Inchiesta esclusiva sulla ricezione della letteratura romena in Italia (II)

La nostra rivista ha avviato, in esclusiva, un'ampia indagine sulla ricezione della letteratura romena in Italia tra decine di critici e scrittori italiani, nell’ambito delle serie Incontri critici e Scrittori per lo Strega, di cui proponiamo qui le prime articolate risultanze, divise in due dense pagine: parte prima e parte seconda. L'inchiesta a cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone è accompagnata da una serie di incontri con noti romenisti e traduttori. Tutti i contributi sono riuniti nel nostro spazio appositamente dedicato alla ricezione della letteratura romena in Italia, consultabile qui.
In questa seconda parte della nostra inchiesta ospitiamo una serie di 22 scrittori italiani che ci parlano degli scrittori romeni a loro noti. Sfilano qui Marco Amerighi, Alessandro Bertante, Paolo Buchignani, Francesco Carofiglio, Silvia Cossu, Elisabetta Darida, Concetta D'Angeli, Costanza Di Quattro, Maddalena Fingerle, Alessio Forgione, Alberto Garlini, Simona Moraci, Sabatina Napolitano, Davide Orecchio, Rosario Palazzolo, Benedetta Palmieri, Alfredo Palomba, Luca Ricci, Eduardo Savarese, Maria Rosaria Selo, Giusy Staropoli Calafati, Alessandro Zacurri.

Come risulta dai vari interventi, il nome più ricorrente è quello di Emil Cioran (1911-1995), al quale la nostra rivista ha peraltro dedicato l'apposito Spazio Cioran, sin dalla sua fondazione. «Sono cresciuto a pane e Cioran», ci dice Eduardo Savarese, come anche Concetta D'Angeli: «Conosco abbastanza Cioran; la sua nostalgia per la lingua romena, quand’era in Francia, e il timore che si estingua mi hanno sempre commossa, anche perché temo un rischio analogo per il mio adorato italiano». A sua volta, Luca Ricci:ci confessa: «Sarebbe riduttivo dire che conosco Cioran, per lui ho avuto una vera e propria adorazione, e lo ritengo uno degli autori fondamentali della mia vita. Non tanto perché è stato maestro di scrittura o un modello letterario, ma proprio perché mi ha salvato la vita in senso pratico, concreto: una cosa che non gli sarebbe dispiaciuta, visto che era un filosofo del tangibile – delle lacrime, prima di tutto – e non delle idee».
Spiccano anche i nomi più rappresentativi dei nostri giorni, con Mircea Cărtărescu (n. 1956), il Premio Nobel Herta Müller (n. 1953), Ana Blandiana (n. 1942) e Norman Manea (n. 1936).
Del Novecento romeno vengono citati Mircea Eliade (1907-1986), Tristan Tzara (1896-1963), Vintila Horia (1915-1992) e anche Elie (Eliezer) Wiesel (1928-2016), originario dalla Romania. Sono autori che hanno vissuto in esilio e si sono affermati al di fuori dei confini nazionali della Romania.
Il nostro è un invito alla lettura e anche un incontro promettente tra la letteratura italiana e quella romena.



Dalla serie SCRITTORI PER LO STREGA


La letteratura romena si fregia di una robusta altresì varia produzione. Essa è costantemente tradotta in italiano, con nomi di punta quali Ana Blandiana, Herta Müller, Mircea Cărtărescu, Emil Cioran, e la rivista «Orizzonti culturali italo-romeni» ne registra le pubblicazioni nel database Scrittori romeni in italiano: 1900-2021. In che misura pensa sia conosciuta in Italia e quali scrittori romeni hanno attirato la sua attenzione?



MARCO AMERIGHI (intervista integrale qui)

Purtroppo il peso che riveste in Italia temo sia ancora molto marginale. Ho letto Cioran con un gusto e una passione enorme. E poche volte ho pensato di dover «appendere la penna al chiodo», come di fronte ai fenomenali libri di Herta Müller (anche se credo di ricordare che scriva in tedesco, giusto?). Ah, e ho Solenoide di Cărtărescu accanto al letto che mi guarda male, ma non ho avuto ancora il tempo per affrontarlo. Giuro, me ne siete testimoni, che lo farò presto.



ALESSANDRO BERTANTE (intervista integrale qui)

Quelli che ha citato innanzitutto. Gli scrittori romeni sono abbastanza tradotti in Italia, nell’ambito dell’Est Europa sono probabilmente i più rappresentati in Italia, insieme ai russi senz’altro. La letteratura romena vive di una fervida attività in Italia, questo credo perché esistano antichi legami culturali fra i due paesi e anche un certo tipo di memoria linguistica simile. Sarebbe da approfondire questo argomento perché è interessante.



PAOLO BUCHIGNANI (intervista integrale qui)

Purtroppo non sono in grado di rispondere a questa domanda, perché alcuni di questi autori li conosco soltanto di nome, ma mi incuriosiscono molto e cercherò di colmare questa lacuna: finora, per ragioni professionali, le mie letture hanno riguardato, prevalentemente, testi di carattere storico.



FRANCESCO CAROFIGLIO (intervista integrale qui)

In generale sono attratto dalle letterature straniere, dalla scoperta dei mondi, dalla possibilità di ritrovare, nella diversità, un sentire comune, un’emozione condivisa. Ho letto Cioran e la Müller, la sua sollecitazione mi consentirà di approfondire anche gli altri. Grazie!



SILVIA COSSU (intervista integrale qui)

Ho amato molto la Herta Müller de Il paese delle prugne verdi e de Lo sguardo estraneo. Come Emil Cioran de L’inconveniente di essere nati. Ma confesso di non avere una conoscenza sufficiente degli altri nomi da lei citati o della loro diffusione nel nostro paese per poter azzardare una risposta.



ELISABETTA DARIDA (intervista integrale qui)

Non ho una visione sulla diffusione della letteratura romena in Italia, posso solo citare la mia esperienza personale. In particolare, ricordo mio padre che leggeva Mircea Eliade e Cioran. Ho ereditato i suoi libri e se non ho ancora letto Eliade – in casa c’è Initiation, rites, sociétés secrètes il cui argomento mi attira e che prima o poi affronterò, mi piace ogni tanto leggere qualche riga di De l’inconvénient d’être né di Cioran, anche se non ne condivido il pessimismo!
Tornando alle donne nella letteratura, ho letto alcune delle poesie di Ana Blandiana, purtroppo in traduzione italiana, e recentemente – dietro consiglio di un amico – ho acquistato Solenoide di Mircea Cărtărescu.




CONCETTA D'ANGELI (intervista integrale qui)

Attualmente ho l’impressione che la letteratura romena sia abbastanza conosciuta, grazie a bravi traduttori che ce l’hanno resa accessibile. Ho letto Eliade molto presto, negli anni Settanta, lo pubblicava allora Boringhieri, e mi sono entusiasmata dei suoi studi, che ho interpretato in chiave antropologica, laica dunque, stravolgendone forse le intenzioni ma comunque apprendendovi tantissimo; ho letto anche il Giornale, splendido. Non conosco invece la sua narrativa, a parte Gaudeamus, che non ho apprezzato.
Conosco abbastanza Cioran; la sua nostalgia per la lingua romena, quand’era in Francia, e il timore che si estingua mi hanno sempre commossa, anche perché temo un rischio analogo per il mio adorato italiano. Le sue previsioni filosofiche apocalittiche, invece, non le condivido neanche un po’, però le trovo affascinanti. E, infine, ho appena cominciato a leggere Solenoide di Cartarescu, mi ci vorrà un bel po’ di tempo a finirlo, date le dimensioni; però la sua scrittura visionaria mi attrae proprio perché lontanissima dalla mia natura e dal mio stile.




COSTANZA DI QUATTRO (intervista integrale qui)

La letteratura straniera in generale crea sempre la fascinazione dell’esotico, del ‘lontano’. Leggere autori di altre nazionalità significa conoscere attraverso la storia dei loro protagonisti, culture, idee, abitudini e realtà distanti da noi. Io personalmente ho amato molto le poesie silenziose di Ana Blandiana e la filosofia di Emil Cioran. Mi è piaciuto il loro modo di scardinare i sentimenti umani, di coglierli e di restituirli al mondo.



MADDALENA FINGERLE (intervista integrale qui)

Ecco, Cărtărescu è ancora in una lista infinita di letture che vorrei iniziare, ma non saprei quando. Mi sa che dovrò farmi un calendario… e già che ci sono ne aggiungo qualche altra/o!



ALESSIO FORGIONE (intervista integrale qui)

Ti faccio il mio esempio: dei nomi fatti ho letto solo Cioran e Cărtărescu. Cioran l’ho sempre trovato molto povero e molto banale in questa sua piattissima desolazione. Mi ricorda quegli amici che ti chiamano solo quando sono tristi e io di questo tipo di amici penso che a) non faccio lo psicologo e che b) se pure fosse, andrei pagato. A leggere Cioran, da ragazzo, mi sembrava di fargli un piacere o di fargli compagnia, e a me cosa ne tornava? Non m’interessa, dunque, perché non m’interessano i lamenti e i piagnistei. Cărtărescu, invece, è un grandissimo scrittore. Uno dei tre, quattro grandi viventi. Non so quante persone esistano al mondo capaci di seguirlo, di leggerlo, di amare davvero Cărtărescu, però lui è esattamente quello che io reputo un grandissimo scrittore.



ALBERTO GARLINI (intervista integrale qui)

Credo purtroppo molto poco. Anche se è una letteratura straordinaria, per quel che mi riguarda. Tempo fa avevo studiamo Cioran ed Eliade per il loro rapporto con il fascismo, è stata una esperienza unica, in un certo senso, perché ho visto come intelligenze che avevano una forza incomparabile possono cedere alla fascinazione di alcuni discorsi violenti, sia per il legame con una presunta ‘Tradizione’ sia per un certo pessimismo che caratterizza anche il vitalismo della gioventù. Ovviamente, il grande contravveleno è stato Ionesco, il Rinoceronte e la sua liberatoria assurdità. E poi la lettura di Herta Müller, per altri versi, con la forza della sua poesia e la capacità di raccontare le vite dimenticate. Insomma, una letteratura di grandissimo valore, in grado di captare tutte le contraddizioni della storia, e del presente, e riportarle a noi con dolente profondità.



SIMONA MORACI (intervista integrale qui)

Credo che in Italia si dia attenzione alla letteratura romena attraverso le opere di scrittori che sono straordinari cantori dell’anima. Il Salone del libro di Torino ospiterà gli scrittori Mircea Cǎrtǎrescu e Ioana Pârvulescu con lo storico dell’arte Victor I. Stoichita. Mi affascina la poesia di Ana Blandiana, la sua figura di donna, capace di narrare quel dolore filtrato attraverso i suoi occhi da bambina nei «margini della pioggia», la ricerca di un senso alla «linea» che separa il male dal bene, di un confine inafferrabile, a tratti evanescente, in cui la fragilità e la forza dell’essere umani si confondono e si intrecciano nella soglia di un ricordo.



SABATINA NAPOLITANO (intervista integrale qui)

Di sicuro Herta Müller, in particolare L’altalena del respiro ci rimanda a una riflessione fondante soprattutto in periodi di guerra come quello che stiamo vivendo. Lo stesso Cioran di Lacrime e santi. Cito solo due libri in questa sede perché non basterebbe un saggio di seicento pagine a parlare dell’importanza della letteratura romena. Libri questi due che cito, che predispongono ad abbattere la spazzatura letteraria per la letteratura dell’umanità, si intende la vera letteratura, il vero richiamo.



DAVIDE ORECCHIO (intervista integrale qui)

Ha citato autori, classici e contemporanei, di profonda raffinatezza e non conosciuti, purtroppo, dal vasto pubblico italiano. Ma forse nemmeno «purtroppo». Direi «per forza di cose». Chi attira la mia attenzione? Sarò scontato nella risposta, ma i libri di Cărtărescu me li procuro sempre.



ROSARIO PALAZZOLO (intervista integrale qui)

È poco conosciuta, mi pare, per cui merita senz’altro più attenzione. Ovviamente, parlo per me.



BENEDETTA PALMIERI (intervista integrale qui)

Ho la sensazione che sia conosciuta abbastanza, ma che si potrebbe conoscerla di più. Per dire di me, penso a Emil Cioran. Ne L’inconveniente di essere nati, Cioran scrive: «Esiste una conoscenza che toglie peso e portata a quello che si fa – e per la quale tutto è privo di fondamento tranne essa medesima»; e poi riprende qualche rigo più sotto: «Il poter ripetere, a ogni incontro, che nessuno dei gesti da noi compiuti merita la nostra adesione, che niente è avvalorato da una qualche traccia di sostanza». Ebbene, è qualcosa che non solo mi suggestiona, ma che ho pensato, sentito distintamente – e spaventosamente, aggiungerei. Credo però possa esistere, per chi riesce a trovarlo, uno spazio al di qua di quel pensiero estremo – uno spazio meno radicale, meno definitivo, nel quale in qualche modo dimenticare o tacitare momentaneamente quella conoscenza, per consentirsi di procedere nella vita.



ALFREDO PALOMBA (intervista integrale qui)

Non conosco molto bene la letteratura romena, lo dico chinando la testa: anche per questo sono grato per la nostra chiacchierata, un’occasione per prendere appunti e scoprire voci nuove. Conosco però i romanzi di Mircea Cărtărescu, un autore gigantesco. La mia passione per il massimalismo mi ha inevitabilmente avvicinato alla sua opera, che mi pare abbia ottimi riscontri in tutta Europa, e a ragione. Potrei avere occasione di incontrarlo, alla fine della prossima estate, e sarebbe davvero un grande onore.



LUCA RICCI (intervista integrale qui)

Non conosco molto bene la letteratura romena, eccetto che per un autore: Cioran. Ma sarebbe riduttivo dire che conosco Cioran, per lui ho avuto una vera e propria adorazione, e lo ritengo uno degli autori fondamentali della mia vita. Non tanto perché è stato maestro di scrittura o un modello letterario, ma proprio perché mi ha salvato la vita in senso pratico, concreto: una cosa che non gli sarebbe dispiaciuta, visto che era un filosofo del tangibile – delle lacrime, prima di tutto – e non delle idee. Ricordo molto bene la circostanza del suo salvataggio nei miei confronti. Avevo appena abbandonato la scuola d’arte drammatica di Milano ed ero ritornato a Pisa, in provincia. Da tutti quella retromarcia era apparsa come un terribile fallimento, e anche io stentavo a orientarmi, nonostante fossi molto lucido sulle ragioni che mi avevano spinto all’abbandono: fare la scimmia ammaestrata su un palco non mi si addiceva, e poi avevo trovato insopportabilmente snob e pretenzioso l’ambiente teatrale milanese. Fu in quel momento che mi capitò in mano Squartamento di Emil Cioran, un libro che trovai strano, non era narrativa ma neanche un saggio di filosofia. Erano pensieri sottili che mi illuminavano e mi liberavano. Passeggiavo sul lungarno pisano di notte per rimuginare su quello che avevo letto di giorno, finché non mi liberai di quel senso di fallimento, o quantomeno lo accettai, prendendo a scrivere io stesso dei brevi aforismi che sono una delle cifre distintive dell’autore romeno. Qualche anno dopo a Parigi andai al quartiere latino in una sorta di pellegrinaggio alla sua mansarda di rue de l’Odéon. Non mi aprirono e allora cercai il suo numero telefonico sull’elenco. Dopo qualche squillo mi rispose la moglie – lui era scomparso da poco. «Chi è?» «Un giovane scrittore italiano, ho citofonato sl portone ma nessuno mi ha aperto». «Non apro a nessuno. Cosa voleva?» «Visitare la casa». «Perché?» «Per sopravvivere».



EDUARDO SAVARESE (intervista integrale qui)

Credo sia conosciuta e amata, anche se mai a sufficienza. Sono cresciuto a pane e Cioran. Ci tengo ad aggiungere alla sua lista tre nomi ulteriori: uno è di scrittore, Vintila Horia (un’altra delle vittime del dogmatismo di Sartre: già solo per questo merita di esser letto), il suo Dio è nato in esilio è un romanzo straordinario che mi fece conoscere Paolo Isotta. Ma visto che l’intervista riguarda un libro che nasce dal mio amore per la musica classica, mi permetto di nominare anche un compositore geniale, che vorrei si ascoltasse ed eseguisse di più, George Enescu, e un intenso, appassionato soprano: Mariana Nicolesco.



MARIA ROSARIA SELO (intervista integrale qui)

Sebbene sia tradotta e distribuita in Italia, la maggior parte della Letteratura romena, pur vivendo un momento felice, purtroppo è conosciuta soprattutto dagli addetti ai lavori. Fanno eccezione sicuramente Ionesco, con il suo Teatro dell’assurdo, Tristan Tzara, fondatore del Dadaismo, Eliezer Wiesel, attivista per i diritti umani attraverso i suoi articoli e saggi. Per quello che mi riguarda, ho letto e amato molto Norman Manea, la sua autobiografia, Il ritorno dell’Huligano, intenso romanzo che narra del periodo della guerra vissuta da bambino, del terribile dopoguerra in patria e della decisione di lasciare poi il Paese. Utile anche per la stesura del mio romanzo L’Albero di mandarini.



GIUSY STAROPOLI CALAFATI (intervista integrale qui)

In Italia, credo che la letteratura straniera in genere sia più conosciuta rispetto a quella italiana all’estero. In quanto alla letteratura romena in Italia, ritengo abbia il suo spazio, ma tanto altro ancora gliene dovrebbe essere riconosciuto. A partire dalla scuola, dove il confronto tra le diverse forme letterarie è quanto mai ridotto, se non addirittura assente. Da bambina ascoltavo i racconti del mio maestro di danza. Marius veniva dalla Romania. Citava spesso Marin Preda che, non capii mai perché, ma associava alla sua vita.
Personalmente ammetto di non avere, ad oggi, approfondito particolarmente gli scrittori romeni. Ed è un vuoto che mi sono ripromessa di dover colmare prestissimo. Partendo da Ana Blandiana, che con Applausi nel cassetto, lo scorso anno è stata finalista del Premio Strega Europeo.




ALESSANDRO ZACCURI (intervista integrale qui)

Non abbastanza conosciuta, anche se posso dire di aver letto molti degli autori e delle autrici a cui fa riferimento la domanda. Alcuni, anzi, li ho perfino conosciuti e intervistati. Personalmente le mie preferenze vanno a Cărtărescu: per le sue poesie abbacinanti, oltre che per i suoi formidabili romanzi.


La prima parte della nostra inchiesta è consultabile qui.



A cura di Afrodita Cionchin e Giusy Capone

(n. 5, maggio 2022, anno XII)