La fortuna di Dante in Romania (dal 1848 al 2021)

L’opera di Dante Alighieri è stata conosciuta in Romania sin dalla prima metà dell’Ottocento.

Il primo scrittore romeno a manifestare vera passione e costante interesse per l’opera del poeta italiano è stato Ion Heliade Rădulescu (1802-1872), «il più appassionato ammiratore dell’Italia». [1] Riferendosi a Dante come al grande creatore della lingua letteraria italiana, egli constatava che il fiorentino, rispettando gli esempi e le circostanze dei tempi, aveva scritto nella lingua del popolo, «profonda e ricca di significato, saggia ed eterna». Nel suo articolo I primi passi per una biblioteca universale, aveva programmato, nel capitolo Della poesia, la pubblicazione della traduzione integrale della Divina Commedia. Essendo riuscito a tradurre solo i primi cinque canti dell’Inferno, egli ne dava l’annuncio sulla rivista «Il Corriere di ambo i sessi» (VI, n. 82-86, 1848), con due articoli, uno sulla vita e le opere di Dante e l’altro sulla situazione politica a Firenze. Nel 1870 la traduzione veniva ripubblicata nel Corso di poesia generale, accompagnata da alcune significative impressioni personali sul capolavoro dantesco, come: «La Divina Commedia e la Gerusalemme liberata sono epopee di primo ordine, non perché abbiano la loro fonte nella leggenda, ma perché nascono dalla fede popolare e perché i loro autori hanno avuto tutto quello che occorre ad un vero poeta: nessuno ha scritto la sua opera a sangue freddo”.[2] È quindi logico che la passione per Dante abbia lasciato un’impronta significativa sull’intera attività letteraria di Heliade, sicché l’eminente scrittore, storico e critico letterario, George Călinescu, poteva affermare che molte delle sue opere avevano una fattura dantesca: «Se la si potesse paragonare alla Commedia di Dante, la poesia di Heliade rappresenterebbe quella del Paradiso, cioè lirica, estatica, ideale e liberata dell’elemento descrittivo, fatta solo di essenze immateriali, profumi, effluvi e suoni”.[3] Analogamente, un discepolo di Heliade, il poeta Alexandru Macedonski (1854-1920) definiva il suo maestro, nello studio La Roumanie avant Héliade et l’Œuvre du Dante roumain («Le Beau Danube bleu», I, 8, 30, avril 1905, «Dante dei Romeni», quale omaggio al culto di Heliade per il grande fiorentino).
Nel 1865, lo stesso Heliade pubblicava sul giornale «L’Opinione Nazionale» (n. 29) l’articolo Il Centenario di Dante, nel quale annunciava con la più viva emozione che alle celebrazioni italiane la Romania sarebbe stata rappresentata dalla poetessa Dora d’Istria [4] e dal professore Giovenale Vegezzi Ruscalla, titolare, dal 1863, della prima cattedra libera italiana di lingua e letteratura romena, a Torino. Nell’allocuzione pronunciata in quest’occasione, Vegezi Ruscalla dichiarava che i romeni consideravano Dante «come se fosse loro» e deponeva sulla tomba del poeta, a Ravenna, una corona d’alloro con la seguente iscrizione: «Sulle ossa del divino Dante Alighieri, ritrovate a Ravenna il 27 giugno 1865, i Romeni dell’antica Dacia, con profonda venerazione depongono questa corona». [5]

Celebrando lo stesso avvenimento, lo scrittore e il poeta della Transilvania Aron Densușianu (1837-1900) scriveva in un articolo vibrante di commozione: «Il poema dei poemi, la Divina Commedia è la stella nella quale Dante è nato e s’è incarnato per la seconda volta, e dalla duale risplenderà in eterno nel cielo dei mortali. Tutti leggeranno quest’opera, miracolo dei miracoli e del genio umano, e glorificheranno il suo creatore, invidiando la felicità del popolo da cui è nato». Per presentare poi un brano del poema, traduceva egli stesso i canti III dell’Inferno, XXVII del Purgatorio e XXII del Paradiso, in versi di 13 e 14 sillabe.

Ma Aron Densușianu [6] e Heliade Rădulescu non erano gli unici divulgatori dell’opera dantesca, poiché nello stesso periodo veniva in Moldavia, provincia orientale della Romania, il poeta Gheorghe Asachi che dal 1808 fino al 1812 aveva studiato a Roma ed era stato accolto, per l’assiduità dello studio dell’italiano e per la sua fama di poeta, nella colonia romana dell’Arcadia, con il nome di Alvino Dacico. Sulla rivista «L’icona del mondo» (1865, p. 9) pubblicava in occasione dell'anniversario di Dante una bella poesia, piena di sincero lirismo:

Vate delle immortali itali rime,
Sceso in abisso, ritornato sei
Per dire al mondo in cantico sublime
Il pianto eterno ed il soffrir dei rei.


I secoli passar, ma oggi risuona
Di nuovo il nome tuo, pura armonia;
Ed al serto onde Italia ti incorona
S’aggiunge il voto umil di Romania. [7]

Nella seconda metà dell’Ottocento, l’opera del poeta fiorentino conosceva una diffusione ancora maggiore. Nicolae Filimon, il creatore del romanzo sociale romeno e che conosceva la Divina Commedia a memoria, nel romanzo I pescecani vecchi e nuovi sferzava gli stessi vizi che compaiono nell’Inferno, muovendo così, nella sua opera, da un punto di vista universalmente umano. Mihai Eminescu, il poeta nazionale dei romeni, ha manifestato spessissimo la sua ammirazione per Dante, citandolo frequentemente nella sua vasta opera.

Nicolae Gane (1835-1916) [8] ha tradotto per primo l’intera cantica dell’Inferno. Nella prefazione accennava: «Dante ha espresso pensieri divini in una lingua umana e ha avuto tra l’altro, quali doni superbi, vere intuizioni profetiche, quando intravedeva le leggi della gravitazione prima di Newton o presentiva l’esistenza di un continente al di là dei mari prima di Colombo o concepiva l’unità d’Italia prima di Vittorio Emanuele e di Cavour». [9]


Tra il 1883 e il 1888 a Craiova usciva la traduzione in prosa dell’Inferno e del Purgatorio, dovuta alla scrittrice Maria P. Chițiu, che la corredava di un commento. La traduzione è menzionata da G. A. Scartazzini in Vita e Opere di Dante Aligheri, terza edizione, Milano, 1906, p. 264.


Il momento più importante, però, per la fortuna di Dante in Romania, è stato quello dell’apparizione della traduzione integrale della Divina Commedia, realizzata in versi dal poeta George Coșbuc (1866-1918) [10]. Il saggio introduttivo e il commento appartengono all’entusiasta letterato filo-romeno Ramiro Ortiz, titolare della Cattedra di lingua italiana presso l’Università di Bucarest dal 1909 al 1924. Lo studioso italiano affermava nella prefazione che «bastava recitargli alcuni versi, anche gli ultimi versi del Paradiso, perché il poeta romeno continuasse a recitare fino alla fine, in italiano. Centinaia e centinaia di versi. Straordinario!» [11] «È uscita una traduzione quale pochi popoli possono vantare», affermava lo stesso studioso (p.VI). «È una delle migliori traduzioni esistenti» dichiarava il filologo Carlo Tagliavini in «Civiltà italiana nel mondo», Roma, Soc. Naz. Dante Alighieri, 1940, p. 91.
Dalla prolusione sull’Umanità e la modernità di Dante tenuta all’Università di Bucarest nel novembre del 1915, risulta che Ramiro Ortiz intendeva rendere attuale l’opera di Dante inquadrandola nelle orrende giornate della conflagrazione mondiale, vissute tanto dalla Romania, quanto dall’Italia.
Coșbuc ha lasciato inoltre parecchi quaderni con i suoi commenti sulla Divina Commedia, alla quale si era dedicato per quasi due decenni. Sono centinaia di pagine piene di appunti e calcoli, soprattutto nell’anno della visione e sull’itinerario e il tempo trascorso da Dante per attraversare l’Inferno, il Purgatorio eil Paradiso. Il suo lavoro di critico lo portava a pensare che «Sbaglieremo a credere che Dante abbia descritto un altro mondo. Egli ha descritto il nostro mondo.» [12]


Tra le due guerre mondiali, l’opera di Dante è stata oggetto di costante ricerca da parte di molti illustri eruditi romeni, che, grazie alla serietà dei loro studi, hanno portato un importante e meritorio contributo all’esegesi moderna dell’opera dantesca. Nel 1921, la ricorrenza dei 600 anni dalla morte del poeta è stata sottolineata dalla pubblicazione di molti studi interessanti. Menzioniamo il discorso pronunciato da Nicolae Iorga [13], accademico, uomo di grande cultura durante la solenne seduta dell’Accademia Romena e pubblicato su L’Italia vista da un Romeno, Milano, 1930 e quello di Ramiro Ortiz su Dante mistico, filosofo e teologo, pronunciato nella stessa aula. Numerose riviste hanno dedicato all’avvenimento numeri speciali: «L’Idea Europea», «Vita Nuova», ecc.
Nei giorni di 7 e 11 luglio dello stesso anno, nella sala del teatro «Comoedia» di Bucarest, furono presentate tre conferenze: Dante e la latinità – di Ovid Densusianu [14], Dante e Firenze e La poesia della Divina Commedia, di Mia Frollo [15]. I testi di queste conferenze, insieme a più poesie da Vita Nova e dalla Divina Commedia, tradotte dalla Frollo, sono stati poi pubblicati in un numero speciale della rivista «Viața Nouă» (Vita nuova), fondata da Ovid Densusianu. Questa manifestazione culturale che ha compreso, oltre alla recitazione dei versi danteschi, l’interpretazione di alcuni pezzi di vecchia musica italiana, eseguiti dal Coro «Il canto di Romania», è stata, come accennava Eugeniu Sperantia [16] «la prima presentazione a livello nazionale della figura e della vita di Dante Alighieri.» [17]

Dopo il 1940, sono apparse altre due traduzioni della Divina Commedia: quella dell’italianista Alexandru Marcu, in prosa con un ricchissimo commento, e quella di Ion Tundrea, in versi. Dopo questa data la versione di Coșbuc è stata ristampata con un nuovo commento, più moderno, del professor Alexandru Balaci, professore e appassionato italianista dell’Università di Bucarest. Alla base del lavoro di Al. Ballaci c’è il desiderio di dimostrare quanto sia strettamente legata l’opera del poeta italiano alla vita e alla realtà contemporanea e quanto grande e fedele cronista fosse Dante, nel narrare le vicende umane e l’avvenimento del tempo. Secondo questo commento, dunque, Dante ha cercato così di migliorare l’animo degli uomini e, di conseguenza, i destini del mondo.

Per le commemorazioni del 1965, in Romania è stata ristampata, in impressionanti tirature, l’opera di Dante. È da rilevare la traduzione integrale di (Margareta) Età Boeriu «degna di tutte le lodi», come constatava il professor Paolo Soldati, conoscitore e studioso sia della cultura italiana, sia di quella romena. [18] È questa una traduzione ricca di commossa umanità, che riflette tutta la sensibilità dell’autore. «La Romania di oggi festeggia e onora il poeta italiano Dante Alighieri, profondamente cosciente dell’universalità del Fiorentino e del suo immenso contributo alla storia della civiltà umana.» [19]

In Romania, molte traduzioni del capolavoro dantesco sono apparse dopo gli anni 1965-1970, in più edizioni:
Dante, Infernul, interpretazione romena, note e prefazione di George Buznea, Univers Publishing House, Bucarest, 1975;
Dante, Purgatoriul, interpretazione romena e note di George Buznea, Univers Publishing House, Bucarest, 1978;
Dante Alighieri, Divina Comedie, in romeno di Giuseppe Cifarelli, a cura di Titus Pîrvulescu e con prefazione di Alexandru Ciorănescu, Casa editrice Europa, Craiova, 1993, con illustrazioni di Marcel Chirnoagă (riediz. 1998, Dacia Publishing House, Cluj-Napoca);
Dante Alighieri, Divina Comedie, raccontata per i giovani da Dumitru Trancă, Atlasis, Bucarest, 1992 (narrazione esplicativa in prosa);
Dante Alighieri, Divina Comedie, tradotta in versi di Ion A. Țundrea, prefazione di N. Iorga, Medical Publishing House, Bucarest, 1999;
Dante Aligheri, Infernul, tradotto da George Pruteanu, edizione digitale bilingue 2003.
Dante Alighieri, Divina Commedia. Infernul, testo bilingue, con versione romena, note, commenti, postfazione e riferimenti bibliografici di Răzvan Codrescu, Christiana Publishing House, Bucarest, 2006;
Dante Alighieri, Infernul, a cura di (commenti e studio introduttivo) Mira Mocan, traduzione (integrale) e commenti (parziali) di Marian Papahagi, prefazione di Irina Papahagi, Humanitas, Bucarest 2012.
Dante Alighieri, Divina Comedie, Infernul, traducere de Cristian Bădiliță, București, Editura Vremea, 2021.

Vari studi di storia e critica letteraria hanno contribuito, insieme alle traduzioni, all’approfondimento delle conoscenze legate alla vita e all’opera del gran fiorentino, come il volume Studii despre Dante, Bucureşti, Editura pentru Literatură Universală, București, 1965, firmato da Alexandru Balaci, Dumitru D. Panaitescu, Alexandru Duţu, Despina Mladoveanu, Venera Antonescu, Titus Pârvulescu, Pimen Constantinescu, Nina Façon, Cornel Mihai Ionescu, Zoe Dumitrescu-Buşulenga, Eta Boeriu, Al. Piru, oppure:
Dante, Opere minore. Viaţa nouă, Rime, Ospăţul, Despre arta cuvîntului în limba vulgară, Monarhia, Scrisori, Ecloge, Întrebare despre apă şi pămînt, traduzioni di Francisca Băltăceanu, Titus Bărbulescu, Oana Busuioceanu, Virgil Cândea, Petru Creţia, Ştefan Aug. Doinaş, Sandu Mihai Lăzărescu, Elena Nasta, Romulus Vulpescu, comentarii de Oana Busuioceanu, Virgil Cândea, Ştefan Aug. Doinaş, Alexandru Duţu, introducere, tabel cronologic şi note introductive de Virgil Cândea, Bucureşti, Ed. Univers, 1971.
Sono ancora da segnalare:
Edgar Papu, Estetica lui Dante, Iaşi, Ed. Princeps Edit, 2005;
Eleonora Cărcăleanu, Dante, ca dragostea însâți (sau despre dantologia românească a ultimelor decenii) [20], in «Dacia literară», XVIII, n. 73 (4/2007);
Horia-Roman Patapievici, Ochii Beatricei. Cum arăta cu adevărat lumea lui Dante? [21], Bucureşti, Humanitas, 2004.

Laszlo Alexandru, docente d’italiano di Cluj Napoca, ha dedicato molto tempo allo studio di Dante, scrivendo in romeno numerosi saggi: Nel 2020 ha pubblicato la trilogia Laszlo Alexandru, Lectura lui Dante. Infernul, Purgatoriul. Paradisul, Chișinău, Editura Cartier, un'opera di più di 2000 pagine. A proposito di Dante Alighieri in romeno; Dante – Infernul – O interpretare, in «E. Leonardo», n. 12/2007.
Insieme a Ovidiu Pecican, Laszlo Alexandru ha firmato più dialoghi sulla lettura dell’opera dantesca: Dialoghi su Dante (I e II), in «E. Leonardo», n. 9/2006; Dante (III e IV) nel 2007, (V) nel 2008 e (VI) nel 2009; Prin pădurea întunecată. Dialoguri despre Dante (Attraverso la foresta oscura. Dialoghi su Dante), in collaborazione con Ovidiu Pecican, Bucarest, Ed. Vinea, 2011, traduzione italiana di Laszlo Alexandru, illustrazioni di Alexandru Pecican, con la presentazione di Patrizio Trequattrini, Bucarest, Ed. Vinea, 2013 e A revedea stelele. Contribuţii la studiul operei lui Dante, Cluj-Napoca, Ed. Casa Cărţii de Ştiinţă, 2013; ediția a doua, adăugită, Cluj-Napoca, Ed. Ecou Transilvan, 2018.

Ma la più interessante attività di ricerca legata ai contributi degli autori romeni di traduzioni dalle opere dantesche e di studi di storia e critica letteraria è quella della professoressa Iulia Cosma [22], autrice degli articoli:
Iulia Cosma, La prima traduttrice dell’Inferno dantesco in romeno: Maria Chițiu, in Rita Scotti Jurić, Nada Poropat Jeletić, Isabella Matticchio [a cura di], Studi filologici e interculturali tra traduzione e plurilinguismo, Roma, Aracne Editrice, 2016.
Iulia Cosma, Gli echi italiani dell’attività traduttiva e di esegesi dantesca di George Coșbuc (1921-1995), in Actele conferinței internaționale Proiecții ale culturii române în cultura europea, București, 23-25 noiembrie 2017, a cura di Emilia David, Loredana Voicilă, Editura Muzeului Literaturii Române, 2018.
Iulia Cosma, Le prime traduzioni in romeno dell’Inferno dantesco: riferimenti culturali e traduttivi, in Romània între interculturalitate şi identitate: Spaţii romanice europene şi extraeuropene. [a cura di] C. Timoc. Szeged, University Press of Szeged, 2015. Actele ediției a III-a a Conferinței CICCRE, 3 și 4 octombrie 2014.
Iulia Cosma, Referiri, mențiuni și opinii traductiv-pretraductologice în Convivio al lui Dante in «Analele Universităţii de Vest din Timişoara», seria Ştiinţe Filologice, nr. 51 -52/2013-2014, Editura U.V.T.
Iulia Cosma, L'influenza di Dante sull'enciclopedista romeno Ion Heliade Rădulescu e sull'italianismo in Romania, in «Nasledje», XI, n. 29/2014, Editura Facultății de Literatură și Arte din Kragujevac.

La professoressa Iulia Cosma è l’autrice di un lavoro aggiornatissimo: Una rassegna bibliografica sui traduttori romeni dell’Inferno (1883-2015): considerazioni di tipo metodologico e deontologico [23], che rappresenta, così come dichiara l’autrice, un contributo che s’iscrive «in una ricerca più ampia, per la realizzazione di una monografia traduttiva delle versioni romene dell’Inferno dantesco, dall’Ottocento fino al Duemila. Si tratta di un’impresa di carattere storico e critico interpretativo, collocabile all’incrocio di varie discipline: storia della traduzione, critica della traduzione, teoria della ricezione, storia della letteratura, storia della lingua letteraria, storia culturale.» Per quanto riguarda la raccolta bibliografica, saranno forniti «non soltanto i dati, ma anche alcune considerazioni di tipo metodologico e deontologico, di utilità nello studio della storia della traduzione.» Sono stati accennati i nomi dei più importanti autori non solo di traduzioni dall’opera di Dante Alighieri, ma anche di saggi, studi critici o articoli di vario genere che hanno fatto riferimento all’opera, ma anche alla vita del grande poeta fiorentino.

Sin dal secolo scorso le opere di Dante erano studiate nei licei e nelle università romene, con materiali scritti dai docenti romeni in ambedue le lingue:
Anita Belciugateanu, Curs de istorie a literaturii italiene, Universitatea Bucuresti, 1929;
Alexandru Balaci, Dante, Editura tineretului, București, 1966;
*** Breve antologia della poesia italiana, Ediție îngrijită de George Lăzărescu, Editura didactică și pedagogică, București, 1973;
Antologia poeziei italiene secolele XIII - XIX, în românește de Eta Boeriu, Editura Albatros, București, 1980;
George Lăzărescu, Italia – Cultura e civiltà, Universitatea Spiru Haret, Editura Fundației România de mâine, București, 2001, con ulteriori edizioni;
Nina Façon, Dicționar enciclopedic al literaturii italiene, Editura Științifică și enciclopedică, București, 1982;
Ileana Bunget, Rodica Locusteanu, Storia della letteratura italianail Duecento, Editura Uranus, București, 1999;
Otilia Doroteea Borcia, Crestomazia della letteratura italiana dalle origini al Quattrocento, vol. I, Editura Prouniversitaria, București, 2010.

Ecco la confessione fatta dall’italianista George Prunaru, uno degli ultimi traduttori della Divina Commedia in romeno, quando terminava nel 2003 l’edizione bilingue digitale dell’Inferno: http://georgepruteanu.ro/pixel.gif«Ho lavorato a questa traduzione tra il 1976-1980 (quasi quotidianamente), il 1985-1989 e il 2000-2003. Tradurre la Divina Commedia o qualsiasi altra poesia così assoluta («il primo grande libro concepito ed elaborato interamente dal suo autore come un libro» – Philippe Sollers) è come se l'avessi trovato demolito – ma che dico? frammenti e fumo! – La cupola di Milano o Voroneţ [24] e inizieresti a ricostruirla, secondo i primi piani e aspetta, ma solo con i tuoi materiali, con quello che hai in te, con quello che puoi portare. La risposta dell'antico Biante di Priene è il motto del traduttore: «Omnia mea mecum porto» (porto tutti i miei con me, li ho con me). La traduzione della poesia è tanto il traduttore, non quanto l'originale. È un genio dantesco, ma se non ho talento poetico, nessun dizionario, nessun corpo di commento, nessuno studio di interpretazioni, nessun catalogo di rime, nessuna trasposizione precedente può aiutarmi affatto. Anche se gli dai i pennelli dei colori originali di Leonardo, un cieco non sarà in grado di copiare la Gioconda». [25]

L’interesse per la vita e per l’opera di Dante continua a crescere tra gli studiosi della lingua che il gran fiorentino ha scelto per la poesia del suo popolo e le biblioteche delle scuole e delle università romene sono, come anche le librerie, piene di libri che cercano di spiegare di nuovo e di nuovo le metafore del viaggio straordinario che il poeta fece nel mondo dell’al di là nel 1300.

A sette secoli dalla sua morte, nel 2021, quando letterati, storici e critici d’arte verranno a deporre i fiori dell’eterno riconoscimento sulla sua tomba a Ravenna, noi, romeni, esprimeremo di nuovo i nostri sentimenti di fratellanza con il popolo italiano, così come lo abbiamo sempre fatto. Perché Dante Alighieri è indubbiamente il più grande poeta non solo d’Italia, ma di tutto il mondo, ed è quello che ci ha dato la speranza di voler salvarci dalla selva oscura per poter «riveder le stelle».

Un altro simbolo del grande apprezzamento che ha sempre goduto la vita e l’opera di Dante in Romania, è rappresentato dalla La Divina Commedia dopo Dante, un’opera in tre atti di Silvia Macovei, una compositrice romena, che è riuscita a musicare in 640 pagine (scritte tra il 1997 e il 2000), la storia del viaggio dantesco nel mondo dell’aldilà, usando tecniche e procedimenti artistici molto moderni (polifonia, balletto, pantomima, ecc.) [26] L’opera – regalata in copia alla Biblioteca Apostolica Vaticana – è stata dedicata al gran Giubileo dell’anno 2000 e al passare nel terzo millennio. L’adattamento musicale dei 14.215 versi del poema ha fatto possibile l’apparizione del più ampio testo della storia della musica e del più gran numero di canti gregoriani citati (104), fatto attestato dall’Unione dei Critici e dei Musicologi di Romania, M. Jora.

In questo modo, la nazione romena si può vantare di avere non solo alcune delle più pregiate traduzioni della Divina Commedia in romeno (di qui due integrali firmate da donne, Maria Chitiu ed Eta Boeriu), ma anche l’unica opera in musica tratta dal capolavoro di Dante, composta altrettanto da una donna! Sarà forse stata questa una grazia di Beatrice?!



Otilia Doroteea Borcia
(n. 9, settembre 2021, anno XI)



* Testo pubblicato in Nuovi Itinerari Danteschi (Il Convivio editore, 506 pp., maggio 2021, a cura di Angelo Manitta), volume collettaneo in occasione del 700° anno dalla morte di Dante.


NOTE

[1] C. Tagliavini, Dante in Romania, in “Italia che scrive”, 1921 (n. 11).
[2] George Lăzărescu, Dante in Romania, Il Veltro, Rivista della civiltà italiana, Società Dante Alighieri, 1 – 2 anno XIII – febbraio Aprile 1969, p. 128.
[3] George Călinescu, Storia della letteratura romena dalle origini fino a oggi, 1940, p. 142.
[4] Dora d'Istria, pseudonimo della duchessa Helena Koltsova-Massalskaya, nata Elena Ghica (Bucarest, 22 gennaio 1828-Firenze, 17 novembre 1888), è stata una scrittrice e nobildonna romena, di origini albanesi, ma russa e italiana per acquisizione, esponente del Romanticismo e del Femminismo, considerata la Mary Shelley dell'Europa orientale. Come scrittrice, fu conosciuta dal 1855. Parlando diverse lingue (oltre l'albanese e il romeno conosceva l'italiano, il tedesco, il francese, il latino, il greco antico e moderno, il russo) ha ottenuto un'invidiabile fama internazionale, apprezzata da principi, re, uomini di grande cultura. Ha trattato nelle sue opere diversi argomenti di politica, scienze naturali e religione (particolarmente gli aspetti più filosofici ed estetici di questa). Considerava la cultura europea occidentale nettamente superiore a quella orientale che doveva influenzare maggiormente (un pensiero di quasi tutti gli autori romantici): il fine principale era l'emancipazione culturale dei popoli e specialmente delle donne e poi, dato lo svecchiamento della poesia, l'apertura verso la prosa. cfr. Antonio D'Alessandri, Il pensiero e l'opera di Dora d'Istria fra Oriente europeo e Italia (Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Biblioteca scientifica, Serie II: Memorie, vol. 54), Roma, Gangemi, 2007.
[5] Th. Onciulescu, Giovenale Vegezzi Ruscalla e i Romeni, in «Ephemeris Daco-romana», 1938 (IX), p, 404.
[6] Aron Densușianu (nato Aron Pop, dalla nobile famiglia della Transilvania Pop de Hațega), è stato uno storico letterario romeno, poeta e folclorista, membro corrispondente dell'Accademia romena, professore di letteratura presso l'Università di Iași. Come filologo fu un seguace della corrente latinista e come storico letterario prese una posizione nazionalista. È stato il padre di Ovid Densușianu.
[7] George Lăzărescu, op. cit., p. 129.
[8] Nicolae Gane, noto anche come Nicu Gane, fu uno scrittore e politico romeno, membro a pieno titolo dell'Accademia romena (nel 1908). Ha scritto poesie e prose (racconti e racconti brevi) con toni romantici che evocano il passato, la vita patriarcale e le avventure di caccia. Ha tradotto anche la prima cantica del capolavoro dantesco.
[9] Idem 5.
[10] George Coșbuc è stato un poeta romeno, critico letterario, scrittore, pubblicista e traduttore della Transilvania, membro a pieno titolo dell'Accademia romena nel 1916. La sua poesia appartiene al patrimonio culturale nazionale. Fu un autore classico di letteratura romena, un uomo con un perfetto gusto letterario e un autore canonico, che non può mancare dai libri di testo scolastici anche oggi. Svolse anche una prodigiosa attività d’illuminazione (culturalizzazione) dei contadini, essendo un precursore del movimento populista e un perfetto tecnico della prosodia, usò una vasta gamma di piedi e ritmi metrici, dalla poesia popolare alla terza rima. Ha dato una versione completa dell'opera di Dante, La Divina Commedia. Ha tradotto gran parte della lirica straniera - Ha tradotto frammenti dalle opere indiane (Rig-Veda, Mahabharata, Ramayana) e da Sacontala di Kālidāsa e dalla letteratura tedesca, Don Carlos di Schiller. Ha adattato per localizzazione all'anima e all'ambiente contadino dell'Eneide e dell'Odissea (l'Iliade è stata tradotta dal suo contemporaneo George Murnu) e ha introdotto specie di poesia orientale, come la gazzella, nella poesia romena. È apprezzato per il suo senso dell'equilibrio e per il fatto che ha messo in risalto la parte solare e idilliaca dell'anima del contadino romeno, cfr. Dicționarul literaturii române de la origini pînă la 1900, București, Editura Academiei Române și Editura GUNIVAS, București, 2008.
[11] Dante e la sua opera, 1924, p. LXXIII.
[12] George Coșbuc, Commento alla Divina Commedia, traduzione e saggio introduttivo di Al. Duțu e Titus Pârvulescu, con prefazione di Al. Balaci, Eplu, 1963, p. 332.
[13] Storico, letterato, filosofo, morto nel 1941
[14] Filologo, linguista, storico letterario e poeta romeno, professore all’Università di Bucarest e membro dell’Accademia romena.
[15] Poetessa e collaboratrice della rivista «Viața Nouă», ha tradotto dalle opere di Dante, Edmondo de Amicis, Ugo Ojetti.
[16] Poeta, estetista, saggista, sociologo e filosofo romeno.
[17] www.diacronia.ro
[18] P. Soldati, Una Divina Commedia in Romeno, in «Il Veltro», n. 6, 1966, p. 688.
[19] George Lăzărescu, op cit., p. 131.
[20] Dante, come l'amore stesso (o sulla dantologia romena degli ultimi decenni). [
21] Tradotto in italiano da Smaranda Bratu Elian, Gli occhi di Beatrice. Com’era davvero il mondo di Dante?, Bruno Mondadori, 2006.
[22] Iulia Cosma, docente d’italiano all’Università dell’Ovest di Timișoara.
[23] In «Translationes», 7/2015, Timișoara, EdituraUniversității de Vest, 2016.
[24] Il più bel monastero della Bucovina, con affreschi in mille colori sul «blu di Voroneț», costruito nel 1488 in pochi mesi: è considerata «la Cappella Sistina dell’Oriente».
[25] georgepruteanu.ro›, trad. nostra.
[26] Otilia Doroteea Borcia, Crestomazia della letteratura italiana dalle origini al Quattrocento, Editura Prouniversitaria, București, 2010, p. 212.