INCONTRI CRITICI


«Incontri Critici», un'ampia inchiesta della nostra rivista

Nuova inchiesta di «Orizzonti Culturali italo-romeni» a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone dedicata alla critica letteraria nell’ambito di «Incontri critici» in cui sfileranno numerosi ‘addetti ai lavori’ che ne tasteranno il polso toccando svariati argomenti con un occhio di riguardo per la ricezione della letteratura romena in Italia. Tra i temi affrontati, il ruolo e la funzione della scrittura nel frangente storico che stiamo vivendo, la letteratura esperìta da donne, la letteratura della migrazione, le tendenze di sviluppo di un genere, come il romanzo, che continua a sfuggire a ogni codice.



In dialogo con Romana Petri, Daniele Petruccioli, Eduardo Savarese

Tetra- Edizioni (il trattino non è un refuso, fa parte del logo) di Viterbo si è posta una sfida: pubblicare racconti, un genere a torto snobbato o relegato in secondo piano da case editrici grandi e piccole. Andando quindi controcorrente, Tetra- propone quattro uscite l’anno, il quattro del mese: 50.000 battute a disposizione di quattro scrittrici o scrittori diversi. Tre di loro – Romana Petri, Daniele Petruccioli ed Eduardo Savarese – dialogano nell’intervista a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone argomentando il loro approccio a questa «folle idea». In Incontri critici.



Con Vincenzo Maria Oreggia tra autobiografia e romanzo autobiografico

Per Galaad edizioni è uscito il nuovo romanzo autobiografico di Vincenzo Maria Oreggia (n. 1966), ll mercato del vento, che alterna vicende ambientate in Senegal a ricordi di una gioventù milanese. Nel dialogo a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone, l’autore sottolinea che «i confini tra autobiografia, romanzo autobiografico, autofiction e simili definizioni volte a catalogare forme di scrittura che attingono all’esperienza vissuta sono molto più labili di quanto si creda». In questo senso «l’immaginazione ha una parte preponderante, e il passato viene sempre reinventato».



Amedeo Anelli: «In Italia non è molto conosciuta la poesia romena»

Il filosofo, critico d’arte e poeta Amedeo Anelli (n. 1956) è ospite della nostra rubrica Incontri critici. Nel dialogo a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone l’autore afferma: «I miei principali interessi sia in poesia sia altrove sono rivolti al rapporto tra pensiero e orizzonte di senso. Faccio una poesia polifonica stratificata che si basa su campi semantici, che si affida alle immagini e non segue la logica della frase. La poesia è in grado secondo le proprie leggi di portare in sé ogni sapere, ogni sensibilità e quindi anche le lacerazioni del vissuto e del conflitto». In Incontri critici.



Mario Baudino: «Stare fuori dalle mode, l’unica arma per la libertà»

Il teatro del letto. Storie notturne tra libri, eroi, fantasmi e donne fatali (La nave di Teseo, 2021) è il nuovo saggio del giornalista, poeta e scrittore Mario Baudino (n. 1952) che nel dialogo a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone afferma: «Ho cercato di raccontare il letto come oggetto culturale, tra arte e letteratura ma anche come oggetto fisico. Ha una storia abbastanza sorprendente, al di là del fatto che intorno alla sua forma in qualche modo ‘perfetta’ sono state create nel tempo infinite variazioni. La ‘storia del letto’ è la storia del nostro rapporto con esso».



Con Claudio Giovanardi, uno sguardo sull’italiano che cambia

Claudio Giovanardi è docente di Linguistica italiana all’Università degli Studi Roma Tre, autore di numerosi saggi e studi sull’italiano attuale. Nel dialogo a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone, egli sottolinea che «l’italiano solo da pochi decenni è diventato la lingua degli italiani anche nella conversazione di tutti i giorni» e che «il definitivo tramonto del modello letterario, per secoli stella polare della nostra lingua, ha lasciato un vuoto che è stato colmato solo in parte da quell’italiano tecnologico e omologato di cui parlò Pasolini negli anni ‘60 del ‘900».



Roberto Pazzi: «Il microautobiografismo, vizio della narrativa odierna»

Roberto Pazzi è poeta, narratore e giornalista, uno dei più originali e visionari scrittori italiani, le cui opere, oltre una trentina, sono largamente apprezzate e tradotte all’estero. Nel suo ultimo romanzo, Hotel Padreterno (La Nave di Teseo, 2021), riporta in terra un Dio lontano dall’eternità: «il mio sentimento di Dio è indissolubilmente connesso alla carne che ha creato, alla filialità, all’aspirazione a un rapporto di Figlio col Padre, che non finisce mai, ma l’ho anche arricchito da un senso materno, facendo mia la famosa frase di Papa Giovanni Paolo I, “Dio è anche madre”».



Riscoprire Madame Vitti. Dialogo con M. Consentino e D. Dodaro

Marco Cosentino e Domenico Dodaro in Madame Vitti (Sellerio, 2022) riportano alla luce la storia vera e dimenticata di una donna, Maria Caira, della Ciociaria emigrata a Parigi a fine ‘800 dove fonda un’accademia di Belle arti solo per donne. Nell’intervista a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone gli autori raccontano: «Per la storia personale di Maria, abbiamo avuto la fortuna di avere accesso a un archivio di documenti e memorabilia famigliari raccolto negli anni da un bis-bisnipote di Madame Vitti: Cesare Erario» e a sedute di ampie ricerche alla Bibliothèque Nationale de France.



Alberto Ravasio: «Le donne, molto più coraggiose degli uomini»

«Quanto alla letteratura italiana contemporanea, ho l’impressione che le donne (Maini per dirne una) siano molto più coraggiose e storiche e polifoniche degli uomini, che invece si rivelano sempre più onanistici in ogni senso, vale a dire ripiegati su se stessi, iperletterari, iperbibliografici, ma prima di farci sopra un canone de Noantri aspetterei ancora un po’, perché in letteratura il maschio è spesso un po’ ritardatario». Così Alberto Ravasio, finalista alla xxxiv edizione del Premio Calvino con il romanzo L’educazione sentimentale di Guglielmo Sputacchiera (Quodlibet, 2022).



Antonio Limoncelli: «Il femminile concretizza la cultura»

Antonio Limoncelli, classe 1956, è biologo e giornalista, istigatore d’introspezioni, poeta, artista. Scrive dal 1970 e dipinge dal 1975. Ha fondato e coordinato diverse rivise culturali tra le quali, nel 2001, la rivista d’arte e scienza «Nova». Della scrittura femminile ci dice: «Considero le donne, vere pioniere e grandi innovatrici perché hanno prodotto una letteratura meno visionaria e trovato il giusto equilibrio tra testo ed extratesto. Il femminile concretizza la cultura, la rende servizio, emozione, condizione sociale meglio di quanto riesce a fare l’uomo che resta per natura legato all’astrazione».



Vanni Santoni: «Cărtărescu, unico per la sua grammatica della visione»

«Credo che il tratto chiave della scrittura di Cărtărescu, o almeno quello che lo rende un autore unico al mondo, sia lo sviluppo di una sua specifica grammatica della visione, che va oltre le singole scene per abbracciare anche la struttura stessa di romanzi come Abbacinante Solenoide. Non mi sembra che in Italia ci siano autori a lui vicini». Vanni Santoni, scrittore e critico che si interessa anche della letteratura romena, è stato segnalato all'edizione di quest'anno del Premio Strega per il romanzo La verità su tutto (Mondadori, 2022). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Franco Manzoni: «Massima considerazione per me verso Eminescu»

«Si entra nelle liriche di Eminescu con la stessa soggezione di quando si legge Leopardi. Tuttavia, tradurre significa necessariamente tradire l’originale, essere infedeli e cercare di offrire al pubblico un testo 'forte' da un punto di vista del lessico contemporaneo, tentando di non violentare la musicalità dell’originale. Inoltre, come per noi Dante, la difficoltà consisteva proprio nel fatto che Eminescu è il padre fondatore della moderna lingua romena. Massima considerazione per me verso Eminescu e i suoi poemi». Così il poeta e traduttore Franco Manzoni.



Donato Di Poce: «Per lasciare il segno, ai poeti basta una virgola»

«Squartamento di Emil Cioran fu un libro straordinario che mi aprì il cuore, il corpo e la mente a un altro modo di essere e di pensare. Ogni suo libro è stato fondamentale e la sua rinnovata fortuna critica mi allarga il cuore. Cioran insieme ad Alda Merini (cui devo la mia iniziazione all’aforisma), a Lec, Kraus, Ceronetti e Flaiano, sono le mie stelle polari per la scrittura aforistica, frammentaria, minima, libera, irriverente, essenziale». Lo dice Donato Di Poce, in libreria con Una virgola per pensare (Quaderni del Bardo Edizioni, 2022), il suo nuovo libro di aforismi.



Rosaria Catanoso: «L’anima romena è un’anima in esilio»

«Emil Cioran, Paul Celan, Costantin Noica, Nina Cassian, Mircea Eliade sono gli intellettuali che maggiormente hanno attirato la mia attenzione. Poeti e filosofi in esilio in Francia (Cioran e Celan) e negli Stati Uniti (Cassian, Eliade). A chi è rimasto in patria, come Noica, non è stata risparmiata la condanna a un esilio domestico, fra le mura di una prigione o nella propria abitazione». Lo dice Rosaria Catanoso, autrice di Rapporto sul sapere. L’intellettuale nel tramonto della politica (Fondazione Giacomo Matteotti, 2021), che ricerca una connessione critica tra la filosofia e il vivere quotidiano.



Alessandro Raveggi: «Mi devo ossessionare alla storia che scrivo»

«Quando scrivo mi devo ossessionare riguardo a una storia, quasi prima che rispetto a una tematica. Ma una storia che può essere anche una vicenda minuscola, un aneddoto, un battito d’ali davanti agli occhi, che poi ovviamente fa parte di un mosaico più grande. Mi devo ossessionare però a tal punto che in qualche modo questo mi tocchi personalmente dentro, come uno spillo – credo che sia questa quella «punta» di autobiografica che c’è nei miei romanzi e racconti». Così Alessandro Raveggi, con il suo romanzo Grande karma (Bompiani, 2020), che narra dello scrittore Carlo Coccioli.



Fabio Francione: «Cerco di tracciare quasi la biografia di una nazione»

«La mia è, come dire, una scrittura organizzata al servizio di tante arti e se tu guardi tutte le cose che io pubblico cerco sempre di tracciare quasi la biografia di una nazione, la cosa che mi interessa di più è questo grande «viaggio in Italia» e di comprendere attraverso persone e personaggi che cos’è il nostro Paese e perciò uso qualsiasi mezzo ho a disposizione. Io amo molto il racconto, anche se poi il mio racconto diventa quasi un documentario». Così Fabio Francione, co-curatore della raccolta di Antonio Gramsci dal titolo Concerti e sconcerti (Mimesis, 2022).



Daniela Marcheschi: «Ana Blandiana meriterebbe il premio Nobel»

«Ana Blandiana, che ho il piacere di conoscere personalmente, meriterebbe il premio Nobel (mi auguro che gli intellettuali e le istituzioni romene sollecitino l’Accademia di Svezia in tal senso). Poi devo ricordare l’incontro decisivo con le opere intense, originali, di Constantin Noica: un grande pensatore, che vorrei fosse più internazionalmente conosciuto per la sua lucidità nell’individuare le “sei malattie dello spirito contemporaneo” e aiutarci a non cadere nella tentazione del nichilismo». Così Daniela Marcheschi, critico dagli orizzonti interdisciplinari e di fama internazionale.



Filippo La Porta: «Ho conosciuto e apprezzo molto Norman Manea»

«A parte alcune grandi figure intellettuali del ’900, che ormai appartengono al patrimonio di ogni persona colta, come Eliade e Cioran, ho conosciuto e apprezzo molto Norman Manea, che vive in America (come lo stratega di origine romena Luttwak, con cui non sono mai d’accordo politicamente ma di cui riconosco l’acume...), poi trovo straordinaria Ana Blandiana, perseguitata dal regime di Ceausescu (Manea fu perseguitato sia dai nazisti che da Ceasescu!)». Lo confessa il critico letterario e saggista Filippo La Porta, autore di numerosi e importanti studi sulla letteratura italiana.



Paolo Landi: «Cărtărescu, un ambasciatore per la letteratura romena»

«Credo che ci sia molto lavoro da fare per far arrivare la letteratura romena al grande pubblico. Anche Solenoide di Cărtărescu lo definirei molto élitario, nonostante abbia avuto un'ottima accoglienza in Italia, insieme agli altri suoi romanzi. Cărtărescu è sicuramente un ottimo ambasciatore in questo senso. Uno scrittore come Cioran, che è diventato ormai un classico, ha contribuito a far conoscere la letteratura, la filosofia romena, che però meriterebbe un ascolto maggiore, data anche la vicinanza tra i nostri due popoli, gli italiani e i romeni». È l’analisi del critico di narrativa straniera Paolo Landi.



Gianfranco Franchi: «Cioran è parte del mio bagaglio culturale»

«Cioran è parte integrante del mio bagaglio culturale; è un Adelphi e negli anni sono tornato più volte sui suoi testi, considerandoli a volte oracolari, a volte semplicemente molto consolatori, altre volte (che paradosso) quasi un “antidoto alla depressione”». Il letterato Gianfranco Franchi, autore di una vasta produzione editoriale, si è interessato anche alla letteratura romena e, in particolar modo, all’opera di Emil Cioran, Herta Müller, Ioan Petru Culianu, Varujan Vosganian, Vasile Ernu e anche allo scrittore albanese-romeno Ardian-Christian Kycyku.



Stefano Jossa: «Eliade è nella mia formazione di critico letterario»

«Eliade è nella mia formazione di classicista, storico, antropologo, critico letterario e storico della cultura (senza con ciò intendere che io sia tutte queste cose, ma solo che mi piace esplorare e sperimentare): l’ambizione a rintracciare i precedenti, fino all’archetipo junghiano, ritrovando da dove siamo partiti, archeologicamente, e come siamo arrivati, genealogicamente, la riconduco alla sua lezione (ibridata e contaminata con Nietzsche, Foucault e Agamben)». Così Stefano Jossa, Reader in Italian presso la Royal Holloway (University of London).



Davide Brullo: «Ho amato Nichita Stănescu e Benjamin Fondane»

«Da ragazzo, ho amato la poesia di Nichita Stănescu, ricordo un’antologia edita da Le Lettere, La guerra delle parole, ne ho impresso un verso: «D’un tratto al Polo sono stato orso». E un distico, questo: «Si mostrava fulmineamente un mondo / più veloce del tempo della lettera A». Il che significa: una lettera ha l’autonomia schiacciante di un mondo. Oggi amo i libri di Benjamin Fondane, nato a Iași, cresciuto a Parigi, discepolo di Lev Šestov, pioniere di un pensare che percuote». Lo confessa Davide Brullo, giornalista, scrittore, poeta, fondatore della rivista online, «Pangea».



Matteo Marchesini: «La letteratura è il contrario del potere»

«Oggi la letteratura ha un peso sempre minore nella cultura generale. Questo può deprimere, ma scioglie anche tanti equivoci. La sua ‘irrilevanza’ ci ricorda che la letteratura è il contrario del potere – che è fatta anche per esprimere le verità naturalmente represse o rimosse nei rapporti sociali, nelle rappresentazioni mediatiche, e insomma nelle dimensioni della vita nelle quali si esige da noi un’autorappresentazione coerente e stilizzata – cioè una ‘cattiva letteratura’». Lo sostiene Matteo Marchesini, classe 1979, scrittore e critico letterario con una vasta produzione.



Ignazio Licata: «La Romania, una grande storia culturale»

«Il mio incontro con la Romania passa attraverso una serie di nomi nei quali mi sono imbattuto direi casualmente e negli ultimi anni si sono rivelati fortemente connessi, dandomi una visione forte e unitaria di una grande storia culturale. Amore recente è Mircea Cărtărescu, sicuramente il più grande scrittore contemporaneo, l’autore che regala i sogni romeni per nutrire un’Europa che ancora non c’è». Queste le parole di Ignazio Licata, fisico teorico che ha pubblicato di recente Resistenza del mondo. Connessioni (in)attese fra scienza ed arte (Divergenze, 2021).



Giacomo Raccis: «Non disprezziamo gli scrittori di alto consumo»

«Non bisogna disprezzare necessariamente scrittori e scrittrici di alto consumo (soprattutto nell’accademia, si tende a liquidarli malamente): svolgono anche loro una funzione importante nel sistema letterario, quella di un intrattenimento che non deve essere necessariamente dozzinale. Da stigmatizzare sono, semmai, i tentativi di mistificazione: opere di intrattenimento che esibiscono contrassegni di valore per spacciarsi come buona letteratura». Così Giacomo Raccis (n. 1987), co-fondatore della rivista online «La Balena Bianca», per la quale si occupa di romanzo contemporaneo.



Andrea Caterini: «Oggi la letteratura non ha influenza sulla vita sociale»

«La verità è che oggi viviamo in un tempo senza letteratura. Cosa voglio dire? Che la letteratura non ha alcuna influenza sulla vita sociale». Lo sostiene Andrea Caterini (n. 1981), scrittore e critico letterario, per il quale «Scrivere è necessariamente sperimentare. A me ha sempre interessato una forma stilistica che seguisse il disegno di una mente. Mentre scrivo mi accorgo di ragionare. Per questo la mia scrittura segue una linea che direi analitica». Nel 2018 gli è stato assegnato il Premio Giuseppe Bonura per la critica militante nella sezione ‘under 40’.



Claudia Boscolo: «Le scrittrici italiane fanno emergere temi scandalosi»

«È positivo che le scrittrici italiane abbiano trovato la forza di far emergere temi scandalosi come la violenza domestica e il femminicidio, e quello molto diffuso della disparità di condizioni nel lavoro, dello sfruttamento del lavoro femminile in ogni campo». Qui il dialogo con Claudia Boscolo, Ph.D. in Italian Studies presso Royal Holloway University of London. È specializzata in letteratura franco-italiana del Trecento e si occupa anche di narrativa contemporanea, con particolare interesse verso scritture del lavoro e con implicazioni sociali e politiche.



Massimiliano Parente: «La letteratura per una nuova categoria di lettori»

«Come diceva Paul Valéry una pagina di letteratura è una pagina di letteratura. Certo, deve anche entrare nel mercato, ma mentre la narrativa è prodotta per dei lettori già esistenti, la letteratura crea una nuova categoria di lettori, la propria». Interviene qui Massimiliano Parente (n. 1970), autore di una vasta produzione narrativa e saggistica. Interessante la sua distinzione tra narratore e scrittore: se il primo racconta storie, il secondo deve creare anche un personaggio e un suo linguaggio, «non farsi parlare dalla lingua ma parlarne una che sia tutt’uno con la sua visione del mondo».



Giovanni Bitetto: «La critica culturale non esiste»

«Al giorno d'oggi la critica culturale non esiste, è solo un ramo del marketing, un modo per dare etichette all'ennesimo prodotto di mercato. Quando si parla di un libro lo si fa solo in termini encomiastici, spiegando perché lo si dovrebbe comprare, è raro che questo venga sviscerato nel profondo, che lo si inserisca in un discorso più ampio, che lo si valuti come un segmento di un più complesso affresco culturale» Così Giovanni Bitetto (n. 1992), critico, collaboratore per numerose testate di primo piano, e scrittore, molto severo con la situazione attuale.








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dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

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