Anna de Noailles, la fascinosa aristocratica scrittrice franco-romena

Anna Elisabeth de Noailles, nata a Parigi, il 15 novembre 1876, fu la figlia del principe Grigore Bibescu- Basarab Brâncoveanu e della pianista, di origine greca, Raluca Moussouros. Sin da giovane, Anna avvrebe mostrato una preferenza per la bellezza e l’esuberanza del mondo naturale in contrasto con gli ambienti urbani in cui viveva. All’età di appena dieci anni, nell’ottobre del 1886, Anna perse suo padre. Nelle poesie di Victor Hugo, dedicate a sua figlia, Leopoldine, morta da giovanissima, Le Contemplazioni, (1856), Anna scoprì presto un linguaggio che le avrebbe permesso di esprimere la sua dolorosa esperienza (la morte del padre) e di superarla attraverso la rappresentazione artistica.
Il 18 agosto 1897, Anna Bibescu-Basarab sposa il conte Mathieu de Noailles, che la fece entrare in una delle famiglie più importanti della nobiltà francese. E così, Anna divenne una vera star dei salotti parigini all’inizio del XXsimo secolo.  Nel 1901, Anna de Noailles pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Le coeur innombrable, che ebbe un successo clamoroso. Impegnandosi in un dialogo con i scrittori, appartenenti al patrimonio letterario francese (come André Gide, Colette, Valery, Cocteau etc.), trovando ispirazione anche nel paganesimo greco e nel pensiero radicale di Nietzsche, Anna de Noailles è stata in grado di costruire una visione poetica originale. La sua opera può essere descritta in termini dionisiaci: estatica, sensuale, erotica, giocosa, a volte violenta, e sempre segnata da una corrente tragica che diventa più evidente verso la fine della sua vita. Dopo la pubblicazione della sua seconda raccolta di poesie, L’Ombre des jours, nel 1902, Anna de Noialles pubblicò tre romanzi, La Nouvelle Espérance (1903), Le Visage émerveillé, (1904) e La Domination, (1905). Ebbe una lunga e travagliata amicizia con Maurice Barrès, che iniziò nel 1903 e durò fini alla morte del romanziere francese nel 1923 e di cui Anna racconterà nel libro  Les Vivants et les morts del 1913. Una lunga e stretta amicizia letteraria nacque con Marcel Proust, che durò fino alla morte di quest’ultimo, nel 1922. Della loro corrispondenza esiste una precisa traccia grazie al fratello di Marcel, Robert Proust, che in un’edizione postuma [1], del 1931, ha raccolto tutto il dialogo epistolare dei due scrittori. Anna fu il modello di Gaspard di Reveillon nel romanzo di Marcel Proust, Jean Santeuil.
Anna de Noailles fu l’unica donna, poetessa, del suo tempo a ricevere i più alti onori pubblici. Nonostante il parziale oblio in cui è caduta dopo la sua morte, i giudizi critici confermano che tutti questi riconoscimenti sono stati meritati.
In effetti, nel 1921, l’Accademia Francese le conferì il Grand Prix  de la Littérature. L’anno seguente, Anna di Noailles divenne la prima donna eletta membro dall’Accadémie royale de langue et de littérature française in Belgio, seguita da scrittori come Colette o Cocteau. Inoltre, l’11 gennaio 1931, Anna de Noailles fu anche la prima donna a ricevere l’alto rango di comandante nella Legione d’Onore e membro dell’Accademia romena, francese e belga.
Nel 1923, Anna perse la madre e anche il suo caro suo amico, Maurice Barrès. Da allora in poi compose poesie che si concentravano quasi esclusivamente sulla morte, la maggior parte raccolte in L’Honneur de souffrir. Indebolita da ricorrenti problemi di salute, Anna di Noialles si ritirò dalla vita pubblica.  Morì il 30 aprile 1933 a Parigi.
Anna Elisabeth de Noailles, nata Principessa Bibescu-Basarab Brâncoveanu, ha lasciato un’opera vasta e polimorfa, costituita da raccolte di poesie, prosa, storie autobiografiche, una moltitudine di articoli di stampa e prefazioni. Anna diventò la poetessa di un’intera generazione che trovò nel suo stile poetico nuove emozioni, una freschezza sensuale non priva di una vera esigenza stilistica.

In seguito, alcune poesie di Anna di Noailles, scritte in francese, nella traduzione italiana di Alina Monica Turlea.


L’ardore


Ridere o piangere, ma che il cuore
sia pieno di profumi come un vaso,
E contenere l’estasi
La forza vivente o il languore.

Avere gioia o dolore,
Purché il cuore sia profondo,
Come un albero dove le ali fanno
piegare il fogliame già tremolante.

Si va pensando o sognando,
Ma il cuore dona la sua linfa
E l’anima canta e si alza
Come un’onda nel vento.

Che possa il cuore accendersi o coprirsi,
Sia esso scuro o vivo a sua volta,
Ma lascia che la sua ombra e il suo giorno
Abbia il sole o le stelle...



La melodia


Come un coltello dentro un frutto
Porta un disastro viscido,
La melodia dal dolce suono
Spezza il cuore e lo divide
E teneramente lo distrugge.
E il languore iridescente
Degli arpeggi, degli accordi,
Scende, acuto e astuto
Nella debolezza del corpo
Nell’anima divisa.





NOTE

1. Correspondance de Marcel Proust, Philip Kolb, vol. 21, Paris.





A cura di Alina-Monica Turlea

(n. 7-8 luglio-agosto 2019, anno IX)