Intervista all’artista Samuel Di Mattia, a cura Maurizio Vitiello

Samuel Di Mattia è nato in Francia, il 4 agosto 1981, da genitori italiani emigrati. Dopo la maturità, Samuel integra nel 2000 la Scuola d'Arte di Condé a Nancy dove si laurea in Design industriale, e continua il suo percorso artistico e inizia il master in arte e design alla scuola ESAD di Reims, e nel 2005 conclude il master.
La sua impronta artistica è ricca di generi e citazioni, da Basquiat al Pop di Andy Warhol, alla street art di Banksy e ai graffiti in generale.
Nel 2006 si trasferisci in Italia, in Irpinia, e inizia a lavorare come interior designer, e questo gli permette di sviluppare, ulteriormente, la sua attività artistica realizzando opere su tela, in cui il carattere socio-politico alimenta la portata culturale della sua attività.




Puoi segnalare tutto il tuo percorso di studi?

Dopo la maturità in economia, ho integrato la scuola d'arte di Condé a Nancy (Francia) dove mi sono laureato in design industriale nel 2003, dopodiché ho proseguito gli studi all'ESAD de Reims (Francia) per specialisti in arte e design, dove ho finito il mio percorso nel 2005.


Puoi definire e sintetizzare i desideri iniziali?

Non ho mai visto l'arte come un obiettivo lavorativo, ma come un modo di interpretare idee, sentimenti ... non avevo e non ho desideri per quanto riguarda l'arte ... se deve succedere qualcosa succederà ... è una passione, mi fa stare bene e mi fa anche arrabbiare quando non arrivo al risultato voluto!


Puoi segnalare i sentieri operativi che avevi intenzione di seguire e, effettivamente, seguiti?

L'urban e la street art mi sono sempre piaciute. L'idea di esporre in modo selvaggio per strada per far vedere opere a più persone realizzandola in un luogo strategico della città mi ha sempre affascinato, personalmente non l'ho mai fatto per strada, non per paura, ma per rispetto.


Quando è iniziata la voglia di affrontare l’ambiente artistico e quando la voglia di ‘produrre arte’?

Penso che in fondo ho sempre voluto creare, inventare, provare e, poi, nel tempo le ho collegate con l'arte con le differenti tecniche fino ad arrivare a quella che mi rappresenta di più, che mi dà più soddisfazione.
La produzione dipende molto dal tempo, dallo stato d'animo, posso rimanere fermo alcuni mesi e produrre più opere in una settimana, non mi obbligo, non mi sforzo, se no penso che perdo il lato istintivo dell’opera.


Mi puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente ‘a quattro mani’

Ho conosciuto alcuni artisti bravi nel mio percorso soprattutto all'università, ma anche ultimamente nelle differenti mostre a cui ho partecipato.
Posso indicare un artista bravissimo, l'amico Francesco Ponzetti di Roma. L’idea di creare a quattro mani mi ha sempre intrigato, un po' alla Basquiat e Warhol, ma l'opportunità non si è ancora presentata.


Quali piste e tracce di maestri della pittura hai seguito?

Mi sono sempre inspirato alla street art, ai graffiti, alla pop-art, ai maestri come Basquiat, Warhol, Keith Haring, Klein, Pollock, ma anche al grande Amedeo Modigliani.


Quali sono le tue personali da ricordare?

Direi la mia Personale allestita a luglio del 2021 al MOA (Museum of Operation Avalanche) di Eboli.


Ora, puoi specificare, segnalare e motivare la gestazione e l’esito delle esposizioni tra collettive e rassegne importanti a cui hai partecipato?

Ho partecipato a una collettiva a Ostia, al porto turistico, dove ho incontrato una collezionista di New York, la Signora Susanne Sabbatino Pellicane, proprietaria delle ROB Galleries, e ho avuto la fortuna di venderle due opere, adesso in mostra a Brooklyn.
Ho partecipato a una collettiva al Museo della Cancelleria del Vaticano, dove hanno notato alcune delle mie opere e sono stato invitato, poi, a partecipare a una mostra all'Ambasciata d'Egitto a Roma.


Quali temi hai trattato in pittura? Ma dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

Le mie opere sono sempre a carattere socio-politico, pace, guerra... problemi sociali come il razzismo ecc. All’interno dell’opera provo a ritrascrivere queste tematiche, magari anche in modo non diretto, magari in alcune opere si notano di più, magari in alcune un po’ di meno ... Penso sia importante portare un messaggio positivo, una speranza e poter farlo vedere a tutti.


L’Europa è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? Il Sud, la ’vetrina ombelicale’ parigina, londinese e quella milanese cosa offrono adesso?

Sono sincero, seguo pochissimo cosa si fa qui e altrove, conosco poco gli artisti attuali...


Pensi di avere una visibilità congrua?

Avere una visibilità, oggi come oggi, non è un problema perché con internet e i social tutti possono far vedere tutto. Il problema è avere una visibilità mirata a chi è interessato all'arte a 360 gradi e questo è più difficile, è possibile, ma richiede sforzi economici.


Quanti ‘addetti ai lavori’ ti seguono come artista?

Ho avuto la fortuna durante il mio piccolo percorso artistico di incontrare e conoscere sempre persone interessanti e interessate al mio lavoro mantenendo ottimi rapporti... non so di preciso, ma penso una ventina.

Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro nel campo della pittura?

Voglio continuare di sicuro su questa strada della produzione ‘libera’ non imposta, scegliere con cura le mostre più adatte a me e al mio lavoro per non essere fuori luogo. Ha importanza anche la location. Mi piacciono molto i palazzi storici importanti, mi piace il contrasto storico e urbano del mio lavoro.


Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a saper ‘leggere’ l’arte contemporanea e a districarsi tra le ‘mistificazioni’ e le ‘provocazioni’?

Un’opera non deve essere sempre letta al primo grado, più è provocante e ironica e più fa parlare di sé, e magari la spiegazione che viene fatta è l'opposto del significato che ha voluto dare l'artista, non è difficile capire l'arte, anzi non si deve capire, secondo me è più bello lasciare a ognuno la propria interpretazione.


I ‘social’ t’appoggiano, ne fai uso?

Ne faccio uso. Penso che oggi, ormai, non ne possiamo farne a meno; almeno per non rimanere fuori dal ‘mondo’.


Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, gallerista, art-promoter per metter su una mostra?

Non ho preferenze, vorrei che si creasse un feeling naturale tra un critico, un gallerista e il mio lavoro, per magari ideare qualcosa assieme. Il mio sogno sarebbe esporre a Milano, Parigi, Basilea e, ovviamente, New York.


Hai mai pensato di metter su una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

Sì, certo che l’ho pensato più volte! Ma non so se sarebbe più interessante con artisti collimanti, o, magari, al contrario, tutti diversi?


Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi diversi impegni?

Perché ci metto l'anima.


Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

Assolutamente! Avvicinare i più piccoli a scuola in modo ludico e non troppo teorico, fare capire che un oggetto, una persona, un paesaggio possono essere interpretati in mille modi diversi, ma, soprattutto, in modo personale.


Prossime mosse, a Roma, Milano, Londra, Parigi, NY ...?

Salerno e Roma. Queste altre città, per adesso, rimangono un sogno.


Che futuro prevedi nell’immediato post-Covid-19 e nel post-conflitto Russia-Ucraina?

Penso che siano tematiche di cui, purtroppo, non sappiamo e non capiamo neanche il 10%. Ci deve essere l'anti-guerra! La bellezza salverà il mondo! ... e ora più che mai.



Opera di Samuel Di Mattia




Samuel Di Mattia - Anakronism



Samuel Di Mattia - Autoritratto




Samuel Di Mattia con la sua opera




A cura di Maurizio Vitiello
(n. 7-8, luglio-agosto 2022, anno XII)