Inchiesta esclusiva sull'attuale status della letteratura al femminile (I)

La nostra rivista ha avviato, in esclusiva, un'ampia indagine sull’attuale status della letteratura al femminile tra decine di critici e scrittori italiani, nell’ambito delle serie Incontri critici, Femminile plurale e Scrittori per lo Strega, di cui proponiamo qui le prime articolate risultanze, divise in tre dense pagine: parte prima, parte seconda e parte terza. L'inchiesta è accompagnata da un saggio introduttivo a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone. Tutti i contributi sono riuniti nel nostro spazio appositamente dedicato, consultabile qui.
In questa prima parte della nostra inchiesta riuniamo, in 19 interviste, i critici e gli studiosi che abbiamo finora ospitato nella serie Incontri critici: Giovanni Bitetto, Claudia Boscolo, Davide Brullo, Rosaria Catanoso, Andrea Caterini, Donato Di Poce, Gianfranco Franchi, Fabio Francione, Filippo La Porta, Paolo Landi, Antonio Limoncelli, Rosella Lisoni, Daniela Marcheschi, Matteo Marchesini, Massimiliano Parente, Giacomo Raccis, Alberto Ravasio, Alessandro Raveggi, Vanni Santoni.


Dalla serie INCONTRI CRITICI


GIOVANNI BITETTO (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione.
Qual è l'attuale status della letteratura esperìta da donne?

Di scrittrici brave ce ne sono un numero esorbitante, al giorno d'oggi possono parlare più liberamente perché il mercato editoriale riflette i cambiamenti in atto nella società. Tuttavia c'è ancora molto da fare: gli organigrammi delle case editrici sono ancora a prevalenza maschile, ma soprattutto gli uomini occupano ancora i ruoli apicali delle stesse.




CLAUDIA BOSCOLO (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Credo che su questo argomento ci siano percezioni molto diverse. In generale, questo è un buon momento per le scritture femminili, tuttavia non sono certa che le istanze femministe siano rappresentate in maniera ottimale in questa produzione. Innanzitutto, vi è una frammentazione tale nel femminismo italiano da non permettere di parlare di scrittura femminista tout court. È necessario indagare a fondo le istanze promosse da questa prosa e lo stesso discorso vale per la poesia. A volte si tratta di scrittura di empowerment mutuata direttamente dagli Stati Uniti. Ciò che è positivo è che le scrittrici italiane hanno trovato la forza di far emergere temi scandalosi come la violenza domestica e il femminicidio, e quello molto diffuso della disparità di condizioni nel lavoro, dello sfruttamento del lavoro femminile in ogni campo. La letteratura femminile italiana è generalmente apprezzata, ma ripeto, è difficile comprendere di primo acchito quali posizionamenti adottino certi testi all’interno della galassia femminista, e se il sottotesto e gli impliciti siano intenzionali o emergano anche come riflesso delle posizioni di chi li interpreta.


Le scrittrici sono e sono state sensibili a diverse ideologie, visioni del mondo, sensibilità politiche e filosofiche; personalità diverse tra loro e spesso assolutamente inconciliabili. Riesce a scorgere un fil rouge che annoda le plurime e molteplici anime della letteratura declinata al femminile?

No, come dicevo sopra non c’è alcun fil rouge. C’è sicuramente un legame di amicizia e collaborazione fra certi gruppi di scrittrici, ma la scrittura femminile oggi è più che altro un caos, da cui emergono alcune voci molto rilevanti. La tematica che accomuna sicuramente è la questione della agency femminile, ma trattandosi di una tematica complessa e, soprattutto, visto che il femminismo europeo e italiano conta, a partire dalle sue stesse origini, voci diverse e dissonanti, ogni autrice si appoggia ai riferimenti in cui meglio si identifica, senza che emerga un vero e proprio filo conduttore. A volte, come nel caso della Ferrante, il tema è quello dell’amicizia femminile, oppure in altri casi può essere quello della memoria famigliare sul modello di Natalia Ginzburg, ma non manca quello della violenza, anche in ottica Lgbtq.



DAVIDE BRULLO (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Non mi dispiacerà scrivere vestito da donna, pitturandomi gli occhi e le labbra: il Davide di Valentin De Boulogne, caravaggista di assoluto genio, è un ragazzo col rossetto, il cerchietto, i capelli e il viso acconciati per la prostituzione: dopo aver mozzato il cranio di Golia, un cliente come un altro, si appresta a darsi ai soldati, neri e nerboruti, che lo scortano. Incantatorio mi pare il ritmo di donne inattuali, barbariche corsare del linguaggio: Maria Maddalena de’ Pazzi, Veronica Giuliani, Louise du Néant, Margot Ruddock.
Nella sua entità, intendo, la domanda mi è ignota, rispondo ricalcando Rainer Maria Rilke nel Malte: «L’impeto del suo cuore la cacciò per terre e terre sulla traccia di lui, e infine fu esausta; ma la mobilità del suo essere era così forte che ella, caduta, riapparve di là dalla morte come sorgente, rapida, come rapida sorgente. Che altro è accaduto alla Portoghese, se non che all’interno ella divenne sorgente? E a te, Eloisa? che altro a voi, amanti, le cui lamentazioni ci sono giunte: Gaspara Stampa; la contessa di Die e Clara d’Anduze; Louise Labé, Marceline Desbordes, Elisa Mercoeur? Ma tu, povera Aïssé fuggitiva, tu già esitavi e cedesti. Stanca Julie Lespinasse. Sconsolata leggenda del parco felice: Marie-Anne de Clermont». 




ROSARIA CATANOSO (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperita da donne?

Letteratura esperita da donne e pensiero femminista si fondono, pur, distinguendosi. Il pensiero della differenza nasce dalla critica alle battaglie per l’emancipazionismo egualitario. Il femminismo che si ispira alla teoria e alla pratica della differenza sessuale nasce negli anni Settanta e si sviluppa inizialmente in Francia con Antoninette Fouque e Luce Irigaray. La prima ci ha lasciati nel 2014, la seconda novantenne è ancora attiva e faro per tante studiose e per tutte noi donne.  La tesi di Luce Irigaray è importantissima. Infatti, la studiosa coglie come «la differenza sessuale rappresenti uno dei problemi o il problema che la nostra epoca ha da pensare». Irigaray nelle evoluzioni della sua filosofia orienterà sempre più verso l’analisi del linguaggio la sua critica sino a giungere in Io Tu Noi. Per una cultura della differenza (1992) all’idea che sia necessario costruire un linguaggio e una cultura femminili capaci di esprimere un modo altro di pensare e di agire. Si tratta di una necessità vitale per difendere la dimensione relazionale dell’essere umano, in quanto l’omessa esperienza dell’alterità femminile nel corso della storia millenaria del patriarcato è diventata mancata esperienza dell’altro in quanto tale. Per Irigaray è giunto il tempo di costruire, partire dalla differenza sessuata, un’altra cultura, anzi due. La prima appropriata alla soggettività femminile e la seconda relativa alla relazionalità espressa nella formula io-tu-noi, in grado di rompere la ripetitività dei discorsi e di sviluppare le potenzialità dialogiche della lingua.


E se prendiamo in considerazione la situazione italiana?

In Italia ruoli importanti sono svolti da Carla Lonzi, Luisa Muraro, Lia Cigarini. Queste femministe italiane appartengono alla Libreria delle donne di Milano, fondata nel 1975. L’impegno anche filosofico prende corpo nel volume manifesto del 1987 intitolato Il pensiero della differenza sessuale. Tale realtà politica e culturale è incentrata sullo scambio di idee e sulla discussione che si occupa, tra le altre attività di allestire proprie pubblicazioni. Il nucleo della loro posizione teorico-politica è il rifiuto delle tesi emancipazioniste del vecchio movimento femminista in nome di una posizione differenzialista che sostituisce la rincorsa alla parità di genere con la rivendicazione della diversità ontologica del femminile rispetto al maschile. Oltre a quelle della Libreria delle donne, sono tante altre le studiose che insieme ai numerosi collettivi e ai vari Centri di documentazione daranno vita a un movimento culturale e politico che ben presto si diffonde in Europa. Il dibattito è vivo, considerando, anche, le molte critiche. A questa esperienza sono riconducibili la comunità filosofica Diotima, nata a Verona nel 1984. Importante è il volume del 1987 Non credere di avere dei diritti, pubblicato a Milano. Il sottotitolo dell’opera – La generazione della libertà femminile nell’idea e nelle vicende di un gruppo di donne – ben sintetizza l’esperienza e i temi del dibattito politico del tempo.  Lo scopo del dibattito è favorire l’aggregazione fra donne e il loro conseguente processo di consapevolezza. Però sono accusate di aver assunto l’ordine simbolico e il sistema di potere maschile come parametro di riferimento, misura e principio unico di realtà. Per questa ragione, secondo le teoriche della differenza, le politiche di parità rischiano di riprodurre l’adeguamento, il conformismo e l’omologazione ai modelli maschili, con la conseguente cancellazione o marginalizzazione della piena e libera soggettività femminile e di un differente principio di realtà. La differenza sessuale pone al centro dell’elaborazione teorica e della sua ricaduta pratica la creazione di un diverso ordine simbolico, che renda possibile la ricomposizione del pensiero con l’esperienza soggettiva, la materialità dei corpi e la forza delle relazioni, attraverso modalità originali e autentiche.
Ruolo importante riveste, di certo, la studiosa Adriana Cavarero, che si distaccherà nel 1991 intraprendendo un’autonoma direzione di ricerca, con il proposito di elaborare un pensiero italiano della differenza.  Tale gruppo di filosofe si propone di osservare criticamente la storia del pensiero occidentale con l’occhio della sola figura femminile del Simposio di Platone, cioè attraverso lo sguardo di Diotima.
Cavarero difende l’idea di un pensiero duale che riconosca e dia eco alla differenza sessuale. Muraro sostiene l’alleanza tra donne attraverso il concetto di affidamento che crea quei legami di sostegno necessari per non soccombere in una società maschile. Importante è il tema della genealogia al femminile che prende le mosse dalla rivalutazione paradigmatica del rapporto madre-figlia, come accade nel libro di Muraro L’ordine simbolico della madre, del 1991, che recupera alcune tematiche affrontate dalla semiologa e psicoanalista francese Kristeva, allieva di Lacan. Un elemento fondamentale comune alle teoriche della differenza è la questione del linguaggio e del peso specifico che esso comporta nell’acquisizione delle strutture simboliche, tema sul quale Kristeva ha insistito con la sua teoria dell’ordine semiotico materno.
In linea con la riflessione intorno al linguaggio è quella relativa alla scrittura articolata all’interno di uno dei testi fondanti del femminismo, Il riso della Medusa di Hélène Cixous del 1975, scrittrice e fondatrice del Centro di studi femminili dell’Università di Vincennes. In questo volume la lettura misogina che Freud pone del mito di Medusa, nel saggio del 1922 La testa di Medusa, equiparando la testa mozzata e orripilante della figura mitologica ai genitali femminili, creando così l’associazione tra decapitazione ed evirazione, viene ribaltata traducendo la risata gioiosa di Medusa in una sfida vincente al patriarcato che ogni donna può sconfiggere adoperando la scrittura per ritornare al proprio sé e al proprio corpo, emendandola dai codici fallocentrici che condizionano.
Di recente, la perdita per l’Europa di Ágnes Heller è stata una grande mancanza. La studiosa, appartenente alla scuola di Budapest, corrente filosofica del marxismo facente parte del cosiddetto «dissenso dei paesi dell’Est europeo» prima del crollo definitivo dei regimi dell’Est europeo, ha dato un contributo importante alle teorie etiche, morali, alle concezioni sul bene e sulla giustizia.
Per quel che riguarda, diciamo così, il panorama giovanile penso che vadano annoverate donne come Francesca Romana Recchia Luciani, Maura Gancitano, Lucrezia Ercoli, che in forme diverse rappresentano figure diverse di una riflessione sempre attenta alle questioni attuali, dai saperi di genere, alla popsophia, sino al ruolo svolto dai nuovi media.




ANDREA CATERINI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Se devo essere totalmente onesto, non credo esiste una letteratura femminile e una maschile. Esistono i libri buoni e quelli cattivi. Esiste la vera letteratura e quella che fa solo il verso alla letteratura, o insegue logiche di mercato o mode vacue destinate a estinguersi in poco tempo. Per non eludere la domanda, risponderò che non mi sembra di rilevare un libro davvero significativo di una donna oggi in Italia. Le scrittrici mi sembrano molto più interessate alla carriera, e più in generale a quelle cose che con la letteratura non hanno nulla a che fare. Si servono della letteratura per scopi che con la letteratura non c’entrano nulla. Poi, dovessi fare due nomi di scrittrici che mi interessa oggi leggere in Italia, direi Simona Vinci e Deborah Gambetta.




DONATO DI POCE (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Da anni sono un convinto sostenitore della specificità e qualità artistiche e poetiche delle Donne (vedi i miei libri: Rompete le righe, Campanotto Editore, e Donne per l’Arte, I Quaderni del Bardo Edizioni). Sono altrettanto convinto che le Donne non hanno bisogno di fans e di garanti, ma solo di opportunità e di spazi per la loro creatività. Ho conosciuto una grande Donna come Alda Merini, che ha trovato spazio e fortuna solo dopo la spettacolarizzazione della TV, e Maria Pia Fanna Roncoroni, grandissima Artista che non ha avuto il riconoscimento che meritava. Conosco molte Artiste contemporanee (Anna Boschi, Aurora Maletik, Carmela Corsitto, Maria Micozzi, Tiziana Cera Rosco e Poetesse contemporanee (Fernanda Ferraresso, Antonella Anedda, Anna Lauria, Anna Maria Farabbi, Gabriela Fantato, Mariella De Santis) di grande valore e che faranno molto parlare di sé.
In generale, vedo un panorama ricco e vitale per le Donne in ogni campo della cultura, non solo della letteratura, dal giornalismo alla filosofia, dalla scienza all’aeronautica etc., ripeto, basta solo dare loro spazi e opportunità.



GIANFRANCO FRANCHI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto ad innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Non ho mai fatto distinzione tra maschi e femmine se non a letto, perché io sono etero e ho sempre preferito le femmine, sin dall'adolescenza. La risposta che ti do è questa: per me la letteratura è una. E la letteratura non è una questione femmina o maschio o transessuale o gay o lesbica o quel che sia. La letteratura è letteratura e basta. Mi spiace, ma considero certe posizioni veterofemministe profondamente condizionate da un'ideologia sbagliata e facilmente riconoscibile, ormai mi annoiano tantissimo e anzi: mi imbarazzano. L'Europa è una confederazione di popoli più o meno antichi, liberi e democratici e abbiamo ben altri disastri da affrontare (impuniti tiranni asiatici alle porte, imperialismo cinese, turco e russo, varie «quinte colonne» sul territorio nazionale, ecc.). 




FABIO FRANCIONE (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperita da donne?

Io non faccio alcun tipo di distinzione, per me se tu scrivi sei una scrittrice, non ti definisco come una Elsa Morante che diceva «no, io sono uno scrittore», mi fa ridere questa cosa, si entra in un campo che effettivamente non mi piace. Per me la donna, la femminilità è notevolissima e importante, quando poi si degenera la cosa non mi piace: che si mettano in opposizione le cose. Di certo la donna ha una propria sensibilità e qualche volta ha anche la capacità di essere maschio, l’uomo viceversa. Per quanto riguarda me, non ho alcun tipo di preclusione, di preconcetto, anzi, non me ne frega niente, se una cosa mi piace, mi piace. Poi, va bene, vedo pubblicati più uomini che donne, ma per me non c’è alcun tipo di prevaricazione, non ho proprio questa cosa l’uomo è l’uomo e la donna è la donna, tu stai al tuo posto, il romanzo lo devo scrivere io, non mi importa nulla, se lo scrive una donna va bene, se lo scrive un uomo va bene lo stesso, l’importante è che sia una cosa scritta bene, avvincente, che dia qualcosa, che sia universale.




FILIPPO LA PORTA (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Parlo dell’Italia (ho già detto che amo molto la Ernaux, cui aggiungo Alice Munro e Anita Desai): Elsa Morante e Anna Maria Ortese sono i grandi modelli, scrittrici di valore assoluto, impegnate in battaglie civili e con posizioni radicali sui temi dei diritti degli animali, della bomba atomica, della crisi della nostra stessa civiltà... Oggi ce ne sono varie, alcune già le ho citate: aggiungo almeno Simona Vinci, Sandra Petrignani, Valeria Parrella ecc., ma in Italia esiste anche una letteratura semisommersa, perlopiù di piccoli editori, con autori interessantissimi... solo che non faccio dei nomi perché i loro libri spesso non si trovano neanche su Amazon.



PAOLO LANDI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Non mi interessa la categoria «letteratura femminile», così come aborro la definizione «letteratura gay», ma mi piacciono molto alcuni romanzi scritti da donne. Ho letto recentemente la bellissima epopea africana di Namwali Serpell (in italiano Capelli, lacrime e zanzare, Fazi editore), ho scoperto la scrittrice di origine italiana naturalizzata francese Inès Cagnati (Adelphi ha tradotto ora un suo libro del 1976, Génie la matta). Certo non perdo tempo con le scrittrici-sociologhe del #metoo o dell'ideologia woke, quelle che scambiano la lotta di classe con la lotta di genere.



ANTONIO LIMONCELLI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Non ho mai fatto distinzione tra letteratura al femminile e al maschile, ho sempre pensato alla persona che scrive, per me l’autore non ha sesso. La distinzione di genere nella cultura è un’ulteriore prova di discriminazione che io non riesco ad accettare. Detto questo, considero le donne, vere pioniere e grandi innovatrici perché hanno prodotto una letteratura meno visionaria e trovato il giusto equilibrio tra testo ed extratesto. Il femminile concretizza la cultura, la rende servizio, emozione, condizione sociale meglio di quanto riesce a fare l’uomo che resta per natura legato all’astrazione.



ROSELLA LISONI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

La letteratura, che deriva da littera (lettera), nasce nella preistoria, non ha genere, ha i generi. La poesia deriva dal latino poesis: fare, comporre, ed è femminile. La letteratura quindi è donna e madre in quanto si dà e in quanto si offre. Fino all’inizio dell’800 ben poche sono le donne autrici letterarie, normalmente esse sono oggetti, personaggi presentati da uomini, sotto forma di modelli.
Nella letteratura del ’900 esiste, a mio avviso, una poetessa che raggiunge vertici elevati, legati anche alla malattia: Alda Merini.Dotata di una capacità descrittiva eccezionale, di uno stile passionale e irruento che le permette di mettere a nudo la sua anima. Attraverso un percorso di vita fatto di dolore, internamenti in istituti psichiatrici, non rinuncia alla sua capacità di rinascere e dar vita a figure di donne rivoluzionarie. Donna complessa, impegnativa ma ahimè sottovalutata.
Vincitrice del premio strega con L'isola di Arturo (1957), come non ricordare Elsa Morante, moglie di Alberto Moravia, dal quale si separa. Donna sensibile, dotata di un talento straordinario, posseduta da una forte fragilità, vive con grande angoscia gli orrori della guerra per uscirne nel dopoguerra.
Rivoluzionaria e grande viaggiatrice, terminato il liceo vive e si mantiene da sola nei primi anni ’30, amica dei grandi intellettuali del ’900, Saba, Pasolini e Natalia Ginzburg, e di molti registi con i quali collabora. Anch’essa fragile e irrisolta ma di eccezionale talento, descrive il tema della famiglia e i rapporti tra madre e figlio, celebra l’universo femminile che cerca di liberarsi da preconcetti borghesi e moralisti, mai disgiunto dall’elemento fiabesco e dal mito dell’infanzia perduta.
Letteratura legata ancora all’ambito familiare è quello di Natalia Ginzburg,che nel raccontare la sua storia e quella della sua famiglia, si allarga a raccontare la Nostra Storia per oltre 50 anni, con uno scritto musicale, con parole sospese a mezz’aria, come un ‘opera musicale. In lei la storia è ciò che le parole fanno accadere, lei è l’«inventrice della lingua», colei che inventa la storia. Pratica il racconto, il romanzo breve, il romanzo autobiografico, pensiamo al famoso Lessico famigliare. Fu una grande giornalista, assertiva e decisa, quasi fautrice di uno stile «corsaro» che svilupperà in seguito Pasolini. Pratica il teatro, scrive commedie ed è attiva a livello politico.
Come non ricordare poi Sibilla Aleramo(pseudonimo di Rita Faccio), figura importantissima del femminismo del primo Novecento. Nel suo libro-denuncia Una donna descrive le violenze subite dall’uomo che diventerà suo marito e dal quale fuggirà. Personaggio della letteratura, dell’arte, della politica del primo ’900, ha combattuto battaglie per l’emancipazione femminile, si è battuta per il divorzio, per il suffragio universale, convinta che la condizione di moglie e madre obblighi la donna alla sottomissione totale alla società. Donna libera, convinta della necessità dell’amore libero, attraverso le sue opere letterarie si è battuta per l’emancipazione femminile.
Ultima, ma non in ordine d’importanza, Anna Banti(pseudonimo di Lucia Lopresti), studiosa di storia dell’arte all’Università di Roma, allieva e moglie di Roberto Longhi. Famosa la sua biografia Artemisia dedicata alla pittrice Artemisia Gentileschi, donna indipendente. Rinuncia alla vocazione per la storia dell’arte, in quanto accanto al grande critico dell’arte Roberto Longhi, per dedicarsi alla letteratura.
Attenta alla condizione femminile tra la fine dell’800 e il primo ’900, al diritto alla libertà, al valore dell’ingegno femminile e al carisma della solitudine fondamentale per il raggiungimento della libertà.


Le scrittrici sono state sensibili a diverse ideologie, visioni del mondo, sensibilità politiche e filosofiche; personalità diverse tra loro e spesso assolutamente inconciliabili. Riesce a scorgere un fil rouge che annoda le plurime e molteplici anime della letteratura declinata al femminile?

I ritratti di scrittrici nella letteratura del ’900 restituiscono un’immagine forte, determinata e coraggiosa di donna. Personaggi femminili dotati di immenso talento e grande acume, energiche, vitali, indomite. Foriere di speranze e a volte possedute dal dolore, dalla paura, ma sempre attende a scorgere nella letteratura una spinta a vincere i mali del mondo. Letteratura intesa come forza terapeutica, all’interno della quale sono presenti gli spiriti che curano.



DANIELA MARCHESCHI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

In Italia ci sono state e ci sono delle donne poetesse – come ad esempio Margherita Guidacci, Amelia Rosselli, Jolanda Insana, Cristina Annino, Assunta Finiguerra, Anna Cascella, Margherita Rimi –, molto innovative sul piano del linguaggio e dei temi trattati. Tra le narratrici, oltre a Fausta Cialente, dagli orizzonti davvero ampi e dai temi forti (colonialismo, irredentismo, l’universo femminile ecc.) o la molto più nota Elsa Morante su cui è inutile soffermarsi, ma che ha rivitalizzato il romanzo novecentesco anche portandovi usi formali della Letteratura per l’Infanzia, vorrei qui ricordare Clara Sereni, la prima a giocare fra «casilinghitudine», cibo e narrazione, e che purtroppo è morta nell’estate del 2018. Una che sa narrare, oggi, anche se talvolta eccede, è Melania G. Mazzucco, che ha già ricevuto importanti riconoscimenti. Fra le giovani emergenti, brave mi sembrano anche Claudia Durastanti e Giulia Caminito: per quello che raccontano della donna di oggi e non solo, e come lo raccontano. Ci si sente una freschezza e, insieme, una necessità di dire autentica.
Tuttavia la donna che scrive nell’Italia di oggi continua a non avere vita facile, sebbene le cose siano senz’altro molto migliorate. Specie se è libera e autonoma in una società dove permangono clientelismi, dipendenze varie, la donna è penalizzata, e il suo valore meno riconosciuto di quello di uomini più collegati a gruppi, ruoli eminenti ecc.


Le scrittrici sono e sono state sensibili a diverse ideologie, visioni del mondo, sensibilità politiche e filosofiche; personalità diverse tra loro e spesso assolutamente inconciliabili. Riesce a scorgere un fil rouge che annoda le plurime e molteplici anime della letteratura declinata al femminile?

La finezza di scandagliare la psiche, i sentimenti fondamentali di donne e uomini, le sfaccettature dell’infanzia, il ruolo della donna compressa fra doveri sociali ed esigenza di esistere in pienezza come persona, l’oppressione ingiusta, il coraggio femminile e la capacità di guardare più lontano e più in alto, pur tra certe, inevitabili, contraddizioni.



MATTEO MARCHESINI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

È un tema che si presta subito agli equivoci. Ragionando sulla letteratura tra Otto e Novecento, un critico ha osservato che alcune narratrici erano allora meno ideologizzate degli uomini, più brutalmente ‘oggettive’, e che in questo carattere si rifletteva un’esperienza da ‘classe oppressa’, capace di offrire un peculiare sguardo dal basso. Non direi però che esista una ‘letteratura femminile’; e temo che oggi il tentativo di stringere tra le mani questo fantasma serva più che altro ad alimentare tavole rotonde un po’ oziose, spregiudicate pubblicità editoriali, e una deprimente sindacalizzazione del dibattito.



MASSIMILIANO PARENTE (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Non distinguo la letteratura tra scritta da uomini e scritta da donna, la letteratura non ha sesso, così come gli scrittori. L’Italia è piena di autrici mediocri di cui si parla semplicemente perché portano avanti un’idea di femminismo, ma d’altra parte per lo stesso principio i romanzi premiati sono tutti di narrativa femminile indipendentemente che siano scritti da un uomo o da una donna. Se leggo Proust o Virginia Woolf non leggo opere scritte da un uomo o da una donna. Tuttavia vere scrittrici donne non ne vedo, perché la maggior parte delle autrici scrivono con l’utero, ossia portando avanti una visione vitalistica, procreativa della vita. Siamo tutti animali, ma le donne di più. Non riesco a immaginare una donna arrivare agli estremi di Bernhard, o Beckett, o Gombrowicz, o ai miei, perché non riescono a liberarsi del proprio sesso, a combattere i condizionamenti della propria biologia. In Italia lo ha fatto Barbara Alberti, grande scrittrice non a caso mai citata dalle suddette mediocri femministe.



GIACOMO RACCIS (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Anche in questo caso distinguerei due piani: da un lato quello del canone contemporaneo, dall’altro quello della produzione del cosiddetto «estremo contemporaneo». Per quanto riguarda il canone, il grande lavoro in corso negli ultimi anni è quello legato a una sua rivisitazione della storia letteraria italiana più attenta agli equilibri di genere. Per quanto riguarda il Novecento, in particolare, molte sono le scrittrici che meritano maggior rilievo nei manuali scolastici e anche nei cataloghi degli editori, ma in questi anni molto si sta facendo in questa direzione (anche se ad animare le iniziative sono quasi sempre solo donne). Per quanto riguarda le scrittrici che sono oggi ‘in attività’, invece, direi che lo stato della letteratura italiana è decisamente buono: se vogliamo prescindere dal «caso» Elena Ferrante, figure come Helena Janeczek, Rossella Milone, Alessandra Sarchi, Claudia Durastanti o Valentina Maini costituiscono dei riferimenti sicuri per il quadro della narrativa contemporanea, interpreti originali delle sue svolte e dei suoi caratteri principali. E mi sembra che anche il loro peso nel dibattito culturale sia decisamente rilevante (anche se la sproporzione rispetto agli scrittori rimane ancora).




ALBERTO RAVASIO (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Per dirla con Nabokov, io come lettore purtroppo sono sempre stato rigorosamente omosessuale. Da adolescente leggevo solo maschi e questa brutta abitudine nel tempo si è fatta vizio, o qualcuno potrebbe dire destino. Non sono abbastanza competente per parlare bene di Tokarczuk quanto parlerei malissimo di un Murakami. Il conformismo politico mi spingerebbe a dire che non esistono più binarismi, che siamo tutti fluidi e contenti e non ha più senso 'genitalizzarsi' nemmeno quando si scrive, ma la mia impressione è che questa distinzione resti. Per quanto riguarda il passato il canone continua a essere maschile, perché la società era quella che era, recupereremo la Murasaki certo, ma almeno fino alla prima metà del Novecento i grandi scrittori sono quelli, Shakespeare, Dostoevskij, Proust eccetera, e tutto questo non è fallocentrismo ma fattualità estetica. Quanto al cosiddetto presente, alla letteratura italiana contemporanea quasi giovane, ho l’impressione che le donne (Maini per dirne una) siano molto più coraggiose e storiche e polifoniche degli uomini, che invece si rivelano sempre più onanistici in ogni senso, vale a dire ripiegati su se stessi, iperletterari, iperbibliografici, ma prima di farci sopra un canone de Noantri aspetterei ancora un po’, perché in letteratura il maschio è spesso un po’ ritardatario (penso agli esordi senili di Cavazzoni, Moresco, Siti, Permunian).



ALESSANDRO RAVEGGI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Penso che le cose più interessanti che ho letto in questi ultimi anni, letture sconvolgenti, sperimentali, mi siano offerte da donne del presente, ma anche del passato. In Italia mi piace molto il percorso che sta facendo Claudia Durastanti, oppure parlando di altre generazioni, Laura Pariani, Alessandra Sarchi. Sono poi un fan sfegatato della scrittrice croata Daša Drndić, mi piace quasi tutto di Olga Tokarczuk, guardo con favore anche a scritture più sperimentali di scrittrici inglesi (Eley Williams, Clare-Louise Bennet, per esempio) e americane (Rivka Galchen, Gina Apostol, che tradurrò per Utopia edizioni), sempre e solo se non si abbandonano alle tematiche del momento, se non fanno delle loro scritture un proclama. 



VANNI SANTONI (intervista integrale qui)

La scrittura contemporanea può annoverare letterate illuminate, vere pioniere quanto a innovazione e rispetto della tradizione. Qual è l’attuale status della letteratura esperìta da donne?

Dopo secoli in cui le donne non potevano letteralmente scrivere (o avere una formazione atta a farlo), e in cui quindi sono emersi solo sparsi casi di grandi scrittrici, l’accesso all’arte è finalmente libero, almeno in questa parte del mondo (e sia pure con maggiori difficoltà per le donne rispetto agli uomini, è bene ricordare), e ha avuto come naturale conseguenza l’emergere di molte voci femminili decisive. Tra le viventi mi paiono imprescindibili Olga Tokarczuk, Margaret Atwood, Ali Smith, Hilary Mantel, Valeria Luiselli, Annie Ernaux…; tra quelle scomparse di recente citerei almeno Joan Didion, Ursula LeGuin, Toni Morrison, Doris Lessing... Ma parimenti importanti sono i recuperi, dato che molte donne scrittrici sono state sistematicamente sottovalutate o ingiustamente considerate «minori»: penso alle grandi riscoperte di autrici somme come Clarice Lispector, Djuna Barnes, Lucia Berlin, Cristina Campo, Leonora Carrington (sì, era anche scrittrice).


A seguire la seconda e la terza parte della nostra inchiesta


A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone

(n. 6, giugno 2022, anno XII)