilarie Voronca è uno dei protagonisti dell’avanguardia poetica romena. Nato a Brăila nel 1903 e noto all’anagrafe con il nome di Eduard Marcus, ha avuto una vastissima produzione poetica, prima in romeno e poi, dopo l’espatrio avvenuto nel 1934, in francese. Giovanni Rotiroti propone un’introduzione all’opera di Voronca, riportando anche le illuminanti parole di Eugène Ionesco su questo grande poeta inventore della «pitto-poesia», morto suicida nel 1946: «Amavo molto la sua poesia: densa, ricca, sfavillante di immagini fresche e numerose».



Il sapere trasformativo e la questione del soggetto della scrittura: Urmuz

Sulla scia del critico Marin Mincu, che aveva identificato la particolare modalità testuale di Urmuz (pseudonimo di Demetru Demetrescu-Buzău), Giovanni Rotiroti analizza la «distruzione del soggetto nel linguaggio» in un testo esemplare, Ismail e Turnavitu: «L’abolizione del soggetto nel testo è in fondo scrittura dell’altro, radicale messa in questione della soggettività. Ma è proprio in forza di ciò che il soggetto, rinunciando alla tentazione di porsi come un sapere totalizzante e definitivo, è portato a un altro tipo di sapere, un sapere latente e trasformativo, differente da ogni sapere».



Cultura e società nella Romania degli «anni bui»

Onofrio Cerbone, già lettore d’italiano all’Università di Iasi negli anni ’70, racconta la sua esperienza umana e professionale nella Romania dell'epoca. «Estremamente colta e raffinata, la cultura romena di quei tempi costruiva un mondo parallelo e sotterraneo a quello che la politica voleva; pagava però il prezzo all’antipolitica. La giusta e legittima difesa ad oltranza del soggetto si dissolveva in una oggettività speculare a quella della politica totale che dopo l’89, con la sconfitta definitiva di ogni pensiero totale, porrà una seria ipoteca sulla società, sulla cultura e sull’insegnamento».



Letture dantesche, Roberto Benigni a scuola da Boccaccio

La nota celebrità e il meritato successo di pubblico riscosso dalle tre edizioni del riuscitissimo spettacolo «Tutto Dante» di Roberto Benigni - eccezione aurea in un paesaggio culturale spesso desolante - vantano antecedenti storici di tutto rispetto. Ce ne parla Laszlo Alexandru, che presenta le «Letture dantesche» inaugurate già dai tempi di Boccaccio e arrivate ai nostri giorni. Tra le esperienze recenti, gli incontri di Franco Nembrini e gli happening danteschi avviati dall’attore e regista teatrale Franco Palmieri. Anticipazione: pare che Benigni prepari un film su Dante.



L'isola dei lipovani, un modello culturale e paradigma etnico

Alla fine del 1600, prese vita in Russia un movimento religioso di protesta contro le riforme ecclesiastiche, chiamato dei Vecchi credenti o lipovani, che si trasferì presto in Romania, sul basso Danubio, dove ancora oggi vive. A questa comunità appartiene Ivan Evseev - linguista, etnologo, traduttore e critico letterario (Tulcea 1937) - che ad essa ha dedicato il libro Gândurile şi tristeţile unui rus lipovean, («Pensieri e tristezze di un russo lipovano», CRLR, Bucureşti 2005). Ne pubblichiamo un frammento, incentrato sul simbolo dell’Isola, archetipo per i lipovani. A cura di Natasha Danila.



«Pâlnia şi Stamate»: Urmuz, il precursore romeno della letteratura Dada

Demetru Demetrescu-Buzău, meglio noto con lo pseudonimo di Urmuz (1883-1923), è considerato un precursore della letteratura Dada europea. Del suo romanzo Pâlnia şi Stamate, Giovanni Rotiroti propone un ampio studio critico, assumendo quanto già evidenziato da Eugène Ionesco, ossia l’esistenza in Urmuz di un’impressionante stratificazione di strutture interpretative. Rotiroti segnala tra l’altro i punti di contatto tra la scrittura di Urmuz e quella di Kafka: l’interpretazione teologica (l’ansiosa ricerca del Dio assente), quella sociale e critica, quella psicologica e autobiografica.



Le donne e gli amori: rileggere Cărtărescu sulla scorta del Decameron

«È il mio omaggio alla parte migliore del mondo». Del celebre Perché amiamo le donne, di cui lo stesso autore, Mircea Cărtărescu, così disse alcuni anni fa, si è scritto molto. Giovanni Rotiroti ne propone ora un'interessante chiave di rilettura a partire dal Decameron di Boccaccio, dove la maggior parte delle novelle è ispirata all’amore e ha come protagoniste le donne. Come in Boccaccio la donna non è più la figura evanescente della tradizione medievale, così in Cărtărescu si tenta il recupero del neosurrealismo romeno dei vari Gherasim Luca, Gellu Naum, Paul Păun, Virgil Teodorescu.



Poesia e amicizia: la lunga fedeltà di Nina Cassian e Paul Celan

Amica per tutta la vita di Paul Celan e traduttrice delle sue poesie in romeno, Nina Cassian è preziosa voce poetica accessibile oggi al lettore italiano, grazie alla raccolta C'è modo e modo di sparire. Poesie 1945-2007, curata per Adelphi (2013) da Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica. La più nobile stagione del Novecento – da Mandel'štam a Cvetaeva, da Apollinaire a Brecht – echeggia nelle sue poesie, dove sempre troviamo anche Celan. Giovanni Rotiroti delinea i tratti della lunga fedeltà di amicizia tra questi due poeti molto diversi tra loro, eppure uniti da profonda comunicazione.



Essere e poesia: Nichita Stănescu, il romeno che pensava come Celan

Oggetto di grande attenzione in ambito filosofico – da Heidegger ad Adorno, Gadamer e Derrida – la poesia di Paul Celan potrebbe avere accanto a sé quella di Nichita Stănescu. Grande poeta, ma poco noto fuori dalla Romania perché ha scritto in una lingua di scarsa circolazione mondiale, Stănescu presenta negli strati più profondi della sua scrittura, una «veduta» ontologica comune a Celan, che nel linguaggio e nella comunicazione ha uno dei suoi temi centrali. Ad una raffinata analisi di tratti che accomunano Celan e Stănescu è dedicato lo studio di Mircea Ţuglea.



Storia di una minoranza: i russi lipovani di Romania

Lo studio di Natasha Danila è un viaggio alla ricerca delle proprie radici, invisibili ma sentite e amate. Il viaggio si snoda attraverso paesaggi e luoghi abitati dalle minoranze russo-lipovane della Romania, tra presente e passato, catturando emozioni, gioie e tristezze, bellezze naturali ma anche usi, costumi, tradizioni, mentalità, religioni e miti quasi sconosciuti. Fino a poco tempo fa, i lipovani della Dobrugia settentrionale erano i proprietari incontestati del Delta del Danubio e diedero un contributo molto importante allo sviluppo della pesca in Romania. Un affresco di grande suggestione.



Badea Cârțan, il contadino autodidatta arrivato a piedi a Roma

Lo storico Ionel Cionchin evoca la figura di Badea Cârţan (Gheorghe Cârțan, 1848-1911), il contadino amante dei libri e della storia diventato famoso per il suo viaggio a Roma, per vedere con i suoi occhi la Colonna Traiana. Partì a piedi dal suo villaggio, Cârţişoara (Sibiu), e vi arrivò dopo 45 giorni. Stanco come era, si addormentò sui gradini della Colonna e all’alba le guardie lo presero per un soldato daco sceso dal monumento, tale era la somiglianza. Ciò impressionò profondamente gli italiani e sui giornali del tempo uscì in prima pagina: «Un Daco è sceso dalla Colonna».



L'incanto del mondo nella poesia di Marco Lucchesi

Marco Lucchesi, poeta, scrittore e traduttore nato in Brasile da genitori italiani, è autore di liriche dove la meraviglia è l'elemento germinale e vitale, parole che non conoscono la pressione del quotidiano. «Nei suoi versi – scrive George Popescu, autore della presentazione e selezione di testi che qui pubblichiamo – rovescia, appena confiscati, cieli (lucreziani e danteschi), pianeti, corto-circuitati da un animo, suo, pronto a rifare il disperso ordine. Il reale persiste, ma ahimè, soltanto come un bagaglio abbandonato, un testimone ignobile del pieno vivere».



I mass media italiani e lo stereotipo albanese

L’immigrazione albanese In Italia ha avuto molti aspetti. A partire dal marzo del ’91, gli albanesi non sono mai stati presentati al pubblico in una condizione di normalità. Frosina Qyrdeti e Adriana Gjika studiano il ruolo esercitato dai mass media, spesso enfatici nel riportare episodi di cronaca nera legati agli albanesi. All'irrinunciabile obiettivo di un’integrazione vista come percorso di incontro, dove le persone si conoscono, confrontano e condividono valori e modi di pensare non può essere indifferente una stampa responsabile e consapevole, in un processo di natura sua biunivoco.



Il racconto della colonna traiana, libro-rotolo nel cuore di Roma

Come noto, ricorre quest’anno il diciannovesimo centenario della colonna traiana a Roma. Con l’occasione, si è svolto il mese scorso a Trento il convegno internazionale «La religiosità dei Daci». Pubblichiamo una sintesi dell'intervento del professor Luciano Canfora sulla colonna «come rotolo librario». Tale libro-rotolo era posto tra le due biblioteche – greca e latina – dove culminava il foro di Traiano: le biblioteche circondavano la colonna e rendevano possibile una visione ravvicinata e ad altezza adeguata del «testo» racchiuso nelle 154 scene.



Religione e stato nell’Europa odierna. Conferenza di Andrei Marga

Quello tra religione e stato è un rapporto notoriamente complesso nella storia europea. Il professor Andrei Marga, direttore dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, ne approfondisce gli aspetti, mostrando come, pur non essendo realistico il ritorno ad una condizione precedente alla secolarizzazione, sia insoddisfacente una separazione radicale tra queste due realtà. Tenendo ferma la differenza tra politica e religione, Marga segnala che la religione non è apolitica e che lo stato non può restare indifferente rispetto alle fedi dei propri cittadini, specie se sono in gioco valori democratici.



Papa Francesco: Vladimir Ghika è martire di Cristo

Di lui, Jacques Maritain aveva detto: «Principe nel mondo e, per una vocazione più alta, Sacerdote di Cristo». Ora che lo scorso 27 marzo la Chiesa Cattolica ha riconosciuto, con decreto di Papa Francesco, il suo martirio a causa dell'odio alla fede e intende procedere alla sua beatificazione, possiamo proclamarlo «Principe, Sacerdote e Martire glorioso di Cristo». Si tratta della nobilissima figura di Vladimir Ghika, sacerdote cattolico morto a Bucarest nel 1954, che rinunciò all'ingente patrimonio familiare per dedicarsi interamente a Dio e ai poveri. Un ampio ritratto, a firma di Paolo Risso.



L’ultimo Pasolini, nostalgia di un'irriducibile passione sociale

Nell’ultima parte della sua vita, Pier Paolo Pasolini si dedicò ad un’intesa attività pubblicistica di impronta pedagogica. Tuttavia, viste le sue considerazioni sulla società, non sembra che tale attività si possa derubricare unicamente come progetto pedagogico, potendo invece rappresentare anche, da un lato, un chiarimento pubblico con se stesso e, dall’altro e soprattutto, un atto creativo peculiare e di sostanziale rilevanza. Sono queste le premesse dello studio presentato da Federico Sollazzo in un convegno di italianistica all’Università di Craiova, che qui pubblichiamo.



Per una storia dei friulani in Romania. La comunità di Craiova

Elena Pîrvu evoca la storia della comunità italiana di Craiova, stanziatasi in questa città e dintorni a partire dal 1850. Il flusso migratorio, proveniente in gran parte dal Friuli, proseguì fino agli anni ’30 del Novecento, quando la comunità friulana raggiunse dimensioni ragguardevoli. Dopo il 1948, i provvedimenti restrittivi del regime comunista colpirono anche gli italiani, che furono privati di passaporto e cittadinanza. Nel settembre del 1991, dopo quarant’anni, la Comunità italiana di Craiova si è riorganizzata con il nome di «Comunità Italiana dell’Oltenia».



Tra Europa e Romania: gli studi linguistici di Marco Antonio Canini

Marco Antonio Canini (1822-1891), linguista, poeta, traduttore e ideologo, fu una figura pionieristica per la conoscenza della cultura romena in Italia. Trasferitosi con la famiglia a Bucarest, conobbe vari uomini politici della Romania e fu sostenitore dell'unificazione politica dei principati romeni. Matteo Veronesi presenta la figura di questo studioso che, con la sua ricerca delle origini, trovò un'idea d'Europa che salvaguardasse, insieme, la totalità e le identità particolari, l'universalità e le comunità nazionali. Interessanti, ancorché non di rado discutibili, le sue suggestioni etimologiche.



Quel sapore ancestrale della modernità sboccata: «Manele»

Siete andati in Romania e avete ascoltato canzonette vagamente ziganeggianti e magari un po' volgari? Erano manele, genere musicale recente, di origine semi-folclorica e di diffusione commerciale, nato negli anni ’80 in alcuni Paesi dell’Est. In Romania si è diffuso soprattutto nelle periferie urbane, con una forte penetrazione anche in ambito rurale, specialmente tra la popolazione giovanile dei sobborghi chiamati mahala. Il dibattito sulla qualità artistica delle manele è attualmente molto acceso in Romania. Marisol Pezzutto ne analizza caratteristiche e tendenze.



Vasile Pârvan/1. Ritratto del fondatore della Scuola Romena di Roma

In occasione del 90° anniversario della Scuola Romena di Roma e del 130° della nascita del suo fondatore Vasile Pârvan, la prestigiosa istituzione culturale romena ha organizzato, lo scorso ottobre a Roma, il convegno «Vasile Pârvan e la Scuola Romena di Roma». Il professor Mihai Bărbulescu, direttore dell’Accademia di Romania, evoca la figura di Pârvan, archeologo e storico dell’antichità. «Allorquando i tuoi simili ti fanno salire all’apice della piramide sociale diceva Pârvan devi bruciare con tutta la tua anima per restare lì: non per te, ma per gli uomini, per i loro ideali».



Vasile Pârvan/2. Lo spiritus rector dell'Università di Cluj-Napoca

Il professor Ioan-Aurel Pop, Rettore dell’Università Babeş-Bolyai di Cluj-Napoca, sottolinea il contributo di Vasile Pârvan quale fondatore del più importante istituto superiore di studio, educazione e ricerca di Transilvania. A Pârvan, ricorda Pop, stava a cuore «la costituzione di un'università completamente rinnovata, desiderosa di ricercare la verità, il sublime della creazione, l'intesa del bello, la descrizione di spiegare il mondo. [...] È venuto a Cluj passando dalla natia Moldavia per Bucarest con un messaggio generalmente umano, per dirci che questo è possibile a Cluj».



Tra ricamo e labirinto: l'opera e la scrittura di Vincenzo Consolo

L'opera narrativa di Vincenzo Consolo non si impone né per quantità, né per l’imprudenza di lusingare i gusti del lettore, spesso pervertiti e corrotti dal consumismo. Piuttosto, per questo scrittore, la letteratura appare come una scommessa e un riscatto: una scommessa con la Storia così come è sempre stata scritta-descritta, ma non vissuta; e un riscatto, quale tentativo di recupero mediante la parola, diventata pietra, capace di esorcizzare il reale vero, quello vissuto e mai tradito. Un'ampia ricognizione critica dell'opera di Consolo, firmata da George Popescu.



La comunità italiana nella Bucarest di fine Ottocento e Luigi Cazzavillan

Luigi Cazzavillan (1852-1903) è la personalità più dinamica ed eminente del primo insediamento italiano nella capitale romena. Tra il 1884 e il 1885, pubblica il giornale «Necesarul», che raggiunge subito una tiratura di 5000 copie quando gli altri giornali romeni raggiungevano appena le 3000 copie, acquista una propria tipografia e nel 1884 fonda «Universul», che in breve tempo diviene il più letto e diffuso quotidiano romeno, con una tiratura di decine di migliaia di copie. Lo studio è tratto dal volume Veneti in Romania, a cura di Roberto Scagno (Longo Editore 2008).



Carmine Abate, vincitore del Campiello. Una testimonianza interculturale

L’emigrazione italiana ha espresso, come del resto ogni fenomeno migratorio, una vasta produzione artistica e letteraria, che si è andata evolvendo negli anni, acquisendo nuove forme, nuove tematiche, nuove spinte artistiche. Tale produzione ha arricchito la letteratura di migrazione e le donne e gli uomini che l’hanno resa possibile esprimono oggi un importante apporto culturale, sul piano internazionale e multiculturale. Frosina Qyrdeti esamina alcuni aspetti della scrittura narrativa di uno dei rappresentanti di questa corrente, Carmine Abate, vincitore del Premio Campiello 2012.



L’eresia alla rovescia nel «Decameron» di Pier Paolo Pasolini

George Popescu analizza il film Decameron, citando Mario Luzi come una possibile chiave di accesso per Pasolini. Il che può sembrare curioso, però non è affatto casuale che Pasolini abbia prodotto una pellicola cinematografica a partire da un vangelo, quello di Matteo. E, poi, è ancora vivo un tratto significativo della sua personalità, in parte sbagliato, in parte malinteso, quello di eretico, epiteto che ha proposto e assunto da solo e di cui si devono cogliere non solo alcune sfumature vere e proprie, ma anche l'idea del gioco che Pasolini ha sempre interpretato.



Donna-sfinge o donna fatale? Il femminile e «La noia» di Moravia

Laura Stefania Mara ci dischiude l’universo femminile de La noia di Alberto Moravia a partire dai quattro tipi di donne nella letteratura, identificati dal critico Corina Ciocârlie nel suo Fals tratat de disperare (Falso trattato di disperazione): la sfinge oppure la moglie dominante; la bisbetica oppure la moglie detestata; il diavolo oppure la donna fatale; Vidma oppure la donna malata. Nei personaggi-donna di Moravia - la madre di Dino, Cecilia e sua madre - questi tipi non sono mai troppo nettamente delimitati, ma si intersecano tra loro in modo molto interessante.



Scalpellini e appaltatori: gli italiani nella «Rumania» del 1912

«Gli italiani in Rumania sono principalmente muratori, scalpellini, stuccatori e tagliaboschi. Vi sono pochi merciai ambulanti e un forte gruppo di appaltatori. Tutti vivono nella agiatezza». È il 1912 e il dott. G.E. di Palma di Castiglione, ispettore viaggiante dell’emigrazione, pubblica una relazione sul «Bollettino dell’Emigrazione» di Roma, col titolo L’Oriente d’Europa quale mercato per la mano d’opera italiana (Rumania - Bulgaria - Serbia). Suggestiva la sezione dedicata alla Romania, che qui pubblichiamo per gentile concessione di Corina Ţucu, autrice di un recente libro.



In Romania a cercare il pane: la migrazione storica dei friulani

Tra il 1820 e il 1947 molti partirono dal Friuli alla volta della Romania in cerca di migliori condizioni di vita. Silvia Biasutti ricostruisce la situazione di un Friuli contadino, stremato dalla miseria e non in grado di assicurare il pane a tanti che, in quel Paese dell’Impero Austroungarico, vedevano una vera terra promessa. In Romania i friulani trovarono un ambiente culturale per tanti versi affine a quello di casa. Una pagina di storia che chiarisce i rapporti tra i due popoli e la trasformazione di alcuni flussi migratori temporanei in situazioni permanenti di lunga durata.



Gherasim Luca, teorico convinto del surrealismo romeno

Giovanni Rotiroti, curatore del volume L'inventore dell'amore di Gherasim Luca (Barbès Editore, Firenze 2011), ci introduce nell’universo di uno dei più convinti rappresentanti del surrealismo romeno, spesso citato nelle opere di Gilles Deleuze e di Félix Guattari: Gherasim Luca, nato a Bucarest nel 1913, emigrò a Parigi nel 1952, dove morì suicida, gettandosi nella Senna, nel 1994. L'Inventore dell'Amore è il precipitato teorico del Primo Manifesto Non-Edipico di Gherasim Luca, un testo attraversato da un'implacabile dialettica demoniaca, spinta da una terribile passione per il sacrilegio.



L'italianistica a Bucarest: Alexandru Marcu, sulle orme di Ramiro Ortiz

Alexandru Marcu è uno dei più grandi e poliedrici italianisti romeni. Si è affermato tanto nel campo della storia della letteratura, quanto in quello letterario per le numerose traduzioni dall'italiano in romeno e viceversa. Grazie alle cariche istituzionali, tra cui quella di ministro della Propaganda Nazionale negli anni 1941-1944, è stato uno dei più assidui propagatori della cultura italiana in Romania. Veronica Turcuş presenta il suo contributo allo sviluppo della cattedra di lingua e letteratura italiana dell'Università di Bucarest, come degno continuatore di Ramiro Ortiz



«Strizzatore di parole». In memoria di Andrea Zanzotto

«Zanzotto è un analista trasparente del messaggio, scava la semantica fino al midollo, fino a ricavarne il senso ultimo delle cose; per questo sovente si abbandona alla sua lingua madre, quale palpito mimetico della sua origine, il dialetto della sua terra natia». Lo sostiene il poeta e critico Ciro Vitiello, autore del saggio dedicato alla memoria di Andrea Zanzotto, scomparso pochi mesi fa.



Risorgimento italiano e Rigenerazione nazionale romena: parallelismi

Adrian Niculescu, docente di storia contemporanea alla Scuola Nazionale di Scienze Politiche ed Amministrative di Bucarest, è uno dei prestigiosi autori del volume Italia e Romania verso l’Unità nazionale (Humanitas 2011), Atti del convegno per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (a cura di Francesco Guida) promosso nel giugno del 2011 dall’Ambasciata d’Italia in Romania. L'intervento che pubblichiamo evidenzia singolari parallelismi tra Risorgimento italiano e Rigenerazione nazionale romena.



Volantini di guerra. Il romeno in Italia nel primo conflitto mondiale

Propaganda di guerra e incontro tra le lingue romena e italiana. Analizzando i volantini di guerra destinati ai prigionieri dell'Austro-Ungheria, e dunque anche romeni, Ştefan Damian mette in luce elementi specifici di strategia e propaganda, segnalando poi alcune caratteristiche squisitamente linguistiche di particolare interesse.



Dieter Schlesak, l’«abitante del tra»

È nato in Romania a Sighişoara – dunque sassone di Transilvania –, è emigrato poi in Germania, si è stabilito da molti anni in Italia. A Dieter Schlesak, poeta, romanziere e saggista di lingua tedesca, ci si può accostare da diverse prospettive, che seguono e segnano il suo percorso umano e letterario: la prospettiva della letteratura in lingua tedesca come letteratura delle minoranze etnico In Romania, quella della letteratura dell’esilio e quella infine della letteratura della diaspora, nel periodo successivo al 1989. È il ritratto che qui proponiamo, a firma di Afrodita Carmen Cionchin.



Anniversario Eminescu. L’eterno mattino della creazione

In occasione del 162° anniversario della nascita di Mihai Eminescu, Geo Vasile dedica al «poeta nazionale romeno» un saggio teso a mettere in luce, tra l'altro, che «le poesie e le prose giovanili di Eminescu sono altrettante proiezioni, maschere, avatar lirico-drammatici e filosofici dell’autore stesso». Un'accurata analisi di alcuni aspetti caratterizzanti la poetica del grande romeno.



Le vicende della Legione Romena d’Italia

La numerosa comunità romena d'Italia ha celebrato il 1° dicembre l’anniversario della proclamazione del moderno Stato di Romania. Per fare questo percorso della memoria, lo studioso Marco Baratto ci invita a ripercorrere insieme le vicende della Legione Romena d’Italia formatasi nel giugno del 1918.



Eliade versus Evola, storia di un'«amicizia mancata»

È di recente uscito il volume Julius EvolaLettere a Mircea Eliade 1930-1954, a cura di Claudio Mutti (Controcorrente, Napoli 2011). Nel testo che qui pubblichiamo, il professor Giovanni Casadio, prefatore del libro, presenta la parabola dei rapporti culturali e umani tra due protagonisti della vita culturale del Novecento come Evola ed Eliade, «una "amicizia mancata" durata cinquant’anni». In una lettera del 18 agosto 1974 al suo maestro Ugo Bianchi, I.P. Culianu scrive: “Consigliato da qualcuno, ho letto gran parte dell’opera di Evola, che ho trovato poco fondata scientificamente”.



Per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Interviene Fabrizio Masciangioli

Le celebrazioni in corso In Italia dedicate ai 150 anni dell’Unità nazionale si stanno caratterizzando per due aspetti essenziali che ripropongono una irrisolta contraddizione. Da una parte si registra un coinvolgimento forte e diffuso degli italiani nelle numerose manifestazioni organizzate per ricordare momenti, idealità e protagonisti del lungo processo di unificazione.



George Bacovia a 130 anni dalla nascita

Questa introduzione all’opera lirica del più attuale tra gli interbellici romeni, cioè George Bacovia (1881–1957), si rivolge prima di tutto al lettore italofono, meno interessato ai dettagli storico-letterari, curioso piuttosto di capire il messaggio poetico e profetico di una sincopata ma longeva parabola moderna al cospetto della post-modernità, romena ed insieme europea. Ci occuperemo della sua creazione e della sua movimentata parabola nella postumità.

Rivista online edita
dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.


Promuove
il dialogo interculturale,
con particolare interesse
verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.