SCRITTORI PER LO STREGA


EDIZIONE 2022


Marco Amerighi: «La scrittura è sempre un atto politico»

«Io credo che la scrittura sia sempre un atto politico perché implica una scelta. Io scelgo di raccontare questa storia e non un’altra e facendolo mi schiero, restituisco uno sguardo sul mondo, il mio sguardo. Questo non significa che sia automaticamente un atto di denuncia. Mi piace piuttosto l’idea di gettare una luce, alimentare una riflessione. E lasciare ai lettori e alle lettrici la libertà di farsi la propria idea sul mondo che ho costruito per loro». Così Marco Amerighi, uno dei 12 candidati con il romanzo I randagi (Bollati Boringhieri, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Alessandro Bertante: «Risposte complesse a tematiche complesse»

«La scrittura deve portare una riflessione, deve portare delle domande, deve portare alla complessità. Noi viviamo in un periodo in cui le risposte sono semplici, banali, veloci. La scrittura deve saper dare delle risposte complesse a delle tematiche complesse». Alessandro Bertante, uno dei 12 candidati con il romanzo Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR (Baldini+Castoldi, 2021), aggiunge: «Io non sono uno scrittore rassicurante, sono uno scrittore che crea domande, quesiti e ogni tanto, magari, riesce a dare qualche risposta». A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Davide Orecchio: «La letteratura sociale ‘decontamina’ da falsi miti»

«Gli intellettuali, le scrittrici, gli scrittori continuano ad avere un ruolo persino nei nostri tempi, e lo possono usare per le cause nelle quali credono. E la migliore letteratura sociale può aiutare a 'decontaminare' da falsi miti e ignoranza, a creare consapevolezza. Basti pensare all’opera omnia di George Orwell, un classico. O, in tempi più recenti, a Una paga da fame di Barbara Ehrenreich e alle pagine di Anna Politkovskaja sulla Russia di Putin». Davide Orecchio è uno dei 12 candidati con il romanzo Storia aperta (Bompiani, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Alberto Garlini: «La narrazione nasce da una ferita di senso»

«La fiction è una macchina che crea senso nella realtà, molto vicina, se non identica, alla sensazione che abbiamo del reale. Forse non serve neppure la classica nozione di empatia: non è per empatia che piangiamo perché un personaggio muore, credo, ma per una questione che riguarda il senso stesso della realtà. Cosa ci sia fuori di noi non lo sappiamo, la narrazione nasce da una ferita di senso, che noi cicatrizziamo attraverso una storia». Alberto Garlini è stato segnalato per il romanzo Il sole senza ombra (Mondadori, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Elisabetta Darida: «L’ironia è senza dubbio la mia cifra stilistica»

«L’ironia è senza dubbio la mia cifra stilistica. È un’arma potente, perché la sua levità espressiva consente di trattare in modo leggero - e mi richiamo a come la intendeva Italo Calvino quando ammoniva che leggerezza non significava superficialità - temi delicati e dolorosi come l’omofobia, la xenofobia, il maltrattamento delle donne e degli anziani. L’ironia porta con sé la riflessione e forse meglio di un tono cattedratico può mettere in luce l’assurdità di certe opinioni». Elisabetta Darida è stata segnalata per Intolleranze elementari (L'Erudita, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Simona Moraci: «La scrittura, la lettura hanno un valore salvifico»

«Le emozioni, la memoria, il desiderio, il futuro nella scrittura trovano una forma, una dimensione che apre le porte di universi altri. E in tali universi è possibile vivere, esplorare, raccontare ciò che si è e si prova. La società attuale è ‘veloce’, attraverso linguaggi che scarnificano la parola. Ritengo che la scrittura, la lettura possano avere un valore salvifico, che porti a rallentare, a tornare nel tempo della riflessione e del pensiero». Simona Moraci è stata segnalata per Duecento giorni di tempesta (Marlin, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Alessandro Zaccuri: «La letteratura è l’arte della possibilità»

«La letteratura è l’arte della possibilità. Anche Manzoni (che di Poco a me stesso è il protagonista implicito) si interroga molto su quanto di vero possa nascondersi nel verosimile. O, se si preferisce, di quanta menzogna sia necessaria per dire almeno un po’ di verità. Il divertimento, poi, è una questione che ogni lettore risolve nel confronto silenzioso con l’autore. Manzoni, come lettore di sé stesso, deve essersi divertito moltissimo». Alessandro Zaccuri è stato segnalato per il romanzo Poco a me stesso (Marsilio, 2022). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Sabatina Napolitano: «Un buon libro è come la casa dell'infanzia»

«Credo che leggere non sia solo un modo per scacciare la noia, ma trovare un buon libro è sempre come portare la propria donna nella casa dell’infanzia, dei ricordi. Per alcuni amanti non esiste luogo più bello che la casa dell’infanzia. Per altri il luogo dell’infanzia potrebbe semplicemente essere una prigione soffocante. Una biblioteca può essere il luogo in cui ci si ribella a una umiliazione, a una storia di privazioni, a soprusi non richiesti». Sabatina Napolitano è stata segnalata per il suo primo romanzo, Origami (Campanotto, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Paolo Buchignani: «La letteratura è denuncia e resistenza alla barbarie»

«Se uno scrittore è autentico, il frangente storico che vive verrà fuori da solo nella sua opera, anche se ambientata in un tempo lontano o in un mondo fantastico. L’arte, la letteratura possono essere, oggi, una forma di denuncia e di resistenza alla barbarie: guerre, dittature, nuove povertà, populismi potenzialmente totalitari, degrado ambientale». Paolo Buchignani, storico dell'Italia contemporanea, è stato segnalato per L’orma dei passi perduti (Tra le righe libri, 2021), composto da cinque racconti e da un breve romanzo corale. A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Giusy Staropoli Calafati: «Scrivere oggi vuol dire salvare il domani»

«Scrivere oggi vuol dire salvare il domani. Serve lasciare tutto scritto. Ovunque. Anche sull’acqua, non si sa mai che le parole risucchiate da una bottiglia possano arrivare dall’altra parte della riva ed essere utili a qualcheduno. In quanto al De Sanctis, la sua affermazione, riferendomi all’Italia, credo potrebbe davvero dar vita all’articolo 140 della Costituzione: la letteratura costituisce una sintesi organica dell'anima e del pensiero d’un popolo». Lo sostiene Giusy Staropoli Calafati, segnalata per il romanzo Terra santissima (Laruffa, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Concetta D'Angeli: «Ho sempre bisogno della messa in prospettiva»

«Non posso immaginare uno specchio che prescinda da quella dimensione dell’inconscio che sostanzia la percezione della nostra interiorità ma anche del mondo oggettivo e interviene perfino nei meccanismi della grande storia, nei fenomeni di razzismo ecc. Ho sempre bisogno della messa in prospettiva, un’operazione nella quale il tempo, inteso come passato ma anche come distillatore di ricordi ed emozioni, ha un ruolo essenziale». Così Concetta D'Angeli, segnalata per il romanzo Le rovinose (Il ramo e la foglia edizioni, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Francesco Carofiglio: «La scrittura, felice contaminazione dei segni»

«Chi scrive oggi si è formato in un mondo di informazioni plurali, la matrice non è più soltanto la parola, ma anche il suono, le immagini, i dati, la velocità. Credo che la scrittura, nella sua produzione più virtuosa, andrà nella direzione di una felice contaminazione dei segni, delle storie, delle vite». Queste le parole di Francesco Carofiglio, scrittore, architetto, illustratore e regista, autore di numerosi libri. È segnalato per il suo nuovo romanzo, Le nostre vite (Piemme, 2021), che racconta due vite spezzate e in cerca di ricomposizione. A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Costanza Di Quattro: «La letteratura deve creare un nuovo umanesimo»

«Noto che un po’ tutti abbiamo smarrito il senso di coesione, di vicinanza a un ideale. È proprio l’idealismo a mancare. Idealismo che ha lasciato spazio a un assoluto soggettivismo. Il covid ci ha resi peggiori, la reclusione, il distanziamento hanno fatto sì che ognuno guardasse alla propria piccola realtà rifuggendo l’universale dal particolare. Abbiamo perso la fiducia nell’uomo e alla letteratura spetta il compito di creare un nuovo umanesimo». Così Costanza Di Quattro, segnalata per il romanzo Giuditta e il monsù (Baldini Castoldi, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Eduardo Savarese: «Un antidoto all’istantaneità anestetizzante»

«La scrittura, oggi, mi pare uno dei più formidabili strumenti di consapevolezza dei processi storici che viviamo. Una fonte di interiorizzazione, anche, di processi che, temo, vengono vissuti sempre più velocemente, sempre più come tocchi rapidi sull’epidermide. La scrittura è il segnale di stop per focalizzare e assorbire il significato: l’antidoto all’istantaneità deresponsabilizzante e anestetizzante». Lo sostiene Eduardo Savarese, scrittore e magistrato, segnalato per il suo romanzo È tardi! (Wojtek, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Maria Rosaria Selo: «Oggi scrivere è oltremodo una responsabilità»

«Chi scrive ha una responsabilità. Le parole possono essere pericolose e la penna può e deve divenire piuma o spada, per scuotere, sensibilizzare o ammansire, rassicurare il lettore. Per fare questo, bisogna sì conoscere se stessi a fondo, avere quel conflitto che ti allarga la visione e insinua dubbi, ma conoscere anche gli altri, essere delicati e sensibili, comprendere, almeno si spera, come va il mondo». È quanto ci ha detto Maria Rosaria Selo, segnalata per il romanzo L’albero di mandarini (Rizzoli, 2021), Premio Cultural Classic 2021. A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Alessio Forgione: «La vita è uno scherzo, la letteratura, una cosa seria»

Come cambia la vita per mezzo della letteratura? «La vita è uno scherzo, mentre la letteratura è una cosa seria. La vita non ha senso e la letteratura non ne trova uno, ma almeno parla». Così Alessio Forgione, classe 1986, segnalato per il suo terzo libro, Il nostro meglio (La Nave di Teseo, 2021), dopo Napoli mon amour (NN Editore, 2018) e Giovanissimi (NN Editore, 2020), candidato al premio Strega 2020. Poi aggiunge: «Il tempo serve per scrivere e per capire cosa è stato scritto. Il tempo ci rivela i libri». A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Silvia Cossu: «Da lettrice, prediligo le forme ibride del romanzo»

«Il romanzo è sempre più un genere aperto. Da lettrice, queste forme “ibride” sono quelle che prediligo. Mi vengono in mente Milan Kundera, Emmanuel Carrère, Emanuele Trevi. La possibilità di riflettere intorno a un tema, inseguendolo ‘narrativamente’, è affascinate». Lo confessa Silvia Cossu, scrittrice e sceneggiatrice cinematografica, segnalata per il suo quarto romanzo, Il confine (Neo Edizioni, 2022), il racconto di una scrittrice che raccoglie memorie. Il libro è candidato al Premio letterario Giovanni Comisso 2022. A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Benedetta Palmieri: «Si è diffuso un approccio personale alla scrittura»

«C’è un’idea che mi suggestiona, ed è la diffusione di un approccio personale (quando non direttamente autobiografico) alla scrittura. Un approccio che non credo si debba attribuire a quella parte più deteriore di certo individualismo dei nostri tempi. A me sembra piuttosto il tentativo – in un mondo dai tratti stranianti e sgretolati – di fare appello al nostro primo filtro, al primo aggancio alla realtà, a ciò che possediamo per certo e che meglio possiamo conoscere, ossia noi stessi». Così Benedetta Palmieri, segnalata per Emersione (Nutrimenti, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Rosario Palazzolo: «Come scienziati che baruffano con gli allambicchi»

«I miei personaggi hanno la loro lingua, che non somiglia per niente alla mia, una lingua estorta nel momento in cui gli conferisco una storia, e che si sono guadagnati vivendo, per cui io non decido niente in maniera programmatica, mi comporto come quegli scienziati che baruffano con gli allambicchi, mischiano i contenuti, compongono miscele azzardate, provano a realizzare l’impresa della loro vita». Così Rosario Palazzolo, drammaturgo, scrittore, regista e attore, segnalato per Con tutto il mio cuore rimasto (Arkadia, 2021). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Alfredo Palomba: «Per una scrittura sensata, in linea coi tempi, lucida»

«L’unica tradizione in cui mi piacerebbe riconoscermi è quella di una scrittura sensata, in linea coi tempi, lucida: è un’idea piuttosto generica di buona prosa che cerco di avere a modello, quando scrivo, e vale anche per il dibattuto concetto di ‘innovazione’ o, se vogliamo, di ‘originalità’». Così Alfredo Palomba, già in lizza allo Strega 2020 con il primo romanzo, Teorie della comprensione profonda delle cose (Wojtek, 2019). Quest’anno si ripresenta con il secondo romanzo, Quando le belve arriveranno (Wojtek, 2022). A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Maddalena Fingerle: «L’italiano è la lingua in cui mi sento a casa»

«La lingua è legata all’affetto, l’italiano è la lingua in cui mi sento a casa, è quella radiofonica delle voci romane che mi ricordano quella di mia nonna, è quella filosofica di mia madre, quella letteraria con cui sono cresciuta. Il tedesco invece è la lingua dell’età adulta, e dell’amore. Ma non sono divise, si mescolano». Maddalena Fingerle, nata a Bolzano nel 1993, è segnalata per Lingua madre (Italo Svevo, 2021), che ha vinto diversi premi tra cui la XXXIII edizione del Premio Calvino, il Premio Comisso under 35 e il Premio Flaiano under 35.. A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone.



Luca Ricci: «Uno scrittore è in analisi perenne presso sé stesso»

«Uno scrittore è in analisi perenne presso se stesso. Lo sforzo è far diventare la dimensione terapica della scrittura una comunicazione in cui mittente e destinatario non coincidono più. In narratologia si dice che ci vuole un 'lettore ideale', che non è un vero e proprio lettore ma una funzione. Una funzione essenziale, ci ricorda che la scrittura è un atto di apertura verso gli altri, una strana forma elitaria di generosità». Luca Ricci, pisano e classe 1974, è segnalato per il romanzo Gli invernali (La nave di Teseo, 2021), il terzo tassello della quadrilogia delle stagioni. A cura di Giusy Capone.




PREMIO STREGA 2021

Autoritratto con tartaruga in cammino verso lo Strega

Smaranda Bratu Elian ci parla di uno dei dodici libri selezionati per il Premio Strega 2021, il romanzo Il libro delle case (Feltrinelli, 2021) di Andrea Bajani, scrittore noto e pubblicato anche in Romania da Humanitas nel 2011 (con De vei lua aminte de greșeli - Se consideri le colpe, Einaudi, 2007, tradotto da lleana Bunget e la stessa Smaranda Bratu Elian). Romanzo profondo e poetico, sospeso tra passato e presente, si distingue per la sua ardita e originale struttura, con al centro le tante case che scandiscono la vita di «Io», voce narrante in terza persona, e una… tartaruga.



Con Giulia Caminito su «L'acqua del lago non è mai dolce»

Giusy Capone dialoga con Giulia Caminito attorno al suo romanzo L'acqua del lago non è mai dolce (Bompiani, 2021), vincitore del «Premio Strega Off» della celebre rassegna letteraria estiva. In questo suo terzo libro, l’autrice «guarda dentro e fuori di sé per raccontarci in prima persona cosa ha significato il passaggio a questo nuovo secolo» per coloro che, come lei, oggi, nati e cresciuti in periferia, hanno trent'anni. Protagonista è Gaia, adolescente alle prese con le asperità della vita, educata dalla madre Antonia, «onestissima e feroce», «a non aspettarsi nulla dagli altri».



Con Lisa Ginzburg su «Cara pace»

Cara pace (Ponte alle Grazie, 2020) è il romanzo attorno cui ruota il dialogo tra l’autrice Lisa Ginzburg, figlia dello storico Carlo Ginzburg, e Giusy Capone. Libro finalista al Premio Strega 2021, narra la vicenda di due sorelle, Maddalena e Nina, che «hanno costruito la loro infanzia e adolescenza intorno a un grande vuoto, un'assenza difficile da accettare» e che tentano di colmare ora lontane, ora nella casa di Roma, «dove la loro strana vita, simbiotica e selvatica, ha preso forma». Una trama che sul gioco di parole ‘cara pace/carapace’ cuce insieme una storia di sorellanza.



In dialogo con Marilù Oliva su «Biancaneve nel Novecento»

Biancaneve nel Novecento (Solferino, 2021) è l’ultimo romanzo di Marilù Oliva, vincitore del «Premio Libri a 180 Gradi - Città di Sant’Elpidio a Mare», nell’ambito del festival letterario in programma dal 2 al 10 ottobre 2021, libro già candidato per lo Strega di quest’anno. Nel dialogo con Irina Ţurcanu, l’autrice ci introduce alla storia, a cui fanno da sfondo gli anni ’80, che sonda il complesso rapporto tra la bambina Bianca e un padre ‘autobiografico’ e una madre ‘matrigna’. Tra di loro si inserisce la ‘lontana’ figura di Lili con il suo carico umano di tragedia e di vita vissuta.




PREMIO STREGA EUROPEO 2021

Ana Blandiana e l’Italia, un legame d’affetto mai spezzato

Costante è stato il rapporto che Ana Blandiana ha coltivato con l’Italia fin dai suoi primi viaggi negli anni ’70, da sola o al fianco del suo compagno di avventure, e marito, Romulus Rusan, un contatto cercato, scoperto, vissuto con intensità, e ricambiato perché il nostro paese l’ha apprezzata e la apprezza attraverso la sua poesia e prosa, traslate in italiano da chi l’ha conosciuta in prima persona non tanto in veste di traduttori ma come chi si riconosceva in lei, stimandola per la profonda umanità e sensibilità e conoscendone la storia intrecciata a quella della Romania. Di Mauro Barindi.



«Applausi nel cassetto», finalista del Premio Strega Europeo 2021

Ana Blandiana, una delle più grandi scrittrici romene contemporanee, è finalista dell’edizione 2021 del Premio Strega Europeo con il suo unico romanzo, Applausi nel cassetto, edito da Elliot nella traduzione di Luisa Valmarin. Pubblicato per la prima volta ‘solo’ nel 1992, romanzo ‘de sertar’, fu scritto durante gli anni ’80, il periodo più buio e drammatico della Romania sotto il pugno di ferro della coppia di dittatori Elena e Nicolae Ceaușescu. Vi rinnoviamo l'invito alla lettura di questo notevote libro, di cui abbiamo segnalato l'uscita lo scorso maggio.




PREMIO STREGA 2020

Sandro Veronesi vince per la seconda volta lo Strega

Puntuale come ogni anno, scampato il pericolo di venire cancellato a causa della pandemia da Covid, il Premio Strega ha incoronato, per la seconda volta, Sandro Veronesi col romanzo ll colibrì (Nave di Teseo 2019). Gli altri cinque candidati - la tradizionale cinquina è diventata una sestina per dare spazio anche a una editrice medio-piccola - erano Valeria Parrella, Gianrico Carofiglio, Daniele Mencarelli, Gian Antonio Ferrari e Jonathan Bazzi. Smaranda Bratu Elian ha seguito per noi la diretta tv della premiazione e sintetizza con finezza d’analisi le contraddizioni di una vittoria annunciata.



Con Jonathan Bazzi sul suo «Febbre»

Jonathan Bazzi dialoga con Giusy Capone attorno al suo romanzo d’esordio, Febbre (Fandango, 2019),vincitore del Premio Bagutta Opera Prima, libro dell’anno 2019 per Fahrenheit Radio Rai Tre e finalista al Premio Strega 2020. «Racconto epico di rara potenza emozionale», vi si narra la storia di Jonathan a cui viene un giorno la febbre che non se ne va più, finché, qualche mese più tardi, dopo avere fatto il test HIV, scopre essere causata dalla sua sieropositività. Prova letteraria autobiografica, con questo libro Bazzi convince appieno per la schiettezza e la forza della sua scrittura.








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dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

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il dialogo interculturale,
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verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.