ITALIANISTICA ORIZZONTI

Italianistica Orizzonti: un invito ai colleghi italiani e romeni

La sezione Italianistica Orizzonti raccoglie gli articoli dedicati alla lingua, alla letteratura e alla cultura italiana in generale, da parte degli italianisti romeni e degli studiosi italiani di vari ambiti specialistici. Articoli specifici si possono trovare anche nelle altre sezioni tematiche della nostra rivista: Orizzonti d’Arte, Orizzonti Donna, Biblioteca Orizzonti e Cinema Orizzonti. Invitiamo calorosamente i colleghi italiani e romeni a continuare a darci il loro contributo. Accogliamo ovviamente con grande interesse anche i contributi di italianistica dei colleghi di altri Paesi.



Chiara Valerio: La matematica è politica, ma anche vita

Chiara Valerio, matematica, saggista, scrittrice, responsabile della narrativa italiana per Marsilio, è autrice del saggio di successo La matematica è politica (Einaudi, 2020), un distillato di riflessioni che sfata miti e leggende. A uno sguardo attento, si coglie che la matematica non è solo politica, ma anche filosofia, un modo di vedere la vita, una ginnastica per la mente. Di questo e di altro ha dialogato nell’intervista a cura di Irina Turcanu Francesconi in cui fanno capolino temi come il suo rapporto con la letteratura romena e l’essere donna in un mondo principalmente maschile.



«Il medesimo mondo». In dialogo con Sabrina Ragucci

A ottobre è uscito il romanzo Il medesimo mondo (Bollati Boringhieri) di Sabrina Ragucci. È un destino implacabile quello che segna la famiglia Mogliano, a partire dal capostipite Pietro, ricco proprietario di terre andato in rovina durante il fascismo, fino ad Angelo e sua moglie Teresa, emigrati in Germania negli anni del boom, e alla loro figlia, Roberta. Anche lei vive sospesa tra due epoche e due nazioni che, nonostante le differenze, spingono i personaggi a vivere dentro gli stessi meccanismi di sopraffazione e sopravvivenza: il medesimo mondo, appunto. Intervista di Giusy Capone.



Isabella Pinto: «Elena Ferrante. Poetiche e politiche della soggettività»

All’incrocio tra critica letteraria e filosofia, il volume Elena Ferrante. Poetiche e politiche della soggettività (Mimesis Edizioni, 2020) di Isabella Pinto, esplora la scrittura di Elena Ferrante ed il rapporto tra soggettività e narrazione, individuando tre diverse partizioni. Il volume rende così visibile come Elena Ferrante - voce femminile e, al contempo, affermativamente depersonalizzata - si inserisca in un «multiverso temporale transfemminista», dove solo le soggettività impreviste e postumane sono in grado di trasformare il potere dello storytelling in potenza poethica. Intervista di Giusy Capone.



Un’altra biografia di Ramiro Ortiz (parte seconda)

In collaborazione con Doina Condrea Derer, rinomata italianista dell'Università di Bucarest, pubblichiamo la seconda parte dell’inedito su Ramiro Ortiz a cura del prof. Riccardo La Rovere, ex insegnante del Ginnasio «Ramiro Ortiz» di Chieti, cittadina dove è nato il fondatore del Seminario d'Italiano di Bucarest, della rivista «Roma», dell'Istituto Italiano di Cultura in Bucarest, studioso e traduttore dal romeno. La monografia ricostruisce per la primissima volta l'albero genealogico degli Ortiz e pone l'accento sui legami del Nostro con il suo natio Abruzzo.



Un’altra biografia di Ramiro Ortiz (parte prima)

In collaborazione con Doina Condrea Derer, rinomata italianista dell'Università di Bucarest, pubblichiamo un interessantissimo inedito su Ramiro Ortiz, il cui autore è il prof. Riccardo La Rovere, ex insegnante del Ginnasio 'Ramiro Ortiz' di Chieti, cittadina dove è nato il fondatore del Seminario d'Italiano di Bucarest, della rivista «Roma», dell'Istituto Italiano di Cultura in Bucarest, studioso e traduttore dal romeno. La monografia che ci propone ricostruisce per la primissima volta l'albero genealogico degli Ortiz ponendo l'accento sui legami del Nostro con il suo natio Abruzzo.



In dialogo con Angelo Manitta su «La botanica di Dante»

È da poco uscito un interessante libro su La botanica di Dante. Piante erbacee nella «Commedia» (Il Convivio) di Angelo Manitta. La sensibilità di Dante per l'ambiente e il suo profondo rispetto per la natura conducono ad una analisi dettagliata di alcune similitudini naturalistiche e delle presumibili fonti dalle quali il Poeta attinge. Il saggio, partendo dalla «selva oscura» e dalle varie specie di alberi che ne possano costituire la struttura, analizza il contesto letterario di quelle piante erbacee, comunemente ritenute dall'uomo infestanti, in rapporto alla idea «ecologica» di Dante. A cura di Giusy Capone.



«Il nuovo mondo», nella visione di Alessandro Bertante

Lo scrittore Alessandro Bertante ci dischiude una prospettiva su «Il nuovo mondo», suo e di tutti noi. I primi due capitoli della trilogia sono Nina dei lupi e Pietra nera (Nottetempo Edizioni). «Nina è la speranza, è il mondo nuovo. È la speranza di un rapport.o diverso con il mondo, è l’uomo che ridiventa parte organica di un contesto naturale e non il predatore che è adesso. Il capitalismo predatorio di cui noi siamo tutti, in qualche modo, complici - e non lo dico con cattiveria - non è sostenibile all’infinito». Intervista realizzata da Irina Francesconi Ţurcanu.



«Gramsci e le donne». In dialogo con Noemi Ghetti

Dimensione politica e vita privata, affetti familiari e relazioni sentimentali s’intrecciano nella vicenda umana di Antonio Gramsci, convinto, intimamente e spontaneamente, incrollabilmente certo della sostanziale uguaglianza di tutti gli esseri umani: bambini, proletari e donne incluse. Un’attenta ricostruzione del ruolo storico che Gramsci attribuisce alle donne negli ininterrotti processi di liberazione, nel libro di Noemi Ghetti  Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee (Donzelli 2020).Intervista di Giusy Cappone.



Due fisici di fronte al mistero cosmico dantesco

La realtà non è come ci appare – La struttura elementare delle cose è l’affascinante libro di Carlo Rovelli che ci propone l'italianista Smaranda Bratu Elian, uscito in romeno nel 2019 per l’editrice Humanitas (trad. di Vlad Russo), e che accosta al libro di Horia-Roman Patapievici, Gli occhi di Beatrice, tradotto dalla stessa Elian  in italiano per Bruno Mondadori (2006), perché gli autori, partendo «da un comune approccio scientifico (rigore analitico e libertà di pensiero)», sono estasiati dalla «geniale intuizione poetica di Dante»: l’universo da lui descritto era un’ipersfera.



Rivista «Italica Wratislaviensia» vol. 10: «Donne del/nel teatro italiano»

Elena Pîrvu, docente di lingua e letteratura italiana all’Università di Craiova, presenta con meticolosità e chiarezza espositiva il denso volume 10 (2) della rivista «Italica Wratislaviensia», a cura di Monika Gurgul, Monika Surma-Gawłowska e Teresa Megale, in cui sono raccolti 18 contributi presentati al Convegno Internazionale «Donne del/nel teatro italiano: nodi storici, pratiche d’arte e di vita», organizzato dal Dipartimento d’Italianistica dell’Università Jagellonica di Cracovia, del 16-17 novembre 2018. I testi sono raggruppati in due parti: Parte I: secoli XVI–XVIII, Parte II: secoli XIX–XXI.



Sandro Veronesi vince per la seconda volta lo Strega

Puntuale come ogni anno, scampato il pericolo di venire cancellato a causa della pandemia da Covid, il Premio Strega ha incoronato, per la seconda volta, Sandro Veronesi col romanzo ll colibrì (Nave di Teseo 2019). Gli altri cinque candidati - la tradizionale cinquina è diventata una sestina per dare spazio anche a una editrice medio-piccola - erano Valeria Parrella, Gianrico Carofiglio, Daniele Mencarelli, Gian Antonio Ferrari e Jonathan Bazzi. Smaranda Bratu Elian ha seguito per noi la diretta tv della premiazione e sintetizza con finezza d’analisi le contraddizioni di una vittoria annunciata.



«Dal discorso romanzesco al discorso filmico: Il Gattopardo»

Elena Pîrvu, docente di lingua e letteratura italiana dell’Università di Craiova, recensisce De la discursul romanesc la discursul filmic. Ghepardul de Giuseppe Tomasi di Lampedusa (abordare lingvistico-semiotică) («Dal discorso romanzesco al discorso filmico. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (approccio linguistico-semiotico»), Ecou Transilvan, Cluj-Napoca 2019, che raccoglie la tesi di dottorato di Anamaria Milonean, docente di lingua italiana al Dipartimento di Lingue Moderne Applicate della Facoltà di Lettere dell’Università «Babeș-Bolyai» del capoluogo transilvano.



Evento editoriale. Finalmente in romeno «Le Deche» di Machiavelli

Atteso da decenni in Romania da storici, politologi e filologi, è ora finalmente a disposizione degli studiosi e lettori romeni il secondo grande libro politico di Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, volume di enorme valore pubblicato nella collana «Biblioteca Italiana» dell’editrice Humanitas di Bucarest (Niccolò Machiavelli, Comentarii la prima Decadă a lui Titus Livius, a cura di Gabriel Purghel. Cronologia e supervisione scientifica della prof.ssa Smaranda Bratu Elian, prefazione di Gian Mario Anselmi). Presentazione a cura di Smaranda Bratu Elian.



Carducci, una poesia per sempre

Roberto Pasanisi ci invita alla scoperta della lirica di Carducci, poeta «classico» e autore di «prim’ordine», nei cui versi di forza espressiva dall’elegante compostezza, raffinati nella loro immaginifica ed elegiaca iconicità, «sostenuti da una metrica e un ritmo cadenzati come una ‘musica dell’anima’» si trova quanto di più esemplare, perfetto e immortale si possa immaginare e godere alla lettura. Pur considerato da certa critica come magniloquente e vetustamente ottocentesco, il poeta non finirà mai di stupirci, dal cui magistero emerge in filigrana il gusto che verrà dopo di lui.




Numero monografico Marian Papahagi (1948-1999). Introduzione

L’idea di intessere una pagina italo-romena In memoriam Marian Papahagi (1948-1999), a vent’anni dalla sua fulminea scomparsa, volta a rievocare la personalità del grande Maestro e studioso, è nata in seguito a una conversazione tra due ex colleghe borsiste «Vasile Pârvan» e «Nicolae Iorga». Ma, siccome il numero delle immediate ed entusiaste adesioni ha fatto ampiamente superare i confini dell’iniziale pagina, siamo liete di potere dedicare l’intero numero di ottobre a una delle personalità di vaglia della Romania del secondo Novecento. Di Afrodita Cionchin e Monica Fekete.


Vasile Pârvan (1882-1927) e Marian Papahagi (1948-1999): vite parallele

Se la storia è, nelle parole diventate banalissime di Cicerone, «magistra vitae», Plutarco ci insegna che le vite degli uomini illustri sono spesso le migliori maestre di storia. L’incidere dei singoli individui sull’andamento della storia è spesso, pour le meilleur ou pour le pire, più importante delle relazioni economiche, militari o socio-politiche del momento. Riguardo alla storia dell’Accademia di Romania, l’istituzione non sarebbe esistita senza la volontà di Pârvan, e non sarebbe ridiventata una vera scuola romena a Roma senza lo sforzo di Marian Papahagi. Di Adrian Papahagi.



«M’insegnavate come l’uom s’etterna»

La prima immagine del Professore è quella dell’artefice, poiché Papahagi è stato l’ideatore e il creatore di un intero universo, suo e nostro, strictu sensu di italianistica e/o di romanistica e più latamente di cultura, un (ri)fondatore di scuola/e e d’istituzioni, autore di saggistica e critica letteraria, ricreatore di opere in traduzione, forgiatore di giovani menti più o meno pronte a far fronte alla valanga incandescente e magnetizzante di conoscenze, che faceva generosamente, e con un pizzico di divertita malizia, cadere loro addosso. Di Monica Fekete.



Papahagi traduttore di Montale, vincitore del Premio Valeri a Monselice

La traduzione è fedele alla lettera montaliana e al tempo stesso ne rende, spesso con esiti molto felici, la musica sommessa e talora zoppa. Versione ritmica, ma attenta alle deroghe continue della poesia di Montale alla regolarità metrica. L’essenziale lingua poetica romena della traduzione di Papahagi è in sintonia con quella di alcuni dei migliori poeti romeni contemporanei. Nella resa dell’ultima produzione montaliana Papahagi indovina regolarmente il tono giusto, un parlato raffinato, non esente da snobismi, che sbocca quasi sempre nell’ironia. Di Lorenzo Renzi.



Come lavora un grande traduttore. Papahagi e la lunga fedeltà a Dante

Nella traduzione della Commedia, l’intuizione e l’esplorazione del nesso fra suono e senso, fra semiotica e semantica, realizzano una restituzione piena della tessitura originaria. In quest’orizzonte si può cogliere la natura più autentica di Papahagi filologo europeo riconoscendo la misura dell'accoglienza, dell'ospitalità che ha propiziato in seno alla lingua romena moderna. In quest’esercizio di esegesi e di ermeneutica si può additare la più completa cifra di Papahagi come grande allievo-maestro della scuola filologica romana-romena di filologia romanza. Di Corrado Bologna.



Uno spirito rinascimentale del Novecento

Tutto quello che Papahagi ha realizzato nella sua breve ma intensa esistenza reca l’impronta dell’eccellenza che traspariva da ogni sua azione, da ogni suo gesto, un’eccellenza non ostentata, che non sopraffaceva quelli che gli erano accanto.  Un indimenticabile amico, una fiamma che non distruggeva bruciando, ma illuminava la strada da seguire. Affermando col Foscolo che «sol chi non lascia eredità d’affetti / poca gioia ha dell’urna», la separazione, tuttora sofferta da questo singolare amico, ci ritrova sempre sconsolati, ma ci fa anche capire il vero senso della parola Eternità. Di Helga Tepperberg.


Memoria degli uomini, memoria dei poeti…

Un saggio fondamentale come Intelectualitate şi poezie (1986) non avrebbe potuto scriverlo nessun altro studioso romeno, né un G. Călinescu né un A. Marino, uno studio ecdotico del livello di Filologie barbiană (nel volume Critica de atelier, 1983) non poteva uscire che dalla sua penna. Come modesto omaggio, oggi, alla sua memoria di studioso e alle nostre conversazioni di un tempo, mi piace offrire per questa silloge miscellanea una proposta di lettura che mette in qualche misura a frutto l’analisi intertestuale, a lui ampiamente congeniale. Di Bruno Mazzoni.



«Dall’attimo, dedotto…»: una traduzione. Alla memoria di Papahagi

La poesia di Ion Barbu è uno dei territori della letteratura romena del Novecento su cui il rigore critico e la passione ermeneutica di Papahagi si sono più felicemente esercitati. Attento al dettaglio minuto ma contemporaneamente aperto all’orizzonte del contesto ampio, entro il quale il senso del dettaglio si svela, l’illustre italianista metteva magistralmente a frutto la lezione continiana della critica delle varianti, appresa durante gli anni giovanili della formazione romana. Alla sua memoria una proposta di traduzione del geniale credo poetico professato da Ion Barbu. Di Mira Mocan.



Ricordando Marian...

Ho voluto, per una volta, auscultare le ragioni del cuore: ricordarlo per me, per l’incontro con me, in una sorta di epifania suscitata dal libro di Victor Stoichiță; per quello che abbiamo visto e discusso insieme, e per quel che non abbiamo potuto fare: un viaggio nei Carpazi con la sua guida, a cui mi aveva insistentemente invitato, ma che non potei accettare per gli impedimenti della vita. Ancora rimpiango quell’occasione mancata, per la conoscenza profonda che mi avrebbe dato della Romania, ma soprattutto per la possibilità di nuove intense conversazioni con lui. Di Roberto Antonelli.



Nel segno, e nel sogno, di Papahagi

Mi rendevo conto proprio a Cracovia che la prima porta europea me la stava aprendo Marian, con il suo carisma, il suo lavoro a tutto campo, che intrecciavano origini e contemporaneità, tradizione e modernità, scrittori europei e opere italiane. Era ed è per me esemplare quell’intelligenza diretta alla ricerca filologica e alla divulgazione critica, così da incoraggiare la formazione dei giovani italianisti con spirito comparativo europeo. L’attenzione di Marian nelle nostre conversazioni a Cracovia era stimolata da mille curiosità e incentivi di riflessione. Di Luigi Tassoni.



Da un Papahagi riformatore allo «scibile marianesco»

Luisa Valmarin illustra la figura di un Papahagi organizzatore e riformatore, la sua capacità d’impegnarsi in modo appassionato, ma anche di catalizzare intorno a sé le energie e gli entusiasmi degli altri, la sua immensa attività nel campo della ri-organizzazione culturale del suo paese, la sua vocazione di autentico ctitor. Mentre Cinzia Franchi ricorda un Papahagi che sapeva sciogliere con una battuta o con un sorriso tutta la sua conoscenza, e lo «scibile marianesco» diventava così non sterile sapere, bensì luogo di incontro in cui sentirsi persone e poter crescere.




L’eternità raggiunta dal papà di Montalbano

Nello scorso luglio veniva a mancare un grande patriarca della letteratura italiana contemporanea, Andrea Camilleri. Pur avendo legato la sua fama al commissario Montalbano, personaggio che lo ha reso celebre oltre i confini nazionali grazie ai romanzi e alla serie televisiva che ne è stata tratta (doppiata anche per il pubblico romeno), lo scrittore siciliano che ci rivela Smaranda Bratu Elian nel suo affettuoso ricordo risalta anche per la vasta e ricca attività svolta in tv, a teatro e per il cinema, formidabile esperienza poi messa a frutto per forgiare la sua scrittura peculiarissima.



L’incantevole leggerezza della storia: l’ultimo romanzo di Dario Fo

La popolarità di Dario Fo e il fascino della sua scrittura hanno indotto la rapida traduzione dei suoi tre romanzi storici in molte lingue e, naturalmente, anche in versione romena, presso la casa editrice Humanitas, nella prestigiosa collana di «Raftul Denisei», nella bella traduzione di Vlad Russo. Sono: La figlia del papa (Italia 2014, Romania 2016), C’è un pazzo in Danimarca (Italia 2015, Romania 2017) e il terzo, uscito nel 2017, a pochi mesi dalla morte dell'autore, Quasi per caso una donna. Cristina di Svezia, uscito di recente anche in romeno. Di Smaranda Bratu Elian.



Leopardi e il mito. Il Nulla come verità assoluta

Nel suo contributo la poetessa Alina Monica Turlea ci porta dentro le sue riflessioni su due concetti-chiave del grande poeta di Recanati – il mito e il Nulla – che ritornano e si intrecciano nell’opera leopardiana offrendo agli studiosi e ai suoi esegeti nuovi spunti di riflessione. Dal mito come dato «clandestino» della società moderna al Nulla come «l’origine e la fine di tutte le cose», fulcro dell’idea di Leopardi del pensiero occidentale, l’autrice ne traccia il dotto percorso in questa sua meditata sintesi. A partire da Nietzsche, per il quale Leopardi è un «ultra platonico».



Alla ricerca della terra promessa. Gli Italiani di Romania

În căutarea tărâmului promis. Italienii din România (‘Alla ricerca della terra promessa. Gli Italiani di Romania’) è il suggestivo titolo del volume curato da Bokor Zsuzsa (Casa Editrice dell’Istituto per lo Studio dei Problemi delle Minoranze Nazionali (ISPMN), Cluj-Napoca 2017) che raccoglie gli studi nati nel quadro del progetto ISPMN – La monografia delle minoranze della Romania, contributi che tracciano un profilo generale del fenomeno migratorio italiano in Romania tra il XIX e il XX secolo, e di alcune sue specifiche comunità. Recensione di Monica Iovănescu.



Gli italiani di Romania morti per l’Italia durante la Grande Guerra

In omaggio ai soldati italiani nati in famiglie emigrate in terra romena e caduti prestando servizio nell’esercito romeno durante la Grande Guerra del 1914-1918, Marco Baratto intende porre in risalto la comune memoria italo-romena, ricordando il sacrificio di questi nostri connazionali. Lo fa, con il tratto di un piccolo ma generoso gesto di ossequio, attingendo i nomi di questi soldati da due fonti, una romena e l’altra italiana, tentando poi per ciascuno di abbozzare, pur frammentariamente, minime linee biografiche. Un contributo per dare nuovamente presenza a questi italiani di Romania.



Galileo Galilei sbarca in Romania: tradotto il Sidereus Nuncius

È stata recentemente pubblicata, nella «Biblioteca Italiana» della Humanitas, la prima traduzione in romeno del Sidereus nuncius (L’annuncio stellare), il piccolo volume pubblicato da Galileo Galilei nel 1610, che cambiò non solo l’immagine che da millenni si aveva dell’universo, ma anche il modo di guardarlo e studiarlo. Iniziativa e traduzione sono di Gheorghe Stratan, fisico e professore di storia della scienza, nonché perito traduttore, mentre il volume reca la prefazione di Franco Giudice, specialista di Galilei e docente all’Università di Bergamo. Presentazione di Smaranda Bratu Elian.



Tempo e spazio nella letteratura italiana. Atti del Convegno di Craiova

Segnaliamo la pubblicazione del volume Il tempo e lo spazio nella lingua e nella letteratura italiana. Atti dell’VIII Convegno internazionale di italianistica dell’Università di Craiova, 16-17 settembre 2016 (a cura di Elena Pîrvu), importante per la ricca mole di contributi proposti da specialisti internazionali intervenuti. Questo suggestivo tema è stato articolato in tre sezioni tematiche, dedicate rispettivamente alla linguistica, alla didattica dell’italiano e alla letteratura, con una premessa firmata dalla curatrice. Presentazione di Ramona Lazea.



«Italica Belgradensia», una rivista per l’italiano fuori Italia

Elena Pîrvu, docente di lingua e letteratura italiana presso l’Università di Craiova, presenta il numero 1/2018 della rivista «Italica Belgradensia», dedicata alla pubblicazione di articoli e segnalazioni nell’ambito del Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Filologia dell’Università di Belgrado. In questo numero, sei sono i contributi elaborati da studiosi italiani e serbi e due le segnalazioni di opere uscite in Italia dedicate alla riflessione metalinguistica, ovvero la produzione di grammatiche italiane, illustrati con ampi e puntuali dettagli.



Con Marco Carmello sulla poesia di Elsa Morante

Elsa Morante, autrice de L’isola di Arturo e de La storia, è una delle più grandi narratrici del Secondo dopoguerra italiano, mentre meno nota è la sua produzione poetica, con le sue due raccolte di versi, Alibì (1958) e Il mondo salvato dai ragazzini (1968). Marco Carmello, nella sua monografia La poesia di Elsa Morante. Una presentazione (Carocci editore, Roma 2018), ci guida alla riscoperta e rivalutazione della sua poesia che è stata, nella sua peculiarità, «fuori ruolo e fuori tempo rispetto al canone poetico del Novecento». Di Smaranda Bratu Elian.



Convegno Internazionale di Italianistica, Craiova, X edizione: un bilancio

Si è conclusa di recente la decima edizione, con il tema Lingua e letteratura italiana nel presente e nella storia, del Convegno Internazionale di Italianistica, organizzato dalla sua infaticabile anima e coordinatrice, la professoressa Elena Pîrvu, docente di italiano presso l’ateneo di Craiova, dove si svolge puntualmente uno degli appuntamenti più importanti a livello accademico per gli studi di italianistica in Romania. Nell’intervista raccolta dalla professoressa Smaranda Bratu Elian, Elena Pîrvu ne traccia, guardando anche alle edizioni passate, un bilancio incoraggiante.



Marco Fazzini su «Poetry Vicenza» e sul coraggio di investire in cultura

Giunto alla sua quarta edizione, il Festival di poesia contemporanea e musica «Poetry Vicenza» distilla note e versi di suggestivo impatto nella soggiogante bellezza delle architetture palladiane della città veneta, una formula dagli eccellenti esiti ideata e portata avanti con grande entusiasmo dal professor Marco Fazzini, docente di lingua e letteratura inglese e postcoloniale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Del festival e del coraggio di rischiare e investire in cultura ci parla ampiamente Marco Fazzini nell’intervista raccolta dalla professoressa Smaranda Bratu Elian dell’Università di Bucarest.



In memoriam Cesare De Michelis

L’improvvisa scomparsa, il 10 agosto 2018, di Cesare de Michelis, critico e professore universitario e presidente della casa editrice veneziana Marsilio, una delle più prestigiose del panorama editoriale italiano, lascia sgomenti e desta profonda tristezza. La professoressa Smaranda Bratu Elian ripercorre la sua figura di editore, specialista e studioso di letteratura italiana, soffermandosi anche sul suo legame di amicizia con la Romania e sulla sua grande e concreta generosità, quella di un moderno mecenate al servizio della cultura italiana.



Per una «Settimana» la cultura italiana protagonista a Bucarest

L’eccellenza culturale italiana, le relazioni italo-romene, i rapporti istituzionali: è stato questo il ricco universo tematico della prima «Settimana della Cultura Italiana», svoltasi a Bucarest lo scorso febbraio, per iniziativa della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bucarest. Cultura e arte, ma anche vita quotidiana, emigrazione dei romeni in Italia, imprenditoria italiana in Romania, rapporti con le comunità religiose sono stati al centro di conferenze e spettacoli, con la partecipazione di illustri personalità del mondo accademico e istituzionale. Cronaca di Serena Ţenea.



Settimana della Cultura/1. I tanti carnevali d'Italia (e il loro significato)

Celebrazione dei piaceri terreni, dispendio edonistico, festa liberatoria e della libertà, il carnevale ha profonde radici storico-antropologiche, che risalgono addirittura ad alcune antiche feste romane, come i saturnali, i brumalia, i lupercali e i baccanali, di cui continua a conservare determinati riti e significati. Il tema del carnevale, molto sentito e celebrato in varie città italiane mediante manifestazioni di grande richiamo (Venezia in primis), è stato uno dei numerosi temi della Settimana della Cultura Italiana a Bucarest. Pubblichiamo il testo dell’intervento di Miruna Bulumete.



Settimana della Cultura/2. Prove di carnevale: i fescennini dei Romani

Espressione originale e duratura di quello che gli antichi chiamavano «Italum acetum», i fescennini – versi anonimi nati probabilmente agli albori della civiltà romana e sua produzione poetica più duratura – riversano parte del loro spirito in numerose esperienze culturali, incluso il carnevale italiano. Lo ha illustrato Liviu Franga in una relazione alla Settimana della Cultura Italiana, ricordando come la propensione dei romani all’umorismo e all’ironia, segni di un atteggiamento distaccato e critico di fronte agli uomini e agli dei, trovi in tali versi un'efficace espressione. Ne pubblichiamo il testo.



Centenario Bruno Zevi, dalla Romania un omaggio al grande maestro

Nell’anno centenario della nascita di Bruno Zevi (1918-2000), alle numerose iniziative tese a commemorare la figura e l’opera del grande architetto e urbanista, si affianca l’omaggio che anche la nostra rivista gli rende mediante un ritratto firmato da Smaranda Bratu Elian, dedicato alla presenza e incidenza del pensiero di Zevi in Romania. Dal grande italiano, anche gli architetti romeni hanno imparato, tra l'altro, a concepire l’architettura come spazio e non come forma, a vedere la storia dell’architettura come intimamente legata alla storia del pensiero in generale e della società.



Sandrone Dazieri e il romanzo giallo italiano di scena in Romania

Lo scorso novembre, la Fiera del Libro Gaudeamus 2017 di Bucarest ha ospitato, tra i numerosissimi ospiti ed eventi, uno scrittore italiano, un genere letterario e un editore non comuni. Si tratta del romanzo giallo, uno dei protagonisti della prestigiosa kermesse bucarestina, mediante il secondo triller di Sandrone Dazieri, L’Angelo, pubblicato dalla editrice romena Crime Scene Press, che già nel 2016 aveva pubblicato dello stesso autore Uccidi il Padre. Smaranda Bratu Elian recensisce, con analisi critica, il romanzo e la sua traduzione in romeno.



Pirandello a 150 anni dalla nascita: in romeno «Le novelle per un anno»

In occasione dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello, l’editrice Humanitas di Bucarest pubblica un volume di ventisei novelle dello scrittore siculo, con traduzione in romeno di Mihai Banciu e Florin Chiriţescu. Miruna Bulumete, curatrice dell’edizione e autrice della prefazione, presenta origine e profilo delle novelle pirandelliane, seguendone le varie fasi creative. Da un primo momento di ispirazione verista, si passa a una moderata apertura verso le avanguardie letterarie di inizio Novecento, per giungere, negli ultimi anni della vita dello scrittore, ad atmosfere e tonalità surreali.



Pierpaolo Pasolini e il linguaggio del potere

Nella serie «Libri e autori da ricordare», Smaranda Bratu Elian passa da Sciascia a Pier Paolo Pasolini. Prendendo spunto dalla scomparsa delle lucciole. Pasolini, sensibile come pochi ai problemi del linguaggio, scrive un articolo in cui analizza la svolta avvenuta, insieme alla scomparsa delle lucciole, nel linguaggio del Potere: quando è apparso un linguaggio completamente nuovo, oscuro e incomprensibile, intento a eludere non a esprimere i problemi e che in sostanza non comunicava niente. L’esempio più clamoroso e ripetutamente fatto da Pasolini era il linguaggio di Aldo Moro.



Leonardo Sciascia e le favole del Potere

Smaranda Bratu Elian riporta all’attenzione lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia (1921-1989), coscienza civile viva dell’Italia nella seconda metà del Novecento, rimettendo in discussione opere e aspetti meno noti della sua creazione letteraria, soprattutto quelli di una scottante attualità. Qui torna agli esordi letterari di Sciascia, poco conosciuti anche in Italia, e analizza la sua prima opera, Favole della dittatura, uscita nel 1950, dunque a breve distanza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, devastante anche per l’Italia, e dalla fine della dittatura fascista.



Sciascia l’eretico: «Morte dell’inquisitore», un romanzo-inchiesta

Continuando la presentazione di quelle ipostasi di Leonardo Sciascia (1921-1989) che, meno conosciute non solo ai romeni ma anche agli italiani, sono altamente rilevanti anche per i tempi che viviamo adesso, Smaranda Bratu Elian ci propone un personaggio senza pari della vasta galleria di personaggi sciasciani: fra Diego La Matina di Morte dell’inquisitore. Questo romanzo-inchiesta rappresenta probabilmente il genere più originale e appassionante fra quelli creati da Sciascia, quello che nella sua monografia sciasciana la Elian intitolava «romanzo-inchiesta».



Gli interrogativi di Sciascia tra scienza ed etica

Nel 1975, anno in cui Sciascia partecipa direttamente alla vita politica all’insegna della fiducia - di breve durata - e dell’impegno, esce presso Einaudi un altro romanzo-inchiesta, in una circostanza precisa, cioè «dopo aver casualmente sentito un fisico parlare con soddisfazione, ed entusiasmo persino, della sua partecipazione alla costruzione delle bombe che avevano distrutto Hiroshima e Nagasaki. Ettore Majorana, un giovane e geniale fisico siciliano, è il protagonista di La scomparsa di Majorana, analizzato qui da Smaranda Bratu Elian.



In memoriam Tullio De Mauro (1932-2017)

Lo scorso 5 gennaio si è spento a Roma, all’età di 84 anni, il professor Tullio De Mauro. La notizia ha provocato grande dolore non soltanto nella comunità linguistica e culturale italiana, ma anche tra gli italianisti del mondo, che vedevano nella personalità del grande linguista, docente universitario, saggista, politico e manager culturale, un attento studioso dell’italiano nella sua dinamica, un analista disincantato delle trasformazioni nella cultura degli italiani, un sostenitore entusiasta delle più moderne tecniche digitali di insegnamento alle giovani generazioni. Di Oana Boşca-Mălin.



Reggere il disincanto. Novella Bellucci rilegge le «Operette» di Leopardi

«Leopardi insegna a pensare criticamente, a fare del dubbio uno strumento conoscitivo indispensabile. Le sue Operette sono essenzialmente morali perché indicano modi per sostenere il peso del disincantamento moderno». Questa e altre prospettive ermeneutiche sostanziano l’intervista-dialogo che Smaranda Bratu Elian intrattiene con Novella Bellucci, docente di letteratura italiana alla «Sapienza» di Roma e illustre specialista dell’opera di Giacomo Leopardi. Sua, tra l'altro, l'introduzione alla recente traduzione in romeno delle Operette morali per i tipi di Humanitas.



Carlo Varotti: «Letteratura, quelle domande che ci mantengono liberi»

«Che lo studio della letteratura abbia perso ovunque terreno è sotto gli occhi di tutti. Eppure si parla continuamente di primarietà della ‘narrazione’: ebbene, se la letteratura è per eccellenza il luogo della rielaborazione narrativa del mondo, allora essa è ineludibile, pur sotto altre forme». È una riflessione a tutto campo sul ruolo e sulle attuali possibilità della letteratura quella che Carlo Varotti, professore all’Università di Parma e specialista del pensiero politico del Rinascimento, sviluppa sollecitato dalle domande di Smaranda Bratu Elian nell’intervista che pubblichiamo.



Centenario Natalia Ginzburg. Un teatro per la donna protagonista

In occasione del centenario della nascita di Natalia Ginzburg (nata Levi, 14 luglio 1916), pubblichiamo un'analisi dedicata alla polimorfa immagine della donna, quale traspare dalle opere teatrali della scrittrice, dove le donne hanno il ruolo di protagonista, benché ancora non in chiave classicamente femminista. Varie sono state le circostanze che hanno spinto la Ginzburg a mettere al centro del suo teatro la donna piuttosto giovane della sua contemporaneità, ad iniziare dal contesto socio-culturale, segnato da rapidi cambiamenti. Di Roxana Utale.



Quando in Transilvania si recitava Goldoni. Intervista a Carmelo Alberti

La fortuna del teatro di Carlo Goldoni, grande commediografo del Settecento, ha letteralmente attraversato terre e tempi lontani: ancora vivente, le sue opere andavano in scena ad esempio anche in Transilvania. A una rilettura del teatro del grande veneziano è dedicata l'intervista di Smaranda Bratu Elian a Carmelo Alberti, professore di teoria e storia del teatro e dello spettacolo presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, nonché autore di fondamentali studi sul teatro veneziano e in particolare su Carlo Goldoni (la cui opera, ricordiamo, è pubblicata anche in Romania).



In memoriam Onofrio Cerbone (1950-2016)

Lo scorso 9 febbraio si è spento improvvisamente il professor Onofrio Cerbone. Nato il 24 maggio 1950, il professor Cerbone si laureò in Filosofia presso l’Università di Napoli, diventando lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Iaşi, Groningen e Bucarest. Iniziatore e coordinatore del Master in studi Italo-Iberici della Cattedra di italiano dell’Università di Bucarest, ha dedicato i suoi studi recenti alla scuola di sociologia romena di Dimitrie Gusti. Lo ricordiamo con una presentazione della figlia, Giuseppina Cerbone, e un intervento di Florin Galiş, suo ex allievo e amico.



Eco 1. Quando «Il nome della rosa» sfuggì alla censura comunista

Alla memoria di Umberto Eco e a una ricognizione della ricezione della sua opera in Romania è dedicato il profilo di Doina Condrea Derer che qui pubblichiamo. Insieme ad aspetti di critica letteraria, l'autrice ricorda anche come la pubblicazione de Il nome della rosa, primo romanzo che rese celebre Eco oltre la cerchia degli addetti ai lavori, fu una sorta di «miracolo» in Romania: la traduzione, infatti, uscì già nel 1984, sfuggendo all'opprimente censura comunista. Completano il testo annotazioni sull'ampio materiale critico prodotto in Romania su Eco, insieme a traduzioni di saggi e volumi teorici.



Eco 2. E Grigore Gonţa mise in scena «Numele trandafirului»

Nel 1998 Grigore Gonţa, noto regista romeno, mette in scena per la prima volta al Teatro Nazionale di Bucarest Numele trandafirului, spettacolo teatrale basato su Il nome della rosa e volto a restituire in chiave drammaturgica un’opera molto complessa per tema, struttura e linguaggio. Lo spettacolo di Gonţa costituisce il tema e l’orizzonte del volume «Il nome della rosa» a teatro, del professor Armando Rotondi (Università di Napoli «L’Orientale»), da cui traiamo l’intervista nella quale Gonţa ripercorre la complessa e ardita messa in scena teatrale del capolavoro narrativo di Eco.



Per una poetica dello stile: dare corpo ai segni. Parla Alberto Casadei

«Lo stile non è un elemento formale, un’aggiunta esteriore a un contenuto già costituito, e nemmeno lo scarto rispetto a una norma in qualche modo fissata; si tratta invece dell’interfaccia fra biologia dell’autore, dunque la sua esistenza vista in modo unitario, e mondo esterno». Così Alberto Casadei, ordinario di letteratura italiana all'Università di Pisa, critico e teorico della letteratura, narratore e poeta. Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian», nel dialogo che pubblichiamo delinea suggestive proposte per una critica letteraria basata sulle recenti scienze cognitive.



Gli anni romeni dell’esploratore Romolo Gessi

Una delle pagine più affascinanti, e insieme meno note, della storia italiana è quella rappresentata dalle vicende dei grandi esploratori italiani, protagonisti fino all'inizio del XIX secolo di rimarchevoli imprese in diverse parti del mondo. Tra i numerosi protagonisti, merita un posto particolare Romolo Gessi, nato nel 1831 e trasferitosi nel 1848 a Bucarest come addetto al consolato inglese. Il saggio di Marco Baratto ne ricorda l'attività diplomatica, svoltasi in pieno clima risorgimentale, dedicando particolare attenzione al rapporto di Gessi con la Romania.



La comune radice latina: «Scritti veneziani», anniversario Nicolae Iorga

Nell'anno che volge ormai a conclusione ricorre il settantacinquesimo anniversario della scomparsa del grande storico romeno Nicolae Iorga, cui si deve la fondazione nel 1930 dell'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, all'epoca noto come Casa Romena. Per l'occasione è stato pubblicato il volume Nicolae Iorga, Scritti veneziani (Ed. ICR), con articoli, studi, conferenze, relazioni dello storico riguardanti Venezia ed i rapporti politici della Repubblica di Venezia con i Principati Romeni lungo i secoli. Il volume sarà presentato l’11 dicembre all'Istituto Romeno di Cultura di Venezia.



Luigi Tassoni: ricerca e creazione, ecco il ruolo di letteratura e università

Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Luigi Tassoni, critico, semiologo, storico della letteratura, ordinario di letteratura italiana all’Università di Pécs (Ungheria) e dal 1994 direttore del Dipartimento di Italianistica della stessa Università e dell’Istituto di Romanistica. In questa articolata intervista si attua, tra l'altro, un interessante confronto sui metodi e sui risultati dell’insegnamento dell’italianistica, della sperimentazione didattica e della ricerca scientifica nelle università romene e ungheresi, comprese le nuove sfide che attendono studenti e professori.



Escono in romeno «I libri della famiglia» di Leon Battista Alberti

È in uscita, per la prima volta in romeno, presso la casa editrice Humanitas di Bucarest, l'edizione bilingue di un testo fondamentale del Quattrocento, I libri della famiglia (De familia libri IV) di Leon Battista Alberti (Genova, 1404-Roma, 1472), nell’ormai nota collana bilingue Biblioteca italiana. A questa importante opera, «vero e proprio manifesto della civiltà umanistica», e al suo famoso autore è dedicata l'intervista al professor Francesco Furlan, prefatore del volume e specialista del Rinascimento e in modo particolare dell’Alberti. A cura di Smaranda Bratu Elian.



Dinu Flămând: Da Petrarca a Montale, la grande poesia ha antiche radici

Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è Dinu Flămând, noto poeta, saggista e critico letterario romeno, nonché tra i più importanti traduttori di poesia. Membro fondatore del cenacolo e della rivista «Echinox», che alla fine del secolo scorso ha segnato uno dei movimenti letterari più importanti della Romania, Flămând è stato anche amico del grande italianista Marian Papahagi. Di questa esperienza culturale, dell'opera di traduzione poetica nonché del proprio legame alla cultura e poesia italiana, ci parla in questa ampia intervista.



750 anni di Dante. Note di un lettore romeno della «Divina commedia»

750 anni fa nasceva a Firenze Dante Aligheri, il più grande poeta della neolatinità, come lo definisce l’italianista Alexandru Balaci. Pubblichiamo uno studio di Geo Vasile che segnala, tra l'altro, le versioni complete in lingua romena della Divina Commedia: la prima del poeta George Coşbuc, curata e stampata dalla Casa Editrice «Cartea Românească» dal romenista Ramiro Ortiz tra il 1924 e il 1932, la seconda dell'italianista Alexandru Marcu. Le successive sono di Ion A. Ţundrea, della poetessa Eta Boeriu e infine anche dell'italiano Giuseppe Cifarelli.



Giorgio Stabile: Leopardi e Galilei, la modernità tra natura e disincanto

Ospite questo mese de «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian» è il professor Giorgio Stabile, i cui interessi di studio comprendono filosofia, scienza, religione, arti, dall'antichità al XVII secolo. L'intervista affronta aspetti di acuta modernità che accomunano i due grandi, ossia Leopardi e Galilei. «Leopardi, nello Zibaldone, chiama Galilei “primo riformatore della filosofia e dello spirito umano” – segnala Stabile –, con perfetta coscienza che Galilei aveva aperto una nuova epoca e strada alla filosofia europea sradicando dalle fondamenta l’edificio dottrinale aristotelico-scolastico».



Il buon critico lavora di umiltà e di ascolto. Intervista a Lucio Felici

Ci sono esperienze professionali più uniche che rare. È il caso di Lucio Felici, saggista e critico letterario, già direttore di colossi come Garzanti, Giunti, Newton Compton. Alla scuola di maestri indiscussi quali Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Paolo Volponi, e una ancora lunga lista di grandi nomi, medesima la lezione appresa: «Il critico – segnala Felici – deve mettersi in umile ascolto dell’autore e tentare con lui un dialogo fraterno. Se manca il rapporto empatico, la filologia e qualsiasi altro metodo d’interpretazione diventano autoreferenziali». Intervista di Smaranda Bratu Elian.



Escono in romeno le «Lettere dal manicomio» di Torquato Tasso

È in uscita presso l'editrice Humanitas di Bucarest l'edizione bilingue delle Lettere dal manicomio di Torquato Tasso, selezione dell’enorme epistolario che lo scrittore produsse nel periodo tra il 1579 e il 1586, durante i sette anni di reclusione nell’ospedale-carcere Sant’Anna di Ferrara. Alla modernità di Tasso, che nelle lettere parla di sé ma indirettamente rivela aspetti essenziali della sua epoca, è dedicata l'intervista a Sergio Zatti, dell'Università di Pisa, prefatore del volume e specialista dell’epica cavalleresca del Cinquecento italiano. A cura di Smaranda Bratu Elian.



La guerra e il corpo. Daniela Zeca-Buzura sul libro di Paolo Giordano

«Nella guerra siamo soltanto corpo, anzi il corpo umano è il vero protagonista». Daniela Zeca-Buzura – narratrice, saggista, critico letterario e realizzatrice in Romania di trasmissioni radiotelevisive – propone un’ampia analisi del romanzo di Paolo Giordano, Il corpo umano (tradotto in romeno e pubblicato a fine 2014 da Humanitas) quale occasione per più ampie considerazioni sul tema della guerra e del rapporto tra letteratura e guerra. Con un ammonimento: esiste anche «la guerra assente, il cui soffio ci porta in situazioni inattese come quella di Charlie Hebdo». Intervista di Cristina Gogianu.



Silvio Guarnieri, dieci anni di vita e studi a Timişoara. Un inedito

Silvio Guarnieri (1910-1992) fu uomo di lettere, scrittore e docente universitario. Nel 1938, insofferente delle limitazioni imposte dalla censura fascista, giunse in Romania come direttore dell'Istituto italiano di cultura, sezione di Timişoara, fino al 1948. A questa singolare figura di studioso e diplomatico, Doina Condrea Derer ha dedicato un importante volume monografico, Silvio Guarnieri. Universitar în Romania și Italia (2009). Pubblichiamo, in traduzione italiana, il capitolo dedicato all’attività pubblicistica di Guarnieri in Romania, con una lettera inedita.



Ungaretti, la vergine semplicità della parola che parla

«Ogni colore si espande e si adagia / negli altri colori / Per essere più solo se lo guardi». Il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro l’Austria e Giuseppe Ungaretti si arruolava volontario. Trincea e massacri gli impediranno per sempre le magniloquenze stilistiche proprie di una certa poesia, per ritrovare piuttosto nella semplicità del vocabolo un nucleo capace di trasmettere significati inconsueti. Ungaretti abbandona i vecchi schemi retorico-stilistici e impone i propri codici di comunicazione poetica, realizzando così un raccordo con la grande poesia europea. Analisi di Hanibal Stănciulescu.



«L’utilità dell’inutile». Nuccio Ordine e il suo bestseller «eretico»

«L’utilità dell’inutile» è il titolo di un fortunato bestseller, pubblicato in francese nel 2013 e tradotto in numerose lingue – incluso, in prossima edizione, il romeno – di Nuccio Ordine, illustre specialista di studi sul Rinascimento e direttore, insieme a Smaranda Bratu Elian, della «Biblioteca Italiana» edita da Humanitas. Le discipline umanistiche, ritenute «inutili» nella logica mercantilistica della nostra società, sono invece indispensabili per il miglioramento di sé e la crescita dell’umanità. Questi alcuni degli assunti espressi e approfonditi nell’intervista realizzata da Smaranda Bratu Elian.



Andrea Bajani: «La letteratura? Una grande macchina per stupire»

«L’arte è una relazione, quando scrivo devo consegnare a qualcuno una verità. Se voglio capire cosa sta succedendo in Europa, vengo a Bucarest, perché qui le contraddizioni sono molto più visibili». Così Andrea Bajani, autore tra l’altro di un noto romanzo ambientato in parte in Romania (Se consideri le colpe, Einaudi), nell’intervista realizzata da Cristina Gogianu in occasione della partecipazione al Festival di Letteratura di Bucarest. Scrittura e letteratura, il legame con Antonio Tabucchi, la condizione della famiglia, Bucarest e la sua immagine: un ampio caleidoscopio di temi e spunti.



Galileo Galilei a 450 anni dalla nascita. Interviene Magda Stavinschi

Magda Stavinschi, maggior astronomo romeno contemporaneo, direttore dell'Osservatorio Astronomico dell’Accademia Romena tra il 1990 e il 2005, propone un ritratto di Galileo Galilei a 450 anni dalla nascita del grande toscano. La vita e le scoperte, e in particolare le vicende legate al processo, sono al centro dell’attenzione della studiosa, che sottolinea come tale processo si sia concluso soltanto nel 1992, quando il papa Giovanni Paolo II propose una rinnovata ermeneutica dei rapporti tra scienza e fede ed espresse profondo rincrescimento per il modo in cui venne trattato il caso Galilei.



Pierfranco Bruni: «Claretta e Benito, un romanzo di passione e morte»

Pedepsiţi în iubire (Ed. Capriccio, Piatra-Neamţ, 2014) è il titolo della traduzione romena del romanzo Passione e morte. Claretta e Ben di Pierfranco Bruni, dedicato a ridisegnare i contorni della storia d’amore tra Claretta Petacci e Benito Mussolini. Ştefan Damian, che ha tradotto il romanzo, ha intervistato l’autore, approfondendo il tema dell'invenzione narrativa e le ragioni della scrittura di Bruni, all'origine di un'opera poliedrica che comprende tra l'altro versi, racconti, romanzi, saggi sulla letteratura italiana del Novecento e sulla cultura poetica della Magna Grecia.



Uno storico a «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian»: Adriano Prosperi

Prende il via con questo numero la rubrica «Gli invitati di Smaranda Bratu Elian», appuntamento mensile che la nota italianista romena, responsabile della collana bilingue «Biblioteca italiana» dell'editrice Humanitas di Bucarest, propone con una prestigiosa personalità della scena culturale italiana, legata in qualche modo alla cultura romena, e con una personalità romena legata alla cultura italiana. Apre la serie un'intervista con Adriano Prosperi, storico molto noto per i suoi studi sull'Inquisizione. Tra i temi del dialogo, il significato della storia, il rapporto con l'ideologia e, naturalmente, l'inquisizione.



Cesare De Michelis: «Giuseppe Berto, vero interprete della crisi morale»

In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Berto, l'editrice Humanitas ha pubblicato, nella traduzione romena di Smaranda Bratu Elian, Il male oscuro, il più noto romanzo dello scrittore. Cesare De Michelis, presidente della Fondazione Giuseppe Berto e direttore della storica Marsilio Editori, propone alcune chiavi di lettura della temperie culturale contemporanea, segnata prima dal tramonto delle ideologie e poi da una profonda crisi morale. Berto, osserva De Michelis, ha colto prima e più a fondo di altri le ragioni profonde di questa condizione. Intervista di Cristina Gogianu.



Quando la lingua è vita: «lo Zingarelli 2015». (Con una nostra proposta)

La lingua è la casa dell’uomo e nulla di quanto avviene nell’ambito del linguaggio è irrilevante: cambiamenti di civiltà comportano cambiamenti di linguaggio. Lo evidenzia con efficacia quel gioiello editoriale che è il vocabolario lo Zingarelli 2015 (Zanichelli), dove tra 144 mila voci e 380 mila significati, troviamo 500 parole nuove, 3.000 parole da salvare e un'idea originale: 55 «definizioni d’autore», ossia parole commentate da varie personalità. Spunto per una proposta: grande operazione farebbe quell'editore che volesse lavorare a un «lessico culturale italo-romeno». Di Giovanni Ruggeri.



Letteratura migrante: Irina Ţurcanu e il suo «Alia su un sentiero diverso»

Con questo numero iniziamo la pubblicazione di interventi dedicati ai libri più rappresentativi della cosiddetta letteratura romena migrante, cioè prodotta in lingua italiana da autori romeni italofoni che vivono e operano in Italia. Apre la serie il romanzo d’esordio di Irina Ţurcanu, Alia su un sentiero diverso (Edizioni Seneca 2008). Temi centrali del libro sono lo sradicamento e la perdita dell’orizzonte, ma anche la ricerca di una terra fertile dove poter reimpiantare le proprie radici. Un altro luogo per declinare la propria identità. Recensione di Ana Maria Tomaziu Patraşcu.



Dalla Romania: omaggio a Mario Luzi nel centenario della nascita

«Una vita dedicata alla difesa e alla dignità della parola poetica». È il ritratto che del grande Mario Luzi propone l’italianista Geo Vasile, ripercorrendo gli snodi essenziali dell’opera del maestro. Ieratica e duttile, la poesia di Luzi prende di mira il cuore dell’enigma. Vasile riporta anche un breve scambio epistolare personale con il grande poeta, non senza accenni alla poesia romena e a Eminescu, di cui Luzi scrive: «Ha fatto ciò che nel secolo successivo al suo e anche oggi si tenta di fare per convinzione o per calcolo: una letteratura senza frontiere tra germanesimo e retaggio latino».   



Arturo Graf, mediatore culturale ante litteram della Romania

L’intensificarsi delle relazioni e lo sviluppo delle attività economiche degli Italiani nei porti franchi romeni di Braila e Galați nell'Ottocento portarono anche i semi più fertili della cultura. All’interno di questa realtà è presente anche Arturo Graf, uno dei poeti e critici letterari più in vista tra il XIX e il XX secolo. Nato ad Atene da padre tedesco e da madre italiana di Ancona, ma di antica famiglia fiorentina, Graf si trasferisce con la famiglia a Trieste e, dopo la morte prematura del padre, va a vivere presso la casa dello zio materno che risiedeva a Braila, dove pubblica i suoi primi scritti. Studio di Corina Ţucu.



Letture dantesche, Roberto Benigni a scuola da Boccaccio

La nota celebrità e il meritato successo di pubblico riscosso dalle tre edizioni del riuscitissimo spettacolo «Tutto Dante» di Roberto Benigni - eccezione aurea in un paesaggio culturale spesso desolante - vantano antecedenti storici di tutto rispetto. Ce ne parla Laszlo Alexandru, che presenta le «Letture dantesche» inaugurate già dai tempi di Boccaccio e arrivate ai nostri giorni. Tra le esperienze recenti, gli incontri di Franco Nembrini e gli happening danteschi avviati dall’attore e regista teatrale Franco Palmieri. Anticipazione: pare che Benigni prepari un film su Dante.



Arnoldo Foà, la profonda voce dai mille volti

Lo scorso 11 gennaio si è spento a Roma, all’età di 97 anni, Arnoldo Foà, grande protagonista della scena italiana novecentesca, attore di teatro, cinema e tv, regista, ma anche scultore, pittore e poeta. Roxana Utale, docente all’Università di Bucarest, ci propone un’originale memoria di Foà, seguendo l’unica traccia realmente praticabile alla stragrande maggioranza dei romeni, che non hanno potuto vedere il grande Foà a teatro ma ne hanno conosciuto l’inconfondibile, profonda e vibrante voce di doppiatore di grandi indimenticabili del cinema, da Anthony Quinn a John Wayne.



Settecento anni di Boccaccio, Bucarest celebra il grande italiano

Per gli italianisti e per gli studiosi del Medioevo letterario, il 2013 è stato un anno del tutto speciale: si sono celebrati i 700 anni dalla nascita dello scrittore Giovanni Boccaccio (1313-1375). Corina Anton, professoressa dell'Università di Bucarest, presenta una rassegna degli eventi organizzati nella capitale romena per celebrare l'autore del Decameron, capolavoro alla base della prosa europea moderna. La nutrita serie di manifestazioni e interventi, di cui si dà qui conto, segnala il notevole interesse degli specialisti romeni per l’opera del grande classico italiano.



Giancarlo Repetto: «Bucarest, dove le storie ti vengono a cercare»

«Bucarest mi ha fatto ritrovare la voglia e il piacere di scrivere: è una città strana e affascinante nella quale le storie mi vengono a cercare». Dal 2008 Giancarlo Repetto insegna al Liceo bilingue «Dante Alighieri» di Bucarest e nel 2012 ha istituito, insieme a Smaranda Bratu Elian e Oana Bosca-Malin, il «Festival di lettura giovane». Autore di un romanzo e della recente raccolta di racconti Ventotto tagli di luna (Neos Edizioni, Torino 2013), il professor Repetto propone alcune considerazioni sulla società romena e sulla sua esperienza umana e professionale a Bucarest.



Errico e Bruto Amante, personalità del Risorgimento italiano e romeno

Nicola Terracciano ci presenta due personaggi profondamente legati al Risorgimento italiano e romeno, Errico e Bruto Amante. Errico Amante fu patriota, giudice, studioso di Giambattista Vico, senatore del Regno d'Italia, una delle figure preminenti del Risorgimento italiano meridionale e molto legato alla Romania. Suo figlio, Bruto Amante, fu alto funzionario nel Ministero della Pubblica Istruzione, Segretario del Ministro Francesco De Sanctis e filoromeno per l’educazione ricevuta dal padre, ma soprattutto per i numerosi rapporti con personalità romene dell’epoca.



«Una strana gioia di vivere». Sandro Penna pubblicato in Romania

Ha visto da poco la luce, per i tipi della Humanitas di Bucarest, la silloge bilingue Poesie / Poezii di Sandro Penna, nella traduzione e cura di Smaranda Bratu Elian. «La poesia di Penna - avverte Alberto Casadei nella prefazione - punta all’immediatezza del rapporto sensazione-parola, alla trasparenza e alla cantabilità. La nettezza stilistica allontana le impurità ma non le elimina, e anzi si giustifica soprattutto come invenzione di una bellezza insieme falsa e vera. La sua è una scrittura che esprime la felicità del vivere attraverso l’azione della poesia: la vita è un bene, nonostante tutto».



Smaranda Elian: «Tradurre, necessità e diletto del dialogo tra le culture»

Coordinatrice della prestigiosa collana bilingue Biblioteca Italiana dell'editrice Humanitas di Bucarest, traduttrice di prim’ordine soprattutto dall’italiano al romeno, Smaranda Bratu Elian è stata insignita del Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana per il 2012. «La traduzione letteraria è per me un lusso e un diletto e le traduzioni fanno parte del dialogo vivo tra le culture», racconta in questa intervista dove affronta tra l'altro le problematiche della traduzione letteraria e la presenza della letteratura italiana in Romania.



La spettacolarizzazione della prosa italiana

Oana Boşca-Mălin, docente di lingua e letteratura italiana all’Università di Bucarest, ha pubblicato un poderoso studio sulla spettacolarizzazione della prosa italiana, che nel 2012 gli ha valso il premio di italianistica «Marian Papahagi». Sotto analisi, gli attuali meccanismi di promozione della letteratura, i filoni narrativi di maggior successo, il rapporto della nuova narrativa con il pubblico e con il mondo editoriale. Forte di una robusta bibliografia, Boşca-Mălin ci consegna un lavoro di carattere interdisciplinare in grado di interessare un largo pubblico. Recensione di Miruna Bulumete.



Alessandro Moscè: «Lo scrittore saccheggia le sensazioni di morte»

«Le ossessioni sono creative. Lo scrittore saccheggia in continuazione le sensazioni di morte che lo ossessionano. Il mio libro Il talento della malattia contiene un avvertimento, un sintomo: il panico, che assomiglia molto alla mortalità e testimonia l’apice della paura come spettro ancestrale e, appunto, l’ossessione delle ossessioni». Muove da queste premesse, e spazia a tutto campo sui temi della creatività letteraria, il dialogo tra la scrittrice romena Eliza Macadan e Alessandro Moscè, critico letterario e autore de Il talento della malattia (Avagliano Editore 2012).



Fondare un giornale a Bucarest: Luigi Cazzavillan e «Universul»

Luigi Cazzavillan fu giornalista, imprenditore e filantropo nella Romania di fine Ottocento. Arrivato a Bucarest quale corrispondente di guerra per alcuni giornali italiani, finì per stabilirvisi e fondare la testata «Universul», il più importante giornale della «Romania piccola». A lui è dedicato il volume Un italiano a Bucarest: Luigi Cazzavillan (1852-1903), di Ioan-Aurel Pop e Ion Cârja (Editrice Viella 2012). Verso la fine del XIX secolo, Cazzavillan era considerato una delle più importanti personalità della comunità italiana di Bucarest, promotore anche di varie iniziative caritatevoli.



L’ultimo Pasolini, nostalgia di un'irriducibile passione sociale

Nell’ultima parte della sua vita, Pier Paolo Pasolini si dedicò ad un’intesa attività pubblicistica di impronta pedagogica. Tuttavia, viste le sue considerazioni sulla società, non sembra che tale attività si possa derubricare unicamente come progetto pedagogico, potendo invece rappresentare anche, da un lato, un chiarimento pubblico con se stesso e, dall’altro e soprattutto, un atto creativo peculiare e di sostanziale rilevanza. Sono queste le premesse dello studio presentato da Federico Sollazzo in un convegno di italianistica all’Università di Craiova, che qui pubblichiamo.



Maestro Ruggero di Puglia e i Tartari alla conquista della Transilvania

A Maestro Ruggero di Puglia, monaco e documentarista del XIII secolo, si deve la storia della conquista della Transilvania e della pianura pannonica da parte dei Tartari nel 1241. Di questo racconto minutamente descrittivo, affidato al Carmen  Miserabile, proponiamo, in prima traduzione italiana a cura di Afdera Zirone, il capitolo XXXIV dedicato alla distruzione della città di Varadino, l'attuale Oradea. Di Walter Scudero, autore del volume Memoria intorno a Maestro Ruggero di Puglia ed il suo «Carmen Miserabile» (Edizioni del Rosone, Foggia 2012), l'ampia presentazione e profilo storico.



Poesia è semplicità: Umberto Saba in Romania, a 130 anni dalla nascita

Il poeta Umberto Saba è conosciuto in Romania grazie a traduzioni pubblicate su varie riviste e a tre antologie (1944, 1970 e 2009). La più recente e complessa silloge, La capra e altri poemi / Capra şi alte poeme, è edita da Humanitas nella prestigiosa Biblioteca Italiana, a cura di Smaranda Bratu Elian, con traduzione e postfazione di Dinu Flâmând. «Un messaggio etico di semplicità e umiltà emerge dall’intera opera di Saba, la cui grandezza sta nella convinta adesione alla realtà, nei contenuti e nel linguaggio, insieme colto e semplice». Così Margherita Ganeri nella prefazione.



Fabio Stassi: «Credo nell’utopia di una letteratura libera e cosmopolita»

«Mi piacerebbe essere in qualche modo considerato uno scrittore siciliano, tunisino, cartaginese, albanese, sudamericano e forse anche romeno, un uomo che appartiene al nostro tempo meticcio. Continuo a credere, in maniera infantile, nell’utopia di una letteratura che abbia ancora al centro il personaggio-uomo, e che sia libera, e cosmopolita». Così Fabio Stassi, scrittore, che si presenta sulla scena culturale romena con il suo libro L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio Editore 2012, ora in uscita presso Polirom). Cerasela Barbone, la traduttrice, lo ha intervistato.



Invito alla storia: il nuovo Atlante Storico Zanichelli 2013

Un avvincente invito alla storia, dove vicende, personaggi, congiunture, implicazioni si squadernano lungo i secoli e tra le latitudini, mentre il lettore è invitato e rimandato, dalla ricchezza di efficaci spunti, all’esigenza di approfondimenti su questo o quell’aspetto. È l'offerta dell’Atlante Storico 2013 edito da Zanichelli (Bologna 2012), opera in due volumi più dvd, che spazia dalla preistoria ai nostri giorni. E la Romania? La troviamo richiamata sempre e inevitabilmente in contesti di relazioni e vicende sovranazionali. Recensione di Giovanni Ruggeri.



Per una storia dei friulani in Romania. La comunità di Craiova

Elena Pîrvu evoca la storia della comunità italiana di Craiova, stanziatasi in questa città e dintorni a partire dal 1850. Il flusso migratorio, proveniente in gran parte dal Friuli, proseguì fino agli anni ’30 del Novecento, quando la comunità friulana raggiunse dimensioni ragguardevoli. Dopo il 1948, i provvedimenti restrittivi del regime comunista colpirono anche gli italiani, che furono privati di passaporto e cittadinanza. Nel settembre del 1991, dopo quarant’anni, la Comunità italiana di Craiova si è riorganizzata con il nome di «Comunità Italiana dell’Oltenia».



Tra Europa e Romania: gli studi linguistici di Marco Antonio Canini

Marco Antonio Canini (1822-1891), linguista, poeta, traduttore e ideologo, fu una figura pionieristica per la conoscenza della cultura romena in Italia. Trasferitosi con la famiglia a Bucarest, conobbe vari uomini politici della Romania e fu sostenitore dell'unificazione politica dei principati romeni. Matteo Veronesi presenta la figura di questo studioso che, con la sua ricerca delle origini, trovò un'idea d'Europa che salvaguardasse, insieme, la totalità e le identità particolari, l'universalità e le comunità nazionali. Interessanti, ancorché non di rado discutibili, le sue suggestioni etimologiche.



«Il sogno della letteratura» e la critica pungente di Daniela Marcheschi

L'ultimo libro di Daniela Marcheschi, Il sogno della letteratura – Luoghi, maestri, tradizioni (Gaffi, Roma 2012), è frutto delle riflessioni di una divoratrice smaliziata di libri, che crede ancora nella capacità della critica di opporsi alle caotiche mercificazioni a cui viene sottoposta la cultura oggi. Accanita avversaria del conformismo intellettuale, la Marcheschi denuncia sin dalla Premessa del volume il deplorevole abbandono di molti critici all’improvvisazione e la loro chiusura in uno sterile soggettivismo autoreferenziale. Recensione di Hanibal Stănciulescu.



Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (III)

Il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato» giunge alla pubblicazione della terza e ultima parte dello studio di Aurel Cosma Jr., Tracce di vita italiana nel Banato (1939). Siamo nel Settecento: «La pace di Passarovitz del 1718 – scrive Cosma – inaugura una nuova era nella vita del Banato. II vittorioso principe Sabaudo affidò al Conte Mercy la riorganizzazione della regione. A questo difficile lavoro di ricostruzione soprattutto economica, anche gli Italiani hanno dato concorso di lavoro. La rinascita del Banato è dovuta in gran parte alle braccia instancabili e al genio italiano».



Risorgimento antieroico: «Il Cimitero di Praga» di Umberto Eco

Filippo Salvatore analizza la versione antieroica dei fatti storici sul Risorgimento data da Umberto Eco nel suo Il Cimitero di Praga. Eco confuta l’esistenza di un complotto che guida la storia dell’umanità, ma ricorda che, ripercorrendo gli avvenimenti, si scoprono piccole congiure e trame che hanno effetti drammatici per chi ne è vittima. Lo scrittore ci ammonisce che i complotti, anche quando non esistono o sono basati su falsità, hanno fatali conseguenze nella vita reale. Una convinzione resta salda: il primo rimedio contro il male è la conoscenza, la forma più sublime di pietà.



Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (II)

Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato» con la pubblicazione della seconda parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana, sezione di Timişoara. «Pulsazioni di vita italiana nel Banato troviamo anche nel campo militare, soprattutto all'epoca delle guerre contro i Turchi, quando innumerevoli Italiani versarono il loro sangue per la liberazione dal terrore della mezzaluna anticristiana» Spiccano le figure di San Giovanni da Capestrano e del conte Luigi Ferdinando Marsigli.



«Presenza italiana nel Banato», al via nuovo progetto. Aurel Cosma Jr.

Inauguriamo con questo numero il nuovo progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato». Coordinato da Afrodita Carmen Cionchin, si propone il duplice obiettivo di recuperare la memoria storica, valorizzando e reinserendo nel circuito culturale alcuni dei contributi più importanti di coloro che hanno trattato questo tema, e di produrre nuovi studi sull’argomento. Si inizia con un testo di Aurel Cosma Jr., avvocato, giornalista e scrittore, nato il 25 marzo 1901 a Timişoara, intellettuale di spicco del Banato del primo Novecento.



La comunità italiana nella Bucarest di fine Ottocento e Luigi Cazzavillan

Luigi Cazzavillan (1852-1903) è la personalità più dinamica ed eminente del primo insediamento italiano nella capitale romena. Tra il 1884 e il 1885, pubblica il giornale «Necesarul», che raggiunge subito una tiratura di 5000 copie quando gli altri giornali romeni raggiungevano appena le 3000 copie, acquista una propria tipografia e nel 1884 fonda «Universul», che in breve tempo diviene il più letto e diffuso quotidiano romeno, con una tiratura di decine di migliaia di copie. Lo studio è tratto dal volume Veneti in Romania, a cura di Roberto Scagno (Longo Editore 2008).



Carmine Abate, vincitore del Campiello. Una testimonianza interculturale

L’emigrazione italiana ha espresso, come del resto ogni fenomeno migratorio, una vasta produzione artistica e letteraria, che si è andata evolvendo negli anni, acquisendo nuove forme, nuove tematiche, nuove spinte artistiche. Tale produzione ha arricchito la letteratura di migrazione e le donne e gli uomini che l’hanno resa possibile esprimono oggi un importante apporto culturale, sul piano internazionale e multiculturale. Frosina Qyrdeti esamina alcuni aspetti della scrittura narrativa di uno dei rappresentanti di questa corrente, Carmine Abate, vincitore del Premio Campiello 2012.



L’eresia alla rovescia nel «Decameron» di Pier Paolo Pasolini

George Popescu analizza il film Decameron, citando Mario Luzi come una possibile chiave di accesso per Pasolini. Il che può sembrare curioso, però non è affatto casuale che Pasolini abbia prodotto una pellicola cinematografica a partire da un vangelo, quello di Matteo. E, poi, è ancora vivo un tratto significativo della sua personalità, in parte sbagliato, in parte malinteso, quello di eretico, epiteto che ha proposto e assunto da solo e di cui si devono cogliere non solo alcune sfumature vere e proprie, ma anche l'idea del gioco che Pasolini ha sempre interpretato.



Donna-sfinge o donna fatale? Il femminile e «La noia» di Moravia

Laura Stefania Mara ci dischiude l’universo femminile de La noia di Alberto Moravia a partire dai quattro tipi di donne nella letteratura, identificati dal critico Corina Ciocârlie nel suo Fals tratat de disperare (Falso trattato di disperazione): la sfinge oppure la moglie dominante; la bisbetica oppure la moglie detestata; il diavolo oppure la donna fatale; Vidma oppure la donna malata. Nei personaggi-donna di Moravia - la madre di Dino, Cecilia e sua madre - questi tipi non sono mai troppo nettamente delimitati, ma si intersecano tra loro in modo molto interessante.



Timişoara multiculturale, tra sviluppo storico e articolazione etnica

Conosciuta soprattutto come città della rivoluzione romena del 1989, ai tempi dell’impero austro-ungarico Timișoara era nota come «la piccola Vienna». Primati di rilievo segnano infatti l’epoca imperiale, quando la città ebbe per prima l'illuminazione stradale a lampade (1760) e, nell'Ungheria e Romania dell'epoca, vantò servizio telegrafico (1854) e ambulanza (1886). Nel 1953, poi, era l’unica città europea con tre teatri di stato (romeno, ungherese e tedesco). Simbolo di una storica multiculturalità, che Afrodita Cionchin presenta anche con il corredo di immagini d'epoca.



Scalpellini e appaltatori: gli italiani nella «Rumania» del 1912

«Gli italiani in Rumania sono principalmente muratori, scalpellini, stuccatori e tagliaboschi. Vi sono pochi merciai ambulanti e un forte gruppo di appaltatori. Tutti vivono nella agiatezza». È il 1912 e il dott. G.E. di Palma di Castiglione, ispettore viaggiante dell’emigrazione, pubblica una relazione sul «Bollettino dell’Emigrazione» di Roma, col titolo L’Oriente d’Europa quale mercato per la mano d’opera italiana (Rumania - Bulgaria - Serbia). Suggestiva la sezione dedicata alla Romania, che qui pubblichiamo per gentile concessione di Corina Ţucu, autrice di un recente libro.



In Romania a cercare il pane: la migrazione storica dei friulani

Tra il 1820 e il 1947 molti partirono dal Friuli alla volta della Romania in cerca di migliori condizioni di vita. Silvia Biasutti ricostruisce la situazione di un Friuli contadino, stremato dalla miseria e non in grado di assicurare il pane a tanti che, in quel Paese dell’Impero Austroungarico, vedevano una vera terra promessa. In Romania i friulani trovarono un ambiente culturale per tanti versi affine a quello di casa. Una pagina di storia che chiarisce i rapporti tra i due popoli e la trasformazione di alcuni flussi migratori temporanei in situazioni permanenti di lunga durata.



Filosofia e finitezza, una via all'Essere. In dialogo con Vittorio Possenti

«Elaborare una filosofia della finitezza non pregiudizialmente arroccata in se stessa è un compito onesto. Portare la persona dinanzi all'esperienza della finitezza e domandare a partire da quella, ecco una strada verso cui ci si può avviare. L'esistenza finita contiene in sé una verità inesauribile, ed è perciò mistero». Il ruolo della ricerca filosofica e della metafisica nella cultura contemporanea, il rapporto tra scienza e fede, religione e politica: sono alcuni dei temi del dialogo che i filosofi romeni Ciprian Vălcan e Alin Tat intrecciano con Vittorio Possenti, noto pensatore italiano.



Cesare Pavese, «un greco del nostro tempo»

L’«Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo», sorto su iniziativa di Antonio Catalfamo e con sede nella casa natale di Pavese a Santo Stefano Belbo, monitora, grazie a numerosi collaboratori di vari Paesi, il panorama letterario internazionale per individuare e proporre ad un più ampio pubblico nuovi studi dedicati all’opera di Pavese. Di recente l'Osservatorio ha pubblicato il dodicesimo volume della serie: Cesare Pavese, un greco del nostro tempo, a cura di Antonio Catalfamo, qui ampiamente recensito da Hanibal Stănciulescu.



«Inferno», nuova edizione critica. Intervengono Mocan e Bologna

In occasione dell’uscita in romeno dell’edizione critica integrale dell'Inferno di Dante, a cura di Mira Mocan, nella traduzione del compianto italianista Marian Papahagi e con la prefazione di Irina Papahagi (Humanitas, Bucarest 2012), Daniela Dumbravă dialoga con Mira Mocan e Corrado Bologna dell’Università Roma Tre sull'attualità di Dante e sul volgare illustre di questa traduzione. «Marian Papahagi ha colto perfettamente il valore delle parole in rima che quindi ha conservato sempre, fin dove è stato possibile, oltre ovviamente all’endecasillabo e al ritmo».



Roberto Pazzi e il daimon senza tempo della creatività

La poesia e il romanzo, il genio e la creatività. Sono alcuni dei temi che tornano nel dialogo tra Roberto Pazzi, scrittore e autore di romanzi tradotti anche in romeno (Mi spiacerà morire per non vederti più, Vangelo di Giuda e Conclave) ed Ela Iakab, critico letterario. Nella conversazione, uno spazio speciale va ad Eminescu: «Davvero straordinario – dice Pazzi –, ha la profondità e la forza d’ispirazione di ogni gigante della lirica europea. Le sue poesie mi toccano per il sentimento della morte e del Nulla, per quella straordinaria visione del Nulla e del Tutto che si uniscono in una sola dimensione».



Mezzogiorno d'Italia, il fascino della realtà secondo Antonio Catalfamo

Hanibal Stănciulescu recensisce Il racconto della realtà (Edizioni Solfanelli 2012), volume su società e cultura del Mezzogiorno di Antonio Catalfamo, critico letterario e operatore culturale, che dal 2001 coordina l'«Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo». L’autore, che spazia tra Gramsci, Verga, Camilleri e i grandi problemi del Mezzogiorno, adotta un metodo interpretativo che respinge le esagerazioni di un certo strutturalismo imperniato sulla tesi della autosufficienza dell’opera letteraria. Un percorso analitico focalizzato su vari tipi di realismo, dal romanzo poliziesco al verismo.



L'italianistica a Bucarest: Alexandru Marcu, sulle orme di Ramiro Ortiz

Alexandru Marcu è uno dei più grandi e poliedrici italianisti romeni. Si è affermato tanto nel campo della storia della letteratura, quanto in quello letterario per le numerose traduzioni dall'italiano in romeno e viceversa. Grazie alle cariche istituzionali, tra cui quella di ministro della Propaganda Nazionale negli anni 1941-1944, è stato uno dei più assidui propagatori della cultura italiana in Romania. Veronica Turcuş presenta il suo contributo allo sviluppo della cattedra di lingua e letteratura italiana dell'Università di Bucarest, come degno continuatore di Ramiro Ortiz



Claudio Magris: «Il viaggio è la più grande metafora della vita»

«Ognuno di noi ama la propria particolarità, ma sa o almeno dovrebbe sapere che essa non è ancora un valore, è la premessa del valore e non nega l’appartenenza ad altri contesti più vasti». Dopo l’uscita dell’edizione romena de L’infinito viaggiare (Călătorie nesfârşită, RAO, 2010, traduzione di Afrodita Carmen Cionchin), proponiamo un dialogo con il noto scrittore Claudio Magris sul significato del viaggio nella sua vita e scrittura. Magris si sofferma anche sul suo incontro con l'universo culturale romeno, sul rapporto tra cultura italiana e cultura romena, tra mitteleuropeismo e romenità.



L'italianistica a Timişoara. In dialogo con Viorica Bălteanu

L’italianistica a Timişoara, l'attività del locale Comitato della Società Dante Alighieri e i legami con la comunità imprenditoriale italiana più importante della Romania. E ancora, il significato dell’atto traduttivo nell’era della comunicazione e l'attuale presenza della letteratura italiana. Sono alcuni dei temi affrontati nell’intervista con Viorica Bălteanu, docente dell’Università dell’Ovest di Timişoara. Per il suo instancabile sostegno alla promozione dei rapporti culturali italo-romeni, le è stata conferita nel 2004 l’onorificenza di «Cavaliere della Repubblica Italiana al merito culturale».



Nuova pubblicazione per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia

L'Italia e la Romania verso l’Unita Nazionale è il volume, a cura di Francesco Guida, pubblicato dall'Editrice Humanitas nel 2011, che raccoglie i lavori del Congresso internazionale tenutosi all'Università di Bucarest il 16-17 giugno 2011, per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Come osserva Olivia Simion, «è frutto di una collaborazione benefica tra due spazi culturali, Italia e Romania, offrendo al pubblico romeno articoli di studiosi italiani ai quali diversamente sarebbe stato difficile arrivare».



«Strizzatore di parole». In memoria di Andrea Zanzotto

«Zanzotto è un analista trasparente del messaggio, scava la semantica fino al midollo, fino a ricavarne il senso ultimo delle cose; per questo sovente si abbandona alla sua lingua madre, quale palpito mimetico della sua origine, il dialetto della sua terra natia. Il poeta costruisce il proprio linguaggio predisposto alla logica di messaggio in virtù del principio di ricerca selettiva: in tal modo il significato viene posto davanti all’intelligenza del fruitore». Lo sostiene il poeta e critico Ciro Vitiello, autore del saggio dedicato alla memoria di Andrea Zanzotto, scomparso pochi mesi fa.


Risorgimento italiano e Rigenerazione nazionale romena: parallelismi

Adrian Niculescu, docente di storia contemporanea alla Scuola Nazionale di Scienze Politiche ed Amministrative di Bucarest, è uno dei prestigiosi autori del volume Italia e Romania verso l’Unità nazionale (Humanitas 2011), Atti del convegno per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (a cura di Francesco Guida) promosso nel giugno del 2011 dall’Ambasciata d’Italia in Romania. L'intervento che pubblichiamo evidenzia singolari parallelismi tra Risorgimento italiano e Rigenerazione nazionale romena.








Rivista online edita
dall’Associazione Orizzonti Culturali Italo-Romeni.

Promuove
il dialogo interculturale,
con particolare interesse
verso la traduzione letteraria come opera di mediazione.