In ricordo dell’artista Constantin Udroiu nel volume di Luisa Valmarin e Ida Libera Valicenti

Il prezioso volume Constantin Udroiu. I colori del cuore (Editron, 2019) è, allo stesso tempo, un rigoroso lavoro di studio e un atto di amore: un duplice atto di amore, in realtà, verso un artista, Constantin Udroiu, che è stato un importante esponente dell’arte visuale romena della seconda metà del XX secolo, e verso una terra, l’Italia e in particolare la Basilicata, che lo hanno accolto. Si legga un passaggio del volume: «Come una reminiscenza della sua terra natìa, Constantin Udroiu ritrova in Basilicata il luogo ideale da cui trarre ispirazione per i suoi dipinti» (p. 15).

Curato dalla romenista di chiara fama Luisa Valmarin, moglie di Udroiu, e da Ida Libera Valicenti, ricercatrice che nel corso degli ultimi anni si è affermata nell’ambito degli studi sulla Romania – prima storico-politici, quindi allargando il campo alla letteratura e all’arte come elemento di dialogo tra Romania e Italia –, il volume ripercorre in una prima lunga sezione «i percorsi della vita e dell’arte di Constantin Udroiu», tracciando quindi un percorso che dalla Romania spinge l’artista al Belpaese fino a trovare Bisanzio nel Meridione d’Italia. Il lavoro di Valmarin e Valicenti è contenutisticamente preciso, pieno di riferimenti e basato su una ricerca che scandaglia il personale-privato – Luisa Valmarin come fonte primaria nel ricostruire Udroiu – e lo mescola abilmente con la ricerca più puramente accademica, fatta di documentazione archivistica, critica, recensioni e corredata da necessarie note.

In questo senso, Constantin Udroiu. I colori del cuore si pone a metà strada tra il saggio accademico e la narrative history di stampo anglosassone. Il beneficio indubbio di questa scelta stilistica è di accattivare il lettore e condurlo nell’arte e nella vita di un grande artista, affidando tale narrazione non solo alle parole ma anche alle fotografie a colori delle opere di Udroiu come quelle realizzate nelle lucane Matera, Melfi e Bernalda o altrove in Italia.

A questa prima sezione, segue un apparato preciso che mette ordine nella cronologia delle tante mostre personali di Udroiu in Italia e all’estero, sino alla sua scomparsa nel marzo 2014. Segue l’indicazione specifica delle Mostre di Arte Sacra, con, quindi, un’altra lista riguardante gli affreschi monumentali realizzati da Udroiu in Italia (da quello per la facciata del comune di Accettura, provincia di Matera del 1976-1977, sino all’affresco della Parrocchia Maria SS. Annunziata di Matera del 2006).  Interessante è l’antologia critica che si compone di nove lunghi articoli a varia firma così come la lunga appendice a colori con le opere più significative di Udroiu.

Valmarin e Valicenti hanno realizzato un volume sicuramente necessario, doveroso verso un artista che ha dato tanto sia alla Romania che all’Italia, una figura su cui ci sarebbe molto da dire e su cui bisognerebbe sempre più riflettere nel ripensare ai rapporti culturali tra i due Paesi. Non sorprende quindi come il volume sia stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’Associazione «Nikopeia», creata proprio da Udroiu, ma soprattutto con il contributo dell’Istituto Romeno di Cultura di Bucarest, che ha assegnato a Ida Libera Valicenti uno speciale fondo per condurre le sue indagini su Udroiu nell’ambito di uno studio più amplio che la ricercatrice sta portando avanti sui rapporti culturali tra Romania e, in particolare, Basilicata (e che include anche l’altra imprescindibile figura dell’archeologo Dinu Adameșteanu). 


Armando Rotondi
(n. 1, gennaio 2020, anno X)